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Con l’opa su Prosiebensat in Germania Pier Silvio Berlusconi onora il padre Silvio
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Con l’opa su Prosiebensat in Germania Pier Silvio Berlusconi onora il padre Silvio

28 marzo 2025, 19:30 Ultimo aggiornamento: 29 marzo 2025, 02:13

Berlusconi all’attacco per il controllo di ProsiebenSat, nel tentativo di ripetere la fortunata impresa in Spagna del padre con Telecinco e far dimenticare l’avventura francese con La Cinq | Mfe, dallo streaming alla pubblicità: cosa c’è dietro la mossa su Prosiebensat

Pier Silvio onora Silvio, quindi Pier Silvio onora il padre. Ma sicuramente onora anche il presidente Fedele Confalonieri, che fedele (e non solo) lo è di nome e di fatto.

L’opa appena lanciata sulla tedesca ProsiebenSat, di cui Mfe (Media For Europe) possiede già il 29,9% ma senza la possibilità di incidere sulla gestione, mira ad arrivare almeno al 35-40%, che appare essere assicurato anche da un investitore finanziario che possiede una significativa partecipazione azionaria. Si starà a vedere, anche se le previsioni sono ottimistiche. Con il 35-40% nel portafoglio di Mfe, che è l’obiettivo, l’attuale management dell’emittente tedesca non potrà più operare in maniera autonoma e scarsamente efficace, visto che per acquisizioni sbagliate chiude i bilanci in rosso.

Una storia che risale al 2019

Il primo investimento di Pier Silvio in Prosieben è del 2019, con il consenso del padre Silvio. E Pier Silvio oggi lo onora perché è a un passo da conquistare il comando della emittente tedesca, mentre sono nella storia della famiglia gli altalenanti risultati all’estero, sotto la gestione del fondatore di Forza Italia e più volte capo del governo italiano, con l’avventura di La Cinq in Francia, aperta nel 1986 e chiusa con la vendita nel 1992, mentre l’avventura in Spagna con Telecinco è stata positiva e dura tuttora.

Un’opa «indispensabile»

«L’opa su Prosieben è indispensabile per poter affiancare i colleghi tedeschi e creare valore per tutti gli azionisti prima che sia troppo tardi», è la misurata dichiarazione di Pier Silvio, che è entrato sicuramente nella maturità manageriale, confermata anche da queste parole: «Mfe è uno dei pochi broadcaster in Europa che ha realmente creato valore. Abbiamo seguito una strategia definita: concentrandoci sul core business, ovvero la vendita di pubblicità attraverso un prodotto televisivo nazionale, caldo e moderno, fruibile su tutte le altre piattaforme».

Il ruolo di Confalonieri

Quanta saggezza e quanta determinazione! E quanto sono lontani i tempi in cui Pier Silvio amava andare in onda. Certamente ha sentito forte l’influenza non solo del padre, ma in particolare di Confalonieri, molto più di uno zio saggio e sempre diplomatico.

Certamente la saggezza di Confalonieri pesa ormai da anni, cioè da quando il Cavaliere aveva scelto la politica, lasciando Mediaset per il governo, perché sapeva che la saggezza e l’abilità dell’amico fin dai banchi della scuola avrebbe consentito sia a Pier Silvio che alla sorella Marina, presidente di Mondadori, di raggiungere la maturità e il successo.

L’impronta di Silvio sui suoi figli

Sono non poche le critiche che possono essere fatte e sono state fatte a Silvio Berlusconi, ma il suo imprinting di imprenditore vero non ha formato soltanto i figli di primo letto ma anche quelli di secondo, con Luigi che è anch’egli l’immagine della serietà e della capacità professionale con la gestione, anche per le due sorelle, di investimenti intelligenti con gli strumenti della finanza avanzata.

Ma soprattutto va sottolineato che tutti e cinque i figli stanno onorando il padre, in particolare anche nel momento e dopo la sua dipartita. Non è infatti frequente che, dove ci sono eredi di diverso letto, tutto fili liscio ma fino al momento dell’eredità. Certamente è stato un bravo padre Silvio a organizzare bene l’eredità e certamente la vicinanza del più che saggio Confalonieri ha avuto un peso significativo, ma non si può non sottolineare che, almeno per ora, non si è sentita una voce di dissenso o stonata fra i due figli del primo matrimonio e i tre del secondo. Buoni professionisti intorno, ma prima ancora la capacità di essere rispettosi l’un l’altro.

