skin track
Quali indici di mercato mettere in portafoglio oggi?
Quali indici di mercato mettere in portafoglio oggi?
Finanza personale Leggi dopo

Quale indice di mercato scegliere oggi? Ecco quelli su cui puntare contro dollaro debole e valutazioni delle borse Usa

23 gennaio 2026, 20:00 Ultimo aggiornamento: 28 gennaio 2026, 16:52

Nel 2025 solo un gestore di tipo attivo su tre è riuscito a battere i mercati di riferimento. Ma bisogna saper scegliere quelli giusti

Meno di un gestore azionario di tipo attivo su tre ha battuto la suo controparte passiva – cioè il suo indice di riferimento – nell’ultimo anno. Per la precisione, solo il 29% dei fondi comuni azionari a grande capitalizzazione, rispetto a una media del 37% dal 2007. Le statistiche riportate da MF-Milano Finanza raccontano di un mondo degli investimenti in cui battere il mercato, anche per i professionisti, è sempre più complesso. Ecco perché, anche tra i consulenti finanziari, parlare di portafogli composti solo da indici di mercato (in altre parole, da Etf passivi) non è più un’eresia.

Ma anche nell’universo degli indici orientarsi sta diventando ben più complesso che in passato: a fianco alle soluzioni generaliste, ampie e ben diversificate, nascono infatti sempre più indici di nicchia, creati per esporsi a un singolo settore o tema e spesso utilizzati su un solo o su una sparuta manciata di Etf. E che spesso fanno storcere il naso ai puristi di questi strumenti di investimento, nati per investire a basso costo in indici di mercato ampi e ben diversificati.

Un nucleo duro di indici globali 

Da qui la domanda: come selezionare, nell’universo degli indici, quelli più funzionali per le proprie esigenze? I consulenti finanziari hanno pochi dubbi: nel portafoglio di un investitore individuale non sofisticato la fetta più consistente (anche tra il 70% e il 90% dell’allocazione complessiva) dovrebbe essere investita in indici diversificati sulle azioni globali.

Sono due le strade più gettonate in questo senso. Da una parte l’Msci World, il più importante paniere di azioni dei Paesi sviluppati, composto da 1.320 titoli azionari e in cui gli Stati Uniti pesano circa il 69% del totale. Per gli investitori europei sono disponibili, secondo quando calcolato da JustEtf, 21 Etf su questo indice.

L’alternativa è l’indice Msci Acwi (All-Country-World): composto da 2.348 titoli, include al suo interno azioni dei mercati sviluppati ed emergenti. In questo indice il peso degli Sati Uniti scende al 61%: può sembrare un dettaglio da poco, ma in realtà è fondamentale per spiegarne la performance. La minore esposizione al dollaro debole, infatti, ha fatto sì che nell’ultimo anno l’Msci Acwi (in euro) abbia guadagnato l’8%, quasi tre punti in più dell’Msci World. Che comunque vince in un’ottica di medio periodo, grazie al peso delle big tech Usa in portafoglio. A cinque anni l’Msci World guadagna l’83%, l’Msci Acwi il 75%.

Troppi Stati Uniti?

I grandi indici generalisti, per loro natura, fotografano nel modo più realistico possibile la composizione del mercato nel suo complesso. E questo porta inevitabilmente a una sovraesposizione del portafoglio a Stati Uniti e dollaro Usa. Con tutta una serie di rischi annessi: il pericolo di una nuova guerra dei dazi innescata da Donald Trump, oppure quello dell’eccessiva esposizione ai titoli tecnologici e alle loro valutazioni diventate, per molti commentatori di mercato, estreme.

Per capire i valori in gioco, attualmente l’indice Msci World (dove, come già accennato, gli Usa pesano il 69% del totale) tratta a circa 20 volte gli utili attesi a un anno, contro le 15 dell’Msci Europe e le 13,5 dell’Msci Emerging Markets.

