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Assalto App-bank. Oltre 7 milioni di clienti hanno scelto un’applicazione per il conto corrente, da Revolut a N26. Convengono davvero?
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Assalto App-bank. Oltre 7 milioni di clienti hanno scelto un’applicazione per il conto corrente, da Revolut a N26. Convengono davvero?

19 settembre 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 20 settembre 2025, 13:52

Ecco cosa offrono e quanto costano  i nuovi istituti solo digitali.  Le 7 offerte principali a confronto

Revolut ha annunciato di aver raggiunto 4 milioni di clienti in Italia. A meno di un anno dall’avvio dell’Iban locale e a otto anni dal lancio della sua app nel 2017, è diventata la quinta banca del Paese, la prima tra le estere. Revolut fa parte delle cosiddette challenger bank, conosciute anche come neobank, che in poco meno di dieci anni sono emerse come concorrenti nel panorama finanziario grazie ai loro servizi digitali a basso costo e facili da usare.

La crescita è stata alimentata, ricorda un report di Morningstar Dbrs, dalla domanda di clienti più giovani e tecnologicamente esperti, alla ricerca di soluzioni bancarie semplici e low cost. La pandemia di Covid-19 ha ulteriormente rafforzato la popolarità delle neobanche, poiché molti risparmiatori sono stati attratti dalla loro comodità ed efficienza rispetto ai canali degli istituti tradizionali. Ponendo la tecnologia al centro della strategia, oltre a replicare agevolmente il loro modello nei mercati esteri, sono in grado di offrire soluzioni innovative, strutture di costi snelle perché non hanno sportelli e una gamma di prodotti che si espande oltre quelli classici. «Le principali in Europa si sono evolute da startup a banche digitali più diversificate e sempre più redditizie e molte ora operano con licenze bancarie complete», osserva Morningstar Dbrs. Alcune sono orientate principalmente al banking retail come Revolut e N26. Altre, invece, si concentrano sui servizi di investimento e trading, come Trade Republic o Scalable Capital.

A fare la differenza è la licenza bancaria

«La maggior parte è riuscita ad attrarre nuovi clienti offrendo una remunerazione dei depositi più alta rispetto alle banche tradizionali, beneficiando in particolare del periodo di tassi d’interesse elevati. Inoltre, le neobanche hanno ottenuto un vantaggio competitivo introducendo prima di altri presso il grande pubblico il trading di criptovalute e offrendo prodotti d’investimento a costi inferiori rispetto alle banche tradizionali», sottolineano ancora gli analisti di Morningstar Dbrs.

Il salto di dimensioni avviene però con l’ottenimento della licenza bancaria: una volta autorizzate dalla Bce o dalle autorità nazionali possono raccogliere depositi senza restrizioni e accedere al sistema di garanzia dei correntisti che nell’Ue copre fino a 100 mila euro per banca e per depositante. Man mano che le challenger diventano banche diversificano l’offerta, entrando in settori come i prodotti di risparmio. «Inoltre, una licenza bancaria consente di offrire prestiti e mutui, aprendo la strada alla generazione di entrate da interessi attivi», spiega Morningstar Dbrs.

E via via che si espandono, sia a livello geografico, sia in termini di prodotti, avvicinandosi ai livelli di diversificazione degli operatori tradizionali, le neobank cercano anche di assumere manager provenienti da grandi banche. Ad esempio, Revolut ha appena annunciato l’ingresso di Frédéric Oudéa, ex ceo di Société Générale, come presidente per l’Europa occidentale. «Ciò dimostra l’aspirazione delle neobank a superare lo status di startup fintech, puntando a una posizione più consolidata», prosegue Morningstar Dbrs.

Il faro delle autorità di vigilanza

Detto ciò, le neobank vantano un vantaggio distintivo radicato proprio nel dna fintech. Agilità e propensione all’innovazione le pongono all’avanguardia nella trasformazione digitale, ad esempio nell’integrare soluzioni di intelligenza artificiale nei propri modelli. «Tuttavia, questa dinamicità, unita alla limitata esperienza normativa, può esporle a rischi legali maggiori, come dimostrano le multe che hanno avuto negli ultimi anni», ricorda Morningstar Dbrs.