Marina e la gestione Mondadori

E se Pier Silvio, dopo le presenze dirette nei programmi Tv, sta gestendo bene l’eredità Mediaset al punto da andare oltre il padre, la sorella Marina è stata ed è esemplare nella gestione della Mondadori, dove ha saputo condurre con abilità il passaggio della casa editrice da giornali e libri, sostanzialmente allo sviluppo dei libri conservando soltanto poche testate a larga diffusione, fatte espandere tempestivamente in digitale, per ingrandire contemporaneamente la presenza proprio del settore libri con acquisizioni importanti e qualificanti come, per esempio, Rizzoli, Fabbri editori, Piemme, Il battello a vapore, Le Monnier, Electa, Sperling & Kupfer, Mondadori Scuola, Mondadori Education, Rizzoli Education, e il 100% di Giulio Einaudi editore, che da sempre è stato l’editore dell’intellighenzia progressista.

Un aneddoto con Silvio Berlusconi

Certamente il Cavaliere aveva alcune inclinazioni che tutti conoscono e che sono esemplificate in un episodio che ho già scritto, relativo a quando andammo a intervistarlo prima delle elezioni con la troupe di Class Cnbc e mi impose che venisse anche mio figlio Luca. Lo aveva conosciuto, molti anni prima, quando organizzammo le foto per la copertina di Capital: era sabato e mi chiese di andare ad Arcore, ma gli spiegai che dovevo portare Luca alla scuola di equitazione; per risolvere il problema mi disse: «Porti anche Luca, anch’io ho cavalli». E in virtù di questo precedente, quando avevamo previsto l’intervista preelettorale, mi disse appunto che la concedeva solo se veniva anche Luca; venne ad aprici la porta in tuta e la prima frase che pronunciò fu la seguente: «Luca, mi dispiace, le ragazze sono già andate via…».

Un ottimo padre

Era così, ma con i figli è stato un ottimo padre ed è riuscito anche a mettere nella prospettiva giusta Pier Silvio, che da giovanissimo era ovviamente esuberante e ora è un saggio scalatore di canali tedeschi, oltre a tenere in utile significativo i canali italiani e spagnoli. Pier Silvio e Marina sono oggi due esempi di gestione di informazione professionale, che rispetta le regole dell’informazione indipendente ed efficace, pur avendo una precisa idea politica. Ma non essendoci un loro impegno politico partitico garantiscono, nel mare magnum di editoria posseduta da editori impurissimi, un esempio di sostanziale correttezza e di servizio verso i propri utenti e lettori.

La formazione di Urbano Cairo

Ma il Cavaliere, un po’ paradossalmente perché è divenuto editore di televisione e di giornali mescolandoli prima con l’edilizia (la prima Tv fu al servizio di Milano Due) e poi con la politica e il potere relativo, ha avuto un altro merito oltre quello dell’educare bene i cinque figli: ha anche allevato colui che oggi salva l’editoria professionale con il più grande gruppo di informazione sulla carta stampata e online oltre a quella televisiva. Chi legge Orsi&Tori sa già come Urbano Cairo arrivò in maniera tempestosa a Berlusconi, tentando di superarne la scorta, dopo aver letto l’intervista del Cavaliere a Capital, in cui egli chiedeva che chi avesse un’idea brillante andasse a trovarlo. Come fece con grandissimo successo Ennio Doris. Ebbene, anche Urbano cercò di contattare Berlusconi, di ritorno da studi negli Usa, anche sui sistemi editoriali.

Ma lo fece, appunto, dandone l’assalto alla scorta. Quando poi venne a protestare con me, dicendo che non era vero quanto Berlusconi diceva nell’intervista e io lo misi in contato con Marinella, la segretaria del Cavaliere, ci fu un incontro che durò dalle 14 alle 21 e Cairo, uscendone come assistente del capo, divenne così l’allievo prediletto del Cavaliere. Se oggi il gruppo Corriere della Sera garantisce un’informazione al servizio del lettore o telespettatore, con sostanziale obiettività e indipendenza, nelle deviazioni di molti media controllati da palazzinari o proprietari di cliniche, il merito, paradossalmente, è anche di Berlusconi che intuì le capacità di Urbano Cairo.

Fedele, un uomo saggio e pacato

Spesso, quando si parla di Berlusconi e dell’attività editoriale, esce il nome di Marcello Dell’Utri e delle sue vicende giudiziarie. È un capitolo quello di Dell’Utri mai chiarito, ma per Berlusconi è stata fondamentale la saggezza e la trasparenza, accanto a lui e poi ai suoi figli di un uomo come Confalonieri, fedele di nome e di fatto, ma soprattutto capace di moderare e gestire nel business le inevitabili problematiche di un imprenditore edile, che diventa editore della televisione di Milano Due e poi di giornali e canali nazionali, quindi politico di attacco. La saggezza e la pacatezza di Confalonieri hanno sempre raddrizzato la barra e aiutato Marina e soprattutto Pier Silvio a diventare un editore europeo, anche in Germania, ancora oggi il principale Paese della Ue. E tutti hanno beneficiato della professionalità e della saggezza di un’altra persona chiave del gruppo, Gina Nieri, che è anche nel Consiglio di amministrazione.

