skin track

Professor Savona, che ne sarà dei nostri soldi, in mezzo alla mania delle criptovalute?
Orsi & Tori Leggi dopo

Professor Savona, che ne sarà dei nostri soldi, in mezzo alla mania delle criptovalute?

28 febbraio 2025, 19:30

In occasione dei 25 anni del canale Class Cnbc, il presidente della Consob e profondo cultore della materia ha approfondito un argomento essenziale per il futuro del mondo, come le criptovalute e la disintermediazione degli stati nell’emissione dei valori rappresentati dalle monete | Trump sul Bitcoin sbaglia, il rischio crash è grande. Parola di Paolo Savona, presidente Consob

È stata una giornata speciale quella di martedì scorso per Class Cnbc, il primo canale al mondo (in joint venture con gli americani di CNBC) di finanza e di economia, perché ha compiuto e celebrato i suoi primi 25 anni, risalendo la prima emissione esattamente al 25 febbraio del 2000. E l’occasione è stata straordinaria per avere, come del resto ogni giorno ma in questa circostanza ancora di più, personaggi speciali del mondo della finanza e dell’economia italiana e internazionale, in modo da fare il punto sui primi 25 anni del secondo millennio. In primo luogo, sul mondo della borsa, delle valute e delle dirompenti criptovalute. E la prima intervista è stata con colui che deve controllare questo mondo, avendo per di più una straordinaria esperienza come banchiere centrale e studioso fra i più profondi dei mercati e della esplosione delle valute digitali. A condurre il colloquio con il professor Paolo Savona, presidente di Consob, è stato il direttore del canale, Andrea Cabrini, ma ho partecipato anch’io sia per la lunghissima amicizia con il professor Savona, sia per il dovere di padrone di casa e per la possibilità di discutere su argomenti tanto importanti per il futuro del mondo, come le criptovalute e la disintermediazione degli stati nell’emissione dei valori rappresentati dalle monete. Il professor Savona è il più autorevole cultore di questo settore che sta sconvolgendo il mondo intero.

Le priorità di Consob

PP. Ciao Paolo, grazie di essere con noi…

Savona: …Grazie a voi di esistere…

Cabrini. Presidente Savona, partiamo proprio dagli anniversari. Noi oggi festeggiamo 25 anni. La Consob ha celebrato a ottobre 50 anni al servizio del Paese per la tutela del risparmio e del mercato. Ma quali sono oggi le vostre priorità?

Savona. Le priorità, in questo momento, appaiono soprattutto quelle interne per lo scatenarsi di ops e opa. Ma direi che contano di più quelle a livello internazionale. Siamo di fronte a mutamenti epocali. Dobbiamo cercare di comprenderli per poter collocare i nostri problemi nel contesto globale da cui dipendiamo, perché il nostro modello di sviluppo è basato sulle esportazioni, e quindi le relazioni internazionali, quelle che chiamiamo geopolitica, sono un aspetto essenziale del nostro processo decisionale.

Bitcoin, un asset di riserva?

Cabrini. Lei ha messo da tempo al centro della attenzione di Consob anche lo sviluppo delle attività finanziarie digitali. Donald Trump vuol fare degli Stati Uniti «la cripto capitale del pianeta» e il 23 gennaio ha siglato un ordine esecutivo fortissimo. Vieta il dollaro digitale della Fed e apre alle stablecoins private e alla blockchain. Negli Usa si pensa al bitcoin anche come un asset di riserva. Come guarda a questa svolta?

Savona. Se me lo potessi permettere, io su questo tema non dormirei mai la notte. Non me lo posso permettere, ma tuttavia stanotte sono stato a rimuginare che cosa è possibile fare nel contesto della realtà che si sta determinando. Intanto, l’amministrazione americana dovrà fare i conti col mercato internazionale. Il primo problema è che cercare di legittimare le cripto, come sta avvenendo, senza avere un’idea di dove portare i mercati monetari e finanziari, mi sembra un grave errore politico. Per indirizzare un processo di legittimazione di questi nuovi strumenti virtuali, il ruolo dell’Ocse non l’ho inventato io. Al mondo serve un sistema di contabilità comune, e un’unità di conto sulla quale non possono esservi dubbi. L’Europa si è preparata. Il membro italiano della Bce, il dottor Cipollone, ha precisato che loro stanno creando quello che chiamiamo euro digitale nel contesto del proprio sistema di contabilità. Io ho considerato con soddisfazione questa decisione, ma deve essere presa urgentemente, se la Banca centrale europea vuole essere tale. Il secondo punto è stabilire come funziona l’unità di conto e se esiste una sola unità di conto, quella che in letteratura si chiama «legal tender». Deve essere stabilito qual è la moneta legale. E lei ha ricordato la decisione di Trump di non procedere con il dollaro digitale. Ma allora, se noi facciamo l’euro digitale, come si collegherà col dollaro non digitale?