La rapida espansione delle neobank europee ha portato difatti a un aumento della vigilanza. N26 è stata multata per 9,2 milioni di euro nel maggio 2024 dall’autorità di supervisione tedesca BaFin per ritardi nelle segnalazioni di attività sospette. Nel 2022 la Banca d’Italia ha imposto alla succursale italiana di N26 lo stop all’acquisizione di nuovi clienti; questo limite è stato revocato nel 2024 dopo il miglioramento degli standard di conformità in materia di antiriciclaggio. Revolut invece ha ricevuto una sanzione di 3,5 milioni di euro nell’aprile 2025 dal regolatore lituano per violazioni sull’antiriciclaggio nelle sue operazioni europee. Revolut ha ottenuto la licenza bancaria in Lituania, ma nei prossimi mesi sposterà le attività dell’Europa occidentale, Italia inclusa, sotto una licenza francese. Detto questo MF-Milano Finanza ha messo a confronto l’offerta delle challenger bank estere attive sul mercato italiano per capire cosa offrono e a quali costi.

Bbva

La banca spagnola ha scelto per l’Italia un modello tutto digitale che si concentra sui servizi bancari classici per privati. E a quattro anni dall’ingresso propone già un’ampia gamma, compresi prestiti, mutui, prodotti di investimento e assicurativi. Si è fatta conoscere grazie al conto corrente con remunerazione (oggi 3% annuo per sei mesi), senza commissioni. Tutto ciò le ha permesso di superare i 750 mila clienti. Non è specializzata nel trading perché non offre una piattaforma di compravendita di azioni, Etf o bond ma soltanto di fondi. Le spese di custodia e amministrazione del dossier investimenti costano massimo l’1% degli importi depositati e fino al primo gennaio 2026 sono gratis.

Degiro

È un istituto di credito, vigiliato dalla banca centale olandese. Ma di fatto Degiro si è affermato nei mercati in cui opera (Italia compresa) come broker specializzato in investimenti. Il tratto distintivo è l’ampia offerta di prodotti finanziari: oltre ai classici azioni, bond ed Etf la piattaforma prevede infatti una lunga lista di strumenti più sofisticati, che vanno dalle opzioni ai futures.

Nel tariffario del broker, disponibile nel dettaglio sul sito della società, sono indicati anche i costi da sostenere per fare short selling, cioè vendita allo scoperto di titoli. Di fatto, quindi, Degiro è una piattaforma che è riuscita a trovare il punto di intersezione tra le esigenze degli investitori di lungo periodo – da segnalare anche l’ampia sezione di educazione finanziaria presente nel sito – e quelle di persone che vogliono invece approcciarsi al più complesso mondo del trading. Non pervenuti invece i servizi bancari tradizionali: chi sceglie Degiro, in buona sostanza, lo fa per investire o fare trading, senza possibilità ulteriori.

Ing

Il gruppo olandese, almeno fino a poco tempo fa, aveva una strategia simile a quella di Bbva. Presente da oltre 20 anni in Italia, ha raggiunto popolarità agli inizi degli anni 2000 con il conto di deposito Arancio, il primo del suo genere a remunerare la liquidità in Italia. Poi l’offerta si è arricchita di prodotti di investimento, mutui e fondi. E dopo il Covid Ing ha deciso di evolvere verso il modello multi-canale con la creazione di una propria rete di consulenti finanziari.