E poi, c’è il tema del dollaro debole. Un fattore che «per gli investitori europei ha neutralizzato le performance del mercato nell'ultimo anno», come riassume Enzo Corsello, country head per l'Italia di Allianz Global Investors (GI), che invita gli investitori a valutare questo fattore in qualsiasi scelta di mercato fatta di qui alle prossime settimane. «Ci aspettiamo che, seppur a un ritmo meno marcato, il movimento possa proseguire: il dollaro potrebbe arrivare in area 1,24-1,25, e per questo gli investitori europei devono mantenere una certa cautela sul tema». Come si vede nel grafico in basso, nell’ultimo anno un investitore in euro avrebbe portato a casa appena un 5,2% di rendimento investendo nell’Msci World, contro il 14,9% di chi avesse inserito la copertura valutaria del cambio. Un investitore in dollari, di contro, avrebbe guadagnato il 19%.

Al riparo dal rischio Usa 

Ecco perché, secondo consulenti ed esperti di mercato, il mantra per il 2026 è quello di andare a cercare dei ripari – tattici e non strategici – dai vari rischi che provengono dal mercato azionario a stelle e strisce. La tabella in basso riassume alcune delle opzioni più in voga per ridurre l’esposizione agli Usa e al dollaro, ma senza toglierli del tutto o comunque mantenendo una diversificazione di fondo piuttosto solida.

Il primo tema riguarda per l’appunto la riduzione del rischio di cambio, autentico distruttore di ricchezza per gli investitori in euro. «Suggeriamo di sterilizzare completamente la parte obbligazionaria, e almeno un 40% di quella azionaria», è l’indicazione di Corsello. Per farlo, nell’ambito di un indice a prevalenza americana (come il Msci World o lo S&P 500) ci sono gli Etf con copertura valutaria (identificati dalla stringa Eur Hedged), pensati per avere una performance il più vicina possibile a quella che avrebbero gli investitori in dollari.

Con due controindicazioni. Primo: i costi più alti della copertura (si parla in media di 35 punti base annui per un Etf sull’Msci World), che nel lungo periodo si fanno sentire sulla performance complessiva. Secondo: la copertura non è mai perfetta. E infatti l’investitore in euro nel Msci World avrebbe comunque perso, nell’ultimo anno, il 4% di performance rispetto a quello in dollari.

Soluzioni a sconto

L’altro tema caldo dei grandi indici globali è quello delle valutazioni. Ecco allora che molti consulenti stanno cercando alternative che, abbassando il peso degli Usa nei portafogli, riducano anche l’esposizione alla tecnologia. Un esempio sono gli Etf equiponderati: un’opzione di questo tipo sul Msci World, ad esempio, riduce il peso degli Stati Uniti al 37% del totale, abbassando anche la presenza delle Magnifiche 7. La tecnologia diventa in questi indici il terzo settore, preceduta da industria e finanza. Il rapporto prezzo-utili attesi di un indice equiponderato sulle azioni dei mercati sviluppati si aggira oggi intorno a 16.

In alternativa, l’esposizione all’attuale mercato – molto caro – degli Stati Uniti si può abbassare con un indice che per sua natura investa solo in titoli a sconto: ad esempio, sul fattore value. Questa strategia di investimento resa celebre da Warren Buffett, che cerca di individuare titoli sottovalutati rispetto al loro valore intrinseco, nella sua versione globale avrebbe dato all’investitore in euro un rendimento del 24% nel corso dell’ultimo anno, cinque volte in più dell’Msci World classico, con un p/e atteso inferiore a 16. Rispetto a un indice generalista, nel value il peso degli Usa scende di quasi 30 punti, mente quadruplica quello del Giappone, superiore al 21% del totale.

La via delle cedole

Un’altra opzione piuttosto apprezzata, specie per quegli investitori che hanno un buon capitale di partenza, non devono ricorrere a piani di accumulo periodico e hanno necessità di un flusso di cassa costante e regolare, è quella degli indici ad alto dividendo. Per gli investitori europei ci sono ben 92 Etf che rispondono a questa esigenza. Prendendo come riferimento uno degli indici più importanti della categoria, il Msci World Quality Dividend Yield, si nota come il peso degli Usa sia di circa 20 punti inferiore rispetto alla versione generalista, mentre il p/e atteso è pari a 15,2. Più basso perfino di un indice value.

Degna di nota, nell’indice, è la presenza di titoli sanitari e farmaceutici, tradizionalmente generosi a livello di retribuzione degli azionisti. Tra i primi dieci titoli per peso compaiono, per esempio, i nomi di Merck, Roche e Novartis.

Un investitore che puntasse principalmente sulle cedole potrebbe comunque optare (a costo di una minore diversificazione) anche direttamente su indici europei. Un indice come lo Stoxx Europe Select Dividend 30, ad esempio, nell’ultimo anno ha reso più del 40% inserendo in portafoglio i 30 titoli dello Stoxx Europe 600 che pagano i dividendi più elevati. Tra questi spiccano nomi come Abn Amro, L&G e Rio Tinto. Il rendimento da dividendo attuale dell’indice è pari al 4,87%.

Nel mondo, senza America

Da circa un anno a questa parte la nuova frontiera degli indici di mercato diversificati, proprio per via di tutti i rischi legati agli Stati Uniti, è quella degli Etf Msci World ex-Usa. Strumenti che, come suggerisce il nome, includono tutti i mercati sviluppati tranne il più grande di essi.

Il che genera delle inevitabili differenze, riassunte nel grafico a fianco. Il peso del Giappone schizza dal 5% a quasi il 20%, quello del Regno Unito quadruplica dal 3% al 12%. A livello settoriale, la tecnologia è solo al quarto posto, preceduta da finanza, industria e beni voluttuari (non essenziali).

Ma ancor più importante è la concentrazione dei titoli. In un Msci World classico, infatti, le Magnifiche 7 (più Broadcom e Eli Lilly) pesano più di un quarto della capitalizzazione totale. Nell’Msci World ex-Usa invece i primi dieci titoli (tra cui Asml, Roche, Siemens, AstraZeneca) arrivano appena all’11%. Investire in un indice di questo tipo, di fatto, permette di abbassare di molto la concentrazione del portafoglio in pochi nomi. Il tutto,va da sé, rinunciando a quei titoli che negli ultimi anni hanno trainato le borse (e l’intera economia globale). Si tratta, per voler usare il linguaggio tecnico di gestori e consulenti, di una scommessa ad alta convinzione contro il tech americano.

La carta europea

A fianco a tutte queste opzioni globali, l’investitore può anche scegliere di orientarsi su un preciso indice geografico, cercando sempre di tenere una diversificazione di fondo sufficiente. L’Europa è oggi una delle carte più amate degli strategist delle grandi case di gestione.

Chi volesse entrare nel modo più ampio possibile nei mercati del Vecchio continente ha a sua disposizione due tipologie di indici. Da una parte ci sono quelli sull’Europa nel suo complesso, in cui però il peso più rilevante è quello degli Regno Unito. E quindi della sterlina. Il più grande e noto di questi indici è lo Stoxx 600, che nell’ultimo anno ha reso quasi il 19%.

In alternativa, si può eliminare completamente il rischio di cambio puntando sugli indici dell’Eurozona. Due su tutti: l’Euro Stoxx 50 (che include le blue chip a più alta capitalizzazione) e il Msci Emu, che ha circa 220 titoli dell’area euro. In questo caso il primo Paese è la Francia e i rendimenti a un anno oscillano tra il 17% e il 20%.

Infine ci sono varie opzioni anche per chi volesse accostare i mercati emergenti. Un indice come il Msci Emerging Markets, che nell’ultimo anno avrebbe restituito agli investitori in euro una performance del 23%, permette di esporsi a oltre 1.200 titoli dei Paesi non ancora pienamente sviluppati come Cina, Taiwan, India, Corea del Sud. Attualmente un indice di questo tipo è anche particolarmente economico, visto che tratta a meno di 14 volte gli utili attesi. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza