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Quanti valori racchiusi nel messaggio del Presidente Mattarella a MF
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Quanti valori racchiusi nel messaggio del Presidente Mattarella a MF

26 aprile 2024, 20:30

Il Presidente della Repubblica nel felicitarsi per i 35 anni di MF-Il Quotidiano dei mercati finanziari ha rimarcato l’importanza dell’informazione libera e indipendente, come garanzia per lo sviluppo economico ma anche della dignità dell’uomo e del valore della democrazia

Insieme ai tanti graditissimi messaggi che ci sono giunti per i 35 anni di MF - il Quotidiano dei mercati finanziari, il più importante e che ci ha toccato di più (non può esserci dubbio) è quello che porta la firma del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Anche per un dettaglio che ritengo giusto rivelare ai lettori: il Presidente Mattarella ci ha inviato il suo messaggio non il 23 aprile, quando abbiamo festeggiato e siamo stati festeggiati da 350 esponenti di primo piano del mondo bancario, finanziario, imprenditoriale e delle professioni, nella cena a Palazzo Mezzanotte con di fronte il Toro dello scultore Francesco Messina, che più di 15 anni fa avevamo acquistato per donarlo a Milano a condizione che fosse collocato di fronte al palazzo della Borsa. Invece in quella posizione, per le bizzarrie delle amministrazioni pubbliche, fu collocato l’ormai famoso indice medio di una mano rivolto verso l’alto dello scultore Maurizio Cattelan.

Un messaggio da pubblicare il 25 aprile

Ma tutto ciò poco importa rispetto al fatto che il Presidente Mattarella ci ha mandato il suo messaggio da rendere pubblico solo due giorni dopo quella cena, cioè il 25 aprile. Una coincidenza che abbiamo accolto con enorme soddisfazione perché il significato è evidente per tutti: nell’anniversario della Liberazione, il Presidente Mattarella ha voluto sottolineare in concreto l’importanza dell’informazione libera e indipendente, come garanzia per lo sviluppo non solo economico ma anche della dignità dell’uomo e del valore della democrazia, che può essere garantita se c’è anche un sistema economico-finanziario che è descritto ai cittadini con indipendenza e quindi con obbiettività, per favorirne lo sviluppo e la solidità. Ci ha scritto il Presidente Mattarella: «… Sin dalle origini MF ha puntato la propria osservazione sulle imprese, sulle scelte di bilancio, sulle politiche industriali, sulla borsa, sugli investimenti, sui processi di integrazione dei mercati divenuti globali. In questo modo ha allargato lo spettro dell’informazione in un settore cruciale per lo sviluppo del Paese e dunque anche per la sua coesione sociale…», e ci ha scritto perché, lo ripeto, rendessimo pubbliche queste sue parole, proprio nel giorno della Liberazione.

Grazie Presidente

Grazie Presidente, non solo a nome di tutti noi che avendo fondato da giornalisti, con il contributo azionario dell’Università Bocconi, Class Editori e quindi Milano Finanza ed MF, ma anche a nome (ci permettiamo di dire) di tutto il mondo finanziario, bancario, degli investimenti, delle imprese senza il quale non ci può essere sviluppo come premessa per la coesione, come Lei scrive, e con essa quindi la libertà democratica, che può essere garantita solo se l’informazione su questo mondo non è di parte e di interesse del padrone come nel caso di quasi tutti i gruppi editoriali italiani con l’eccezione di Rcs, ma esclusivamente al servizio dei lettori e quindi del paese.

Quel discorso di Macron

Le parole del Presidente Mattarella cadono quasi in simultanea con il discorso più duro che si sia ascoltato e letto da anni, ma anche più chiaro sul futuro dell’Europa, il vecchio continente senza la cui unità è in pericolo tutto il sistema democratico del mondo. A pronunciarlo è stato il presidente francese Emmanuel Macron, non a caso alla Sorbona dove aveva parlato subito dopo la sua prima elezione, nel 2017. La ricostruzione del suo discorso fatta dall’Ansa è molto penetrante.

