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Tim Cook, ceo di Apple
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Perché la Cina è il tassello mancante della strategia di Apple per l’AI

di Raffaele Huang e Jiyoung Sohn (The Wall Street Journal)
21 giugno 2024, 14:30 Ultimo aggiornamento: 14:38

Poiché ChatGPT non è disponibile in Cina, Apple è alla ricerca di un partner locale per i suoi servizi di Intelligenza Artificiale

Durante la presentazione sull’Intelligenza Artificiale (AI) di questo mese, Apple ha mostrato come gli utenti americani di iPhone potrebbero presto usufruire di strumenti AI sui loro dispositivi, come per esempio un generatore di emoji personalizzate. Tuttavia, non è stata fatta alcuna menzione della Cina, il secondo mercato più grande per gli iPhone.

C’è una ragione precisa dietro questo silenzio

ChatGPT di OpenAi e altri modelli di Intelligenza Artificiale occidentali non sono disponibili in Cina. Secondo fonti del settore, questo sta spingendo Apple a cercare un partner cinese attraverso cui offrire i suoi servizi di AI. Finora, non è stato ancora annunciato alcun accordo, nonostante il lancio dei nuovi modelli di iPhone sia imminente.

In Cina, Apple sta perdendo terreno rispetto ai concorrenti locali, che hanno già integrato funzioni di AI nei loro telefoni. Nel primo trimestre di quest’anno, l’iPhone è sceso al terzo posto per quota di mercato tra i marchi di smartphone in Cina, dietro a due marchi locali, secondo quanto riferito da Counterpoint Research.

Fonti informate sulla questione affermano che Apple ha avviato colloqui con diverse aziende cinesi che sviluppano modelli di Intelligenza Artificiale, tra cui la società del motore di ricerca Baidu, il gigante dell’e-commerce Alibaba Group e una startup di Pechino chiamata Baichuan AI.

Negli Stati Uniti, Apple sta seguendo una doppia strategia per quanto riguarda l’offerta di servizi di Intelligenza Artificiale: da un lato sviluppa le proprie capacità di AI, mentre dall’altro collabora con OpenAI. L’attesa per le future offerte di AI di Apple ha contribuito a far salire la capitalizzazione di mercato dell’azienda oltre i 3.000 miliardi di dollari.

Le regole cinesi

In Cina, le aziende devono ottenere l’approvazione del governo prima di introdurre chatbot di AI basati su modelli linguistici di grandi dimensioni, addestrati con enormi quantità di testi, immagini e video raccolti da Internet e altre fonti. I regolatori esaminano attentamente questi modelli per assicurarsi che non influenzino l’opinione pubblica in modi non approvati dal governo.

A marzo, la Cyberspace Administration of China (CAC), il principale organo di controllo di Internet del Paese, ha approvato 117 prodotti di Intelligenza Artificiale generativa, nessuno dei quali sviluppato da aziende straniere.

All’inizio di quest’anno, Apple ha valutato la possibilità di ottenere l’approvazione per un modello linguistico di grandi dimensioni straniero da utilizzare nei suoi dispositivi in Cina. Tuttavia, secondo fonti informate, ha scoperto che i regolatori cinesi difficilmente avrebbero concesso tale autorizzazione. Di conseguenza, l’azienda ha intensificato i colloqui con potenziali partner locali.

Apple ha dichiarato che il 18% dei suoi ricavi globali nel trimestre conclusosi il 30 marzo proveniva dalla regione che comprende la Cina continentale, Taiwan, Hong Kong e Macao. La posizione di Apple è minacciata dalle aziende locali. Secondo Counterpoint, quest’anno Huawei potrebbe conquistare il 17% del mercato degli smartphone in Cina, rispetto al 13% dell’anno scorso, mentre la quota di Apple potrebbe scendere al 16% dal 18%.

Nonostante ciò, Apple ha affermato che continua a essere ben posizionata in Cina. «La Cina è il mercato più competitivo al mondo e ci sentiamo fiduciosi della nostra posizione», ha dichiarato Luca Maestri, Chief Financial Officer, in un’intervista al Wall Street Journal il mese scorso.

In Cina, così come negli Stati Uniti, i produttori di smartphone stanno utilizzando l’AI generativa nelle loro campagne di vendita per convincere gli utenti ad aggiornare i loro dispositivi, poiché altre funzionalità stanno avanzando più lentamente.

Samsung in Cina

Il precedente più vicino ad Apple Intelligence in Cina viene dalla Samsung Electronics, l’azienda di smartphone più importante al mondo per spedizioni. A gennaio, Samsung ha lanciato la sua serie di smartphone Galaxy S24, con funzionalità di AI generativa come la traduzione automatica di chiamate e messaggi, un servizio di editing fotografico e ricerche su Google innescate tracciando un cerchio su un’immagine.

In America e nel resto del mondo, i servizi sono alimentati dal motore AI della stessa Samsung insieme alle funzionalità AI di Google, uno storico partner dell’azienda sudcoreana. Poiché il modello AI di Google, Gemini, non è disponibile in Cina, la Samsung si è rivolta a due aziende cinesi per il Galaxy S24 nel Paese del Dragone. Baidu gestisce la funzione «circle to search», la sintesi del testo e altre funzioni di Intelligenza Artificiale, mentre il produttore di software Meitu offre la modifica delle foto basata sull’AI.

Le capacità dell’Intelligenza Artificiale alimentata da Baidu hanno tuttavia ricevuto alcune recensioni negative da parte degli utenti Internet cinesi. Alcuni di loro hanno paragonato l’AI di Google sul Galaxy S24 con quella di Baidu, scoprendo che, al contrario di Baidu, Google era in grado di riconoscere da un’immagine modelli di macchine ed edifici. Altri hanno invece elogiato la tecnologia di Baidu, affermando che il suo servizio di traduzione dal cinese fosse più accurato e i suoi risultati di ricerca più adatti per gli utenti cinesi.

Una portavoce ufficiale di Samsung ha affermato che l’azienda ha scelto di collaborare con Baidu in quanto offre il modello linguistico di AI commercializzato più competitivo all’interno del mercato cinese. Samsung ha rifiutato di commentare le comparazioni tra le versioni di Intelligenza Artificiale, mentre Baidu non ha risposto a una richiesta di commento. Samsung detiene indicativamente l’1% del mercato cinese di smartphone e la Cina non contribuisce in maniera significativa ai profitti dell’azienda sudcoreana.

Le mosse di Apple in Cina

Adattare prodotti e servizi alle leggi cinesi non è nulla di nuovo per le aziende tecnologiche. In Cina, il servizio iCloud di Apple archivia i dati sui server di un’azienda di proprietà del governo. Questo mese, Apple lancerà il suo Headset Vision Pro in Cina, senza però offrire il servizio di streaming Apple TV+, che non è disponibile nel Paese.

Apple ha a lungo giovato di una posizione relativamente privilegiata nel mercato cinese, grazie al suo ruolo economico nel Paese. La maggior parte degli iPhone sono prodotti in Cina da produttori a contratto cinesi o taiwanesi. Apple ha affermato di aver contribuito a creare all’incirca 5 milioni di posti di lavoro in Cina, tra cui la catena di fornitura e l’ecosistema App Store.

Nonostante ciò, l’ascesa di patriottismo in Cina potrebbe minare la posizione di Apple, afferma Tom Kang, un direttore di ricerca di Counterpoint. «La Cina sta progressivamente prendendo di mira le aziende americane una ad una. La questione chiave sarà capire se Apple diventerà un bersaglio», ha concluso.


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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