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ORSI & TORI

di Paolo Panerai
Milano Finanza - Numero 074 pag. 4 del 15/04/2023

Intendiamoci, quella scelta di Kissinger e Nixon non fu fatta per puro e semplice spirito umanitario, visto che il paese era alla fame. Fu fatto, avendo i due leader americani il disegno della globalizzazione e quindi di trasformare la Cina nel più formidabile laboratorio di manodopera del mondo, per avere prodotti a basso costo e consentire in primo luogo alle aziende americane e agli americani di arricchirsi, mentre il livello di vita dei cinesi passava dalla fame alla sopravvivenza. Peccato che si sia evidentemente pensato che la Cina rimanesse comunque terzo mondo, mentre la scelta fondamentale del vicepresidente Deng Xiao Ping (Paese socialista che usa strumenti del capitalismo) in 50 anni abbia portato il paese a un livello di sviluppo economico e tecnologico tale da superare per molti aspetti gli Usa. Il problema è proprio qui: perché il mondo non sia distrutto da una guerra globale, occorre capire come Usa e Cina possano convivere e al limite cooperare, invece di diventare progressivamente nemici assoluti.

Il tentativo di Macron di giocare l'Europa come equilibratore, fra i due giganti, è il più serio che finora sia stato concepito. Ha quindi poco da lamentarsi il responsabile esteri della Spd, Nils Schmid, che ha dichiarato: «Noi tedeschi siamo chiaramente dalla parte degli Stati Uniti, anzi di Taiwan, quando afferma di non voler essere inghiottita dalla Cina». L'esponente del maggior partito tedesco si dimentica dei Jumbo organizzati dalla Merkel e carichi di imprenditori tedeschi per fare affari con la Cina? Senza contare che l'ex-cancelliere tedesco Gerard Schröder solo recentemente ha rinunciato alla presidenza del consiglio di sorveglianza della società petrolifera russa Rosneft.

Insomma, chi non ha flirtato dalla Germania con la Cina e la Russia scagli la prima pietra. C'è solo da sperare che anche gli Usa, che hanno letteralmente abbandonato l'Africa nelle mani dei cinesi, capiscano che la mossa di Macron è anche nel loro interesse.

* * *

È sicuramente nell'interesse dell'Italia e degli italiani il disegno di legge annunciato nei giorni scorsi dal ministro dell'economia Giancarlo Giorgetti e dal sottosegretario Federico Freni per un mercato borsistico più efficiente. L'annuncio era stato preceduto dall'importante convegno sullo sviluppo del mercato organizzato presso l'Università Bocconi e al quale oltre che a Freni hanno partecipato anche il presidente della Consob Paolo Savona, e il più alto dirigente italiano a Bruxelles, nonché ex-presidente della Consob, Mario Nava, insieme a molti altri autorevoli conoscitori dei mercati finanziari. Quel convegno è stato il segno che se il paese non si mobilita per creare un vero mercato dei capitali, l'Italia non potrà mai uscire dai pericoli in cui si trova per un indebitamento pubblico superiore al 140% del pil.

Le modifiche e innovazioni annunciate e contenute nel disegno di legge sono tutte positive e fanno seguito a una campagna personale condotta dal deputato leghista, Giulio Centemero, in primo luogo rendendo possibile gli investimenti in azioni quotate da parte delle casse di previdenza. Più varie modifiche di tipo burocratico e sostanziale, che vale la pena di elencare.

1)I termini per l'approvazione del prospetto di ammissione decorrono dalla data di presentazione della bozza di prospetto come previsto dalla disciplina europea in materia. Viene alleggerito anche il regime di responsabilità del collocatore, fissando le regole che la delimitano.

2) Passano da 3 a 10 i voti che possono essere attribuiti a ciascuna azione (voto plurimo).

3) È prevista la possibilità di tenere stabilmente le assemblee attraverso il rappresentante designato, misura adottata in tempi di Covid e che era stata già prorogata per il 2023.

4) Viene abolito l'obbligo gravante sui soggetti che detengono azioni in misura almeno pari al 10% del capitale sociale, nonché su ogni altro soggetto che controlla l'emittente quotato, di comunicare alla Consob le operazioni effettuate anche per interposta persona.

5) Per consentire a una platea più ampia di società di «accedere a una disciplina maggiormente proporzionata», viene modificata ed estesa la definizione della categoria di Pmi per cui il capitale massimo passa da 500 milioni a 1 miliardo di euro.

6) È prevista anche la dematerializzazione delle quote di Pmi, che potranno «esistere in forma scritturale» come previsto dal Tuf, in modo da ridurre i costi e gli oneri amministrativi legati all'emissione e al trasferimento delle quote.

7) In termini più tecnici gli enti previdenziali privati e privatizzati ottengono la qualifica di controparti qualificate ai fini della prestazione dei servizi di investimento. Si amplia così la categoria degli investitori professionali, in modo da favorire il flusso di investimenti verso i mercati dei capitali.

8) Per un periodo sperimentale di 3 anni (fino al 30 aprile 2025), vengono fissati quorum agevolati per l'approvazione di aumenti di capitale: a condizione che sia rappresentata almeno la metà del capitale sociale, non si applica la maggioranza rafforzata del voto favorevole di almeno 2/3 del capitale rappresentato in assemblea.

9) È possibile derogare al regime ordinario di esclusione del diritto di opzione in sede di aumento di capitale.

10) La Consob non avrà più la possibilità di richiedere l'aumento della soglia di flottante nelle ipotesi in cui un soggetto detenga una quota superiore al 90%.

In termini tecnici e in parte anche sostanziali sono un forte passo avanti se il disegno di legge sarà approvato, magari con altri miglioramenti. Ma non basta. Ci vuole altro per creare in Italia un vero mercato dei capitali, una borsa con un numero di società almeno pari a quello di borse come a Parigi, anzi di più visto il numero di pmi e la quantità di risparmio che dorme sui conti correnti. Va usata in maniera pesante la leva fiscale sia per le società che si quotano che per chi sottoscrive le azioni. Va ripetuto, ma moltiplicato per 10 quello che fu fatto al momento in cui lo stato doveva privatizzare banche e società.

Se non si sceglierà la cura d'urto, sviluppando attraverso il mercato il prodotto interno lordo, le entrate fiscali, la cultura degli investimenti che creano posti di lavoro, prima o poi il capestro del debito pubblico cadrà sulla testa del paese. I tedeschi hanno già ripreso in seno alla Ue a predicare che il debito dell'Italia è insostenibile. E la riforma del Mes (Meccanismo europeo di stabilità) metterà l'Italia con le spalle al muro. (riproduzione riservata)

Paolo Panerai



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