I mercati stanno riversando investimenti record nelle azioni europee. Infatti i titoli quotati nel Vecchio Continente si avviano a registrare i maggiori afflussi mensili di sempre a febbraio dopo due settimane consecutive da record con afflussi del valore di 10 miliardi di dollari a settimana. E’ quanto emerge dai dati Epfr che monitorano i movimenti di Etf e fondi comuni, analizzati dall’FT.
L’indice EuroStoxx 600 ha raggiunto una serie di nuovi massimi storici questo mese, così come gli indici di Regno Unito, Francia e Spagna (ma non l’Italia che ha dovuto affrontare un’ondata di vendite sulle utilities a causa del decreto bollette). Le borse europee sono salite grazie al desiderio dei grandi investitori di diversificare il portafoglio rispetto alla storica concentrazione su Wall Street e al gigantesco settore tecnologico Usa che quest’anno è stato scosso dai timori di una possibile bolla legata all’intelligenza artificiale.
«Molti investitori globali vogliono diversificare rispetto a un mercato statunitense costoso», il commento di Sharon Bell, strategist azionaria di Goldman Sachs, secondo cui questo vale in particolare per gli investitori statunitensi alla ricerca di opportunità all’estero. «L’Europa, come mercato azionario offre un’esposizione diversa… c’è meno tecnologia». Una rotazione lontano dai giganti dell’AI ha favorito i mercati europei, fortemente esposti a settori della «vecchia economia» come banche e risorse naturali. La forte domanda di asset fisici ha spinto il Ftse 100 britannico a salire di quasi il 7% quest’anno, con titoli come Weir Group e Antofagasta in rialzo di oltre il 20%.
Gran parte dei capitali è confluita in fondi esposti ai mercati non statunitensi, piuttosto che in fondi specificamente focalizzati sull’Europa, in un contesto di timori che i portafogli globali siano dominati da titoli legati all’AI, giudicati a caro prezzo.
Questa diversificazione ha sostenuto diversi altri mercati, che quest’anno hanno sovraperformato Wall Street. L’indice S&P 500 si colloca al 76° posto su 92 benchmark azionari monitorati da Bloomberg nel 2026. «Diversificare per valuta, settore e Paese è diventato l’argomento più caldo», ha aggiunto Bell. «Gli investitori stanno di fatto scandagliando il mondo, chiedendosi: quali sono le aree più economiche? Dove si trovano le opportunità?»
Molti investitori ritengono che l’Europa rappresenti una di queste opportunità: lo EuroStoxx 600 tratta a un rapporto prezzo/utili (p/e) di 18,3, contro 27,7 dell’S&P 500. Anche i fondi focalizzati sull’Europa hanno attirato afflussi costanti negli ultimi 12 mesi, dopo anni di deflussi continui grazie ai segnali di miglioramento dell’economia.
La Germania, motore economico dell’Ue, è tornata a crescere lo scorso anno per la prima volta dal 2022. E un recente balzo degli ordini industriali tedeschi ha sostenuto i mercati mentre gli investitori colgono i segnali che la storica espansione della spesa per la Difesa annunciata lo scorso marzo sta iniziando a riflettere sull’industria, spingendo gli analisti di Bank of America ad alzare il giudizio sulle azioni tedesche a overweight.
Beata Manthey, responsabile della strategia azionaria di Citi, ritiene che l’interesse per le azioni europee è stato trainato dalla «messa a terra degli stimoli», oltre che dalla rotazione verso settori non tecnologici. I titoli della Difesa, che erano già saliti lo scorso anno, hanno registrato ulteriori guadagni, con la tedesca Rheinmetall in rialzo del 12% nel 2026 e la britannica Bae Systems in aumento del 26%. «Ci voleva tempo per costruire quella capacità produttiva e far arrivare i fondi dello stimolo tedesco dove necessario… ma è innegabile che stia accadendo», ha detto Manthey.
Per Matthias Klein, senior equity salesman di Bank of America, la banca ha riscontrato un «rinnovato interesse» per le società tedesche legate alle infrastrutture. «Se sei un investitore macro in qualsiasi parte del mondo, la storia tedesca è uno dei temi principali da considerare quest’anno», ha aggiunto. Oltre agli investitori europei e statunitensi, gli analisti segnalano anche una crescente domanda da parte di investitori asiatici. Tomochika Kitaoka, chief equity strategist di Nomura, ritiene che «l’interesse degli investitori giapponesi per le azioni europee appare sempre più forte», citando le valutazioni relativamente basse dell’Europa rispetto ad altre aree.
Tuttavia, alcuni investitori restano scettici sulla capacità delle azioni europee di generare una crescita degli utili comparabile a quella di Wall Street. Le società dell’S&P sono sulla strada per registrare una crescita degli utili superiore al 12% su base annua nell’attuale stagione delle trimestrali rispetto al 4% in Europa, scrive Barclays. Hani Redha, gestore multi-asset di PineBridge Investments, è ottimista sull’impatto dello stimolo tedesco sui mercati europei, ma preferisce l’acquisto di singoli titoli piuttosto che degli indici nel loro complesso. «Non compriamo azioni europee in generale, non compriamo il Dax», ha detto. «Abbiamo modalità molto mirate per esporci a questo tema». (riproduzione riservata)