Un grido di riscossa contro il rischio che l'Europa muoia: a meno di due mesi dalle elezioni europee del 9 giugno, Emmanuel Macron invoca un sussulto collettivo per l'affermazione di un’Unione più forte, prospera e fedele a quegli stessi valori umanistici che l'hanno resa grande nel mondo. Un appello alla mobilitazione generale, quello del presidente francese eletto nel 2017 sulle note dell’Inno alla Gioia, per la definitiva uscita dall'ingenuità e l’avvento di una «Europa potenza», in grado di rispondere alle sfide del nuovo millennio, a cominciare da un necessario «cambio di passo» sulla difesa comune.

Per l’Europa è il momento delle scelte decisive

A sette anni dal suo primo discorso per «un’Europa sovrana, unita e democratica» alla stessa Sorbona, solo pochi mesi dopo la sua prima vittoria all'Eliseo, Macron è tornato nell'antica università parigina per tracciare un bilancio dei progressi realizzati finora (tra cui il piano di rilancio NextGenerationEu che ha introdotto per la prima volta una forma di mutualizzazione del debito al livello dei Ventisette) e definire gli orientamenti da lui auspicati per l'avvenire. Un intervento fiume durato quasi due ore e nel corso del quale ha citato più volte tre ex premier italiani, Enrico Letta, Mario Draghi e anche Matteo Renzi.

Nell'auditorium gremito della Sorbona, di fronte allo Square Painlevé dove sorge l'antica lupa capitolina simbolo del gemellaggio tra Roma e Parigi, erano presenti 500 invitati, tra cui il premier Gabriel Attal, i principali ministri del governo, il commissario Ue Thierry Breton, nonché gli ambasciatori degli altri 26 Stati membri dell'Unione. «La nostra Europa è mortale, può morire», scongiurare questa prospettiva «dipende unicamente dalle nostre scelte, ma vanno fatte ora», ha ammonito il leader francese, descrivendo un'Unione «accerchiata» davanti alle potenze regionali e i venti di guerra tornati a soffiare sul Vecchio continente dopo l'aggressione russa in Ucraina. Dinanzi a questi scenari, ha avvertito, serve «un cambio di paradigma profondo, essenziale», con un programma strategico «credibile» sulla difesa. Macron è tornato a insistere sulla necessità di nuove forme di debito comune per investire nel settore militare, nonché l'introduzione di una «preferenza europea», una sorta di clausola «Made in Europe» per lo spazio e della difesa. Il consolidamento della nostra industria difensiva «è una necessità», ha martellato, deplorando che oggi l'Europa continui ad acquistare l'80% del suo arsenale da potenze straniere tipo Usa o Corea del Sud.

A proposito di politiche migratorie

Quanto alle politiche migratorie, cavallo di battaglia dell'estrema destra in vista del voto Ue (oggi il Rassemblement National di Marine Le Pen stacca di almeno dieci punti il partito presidenziale Renaissance), Macron ha esaltato il patto sull'asilo recentemente approvato a Strasburgo e invocato un'Europa che riprenda «il controllo delle proprie frontiere», proponendo una «struttura politica» continentale, un «consiglio Schengen» che decida «efficacemente» su migranti, criminalità e terrorismo. Sul fronte economico, il presidente bersagliato in questi ultimi mesi dalle opposizioni per lo stato allarmante delle finanze pubbliche francesi (con un rapporto deficit/Pil schizzato al 5,5% nel 2023, ben al di sopra delle previsioni) ha chiesto «uno shock di investimenti comuni», ma anche l'introduzione di un «obiettivo di crescita», oltre al contenimento dell'inflazione. Dinanzi alla concorrenza di Usa e Cina, che «non rispettano» le regole, il leader francese propone «una deroga alla libera concorrenza» su alcuni settori strategici, come l'intelligenza artificiale e le tecnologie verdi. Evocando il rischio di un distacco economico rispetto a Pechino e Washington, Macron si è detto tra l'altro «favorevole» all'ultimo rapporto di Enrico Letta sul futuro mercato unico, in particolare rispetto all'ampliamento del single market a settori come «l'energia, le telecomunicazioni e i servizi finanziari».