Cabrini. Anche il Governatore di Bankitalia, Panetta, è preoccupato di questo. Al Forex ha detto che le divergenze tra Usa ed Europa potrebbero aprire a insidiosi rischi di arbitraggi normativi, che andranno valutati con attenzione. Ma questo atteggiamento non rischia di escludere l’Europa dall’innovazione finanziaria?

Savona. Questo ragionamento nasconde un tranello. La realtà è che, se intendiamo ricostituire l’unità dei mercati globali finanziari e monetari, allora dobbiamo tutti sederci attorno a un tavolo e discutere. Se invece ciascuno si muove per conto suo, sarà poi il mercato a decidere quali sono effettivamente le scelte che anche gli Stati Uniti dovranno fare. Perché gli Usa possono certamente sopravvivere per un paio d’anni in questa condizione, forse anche di più, ma alla fine dovranno rendere conto dei dollari in circolazione, e decidere se sono sostituibili con i Bitcoin. In realtà, i Bitcoin sono un problema particolare, perché il loro numero è predeterminato in 21 milioni di pezzi e hanno un sistema contabile impenetrabile. A noi interessano le altre cryptocurrency. Il vero problema sarà la trasparenza del mercato.

Le ripercussioni sulla borsa

PP. Paolo, credo che questo aspetto abbia un riflesso importantissimo anche sulla Borsa, perché i titoli che sono quotati sono espressi in un valore. Se questo valore non è comparabile, o non è unitario, anche la Borsa ne avrà le conseguenze negative. Qual è la tua idea?

Savona. Non c’è dubbio. A essere investito è tutto il sistema, quindi chiarire quale sarà l’unità di conto è fondamentale. Partiamo dall’Europa, per comodità. E a come essa si collega con il resto del mondo, dove c’è una moneta dominante che è il dollaro, che già si scambia con tutte le altre monete, compreso lo yuan cinese. Dall’altra parte sta crescendo tutta una serie di unità che trattano le cryptocurrency come monete e come attività finanziaria.

Cabrini. Intanto anche da noi la curiosità e la domanda dei risparmiatori stanno iniziando a crescere. Ma c’è confusione. Le banche non trattano direttamente queste cripto, ma basta andare su una delle tante piattaforme per poter investire in strumenti, come gli Etf o i Tracker, quotati in altri Paesi europei.

Savona. Mi riallaccio a quello che ho detto. Per cercare di chiarire la situazione, e questa complessità, ci sarebbe da non dormire la notte. Io non me lo posso permettere, ma mi domando come gli altri stiano dormendo in Europa.

Cabrini. L’Europa ha lanciato la sua strategia sulla finanza digitale in tempi non sospetti, nel 2020. Poi sono arrivati la Mica (Markets in Crypto Asset Regulation), la più recente direttiva sulla resilienza operativa digitale delle banche (Dora) e l’AI Act. Sono regole già vecchie?

Savona. Ho sollevato in questi anni tanti problemi, anche attraverso i vostri canali. A esempio: ma come possiamo governare se non abbiamo un sistema informativo unico, i cui dati hanno il «marchio» di chi lo detiene? Sulla Mica, per esempio, a un certo punto è risultato chiaro che le stablecoin, le cosiddette cripto stabili, come per esempio Tether, richiedono un trattamento delle riserve per garantirne la stabilità. Se per garantire la stabilità delle loro monete, nei bilanci di queste società ci sono Bitcoin, allora entriamo in un circolo vizioso. Per questo rendo più ampia la risposta a Paolo Panerai. È chiaro che alla fine sarà il mercato a decidere cosa vuole, e non credo che il mercato deciderà di proteggere i meno abili. Ma, se questo trattamento passa, e diventa una politica, a questo punto saltano tutte le istituzioni che abbiamo creato, compresa la Borsa.

