Ursula Von der Leyen non ha dubbi: l’Ue deve rispondere alla guerra ibrida e difendersi. Davanti all’Europarlamento, la presidente della Commissione Europa ha presentato l’agenda Readiness 2030, fino a 800 miliardi di euro per rafforzare la resilienza europea, e la futura «Preserving Peace Roadmap», che coordinerà le risposte alle nuove minacce: militari, informatiche e infrastrutturali. «Non è solo difesa militare», ha chiarito, «ma droni, software, pezzi di ricambio per oleodotti e campagne di informazione pubblica» perché tutti devono essere pronti a uscire dalla loro «zona di comfort».
Mentre la guerra in Ucraina continua e la Russia moltiplica le provocazioni (violazioni aeree, cyberattacchi, sabotaggi), l’Europa accelera la mobilitazione: la Germania rilancia il servizio di leva, la Polonia addestra i civili, Euronext copre integralmente lo stipendio dei riservisti. Il Vecchio continente sembra trasformarsi in un gigantesco apparato bellico dove ogni istituzione e cittadino è chiamato a prepararsi a un conflitto più esteso. In questo scenario risuona il monito del Fmi: «I tempi da superpotenza dello stile di vita sono finiti». L’Europa, ha ammonito la direttrice Kristalina Georgieva, deve «fare meno vacanze per spendere di più in difesa».
Una scossa in un momento in cui lo stesso Donald Trump ha ammesso che la situazione In Ucraina è più difficile da risolvere rispetto a Gaza, dove è stato raggiunto un accordo si spera duraturo tra Israele e Hamas per la pace. Proprio l’invio a Kiev da parte del presidente Usa di missili Tomahawk potrebbe scatenare una rappresaglia di vasta portata da parte della Russia. Se fosse così, la situazione potrebbe precipitare e avere serie ripercussioni sui mercati finanziari, finora assuefatti (S&P500 +15,5%, Dax +23,6%, Ftse100 +19,4%, Cac40 +12,2% e Ftse Mib +29,5% da inizio 2025) al rischio geopolitico.
«Mosca sta diventando una minaccia sempre più concreta per l’Ue, la quale ormai ha capito che non può più fare affidamento sugli Stati Uniti, deve davvero portare avanti una storia di riarmo per conto proprio», sottolinea a Milano Finanza Aneeka Gupta, Director, Macroeconomic Research di WisdomTree. Con un ampliamento delle ostilità in Europa, la domanda di armamenti, tecnologie militari, ma anche di strumenti di comunicazione e interferenza radio per la guerra elettronica contro i droni esploderebbe. «Negli Stati Uniti Northrop Grumman e L3Harris rappresentano questo tipo di esposizione; per le stesse motivazioni in Europa investiremmo in Bae Systems e Thales», indica Alberto Conca, responsabile investimenti di Lfg Zest.
Ancora buy anche se diverse azioni del settore europeo della difesa sono salite in modo significativo, come Leonardo. Ci sono 32 aziende nel WisdomTree Europe Defence Usage Index. Trattano a 38,2 volte il p/e, un multiplo un po’ costoso, ma giustificato se si guarda al potenziale dell’utile sottostante di queste società che dovrebbero crescere del 19,8% nel 2025, del 16,3% nel 2026 e del 15% nel 2027.
E se si guarda al debito netto per azione, sta gradualmente diminuendo. In pratica, il settore della difesa offre crescita elevata, dividendi in aumento e riduzione del debito. Un buon mix, continua Gupta, che ha confrontato i rapporti book-to-bill (grafico a pagina 15) delle aziende europee con quelli delle statunitensi. È una metrica prospettica che mette in relazione i nuovi ordini con le vendite, dà un’idea di quanta crescita rimane rispetto a quanto è già stato consegnato.
Ebbene, le prime nove aziende statunitensi della difesa hanno un book-to-bill medio di 1,32, mentre le prime nove europee di 2,13. Questo fa capire che la pipeline di ordini per le aziende europee è in media molto più ampia. Ad esempio, Melrose Industries nel Regno Unito ha un book-to-bill di 4, a dimostrazione di una fortissima dinamica della crescita dell’azienda. Fincantieri ha il secondo portafoglio ordini più alto, il che mostra anche la forza dell’azienda nel settore della cantieristica.
