Investire con un occhio alla spesa non è più un aspetto secondario per gli investitori europei, da sempre gravati (specie in Italia, come certificato da Morningstar) da commissioni più elevate rispetto ai loro colleghi americani. E gli ultimi dati parlano da sé: alla fine di febbraio i rapporti di spesa dei portafogli di un campione di 140 clienti della casa di gestione Janus Henderson – in prevalenza retail e intermediari finanziari – sono scesi rispetto a marzo scorso da 96 a 51 punti base: praticamente le commissioni si sono dimezzate.
La società di gestione ha condotto la sua analisi, racchiusa nel report Portfolio Panorama, su un campione di suoi clienti provenienti da vari Paesi europei (Italia inclusa), ma senza considerare quelli britannici. Inclusi invece, fuori dall’Ue, gli investitori svizzeri.
Le commissioni medie di portafoglio sono diminuite, spiega l’analisi, a fronte di un aumento dei fondi passivi o indicizzati, in massima parte Etf, noti per i loro costi inferiori. L'allocazione del portafoglio a questa tipologia di prodotti è aumentata dall'11% al 26% nel corso dell’ultimo anno.
Non finisce qui: in un contesto in cui il reddito fisso offriva ancora alte cedole a fronte di un rischio minore, gli investitori europei hanno approfittato per spostarci parte della loro liquidità. I fondi ed Etf obbligazionari, in genere, hanno costi più ridotti rispetto alle loro controparti azionarie.
Ma in quali tipologie di bond investono gli europei? La duration media dei portafogli è aumentata leggermente in seguito alla riduzione dei tassi da parte delle banche centrali, passando da 1,65 a 1,7 anni. Le allocazioni in titoli di Stato sono cresciute (seppur di poco) dal 31% al 32%, mentre quelle in obbligazioni societarie hanno visto un robusto incremento, dal 40% al 45% nei periodi.
La percentuale allocata alle strategie difensive, sottolinea Janus Henderson, è aumentata significativamente nell’ultimo anno, dal 36% al 59%. In linea con le esigenze degli investitori, i fondi hanno abbandonato la liquidità e i mercati monetari (bond cortissimi) per passare ai titoli di Stato, alle obbligazioni societarie e alle cartolarizzazioni. Questo spostamento, spiega il report, «riflette la preferenza per la stabilità in un contesto di incertezza macroeconomica, mentre gli investitori si posizionano in vista di potenziali tagli dei tassi delle banche centrali».
Lato azioni, gli investitori europei hanno mantenuto quello che la società di gestione chiama home bias: preferire le azioni del continente (in rapporto al loro peso negli indici) rispetto a quelle globali, con la tecnologia che continua a guidare le preferenze settoriali, seguita da industria e sanità. Interessante infine segnalare l’interesse crescente verso le small cap: l'esposizione alle pmi quotate è aumentata dal 9% al 12%, mentre le mid-cap sono diminuite dal 25% al 20%. Sebbene le allocazioni alle medie capitalizzazioni siano diminuite, rimangono ben al di sopra dell'indice azionario globale. (riproduzione riservata)