La tradizione umanistica dell’Europa

Macron si è appellato infine all'Europa affinché riannodi il filo della propria antica tradizione umanistica, forgiando i cittadini di domani attraverso «il sapere, la cultura e la scienza». Promuovendo, tra l'altro, «un'Europa della maggiore età digitale a 15 anni», prima dei quali non può esserci accesso ai social network senza il controllo dei genitori, ma anche «un'alleanza dei musei e delle biblioteche europee». Oltre all'introduzione di un pass cultura Ue («un'idea che in Francia, per non essere sciovinisti, abbiamo ripreso all'Italia di Matteo Renzi. E anche questa è l'Europa», ha detto) e di un «pass interrail» per contribuire alla mobilità dei giovani, come già proposto da Letta.

Secondo gli osservatori, il cosiddetto discorso «La Sorbonne 2» voleva segnare in qualche modo l'ingresso di Macron nella campagna per il voto europeo, anche se all'Eliseo respingono seccamente questa versione, ripetendo che si tratta solo di indicare una rotta per il dopo voto e «pesare» sull'agenda strategica della futura Commissione. Prima che Macron parlasse si erano già attivate le voci che la strategia del presidente francese fosse connessa al rapporto sull’Europa che la presidente della Ue, Ursula von der Leyen, ha commissionato a Mario Draghi e che Draghi sia il candidato di Macron per prendere il posto della attuale presidente tedesca. Di supposizioni se ne possono fare tante e non vi è dubbio che Draghi goda della stima del presidente Macron. Il quale, come si deduce dal suo intervento alla Sorbona, ha fiducia anche verso un altro ex-capo di governo italiano, Enrico Letta, al quale la Ue ha commissionato lo studio per il Mercato unico, che è chiaramente uno degli obbiettivi del presidente francese. Sia Draghi che Letta non fanno certo parte del centrodestra, anche se Draghi è molto stimato dalla presidente Giorgia Meloni. Sarebbe paradossale che per ragioni di schieramenti di destra o di sinistra, un uomo di centro come Macron, venisse ostacolato nel suo serio e realistico disegno per un’Europa vera dal governo di centro destra italiano, come sembra anticipare la dichiarazione del vice primo ministro e ministro degli esteri Antonio Tajani, secondo cui presidente della Ue deve essere un rappresentante del partito popolare europeo e quindi non Draghi.

Che l’Europa abbia bisogno di energia, di esperienza e di sapere in primo luogo sul piano economico non può essere messo in discussione da nessuno. E il disegno di Macron finora è l’unico, a non molte settimane dal voto, che pone obbiettivi precisi e condivisibili per non far finta l’Europa sia un’entità reale capace di competere con gli Usa e la Cina in quasi tutte le aree, specialmente in un momento in cui i venti di guerra sono sempre più forti e le innovazioni dell’intelligenza artificiale possono relegare il Vecchio Continente a un ruolo totalmente subalterno.

A proposito del Tagliadebito

È stata scelta una bella città, Marrakech, per l’annuncio del Fondo monetario internazionale che il debito pubblico globale, cioè la somma di debito di tutti i paesi del mondo, è vicino al 100% del prodotto interno lordo (pil) globale, cioè di tutto il mondo. Basteranno pochi anni, non oltre il 2030, perché il mondo abbia un debito pari a quanto produce.

Questa indicazione ha in primo luogo un valore diretto verso l’Italia, che come è noto ha un debito pubblico pari al 140% del pil. Ma non è certo questo dato che ha spinto il ministro Giancarlo Giorgetti, nel suo intervento in occasione dell’evento per i 35 anni di MF, a dichiarare esplicitamente che condivide il progetto di questo giornale e del ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, di tagliare il debito pubblico italiano vendendo gli immobili dello stato e degli enti locali che non danno reddito e che possono invece essere valorizzati: «Da ministro dell’economia condivido e sostengo la vostra battaglia per il Tagliadebito, insieme alla valorizzazione del grande risparmio italiano». (riproduzione riservata)



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