Attualmente il conto corrente Arancio è senza spese ma non dà più un tasso sopra la media (a meno di investire almeno 20 mila euro, nel qual caso il tasso è del 3,5%), ma solo lo 0,5% (vincolo del conto di deposito Arancio). Sul fronte degli investimenti il dossier titoli non prevede costi di custodia e amministrazione e il servizio di trading permette di comprare azioni, Etf e obbligazioni sul mercato italiano (Mta, Etf Plus e Mot) al costo dello 0,19% (con un minimo di 8 euro e massimo di 18 euro) se l’operazione viene effettuata dal conto di deposito Arancio.

Se invece si utilizza il conto corrente Arancio da 1 a 15 operazioni annue si paga lo 0,19% (con un minimo di 8 euro e massimo di 18 euro), da 16 a 50 operazioni 8 euro, da 51 a 100 operazioni 7 euro, oltre le 100 operazioni 6 euro. Una simulazione condotta da Ing confronta i costi del suo servizio di investimento con la media delle banche italiane: per un portafoglio composto da un Btp con cedola semestrale, un bond societario e tre azioni italiane, ciascuno del valore di 10 mila euro, le spese di custodia e amministrazione titoli per il gruppo olandese sono zero rispetto ai 50 euro medi delle banche. Per l’acquisto e vendita di tre azioni il trading costa 108 euro in Ing contro 150 euro medi degli sportelli, e per un Btp 36 euro invece di 50 euro.

N26

Il biglietto da visita della challenger bank tedesca è tutto un programma: «Un conto corrente senza stress», si legge nella presentazione sul sito della neobanca. L’offerta di N26 in Italia è semplice: un conto corrente a costo zero e totalmente digitale, che si apre in pochi minuti e permette ai clienti un’operatività di base ma funzionale alla loro quotidianità. Il conto N26 Standard, gratuito, contempla infatti pagamenti contactless e digitali, due prelievi a costo zero al mese (poi si applica una commissione di 2 euro), pagamenti senza spese in qualsiasi valuta e assistenza clienti (non telefonica) in italiano. Con i vari upgrade di conto (Smart, Go e Metal) aumentano le funzionalità, includendo anche «fino a 10 spazi separati dal conto principale per gli obiettivi di risparmio». Assenti per ora, invece, i servizi di investimento.

Scalable Capital

Nata in un primo momento come piattaforma di robo-advisory (cioè consulenza robotizzata) e poi affermatasi come broker per gli investimenti, la fintech tedesca Scalable Capital ha fatto parlare di sé nelle ultime settimane per l’ottenimento della licenza bancaria in Germania, e il prossimo passo sarà l’Iban italiano. Vede tra i suoi azionisti di peso il colosso degli investimenti BlackRock.

La guida di Scalable Capital in Italia è stata affidata ad Alessandro Saldutti, banker ex Goldman Sachs (dove si occupava della gestione di grandi patrimoni). Forte di offerte concorrenziali, la fintech si è ritagliata uno spazio importante anche all’infuori della platea di addetti ai lavori (è peraltro proprietaria del comparatore JustEtf, punto di riferimento per l’industria degli Etf in Europa).

«La metà dei nostri clienti è under 35 ma è in crescita la quota degli over 50 che ci sceglie perché vuole tenere bassi i costi degli investimenti», racconta Saldutti. In Italia la società offre, con il pacchetto Free, fondi, azioni ed Etf al costo di 99 centesimi e piani di accumulo gratuiti. E anche un conto con tasso al 3,5% per la nuova liquidità depositata fino a fine anno (con limitazioni di importo a seconda del pacchetto).

A livello fiscale ancora non contempla il regime amministrato, che automatizza il pagamento delle imposte sugli investimenti perché è l’istituto a fare da sostituto, «ma ora che siano diventati banca stiamo avviando il processo di autorizzazione per ottenerlo», spiega Saldutti. Che aggiunge: «Per offrire una protezione maggiore del clienti allochiamo la liquidità depositata tra più banche nostre partner in modo che in ognuna di loro il depositante può ottenere la copertura dei 100 mila euro del fondo di garanzia dei correntisti in vigore nell’Ue, invece di averla da una sola». È possibile visualizzare la distribuzione del denaro del proprio conto Scalable in qualsiasi momento nella propria app.