Panerai. Mi pare che la lucidità del Presidente della Consob, che a questa esperienza somma quella di banchiere centrale, dia sostanzialmente un’idea di quella che è la svolta in atto, e che cosa sta avvenendo nel mondo delle valute, dove per anni la guida di tutto il mondo occidentale è stato il dollaro. Se proprio gli Usa aumentano l’incertezza e non aumentano la condivisione con il resto del mondo sugli strumenti di pagamento digitali, penso che il futuro sarà, come diceva il presidente Savona, inequivocabilmente molto pesante per quanto riguarda varie istituzioni, a cominciare appunto dalla Borsa.

A proposito di blockchain

Cabrini. Lei, Professore, ha lavorato sulla tokenizzazione degli asset e sulla blockchain ancora prima di arrivare in Consob. Non ci sono solo pericoli, ma anche innovazioni utili. Come questi cambieranno la finanza in futuro?

Savona. L’impegno prioritario per il futuro è quello di sciogliere le complessità di cui stiamo parlando. Io, per esempio, spero che non funzioni mai come avrebbe risposto il Presidente Trump in un contesto non ufficiale a un’osservazione sull’eccesso di debito pubblico negli Stati Uniti. Ovvero: «nel caso, rimborseremo in cryptocurrency». Non so se la battuta sia vera, ma sarebbe troppo facile rispondere così. In questa ipotesi, chi potrebbe garantire il valore di una offerta di moneta che esce fuori dal controllo delle banche centrali che hanno il compito di controllarne quantità e tassi, e quindi di tentare di controllare l’inflazione? Chi è che svolge questo compito?

Cabrini. Lei come risponde?

Savona. Che dobbiamo concentrarci su questi punti per consentire al mercato di non tramutare la propria attività in quella che il mio maestro Charles Kindleberger spiegava nel libro: Manias, Panics and Crashes. Oggi stiamo vivendo il periodo della mania, alimentato dal fatto che i valori, in particolare dei Bitcoin, crescono, quindi la gente viene attirata per i guadagni in conto capitale. Più di una volta, Kindleberger richiama nel libro la crisi dei tulipani (bolla speculativa sui prezzi dei bulbi nell’Olanda del 1600, ndr). Quando, a un certo punto, la gente si rende conto che nessuno è in grado di affrontare il prezzo che si forma sul mercato per l’unità monetaria, la mania si tramuta in panico, e il panico si moltiplica. Alla fine, chi pagherà? Sarà il piccolo risparmiatore, perché i più abili fuggiranno prima. Anche in questi giorni ci sono notizie di crollo di particolari cryptocurrency, i memecoin. Dopo aumenti repentini, a un certo punto qualcuno è fuggito e ha causato il crollo. Questi sono i pericoli. Chi ne sta discutendo? Stiamo più o meno tutti, pensandoci, ma a me non risulta che qualcuno ci stia pensando operativamente. Comunque sia, forse perché sono troppo piccolo e non mi chiamano, credo che il grande capitale stia riflettendo su questa materia.

Quell’aneddoto sulla Cina negli anni Settanta

PP. Per contrasto, ricordo quando insieme al professor Savona andammo alla fine degli anni 70 in una comune cinese di campagna, ed entrammo nella filiale della Banca di Cina per aprire un libretto di risparmio. Ti ricordi, Paolo, la Comune che andammo a visitare? Ecco, anche nella profonda Cina, quella delle comuni, dove allora le persone vivevano ammucchiate con gli animali, c’era comunque una banca o uno sportello che dava un riferimento a una valuta, lo yuan e lì c’era appunto una valuta precisa. Oggi quello che hai illustrato e spiegato è veramente terrificante.

Savona. Mi ricordo esattamente. Aprimmo un conto. Io ho ancora quel libretto, e lo conservo, perché volevo vedere se c’era qualcuno che garantiva il rimborso. Avevamo depositato quattro soldi, anche perché non si poteva depositare di più o possedere più yuan di quelli che ci davano per la sopravvivenza. E mi ricordo anche che, quando io e te visitammo la Banca centrale di Cina, e io parlavo di velocità della moneta, che aumenta proprio quando scatta il panico, loro ridevano. Te lo ricordi? Non avevano il concetto di velocità di circolazione della moneta. Oggi sono preparatissimi; queste cose le capiscono bene. Quella di allora era un’economia elementare. Oggi le tecnologie ci hanno offerto un sistema contabile che può essere impenetrabile. Questa qualità, però, non è usata dalle banche centrali o da istituzioni come la mia, ma da piattaforme che stanno regolando il mercato e che non spiegano com’è la loro contabilità. Io chiedo la contabilità, e non mi viene data. Ma qualche decisione l’abbiamo comunque presa.

