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LUIGI FEDERICO SIGNORINI - DIRETTORE GENERALE BANCA D’ITALIA E PRESIDENTE IVASS
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Polizze di lunga Vita. La passione degli italiani per il risparmio assicurativo che vale oltre 100 miliardi

di Anna Messia
22 aprile 2024, 02:22 Ultimo aggiornamento: 03 maggio 2024, 17:07

Hanno superato la crisi di Lehman e quella di Eurovita e ora stanno uscendo dalla sfida col Btp ad alto rendimento. In attesa di un riforma che le renda più flessibili. E del nuovo fondo per i salvataggi | Polizze, per i clienti top meno vincoli d’investimento. Ivass rivede le regole dei prodotti linked

L’ultimo anno e mezzo è stato probabilmente uno dei periodi più difficili per la storia delle polizze vita in Italia. La concorrenza dei Btp e delle obbligazioni ad alto rendimento, così come quella dei conti di deposito ad ricca remunerazione, conseguenti all’aumento dei tassi d’interesse, ha spento d’improvviso la passione crescente che gli italiani hanno dimostrato per questi prodotti da quando hanno iniziato ad essere distribuiti nel Paese, ovvero proprio 35 anni fa.

Se nel 1989 i premi totali del settore, come evidenziato dai dati raccolti da Ania, erano pari a 3,7 miliardi, nel giro di 10 anni erano già lievitati ad oltre 26 miliardi. Una crescita che è proseguita anno dopo anno, fino ad arrivare alla punta massima di quasi 115 miliardi toccata nel 2015. Anni di sviluppo fino ad arrivare alla tensione del 2022 proseguita nel 2023, conseguente all’impennata dei tassi d’interesse. Come lo scorso ottobre, quando, secondo il report di Banca d’Italia sul tema, il rapporto tra riscatti e premi aveva toccato il picco del 94%, a ridosso della pericolosa soglia del 100%, e a liquidare prima del tempo erano stati soprattutto i clienti facoltosi, quelli con investimenti per oltre 500 mila euro.

Raccolta in ripresa

Una situazione che ha portato le compagnie assicurative a reagire rivedendo in corsa la propria offerta. In particolare per le polizze di ramo I che hanno iniziato a investire in titoli con rendimenti più appetitosi. Cosi, secondo i dati di gennaio 2024 diffusi dall’Ania, la nuova produzione Vita italiana totale, tra imprese italiane, Ue ed extra Ue, è stata pari a 6,9 miliardi di euro. Una cifra in crescita del 9,7% rispetto a gennaio 2023, quando il volume di nuovi affari aveva registrato una contrazione annua del 6,8%. La dimostrazione che le compagnie hanno probabilmente imboccato la strada giusta trovando anche questa volta il modo di superare le difficoltà dopo che, nel 2022, per la prima volta da 10 anni, il ramo Vita aveva chiuso in perdita, passando da un utile di 4,3 miliardi dell’anno prima a una perdita di 0,4 miliardi.

Salvataggio per Eurovita

Come è stato del resto sempre nel 2023, quando per la prima volta nella storia italiana una compagnia vita, Eurovita, è finita in amministrazione straordinaria tenendo con il fiato sospeso 400 mila risparmiatori. Un evento improvviso e inatteso ma alla fine le compagnie, sedute intorno ad un tavolo, hanno individuato una soluzione di sistema con la nascita di un newco, Cronos, partecipata da Generali Italia, Intesa Sanpaolo Vita, Poste Vita e UnipolSai (ciascuna per il 22,5%) e da Allianz (per il restante 10%). La nuova società ha rilevato l’intero portafoglio di Eurovita che dovrà ora essere assegnato alle singole imprese intervenute. Ma la gran parte del lavoro è fatto e soprattutto è stata salvaguardata la tenuta del sistema agli occhi dei risparmiatori, perché perdere la loro fiducia sarebbe stato probabilmente il danno più grave per tutti.

L’effetto Lehman

Un po’ come quando nel 2008, dopo il crack di Lehman Brothers, con il titolo della banca americana utilizzato come sottostante di polizze index linked, Banca Mediolanum decise di approvare un piano di intervento che prevedeva la trasformazione delle polizze in questione, salvaguardando tutti gli investimenti dei clienti. Un onere di 120 milioni che rimase interamente a carico dei due soci di maggioranza della società, azionisti delle compagnie vita che avevano emesso le polizze. Ovvero il gruppo di Ennio Doris e la Fininvest di Silvio Berlusconi. Un’operazione di stabilizzazione del sistema che è stata attuata anche dalle altre compagnie coinvolte, ma da allora le polizze index linked non si sono più riprese e il ramo terzo, quello composto da prodotti che trasferiscono il rischio di perdita finanziaria ai clienti, è di fatto rappresentato quasi esclusivamente da polizza unit linked che come sottostanti hanno fondi comuni.

Gestioni separate regine

A farla da padrone continuano ad essere però le polizze di ramo primo, quelle caratterizzate da una gestione sottostante separata dalle altre attività della compagnia. Lo hanno mostrato ancora gli ultimi dati diffusi da Ania a gennaio 2024 con i nuovi premi di ramo I afferenti a polizze individuali che sono stati pari a 5,2 miliardi (rappresentando l’81% dell’intera nuova produzione vita contro il 77% di gennaio 2023), in aumento del 15,8% rispetto all’analogo mese dell’anno scorso, quando a sua volta si registrava un incremento del 20,2%.

Riforma cercasi

Mentre stanno per diventare operative novità regolamentari che promettono di dare nuovo sprint a questi prodotti. L’Ivass presieduta da Luigi Federico Signorini ha messo in seconda consultazione la riforma delle polizze vita dopo un primo giro di mercato chiuso l’anno scorso. Un nuovo testo per modificare le linked è stato diffuso dall’autorità a inizio aprile, consentendo ai clienti più facoltosi, o più preparati dal punto di vista finanziario, di poter investire in titoli più rischiosi e meno liquidi e alle polizze di dare un sostengo più deciso alle pmi e al tessuto produttivo italiano. Il regolamento non è ancora quello definitivo (con la pubblica consultazione ancora aperta) ma la strada è tracciata come pure per le gestioni separate che sono state riviste e potenziate con il fondo utili, con lo scopo di renderle più flessibili e appetibili agli occhi dei clienti.

Un fondo salvagente

In ballo c’è anche l’avvio del « fondo di garanzia assicurativo dei rami vita» delineato nell’ultima legge di Bilancio che il governo ha introdotto per evitare altre emergenze se dovesse verificarsi un nuovo caso Eurovita. Lo strumento sarà alimentato dal contributo degli operatori (lo 0,4% dell'importo delle riserve tecniche da raggiungere entro fine 2035) che servirà a rimborsare ogni cliente fino a 100.000 euro con Ivass che dovrà approvarne lo statuto. Portando nuova stabilità al sistema per gli anni a venire. (riproduzione riservata)



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