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Le Magnifiche 7 del Nasdaq cresceranno ancora?
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Pagella ai conti delle Magnifiche 7: ecco quali mettere in portafoglio e quali evitare dopo le ultime trimestrali

31 ottobre 2025, 20:00

Le trimestrali dei colossi Usa sono il tribunale con cui la borsa ha valutato il boom di investimenti in AI. E non tutte sono uscite vincitrici

Poche volte nella storia recente la stagione dei conti delle società tecnologiche americane era così carica di aspettative, per una serie di fattori. Primo: la tornata arrivava in una fase di mercati ai massimi storici, con ben tre delle Magnifiche 7 (Nvidia, Microsoft e Apple) sopra i 4 mila miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato e Nvidia che ha superato perfino quota 5 mila miliardi.

Secondo: i conti delle big tech coincidono con una fase di valutazioni molto elevate per il mercato, tanto che vari commentatori associano la fase attuale alla bolla delle dot.com di inizio anni Duemila.

Il fattore AI

Terzo elemento significativo: le Magnifiche 7 della tecnologia Usa (inclusa Tesla) pesano oggi da sole più di un terzo dell’S&P 500. E ne sono responsabili di gran parte della performance: basti pensare che, per un investitore in euro, un Etf generalista sul principale indice americano negli ultimi sei mesi avrebbe reso il 22%. La sua versione equiponderata, che smorza il peso delle big tech in portafoglio, non sarebbe arrivata nemmeno all’11%. Più della metà del rendimento totale, di fatto, è dipesa quindi da queste grandi società tecnologiche.

Quarto e decisivo fattore: questa ondata di trimestrali è stata interpretata dal mercato come un vero e proprio tribunale per giudicare il boom di investimenti fatti per l’intelligenza artificiale. Dopo anni di promesse gli investitori iniziano a chiedere qualche ritorno in termini di fatturato e utili. E, come nel più severo dei processi, il mercato ha dato giudizi drastici sui vari modelli di sviluppo AI, nonostante conti economici che (per quasi tutti) sono stati superiori alle attese.

Insomma, più che ai conti in sé il mercato ha valutato le prospettive, le guidance e la sostenibilità dei costi. E adesso chi ha ancora fiato per correre? La pagella società per società.

Amazon 9

La metamorfosi dall’e-commerce al cloud

La società di e-commerce fondata da Jeff Bezos ha offerto al mercato la trimestrale perfetta, soddisfacendo tutte le aspettative e portandosi a casa un +11% (con tanto di massimi storici) nella seduta di borsa successiva alla pubblicazione dei conti. Il dato che più di tutti è piaciuto è quello di Aws, la divisione cloud (di fatto, il contenitore per archiviare le enormi moli di dati che servono all’intelligenza artificiale per funzionare al meglio) cresciuta del 20%, «il passo più rapido dal 2022», come ricorda Gabriel Debach, market analyst di eToro.

«Amazon sembra sempre più una società di cloud computing e intelligenza artificiale che non di e-commerce», sottolinea David Pascucci, analista di mercato del broker Xtb. «Una piattaforma globale di infrastrutture che connette consumo, dati e calcolo in un’unica architettura», gli fa eco Debach.

Per gli analisti, nonostante il rally a due cifre successivo ai conti, il titolo ha ancora fiato per crescere di un ulteriore 15%. E per il 95% degli analisti che la coprono Amazon è assolutamente da comprare. Il rischio? «L’espansione costa», aggiunge Debach. «Le spese in conto capitale da 35 miliardi sono al massimo storico e cresceranno ancora nel 2026». Inoltre il titolo non è affatto economico: tratta a un multiplo di 36 volte gli utili attesi contro il 25 dell’S&P 500.

Alphabet 8,5

La trimestrale (quasi) perfetta

Promozione piena anche per Alphabet, la casa madre di Google, accomunata ad Amazon da un fattore importante: entrambe le società hanno dimostrato di essere già in grado di monetizzare una parte dei grandi investimenti fatti in cloud e AI. Infatti anche per Alphabet il dato che più di tutti ha convinto il mercato, oltre ai 100 miliardi di ricavi (per il primo trimestre nella storia), è stato quello della divisione Cloud, che ha accelerato del 34% a 15,2 miliardi.

«Alphabet si conferma come ciò che il mercato premia di più», ricorda Debach. «Una crescita sostenibile, finanziata dal flusso di cassa, e difesa della disciplina». La holding di Google «entra di diritto nella rosa dei titoli da tenere in portafoglio sempre», evidenzia Pascucci. «È quasi sorprendente che la capitalizzazione non sia alta come quella delle prime tre che stanno stabilmente sopra i 4 mila miliardi». Secondo gli analisti, il titolo può salire ancora di oltre il 12% e per l’85% di loro è da comprare. Ciliegina sulla torta: Alphabet è, assieme a Meta, il titolo meno caro tra quelli della rosa. Prezza a 26,9 volte gli utili attesi: solo Meta (25,8) è più a buon mercato, seppur sempre nell’ambito delle alte valutazioni delle Magnifiche 7.

Microsoft 7-

E se Redmond avesse esagerato con l’AI?

I numeri di bilancio a prima vista eccezionali (e ampiamente sopra le stime) sono stati accolti dal mercato con una pesante bocciatura e più del 3% di capitalizzazione bruciata in due sedute. Il motivo? Ora gli investitori temono che la valanga di investimenti fatti dal colosso di Redmond in intelligenza artificiale, tra cui quello in OpenAi di cui ora Microsoft è primo azionista, siano difficilmente sostenibili.