Anche Dassault ha un book-to-bill forte di 2,84. «Ci piace molto la tedesca Rheinmetall (tra le azioni con più upside secondo la tabella in pagina, ndr) che si è espansa in modo significativo e continuerà a farlo. Nel suo stabilimento più grande di munizioni aumenterà la produzione a 350.000 proiettili da 155 mm entro il 2027. Punta anche a 700.000 proiettili all’anno tramite la sua rete, contribuendo all’obiettivo dell’Ue di 2 milioni di proiettili all’anno. Pure nella produzione di esplosivi, droni e missili da crociera è notevole», spiega Gupta. Un altro nome interessante è la svedese Saab, che investe per aumentare la capacità, o la norvegese Kongsberg il cui portafoglio ordini è salito a 90 miliardi e questo permette aumenti rilevanti della capacità produttiva.
C’è un settore che più di altri, in caso di escalation, può rappresentare la parte più difensiva di un portafoglio, il farmaceutico che, a differenza della difesa, ha toccato il fondo, soprattutto in Usa dove è vicino ai minimi degli ultimi 35 anni, sotto attacco su ogni fronte: dazi doganali al 100%, che minano le scorte, prezzi dei farmaci, sicurezza dei vaccini e disfunzioni all’interno della Fda. Sono un’occasione, ma bisogna ricordare come la sanità statunitense, a differenza di quella europea, sia alla ricerca costante del profitto, con prezzi dei farmaci superiori rispetto a quelli del Vecchio Continente.
Di conseguenza, Giorgio Vintani, analista e consulente finanziario indipendente, preferisce le società europee che si rivolgono a un modello di sanità improntato sull'assistenza e finanziato dai governi. In particolare, «due realtà che meritano attenzione sono le svizzere Novartis e Roche, che beneficerebbero dell'apprezzamento del franco in un momento di crisi». A queste Conca aggiunge Johnson&Johnson, Merck e Pfizer, sia per le valutazioni interessanti sia per la diversificazione valutaria, e Sanofi come unico investimento in euro.
Il quadro si complica in campo obbligazionario. Con un allargamento del teatro di guerra, prosegue Conca, la priorità di un investitore in bond dovrebbe essere quella di preservare capitale e liquidità, ma anche i titoli di Stato di alta qualità con scadenza fino a cinque anni potrebbero essere destinati a ottenere i risultati migliori (i rendimenti nella tabella a pagina 14 sono puramente indicativi in quanto, in caso di guerra, in passato si sono osservate importanti ristrutturazioni del debito, che possono comportare perdite sulle cedole ma anche su una parte del capitale), secondo John Taylor, Head of European Fixed Income di AllianceBernstein.
In tale contesto, spiega l’esperto, le banche centrali avrebbero margine per portare i tassi ben al di sotto del livello neutrale previsto per la fine dell’attuale ciclo di allentamento (intorno al 2% in Europa e al 3% negli Stati Uniti). Con ogni probabilità, un tale evento porterebbe a un marcato irripidimento della curva dei rendimenti, poiché i titoli con scadenze più brevi tendono a reagire più rapidamente ai tagli. «Punteremmo sui Paesi core come Germania, Stati Uniti e Svizzera. I Bund rimarrebbero il porto sicuro grazie al basso indebitamento e alla credibilità fiscale, con scadenze ideali tra due e cinque anni, per contenere la volatilità e mantenere flessibilità nel reinvestire a rendimenti più alti se la guerra si prolungasse», suggerisce Conca.
Quanto ai Treasury Usa, prosegue, oltre a beneficiare del ruolo di valuta rifugio del dollaro, offrirebbero protezione con la rivalutazione del cambio; inizialmente con scadenze brevi (3/6 mesi) per spostarsi su scadenze lunghe (5-10 anni) catturando la discesa dei tassi qualora ci fosse una recessione globale. Inoltre i titoli svizzeri con scadenze tra cinque e 10 anni, nonostante i rendimenti modesti, garantirebbero sicurezza e copertura valutaria. «Da evitare i Paesi europei con elevato indebitamento come Italia, Spagna, Francia e Regno Unito. L’aumento della spesa militare e i maggiori costi di finanziamento», spiega Conca, «peggiorerebbero il rapporto interessi/pil, allargando gli spread e penalizzando i bond a lunga scadenza».