L’Europa ha un’alternativa agli Usa?

Mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dice (e ripete) che gli europei sono dei parassiti, si pone il problema se ci sia per l’Europa un’alternativa, non dico politica, ma economica, agli Usa. Alcuni autorevoli giornali europei fra cui The Economist (che, bisogna ricordarlo, è inglese), sostengono che inevitabilmente l’unica alternativa commerciale è la Cina. E credo che con facilità molti possano concordare, ma il problema è un altro: mentre l’Europa si interroga sul fatto che l’unico partner economico possa essere la Cina, ecco la sorpresa: mentre il presidente Trump bastona l’Europa quantomeno con minacce (i fatti potranno seguire) proprio lui si è lasciato sfuggire che con la Cina potrebbe cercare proprio un accordo commerciale. Come dire: gli europei sono parassiti, la Cina è un Paese che non mi piace, ma mi conviene anticipare l’Europa e fare con la Cina un accordo per lo sviluppo delle relazioni commerciali.

Quindi europei parassiti e fessi, perché io (Trump), se ci sono in ballo gli affari, li frego anche con la Cina.

Uno sguardo a Oriente

Per fortuna la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dopo che lo slogan sulla Cina a Bruxelles era che fosse un «partner per la cooperazione, ma ugualmente un concorrente economico e un rivale sistemico», sta cambiando approccio diventando possibilista per lo sviluppo di rapporti con la Cina. E come potrebbe essere diversamente? Quale altra alternativa consistente c’è, di dimensioni adeguate all’Europa se non la Cina?

Ma occorre avere la lucidità e il coraggio di cambiare apertamente almeno uno dei tre assiomi e cioè quello di «rivale sistemico». Anche perché, quando la triplice definizione della Cina fu formulata nel 2019, era l’anno del Covid, e oggettivamente il virus è partito dalla Cina, con tutto ciò che ne consegue nel pensiero dei nemici del più grande Paese del mondo.

L’Italia ha fatto i suoi passi verso Pechino

Per fortuna (in realtà per i 600 anni di Marco Polo e per il ventennale del partenariato strategico globale) il presidente del consiglio, Giorgia Meloni, e poi in modo ancora più convinto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel giro di pochi mesi fra la fine di luglio e il novembre dell’anno scorso, hanno visitato la Cina e si sono incontrati con il presidente Xi Jinping e con il capo del governo, Li Qiang.

È necessario che gli imprenditori italiani non si dimentichino che i presidenti Meloni e Mattarella hanno dimostrato con la loro visita un’amicizia solida con la Cina. Gli imprenditori devono, se vogliono avere un’alternativa, anche se parziale, agli Usa per le scelte del presidente Trump, guardare in primis alla Cina. Per moltissimi prodotti e servizi italiani, c’è spazio in Cina. L’interscambio fra l’altro è attualmente tutto a favore della Cina, la quale per bocca dei suoi vertici ha detto e ripetuto di ritenere che l’Italia può (debba) essere un partner strategico per Pechino.

Class Editori e la Cina

Proprio per questo, nell’interesse del Paese, Class Editori che da anni ha partnership con Xinhua News, la ex-agenzia Nuova Cina, la più importante del Paese, e con China media group, la televisione equivalente (non certo per dimensioni) con i canali del nostro gruppo, ha firmato una terza partnership ancora più importante con il gruppo Quotidiano del Popolo (3.500 giornalisti). Ogni mese Global Times, il quotidiano economico del gruppo, mette a disposizione un numero consistente di pagine per descrivere aziende ed attività economiche e scientifiche italiane, facendo altrettanto MF-Milano Finanza con aziende e attività cinesi. Non ci sono preclusioni di attività aziendali che possono essere descritte sulle pagine del principale quotidiano economico della Cina. La sezione di Class Editori che si occupa dei rapporti con la Cina (sscotti@class.it) è a disposizione di qualsiasi tipo di imprenditore e azienda.

Un accesso da non perdere

Oggi inevitabilmente la Von der Leyen ha corretto la rotta. Non c’è tempo da perdere. La stessa presidente della Ue parla di «un’era di geopolitica ipercompetitiva e ipertransnazionale in cui l’Europa dovrebbe impegnarsi in modo costruttivo con la Cina e trovare soluzioni nel nostro reciproco interesse».

Gli imprenditori italiani, con il viaggio a Pechino dei presidenti Meloni e Mattarella, oltre che per la storia secolare di Marco Polo, possono avere un’accoglienza cinese migliore di ogni altro Paese visto che la Germania, dopo la fine dell’epoca Angela Merkel, non è più in vantaggio. Un accesso da non perdere, visto i modi e gli insulti di parassiti ripetuti verso l’Europa del presidente degli Stati Uniti. (riproduzione riservata)



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