Flette vistosamente la raccolta ma gli investimenti tengono: il mercato italiano del private equity e venture capital archivia il primo semestre 2025 su un binario a doppia velocità. Secondo i dati diffusi da Aifi in collaborazione con Pwc Italia, mentre i capitali raccolti dai fondi italiani si sono fermati a 1,7 miliardi di euro, un calo del 40% rispetto all’anno precedente e tra i livelli più bassi degli ultimi anni, gli investimenti sono saliti a 5,2 miliardi (+17%), con 370 operazioni concluse (+24%). Un’accelerazione dell’attività sul terreno che stride con il rallentamento delle nuove risorse e accende il dibattito sulla capacità del sistema di sostenere la crescita delle imprese nei prossimi mesi.
Durante la presentazione dei dati, il presidente di AIFI Innocenzo Cipolletta ha chiesto un’azione immediata del legislatore e delle autorità di regolazione per canalizzare l’abbondante risparmio nazionale verso l’economia reale, denunciando la difficoltà a far incontrare la forte domanda di capitali da parte delle imprese e l’ampia disponibilità di risorse presenti nel Paese. Cipolletta ha indicato come esempio virtuoso la Caisse des Dépôts francese e, più in generale, il modello adottato dalla Francia, che è riuscita a convogliare ingenti flussi dal mondo assicurativo e bancario verso i fondi domestici attraverso strumenti pubblici dedicati e regole di vigilanza più favorevoli. Il presidente ha proposto di rafforzare il ruolo della Cassa depositi e prestiti e di introdurre meccanismi analoghi a quelli francesi per ridurre l’assorbimento di capitale regolamentare degli investimenti in fondi di private capital da parte delle assicurazioni. «Senza forte raccolta non ci può essere supporto all’economia reale», ha avvertito, aggiungendo che l’Italia deve puntare sulla crescita di fondi locali di dimensioni intermedie capaci di finanziare le PMI, segmento oggi trascurato dai grandi operatori internazionali.
Le infrastrutture si confermano uno dei motori della crescita, con 1,7 miliardi di euro investiti (+162%) in 20 operazioni (+186%), in gran parte nei settori energia e ambiente. «Prosegue la crescita degli investimenti nel settore, a conferma della necessità di nuove infrastrutture nel nostro Paese, che richiedono ingenti capitali» ha commentato Francesco Giordano, Private Equity Leader di PwC Italia, sottolineando come quasi l’80% dell’ammontare investito provenga da fondi internazionali e come questa componente stia assumendo un ruolo sempre più centrale nello sviluppo del mercato.
A illustrare i dati è stata la direttrice generale Anna Gervasoni, che ha parlato di una raccolta in gran parte ciclica e penalizzata dall’assenza, in questo semestre, dei grandi fondi che solitamente raccolgono ogni 2-3 anni. Buono invece il risultato del canale dei family office e del private banking.
Sul fronte degli impieghi, Gervasoni ha evidenziato una tenuta robusta: tre quarti dei capitali provengono da operatori internazionali, mentre due terzi del numero delle operazioni sono realizzati da soggetti domestici. Buyout (acquisizioni di quote di maggioranza o totalitarie) e infrastrutture trainano i volumi (rispettivamente 2,7 e 1,7 miliardi), il venture capital domina per numero di accordi firmati.
L’expansion (investimenti di minoranza) resta il tallone d’Achille: solo 30 operazioni per 270 milioni (-27%). Gli investimenti si concentrano su aziende sotto i 50 milioni di fatturato (87% dei casi) e in Lombardia (47%), con ICT, medicale e beni e servizi industriali tra i settori più attivi. I disinvestimenti sono stabili (71 exit per 2,7 miliardi, +15%), trainati dalle cessioni a soggetti industriali. Descrivendo la situazione internazionale, Giordano ha spiegato che la raccolta globale di private equity è scesa del 27% e i buyout sono stabili (-2%), con l’Europa in flessione (-33%) e il Nord America in crescita (+12%) dove sono state concluse alcune grandi operazioni.
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