Per le obbligazioni societarie, anche se emesse da settori considerati difensivi che potrebbero offrire un maggior contenimento delle perdite rispetto al resto del mercato, è probabile che, in termini assoluti, i loro spread si amplierebbero comunque rispetto ai titoli di Stato tedeschi o ai Treasury Usa, avverte Taylor. Ma società americane come Lockheed Martin e General Dynamics beneficerebbero immediatamente di contratti governativi e ordini straordinari, sostenuti da solidi bilanci e rating investment grade; le scadenze 5-10 anni offrono un buon equilibrio tra carry e rischio tasso, sostiene Conca.
Le europee (Bae Systems, Thales, Leonardo) vedrebbero crescere gli ordini «ma con più rischi di governance e vincoli politici; quindi, limiteremmo l’esposizione a scadenze 3-5 anni, privilegiando emittenti con un forte sostegno statale», afferma l’esperto di Zest che nel pharma consiglia le grandi case europee e svizzere (Roche, Novartis, Sanofi) perché mostrano flussi di cassa stabili e alti margini. In questo caso, le scadenze 8-12 anni darebbero un contributo positivo qualora i tassi dovessero scendere per una recessione globale. Analogo discorso per i colossi americani Pfizer, Merck, J&J, che possono aggiungere la protezione valutaria del dollaro.
Anche per le società di gestione è ancora tempo di scommettere sulla difesa. Continuano a immettere sul mercato prodotti di investimento pensati proprio per cavalcare il trend del riarmo e le spese militari. Sono gli Etf lo strumento prediletto dalla sgr: e infatti per gli investitori europei sono disponibili ben 15 fondi quotati, perlopiù a gestione passiva, pensati per esporsi ai titoli della difesa. Ancor più interessante è però che, all’inizio di quest’anno, gli Etf tematici sul militare erano appena sei: questo significa che in poco più di nove mesi ne sono stati quotati nove. Andando ancora più a ritroso, solo quattro Etf hanno uno storico di almeno un anno, e nessuno ha tre anni di track record.
Cosa raccontano queste statistiche? Che non appena la corsa dei titoli della difesa è partita le società di gestione hanno inseguito il trend, per cercare di posizionarsi nel rally. Con risultati che finora hanno soddisfatto gli investitori: i primi cinque comparti per masse in gestione, tolto uno di WisdomTree che è stato lanciato a marzo di quest’anno e ha già superato i 3,5 miliardi di patrimoni, hanno performance da inizio anno che oscillano tra un minimo del 39% e un massimo di quasi il 70%.
A differenza degli Etf passivi tradizionali, però, in questi Etf della difesa la scelta degli indici da replicare conta: ce ne sono infatti alcuni che contengono al loro interno titoli della difesa globale, altri che includono solo azioni europee, altri ancora che si espongono alle aziende dei Paesi Nato e dei loro alleati. Ad esempio, il comparto Future of Defence di Hanetf è identificato proprio dal ticker Nato. Con un indicatore di spesa (ter) dello 0,49%, l’Etf è stato lanciato nel luglio 2023, ha 60 titoli in portafoglio e come prime partecipazioni include le statunitensi Northrop Grumman e General Dynamics e la francese Safran. Da inizio anno rende più del 48%.
Per quanto riguarda i costi, gli Etf sulla difesa hanno commissioni piuttosto differenti tra loro: si va da un minimo dello 0,15%, in linea con il mercato dei fondi-indice generalisti, a un massimo dello 0,65%. I comparti più grandi per masse si muovono tra lo 0,35% e lo 0,55%.
Per chi, invece, volesse invece giocare in difesa (a livello di strategia di portafoglio) contro i venti di guerra in Europa, gestori e analisti guardano con interesse al settore farmaceutico (articolo in pagina). Un comparto che invece, a livello di Etf, appare molto meno brillante rispetto a quello militare. In questo caso i primi cinque fondi-indice per masse in gestione, peraltro con differenze di costo importanti (da un minimo dello 0,15% a un massimo dello 0,46%) registrano da inizio anno performance molto più magre: un massimo del 3,5%, un minimo del -5,7%. Interessante notare che i migliori rendimenti li hanno avuti finora gli Etf sul pharma europeo, che hanno distaccato quelli globali di quasi 6 punti percentuali.
* testo a cura di Marco Capponi
(riproduzione riservata)