Cabrini. Abbiamo parlato di Stati Uniti e anche di Cina, che oggi si sfidano sulla Intelligenza Artificiale generativa. Come vedete questa rivoluzione in Consob?

Savona. Questa è una vera opportunità. Una volta risolto il problema della qualità degli algoritmi e della sicurezza informatica, porterà opportunità nel campo della moneta. Come dicevo all’inizio, a un certo punto la sovranità monetaria degli Stati rischia di passare ai privati, che ne fanno l’uso che vogliono. È quello che definivo la legittimazione della loro attività. Abbiamo ufficializzato l’esistenza di questa asset class, ma non abbiamo regolamentato la contabilità, passaggio fondamentale per poter dire chi è il debitore, quali garanzie ci sono per il rimborso, e qual è la moneta con cui si deve garantire avendo la protezione dello Stato, cioè della legge.

PP. La babele delle monete è una preoccupazione enorme. Le valute sono fondamentali perché un cittadino, come tu hai spiegato benissimo, possa sapere che, se va in un negozio accettano la moneta digitale che ha, ma che anche il negoziante abbia garanzia su chi è responsabile del corrispettivo di quel pagamento. In termini molto materiali, ma molto molto semplici, mi sembra questo il problema.

Savona. Ricorderai che dopo la fine di Bretton Woods il dollaro attraversò un bruttissimo momento. La gente si disfaceva dei dollari. Poi, riflettendoci, ha capito che l’unica vera garanzia era appoggiarsi all’economia più potente, in grado di garantirne il valore. La crisi si fermò, ma il dollaro, prima di diventare la moneta di riferimento per il commercio internazionale, la cosiddetta «Fiat money» accettata volontariamente da tutti, passò un brutto momento. Oggi, l’intelligenza artificiale è uno strumento potentissimo nel quale io credo, mentre in molti non credono. E, una volta risolto il problema della sua validazione, lo strumento potrà essere usato con sicurezza. A quel punto ci sarà una semplificazione di tutto il sistema finanziario, che toccherà ogni genere di intermediario.

Naturalmente, i più preparati rispetto alle banche tradizionali, agli intermediari finanziari e alla stessa Borsa, saranno quelli che stanno già utilizzando quel tipo di contabilità e di strumenti, come i cosiddetti Casp (cripto asset service provider). Se, tuttavia, per sottoscrivere un’azione si usa una cryptocurrency, io voglio sapere se questo è un atto legittimo in quanto previsto dalla legge, oppure qualcosa che si sviluppa fuori dalla legalità e senza alcuna garanzia. Per esempio, se non hai regolamentato il tipo di moneta che doveva usare per la transazione, e la controparte ricorre alla magistratura, tu gli garantisci la protezione? Ecco perché lo Stato deve diventare l’emittente della moneta ufficiale o deve farlo un’autorità sovranazionale come la Banca Centrale Europea.

Il vecchio detto «lo Stato batte moneta»

PP. Perché, quando si diceva «lo Stato batte moneta», si sapeva che stampava una certa quantità di soldi. L’America, con il dollaro, ha fatto la politica per il resto del mondo. Quindi, come tu Professore, dici, mi sembra fondamentale che, se uno riceve una criptovaluta, sappia che c’è qualcuno che gli fa fronte nel momento in cui vuole usarla.

Savona. Si deve sempre sapere chi è la parte debitrice. La controparte debitoria. Sinora era possibile perché erano gli Stati a emettere.

Cabrini. Presidente Savona, ci ha restituito tutta l’urgenza e la portata di questa sfida. Sono i temi che qui su Class Cnbc raccontiamo in diretta ogni giorno da 25 anni.

PP. E continueremo a farlo.

Cabrini. Ci fa anche lei gli auguri?

Savona. Allora, non vorrei ricorrere ai banali auguri. Rispondo così: se foste nati quando è nata la Consob, 50 anni fa, il mondo sarebbe migliore.

PP. Grazie, è un bellissimo augurio. Grazie da tutti noi. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza