
Dalla riduzione del cuneo fiscale («è un atto di responsabilità») a un vero rilancio - non solo in campagna elettorale - del nucleare pulito («serve un mix di fonti, perché il costo dell'energia medio è di 14 euro a megawattora in Spagna e di 86 euro in Italia»). Dagli investimenti da sostenere in un orizzonte di lungo periodo («stiamo aspettando da dicembre i decreti attuativi di Industria 5.0») al capitale umano («faremo l'Its più grande d'Europa»). Poi il Sud, le infrastrutture che servono, il rilancio dei trasporti, la logistica e il turismo: sono tra i «dieci capitoli» pro-competitività che il neoletto presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha elencato ieri come pilastri dell'azione della confederazione per il prossimo quadriennio. Lo ha fatto subito dopo il disco verde dell'assemblea privata di Viale dell'Astronomia; un decalogo stilato, ha precisato l'imprenditore emiliano, dopo un'opera di ascolto degli associati sul territorio.
Ricompattato il sistema (ha incassato il 99,5% dei consensi), il successore di Carlo Bonomi è entrato subito nel vivo dell'altra grande sfida che lo attende. Ovvero ridare a Confindustria («siamo 151 mila imprenditori e rappresentiamo 5 milioni di persone») la capacità di dettare l'agenda al governo e di risolvere la crisi di rappresentanza che ha caratterizzato l'associazione nelle ultime due presidenze. Così, redditometro a parte, nel primo intervento pubblico da numero uno in carica Orsini ha toccato tutti i temi in questo momento sul tavolo di Palazzo Chigi per indirizzare l'azione dell'esecutivo. A cominciare dal Superbonus. «Sono d'accordo che venga chiuso, ma almeno facciamo finire i lavori alle imprese. E se non facciamo scontare loro il credito, non è finita», ha sottolineato il presidente, che con la sua Sistem opera proprio nell'edilizia. Sul 110% partirà subito «un tavolo di lavoro» interno a Confindustria per fare «proposte al governo».
Poi il Ponte sullo Stretto, che per Orsini non è un'infrastruttura prioritaria. «Sono d'accordo sull'infrastruttura, ma l'importante», ha detto, «è arrivare allo Stretto, facendo in modo che il Sud sia più collegato al Nord». Oltretutto il Mezzogiorno rischia di essere penalizzato dall'autonomia differenziata, in merito alla quale secondo Orsini bisogna rivedere «alcuni capitoli». Bisogna «fare dei ragionamenti che siano un po' più complicati e complessi». Su temi come energia, logistica, infrastrutture «non si può dividere il Paese».
Capitolo automotive: Orsini ha subito chiarito di non essere d'accordo sullo stop comunitario nel 2035 alle auto a benzina e diesel («bisogna salvaguardare i know how dei singoli Paesi») e si è augurato per la filiera che «Stellantis mantenga la promessa fatta di un milione di auto fatte in Italia». Ma rivolgendosi al governo ha sottolineato che non è «corretto finanziare (con incentivi, ndr) automobili prodotte fuori dall'Unione Europea».
Come anticipato da MF-Milano Finanza, Orsini presenterà all'esecutivo un «pacchetto di proposte a costo zero, investimenti per il Paese», anche perché «la Legge di Bilancio sarà complicata». I margini di azione», ha aggiunto, «sono stretti, ma si possono costruire percorsi virtuosi in grado di dare una spinta all'economia». Qualche esempio? «Un vero piano casa per i nostri dipendenti a un costo sostenibile» e che può risultare utile anche per i flussi migratori in entrata di manodopera specializzata.
Nel decalogo trovano spazio anche alcuni cavalli di battaglia di Confindustria, come «il confronto con l'Europa, la necessità di una politica comunitaria non antindustriale» e la «certezza del diritto». Infine Orsini intende introdurre un'innovazione di metodo: ogni tre mesi il presidente e la squadra dei vice aggiorneranno il sistema su quanto ottenuto rispetto agli obiettivi programmatici. «In azienda si fa così», ha concluso. La grande sfida è tornare a incidere. (riproduzione riservata)