«Le spese in conto capitale hanno raggiunto i 35 miliardi, un livello record, e la guidance per il 2026 prevede un ulteriore incremento per sostenere la domanda di infrastrutture AI», afferma Debach. Ma nonostante l’intensità di capitale, aggiunge, «la redditività resta straordinaria, con un margine operativo del 49% e un margine lordo del 69%, segno che l’equilibrio tra software e infrastruttura funziona». Il titolo è piuttosto caro (rapporto prezzo-utili attesi di 32,7) ma secondo gli analisti ha le carte in regola per crescere ancora del 22%. Per il 99% di loro il giudizio è di acquisto (buy).

Apple 6,5

Una garanzia, ma l’AI non è pervenuta

Menzione speciale per la Mela di Cupertino, che ancora una volta dimostra di giocare un campionato a parte rispetto alle altre big tech. Lo riassume Debach: «Nel pieno dell’ondata AI Apple sceglie un approccio prudente: costruire capacità on-device e cloud privata, ma senza la rapidità dei concorrenti». Ma intanto, senza troppi clamori, l’azienda ha chiuso il trimestre con la cifra monstre di 102,5 miliardi di dollari di ricavi, di cui 49 provenienti dalle vendite di iPhone.

«Apple non nomina l’intelligenza artificiale, parla di prodotti ma non di prospettive», ricorda Pascucci. Una scelta lungimirante o un limite narrativo? Per ora il mercato e gli analisti trattano Apple come un monolite della borsa americana che difficilmente potrà essere scalfito, anche se i tempi d’oro per i portafogli potrebbero essere finiti: il consenso non vede praticamente potenziale di rialzo rispetto ai prezzi attuali e il 34% degli analisti ha espresso sull’azione un giudizio di neutralità. Il titolo non è nemmeno troppo economico, visto che tratta a un multiplo di 33 volte gli utili attesi.

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Meta 5

Tante promesse, pochi risultati (per ora)

La trimestrale della ex Facebook di per sé è stata positiva, anche se gli utili sono stati gravati «da un onere fiscale che di fatto ha rovinato i conti, creando peraltro una dinamica tecnica preoccupante su base mensile per il titolo», sottolinea Pascucci. Ma la reazione in borsa è stata da bagno di sangue: -11% dopo la pubblicazione della trimestrale, -1% il giorno successivo.

«Le spese restano la variabile critica», secondo Debach. In particolare, «le spese in conto capitale da 70-72 miliardi nel 2025 sono da hyperscaler», cioè da fornitori di servizi cloud giganteschi. Il ceo Mark Zuckerberg, anziché giocare in difesa dopo il crollo del titolo, ha contrattaccato dichiarando che «il rischio in questo mondo è non essere abbastanza aggressivi» ma, ricorda l’analista di eToro, «il mercato inizia a chiedere una tabella di marcia chiara su monetizzazione dell’AI e ritorno degli investimenti infrastrutturali». Meta, conclude, «promette molto e genera cassa, ma la traiettoria dei costi rischia di superare quella dei ricavi». Un esempio? La divisione che sta costruendo l’avveniristico (e fin qui fallimentare) metaverso ha bruciato nel trimestre 4,4 miliardi a fronte di appena 470 milioni di fatturato. Ciononostante Meta è il più economico tra i titoli delle Magnifiche 7 e quello che per gli analisti può crescere di più, complice la caduta delle ultime sedute. Il potenziale di apprezzamento è infatti del 27,7%, con l’85% di raccomandazioni di acquisto.

Tesla 3

I fasti del passato sono un lontano ricordo

Archiviata (tra molti sospiri di sollievo per gli azionisti) l’avventura politica di Elon Musk, il titolo del costruttore di auto elettriche fa oggi i conti con un mercato molto meno compiacente che in passato. La trimestrale, seppur accompagnata da qualche dato positivo («la tenuta del flusso di cassa libero oltre 4 miliardi», cita in particolare Debach), è stata perlopiù annebbiata dalle nuove esuberanze di Musk su governance, pacchetti retributivi ed esperimenti AI.

«Sicuramente è il titolo peggiore della rosa», è il giudizio di Pascucci. «Presenta fondamentali alquanto dubbi, il fatturato negli ultimi due anni si è bloccato e il rapporto prezzo-utili è decisamente fuori scala (274 il dato prospettico, ndr)». Per gli analisti il giusto prezzo del titolo è il 14% sotto i livelli attuali e tra quelli che lo coprono è da comprare solo per il 46%.

In attesa di Nvidia

Ora il giorno da segnare in rosso sul calendario è il 19 novembre, quando Nvidia comunicherà i conti trimestrali. La prima società quotata nella storia a superare i 5 mila miliardi di capitalizzazione arriva all’appuntamento con un rapporto prezzo-utili attesi prospettico di 45,6 (il più alto della rosa, tolta Tesla) ma con «un fatturato che raddoppia ogni anno e un margine sopra il 50%, altissimo», sottolinea Pascucci.

Attenzione però: «Non si può raddoppiare il fatturato per sempre», avverte l’analista. «La società innova molto, è un riferimento nel settore AI ma la concorrenza non manca». A giudizio di Pascucci il titolo oggi «scotta, è estremo e va osservato con grande cautela». Saranno due i fattori da osservare con più attenzione, gli fa eco Debach: «Il titolo arriva ai conti con il monopolio temporaneo dell’AI, ma ora il mercato chiede il superamento – ormai le conferme non bastano – della guidance e la tenuta dei margini». A questi livelli, conclude, «la perfezione è già scontata: ma basta un segno meno perché l’oro torni metallo». (riproduzione riservata)



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