Trade Republic

A differenza di Ing e Bbva ma come Scalable, Trade Republic è nato come broker. Il gruppo tedesco ha aperto in Italia nel 2021. È poi diventato banca nel 2023 e a gennaio di quest’anno ha ottenuto un Iban italiano lanciando un conto corrente che oggi dà il 2%, senza costi, poi a fine luglio ha nominato il nuovo country manager per l’Italia Luca Carabetta. Il trading prevede un costo fisso di 1 euro. Trade Republic ha anche introdotto il regime amministrato in Italia. Sulla piattaforma si può investire in azioni, Etf, obbligazioni, strumenti derivati e criptovalute. E nei giorni scorsi Trade Republic è entrato nel segmento del wealth management proponendo due fondi di private equity (gestiti da Apollo ed Eqt) con soglia minima di accesso di 1 euro, per la prima volta un importo così basso in Italia. «Nei prossimi mesi introdurremo sul mercato europeo altre due nuove asset class, a distanza di 30 giorni l'una dall'altra. Tra i nostri clienti, una buona parte è composta da giovani che investono per la prima volta, ciò dimostra che c'è una crescente consapevolezza finanziaria da parte delle nuove generazioni», dice Carabetta. Anche Trade Republic distribuisce i depositi liquidi tra più banche.

Revolut

In Italia Revolut resta focalizzata sul retail. La fintech britannica un anno fa ha proposto i prestiti, poi a dicembre 2024 ha lanciato il conto corrente con l’Iban italiano. A gennaio, invece, ha ampliato l’offerta per gli investitori con i pac in Etf senza commissioni sulla transazione e con il conto deposito. La serie di novità in Italia ha permesso alla fintech di superare i 4 milioni di clienti. Il conto deposito senza vincoli offre interessi fino al 2,50%.

La sua piattaforma di investimenti ha diverse opzioni di trading con oltre 5 mila asset finanziari (azioni, Etf, obbligazioni societarie e governative, materie prime, criptovalute). Nata nel 2015 come app finanziaria con un numero limitato di funzioni, in questi dieci anni Revolut è diventata una banca digitale a tutti gli effetti, con più di 60 milioni di clienti in Europa. Fuori dai piani di investimento in Etf, gli utenti standard di Revolut hanno già una transazione gratuita al mese, quelli Plus tre, quelli Premium cinque e quelli Metal e Ultra dieci, altrimenti il costo è dello 0,25% per azioni ed Etf e dello 0,12% per il piano Ultra (che costa 45 euro al mese). Presente anche un robo-advisor che elabora portafogli in Etf personalizzati al costo dello 0,75% annuo.

Le sfide delle neobank

Rimane però incerto se le neobank riusciranno davvero a rivoluzionare il settore. «Nel breve-medio termine, lo consideriamo improbabile poiché la maggior parte delle banche tradizionali europee sta attivamente modernizzando la propria offerta per trattenere o acquisire risparmiatori più giovani e tecnologicamente preparati», afferma Morningstar Dbrs.

Come ribadisce Leonardo Vassilichi, presidente e amministratore delegato di Base Digitale Group: «La rivoluzione digitale, accelerata da protagonisti come le neobanche, una app che si fa banca che di fatto rappresenta un solo punto di ingresso per i clienti, a differenza delle banche tradizionali che ne offrono diversi, quali filiali o consulenti dedicati, ha dimostrato quanto sia potente ripensare il modello di relazione e servizio». Ma, prosegue Vassilichi, «l’insegnamento di queste nuove realtà nate interamente digitali non è solo da imitare: è uno stimolo. La differenza non la fa l’app più veloce, ma la capacità di memorizzare le esperienze, conoscendo a fondo le persone e anticipando i loro bisogni. Le banche app sono indubbiamente efficienti, ma rischiano di ridurre la relazione umana a una transazione fredda e digitale». (riproduzione riservata)



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