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Perché i junk bond si uniscono al rally generalizzato dei mercati

di Vicky Ge Huang (The Wall Street Journal)
22 maggio 2024, 16:40 Ultimo aggiornamento: 16:57

Il premio sul debito con rating inferiore a quello di investimento scende ai minimi registrati durante la pandemia. Segno che diminuiscono i timori di un aumento delle bancarotte

Se l’economia degli Stati Uniti sta attraversando un periodo difficile, nessuno sembra aver avvertito il mercato dei junk bond. Il premio richiesto dagli investitori per detenere debito emesso da aziende con rating inferiore a quello di investimento, rispetto ai relativamente sicuri Treasury, è sceso ai livelli minimi registrati durante la pandemia. Ciò suggerisce che le preoccupazioni riguardanti un rallentamento economico, che potrebbe portare a un aumento dei default e delle bancarotte, stanno gradualmente diminuendo.

Il debito a basso rating è stato protagonista di un ampio rally di mercato, sostenuto da segnali di moderazione dell’inflazione e dalle speranze di tagli ai tassi di interesse. Gli investitori, attratti da rendimenti intorno all’8%, hanno riversato circa 3,7 miliardi di dollari netti nei fondi di junk bond dall’inizio dell’anno, secondo i dati di Refinitiv Lipper. Per la prima volta dal 2020 i flussi netti sono quindi tornati positivi.

Nelle ultime settimane, questa crescente domanda ha alimentato le vendite di obbligazioni di aziende come Block di Jack Dorsey (in calo del 2,76%) e Icahn Enterprises di Carl Icahn (in calo dell’1,38%). Complessivamente, le imprese con rating inferiore hanno emesso 131 miliardi di dollari di debito speculativo quest’anno fino a metà maggio, rispetto ai circa 71 miliardi di dollari dello stesso periodo nel 2023, secondo i dati di PitchBook LCD.

Un segnale che i tassi d’interesse comincino a scendere

Gli investitori e gli analisti stanno monitorando attentamente i junk bond, poiché le aziende con rating di credito più basso sono le prime a risentire dei problemi economici. La forte domanda in questo settore, unita a un recente aumento degli utili tra le aziende dell’S&P500, alimenta le speranze che l’economia rallenti sufficientemente da consentire un calo dei tassi di interesse, senza scivolare in recessione.

«La fiducia nei mercati riguardo a un soft landing continua a crescere», ha commentato Matt Brill, responsabile del Credito investment grade per il Nord America presso Invesco. «Gli attraenti rendimenti complessivi stanno incoraggiando gli investitori ad entrare sul mercato, con poche preoccupazioni riguardo a una decelerazione economica».

I bond di tutti i tipi stanno riprendendo slancio dopo tre mesi consecutivi di dati sull’inflazione più elevati del previsto, che avevano scosso i mercati e indebolito le speranze di tagli ai tassi di interesse. Ora, con segnali di una moderazione dell’aumento dei prezzi, si rinnova l’attenzione sulla possibilità che la Federal Reserve possa ridurre i tassi di interesse più volte quest’anno, secondo i dati di Cme Group.

Il caso SS&C Technologies

Numerose aziende stanno approfittando della crescente domanda degli investitori per rifinanziare il proprio debito. Per esempio, SS&C Technologies, leader nella fornitura di software per le industrie finanziarie e sanitarie, ha recentemente emesso obbligazioni dal valore di 750 milioni di dollari, con scadenza nel 2032, per rimborsare un debito a tasso variabile che sarebbe diventato esigibile già ad aprile 2025.

Grazie all’aumento dei tassi di interesse sottostanti, queste obbligazioni hanno registrato un rendimento del 6,5%, un punto percentuale in più rispetto alle precedenti obbligazioni emesse nel 2019. Tuttavia, lo spread rispetto ai Treasury si è attestato a 1,91 punti percentuali, un punto percentuale in meno rispetto allo spread iniziale delle obbligazioni del 2019. Questo suggerisce che gli investitori hanno considerato le nuove obbligazioni meno rischiose rispetto a quelle emesse in precedenza al momento dell’emissione.

L’impegno di rifinanziamento di SS&C Technologies ha comportato anche un prestito di 3,9 miliardi di dollari, superiore alle aspettative iniziali a causa di una domanda più robusta da parte degli investitori rispetto a quanto previsto.

«Abbiamo sfruttato al meglio l’opportunità in termini di tempistica per il rifinanziamento», ha commentato Brian Schell, direttore finanziario di SS&C Technologies. In passato, l’azienda ha utilizzato il debito principalmente per finanziare fusioni e acquisizioni.

All’inizio dell’anno, Allied Universal, un fornitore di servizi di facility e sicurezza, aveva un debito garantito di circa 1,9 miliardi di dollari in scadenza nel 2026. A febbraio, l’azienda ha rifinanziato un miliardo di dollari di quel debito, estendendo la scadenza fino al 2031. Più di recente, ha nuovamente emesso obbligazioni per 500 milioni di dollari, approfittando di un rapporto sull’occupazione più debole del previsto e di un costante restringimento degli spread.

«Per noi è stata un’operazione opportunistica», ha dichiarato Lasse Glassen, responsabile globale delle Comunicazioni e delle Relazioni con gli Investitori di Allied Universal. «Abbiamo approfittato delle condizioni favorevoli».

Ma il tasso di defalut sta salendo

Tuttavia, ci sono segnali di tensione che si celano nell’ombra. Il tasso di default è salito al 5,8% tra gli emittenti di junk bond nel periodo di 12 mesi fino a marzo, raggiungendo il picco più alto degli ultimi tre anni, secondo un’analisi di Moody’s Ratings.

Questo aumento riflette le difficoltà finanziarie affrontate da alcune aziende di proprietà di private equity, che hanno cercato di rifinanziare il debito a tassi attualmente più elevati. È quanto spiegato da Julia Chursin, Analista Senior del team di leveraged-finance and private-credit di Moody’s.

Settori come le telecomunicazioni e i media, che stanno affrontando sfide come il cord-cutting e il passaggio ai servizi di streaming, sono tra i più a rischio, ha aggiunto.

«In un’ambiente favorevole in cui tutti cercano di ottenere rendimenti aggiuntivi e assumere maggior rischio di credito, c’è un aumento complessivo del rischio di credito», ha commentato Kevin Loome, gestore di portafogli ad alto rendimento presso T. Rowe Price.

Tuttavia, fattori tecnici potrebbero mantenere gli spread sui bond ad alto rendimento relativamente bassi. Negli ultimi anni, sempre più aziende sono salite al livello investment grade, o ci sono tornate, mentre meno sono state classificate come junk. Secondo gli analisti, ciò ha ridotto l’offerta disponibile per gli investitori.

«C’è un maggior numero di investitori che cercano di investire la stessa quantità di denaro disponibile sul mercato e questo ha sostenuto in modo significativo le valutazioni», ha sottolineato Michael Anderson, responsabile della Strategia del credito per gli Stati Uniti presso Citigroup. 


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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