skin track
Pensione obbligatoria: in arrivo l’iscrizione automatica per i giovani ai fondi pensione. Ecco chi ha reso di più da inizio anno
Finanza personale Leggi dopo

Pensione obbligatoria: in arrivo l’iscrizione automatica per i giovani ai fondi pensione. Ecco chi ha reso di più da inizio anno

17 ottobre 2025, 20:00

Il governo prepara una rivoluzione: l’iscrizione automatica ai fondi pensione per chi entra nel mondo del lavoro. Ecco chi ci guadagnerà tra giovani, società di gestione, banche e assicurazioni. Per i gestori la sfida è dare rendimenti superiori al tfr in azienda  

Dalle baby pensioni alle pensioni per i baby. Per i lavoratori è necessario iniziare a costruire il prima possibile una seconda gamba previdenziale per rimpolpare l’assegno pubblico che con il sistema contributivo non ha più quella sicurezza legata al modello retributivo ormai accantonato dalla riforma del 2012. E sono soprattutto i più giovani a essere maggiormente esposti a rischi di buchi contribuitivi durante la carriera che si traducono in pensioni di Stato più povere. Il governo è al lavoro da tempo su questo tema e ora sembra sia arrivata la volta buona: a 20 anni dall’ultima grande riforma del 2005, in vigore dal 2007, è in arrivo una nuova rivoluzione.

Le idee in manovra

Nell’ambito della manovra per il 2026 in preparazione si punta a inserire norme sull’obbligatorietà della previdenza integrativa per le nuove generazioni. La priorità, come aveva anticipato lo scorso agosto a MF-Milano Finanza il sottosegretario al ministero del Lavoro Claudio Durigon, è introdurre l'adesione automatica ai fondi per chi entra nel mondo del lavoro. La novità riguarderebbe 400-420 mila lavoratori all’anno e funzionerebbe con un meccanismo di «silenzio-assenso al contrario». Infatti se nel semestre di silenzio-assenso del 2007 (gennaio-giugno) i dipendenti avevano dovuto scegliere entro la fine della finestra se lasciare il tfr in azienda o versarlo in un fondo pensione, e in assenza di decisione finivano iscritti nel fondo di categoria, invece questa volta il tfr mensile prenderebbe subito la via del fondo, restando in azienda soltanto su richiesta esplicita, entro sei mesi, del neo-assunto. Inoltre oggi la platea interessata riguarderebbe soltanto i nuovi occupati, perché per ora estendere il meccanismo al resto dei lavoratori costerebbe troppo (oltre 500 milioni di euro) in quanto l’iscrizione ai fondi di previdenza avviene con il versamento del tfr. E nelle aziende con oltre 50 dipendenti la liquidazione di chi non aderisce viene girata al fondo di Tesoreria presso l’Inps.

I big delle pensioni

In ogni caso la prospettiva di un’adesione automatica ha forte appeal per i gestori previdenziali e le compagnie di assicurazione. Tra i fondi pensione aperti il primo per masse e aderenti è Intesa Sanpaolo con 9,1 miliardi di euro e 640 mila iscritti, seguito da Arca (5,4 miliardi e 232 mila iscritti) e Amundi Sgr (4 miliardi e 184 mila). Mentre tra i leader nei piani individuali pensionistici (le polizze Vita a contenuto previdenziale) spiccano Generali e Unipol. «L’attuale normativa già prevede che entro sei mesi dalla prima assunzione il lavoratore possa decidere se conferire l’intero importo del tfr a una forma di previdenza complementare, in primis quella prevista dal contratto collettivo applicato, oppure lasciarlo in azienda. Ma la percentuale di chi sceglie di attivare la previdenza complementare continua ad essere bassa e mostra che non viene compresa l’urgenza di tale scelta», ricorda Nadia Vavassori, responsabile fondi pensione aperti di Amundi Sgr. «Quindi è importante analizzare i motivi di questo disinteresse per comprendere come modificare o introdurre elementi di spinta più convincenti al fine di motivare in particolare i giovani ma più in generale tutti i lavoratori, inclusi quelli che per condizione contrattuale non dispongono del tfr, come ad esempio i lavoratori autonomi».

Vavassori auspica che «le nuove iniziative siano accompagnate da chiare campagne di comunicazione» e permettano di «godere del contributo del datore di lavoro, ove presente, verso tutte le forme previdenziali esistenti, ovvero fondi pensione di categoria, aperti e prodotti previdenziali». Oggi infatti il contributo aziendale è previsto soltanto per i fondi di categoria (o per i fondi aperti che hanno stipulato con l’azienda un accordo ad hoc).

La previdenza per i neonati

Intanto c’è un altro progetto del governo per favorire l’adesione ai fondi pensione che guarda ai nuovi nati, anche se in questo caso il provvedimento potrebbe essere inserito non in manovra ma in una norma successiva. L’idea prende spunto dal Trentino Alto Adige, che lo scorso 17 settembre ha approvato la prima legge in Italia sulla previdenza complementare per l’infanzia. La Regione verserà un contributo di 300 euro alla nascita (o all’atto dell’adozione o dell’affidamento) direttamente nella posizione previdenziale del minore. Che per i quattro anni successivi riceverà ulteriori 200 euro all’anno, a condizione che la famiglia versi almeno 100 euro annui nello stesso fondo. La Regione prevede un’adesione pari al 20% dei potenziali beneficiari: circa 8.500 nascite e adozioni ogni anno per un investimento che ammonta a poco più di 3,2 milioni per il primo anno per poi stabilizzarsi attorno ai 2 milioni annui.

Bassi tassi di adesione

Questi automatismi potrebbero risolvere il problema del basso tasso di adesione ai fondi pensione dei più giovani: nel 2024 soltanto l’11% degli aderenti aveva meno di 29 anni rispetto al 40% nella fascia 45-59 anni (dati Covip). Oltretutto gli iscritti in totale rappresentano solo il 38% della forza lavoro, quota che scende al 27,6% escludendo coloro che non hanno versato contributi sul proprio conto durante l’anno. Inoltre l’adesione non è sempre accompagnata da versamenti regolari e adeguati, il che limita l’accumulo di prestazioni pensionistiche significative nel tempo, osserva Covip.

Rendimenti dei nove mesi nel mirino

Eppure i rendimenti dei fondi pensione hanno dato buona prova in questi anni rispetto alla rivalutazione del tfr in azienda, che si apprezza dell’1,5% fisso all’anno più una parte variabile (il 75% dell’indice di inflazione Istat). Oltretutto va ricordato che la tassazione dei comparti di previdenza integrativa ha un’aliquota del 20% rispetto al 17% del tfr. Nel 2024 i fondi pensione negoziali, al netto di costi e tasse, hanno reso in media il 6%, i fondi pensione aperti il 6,5% e le linee unit linked dei pip (ovvero le polizze previdenziali) il 9% rispetto all’1,9% della rivalutazione del Tfr al netto delle tasse. Su un orizzonte di investimento di 10 anni (2014-2024) il tasso annuo composto medio netto dei rendimenti è stato del 2,2% per i fondi contrattuali, del 2,4% per i gli aperti e del 2,9% per i prodotti unit linked a fronte del 2,4% del tfr.

Ma ci sono grandi differenze tra le opzioni di investimento dei fondi pensione: quelle orientate all’azionario, asset class di lungo periodo, hanno offerto rendimenti decennali compresi tra il 4,4% e il 4,7%. Anche per quest’anno il buon andamento delle borse ha spinto i rendimenti dei fondi. I negoziali (si veda tabella in pagina), sulla base delle anticipazioni raccolte da Milano Finanza sul periodo gennaio-settembre, si attestano al 3,2% medio rispetto all’1,71% del tfr, con picchi di oltre il 10% per gli azionari come il comparto Dinamico di Telemaco (11,2%). Gli aperti (tabella in pagina) registrano nei nove mesi rendimenti medi del 3,35% (tabella in pagina) con punte anche in questo caso superiori al 10% (la migliore è la Reale Teseo Linea Azionaria di Reale Mutua con il 14,8% a nove mesi).

Nel caso di Solidarietà Veneto, il fondo dei lavoratori del Veneto, «spicca il Dinamico con un +5,23% da fine 2024», sottolinea il direttore Paolo Stefan. «È il comparto più scelto da chi aderisce a Solidarietà Veneto: uno strumento molto apprezzato dai giovani - visto che l’età media è di 34 anni - tra cui figurano molte persone a carico dei genitori». (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza