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Milano Finanza - Numero 224 pag. 1 del 12/11/2022

Si può scrivere in Orsi&Tori della perdita di un Figlio?

Scrissi di mio Padre quando morì, perché nella morte c'è tutto, anche economia e finanza. Chiedendo scusa ai lettori, scriverò quindi della morte di Luca, mio figlio, consigliere d'amministrazione e vicedirettore del magazine Class.

Possono un padre e un figlio condividere la direzione di un giornale o di un altro media? Non è facile, perché il prodotto di un media, non di pure notizie ma di analisi, di idee, di interviste, impone una dialettica fra chi vi lavora. E fra padre e figlio non sempre le scelte sono le stesse. Ma non è un problema raro anche nelle aziende di tutti gli altri settori. Per essere produttivi, occorre che padre e figlio accettino la fase dialettica come ordinaria e molto utile.

Io ho studiato giurisprudenza con il professor Victor Uckmar; Luca filosofia prima a Milano con Giulio Giorello, titolare della cattedra di Filosofia della scienza, laureandosi poi con il massimo dei voti a Siena con il professor Alberto Olivetti, ordinario di estetica. Il diritto, l'economia e la finanza io, l'estetica Luca. Due mondi lontani anni luce. E infatti le discussioni sono state all'ordine del giorno. Alla fine ho accettato io l'idea, apparentemente temeraria di Luca: scrivere articoli senza virgole e punti. Class, diventato «il magazine del futuro che esiste», ha articoli scritti senza virgole e punti, ma con una tecnica che determinando il ritmo delle parole e l'interruzione delle righe ha efficacia superiore ai testi con punteggiatura.

È come se in un'industria manifatturiera, una delle centinaia di migliaia di pmi, dove molto spesso i figli lavorano accanto al padre fondatore, uno dei figli introducesse un nuovo processo di produzione. Non è raro che all'inizio il padre si opponga. Ma la forza di qualsiasi azienda è rinnovarsi in continuazione, specialmente nell'era del digitale. E chi meglio di un figlio più giovane di una trentina d'anni del padre, può contribuire in maniera decisiva all'innovazione? Non è un passaggio facile, specialmente per quegli imprenditori affermatisi prima del boom del digitale. Ma il segreto delle aziende vincenti è sempre la capacità dei padri e dei figli di trovare alla fine, magari con discussioni anche profonde, una sintesi e una decisione comune.

Luca, insieme al suo miglior amico e compagno di scuola Marco Alverà, portò agli inizi del secolo in Class una partecipazione in Netesi, una start up fornitrice di servizi e prodotti a banda larga adsl, dal web hosting al VoIP. Marco lavorava a Goldman Sachs e Luca nella sede inglese di Global Finance, la casa editrice americana di Class editori. Netesi fu venduta a Telecom e Class editori cedendo la sua partecipazione fece un ottimo profitto, ma soprattutto accelerò il processo di digitalizzazione. Marco Alverà si era laureato alla London School of Economics, quindi un finanziere e un filosofo che condividono insieme una società tecnologica. Su quello slancio determinato dal successo di Netesi, Marco andò a fare l'assistente di Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni per poi diventare capo Eni in Russia, e quindi amministratore delegato di Snam, con la consacrazione di profeta dell'idrogeno e ora ad e socio di Tree energy solution (Tes), leader in Germania proprio nell'idrogeno.

Luca ha fondato Radio Classica, che gli ha permesso di valorizzare la sua passione per la tromba e il pianoforte; quindi, la grande avventura della Radio Satellitare con gli americani.

Non è passata settimana che Luca e Marco non si siano sentiti a telefono almeno per un'ora. E' successo anche tre giorni prima che il cuore tradisse Luca, per quella «pervietà fora e ovale congenita», in pratica un foro che si crea quando ancora nella placenta le due parti del cuore si uniscono. Doveva operarlo prossimamente il professor Antonio Bartorelli, l'emodinamista più stimato in Europa…

Ecco, il caso di Luca e Marco, compagni di banco al liceo, è un ottimo esempio per le pmi, perché i figli possano portare in azienda compagni e amici che hanno fatto esperienze internazionali, specialmente nel campo tecnologico.

Ma poi Luca, che non si offenderà se ricordo la sua voglia di cambiare anche rapidamente, è approdato alla sua seconda passione, l'equitazione. Così è diventato imprenditore in proprio con il primo canale televisivo interamente dedicato ai cavalli, Class Horse Tv. E con i cavalli ha condiviso anche la casa, a Zerbolò in provincia di Pavia, per ritornare in Class editori appunto come innovatore del magazine Class. Il processo di rinnovamento non era ancora concluso quando il cuore lo ha tradito.

Sarei un ipocrita se non ricordassi che sia pure con questi risultati raggiunti, le discussioni analitiche con i figli sono più impegnative che con semplici manager, anche se bravissimi. Gioca sempre quel rapporto fra padre e figlio, che dura dalla nascita e che ha poi nel padre il capo azienda. Una fatica non indifferente, ma anche una grande soddisfazione quando le scelte battagliate danno buoni risultati. Sicuramente l'esperienza è utilissima per chi punta a passare la mano al figlio. Non era necessariamente il mio programma, essendo Class editori quotata in borsa; quindi, tenuta a una governance dove la parentela non deve contare. E forse anche a Luca piacevano più i prodotti e le sfide sui prodotti piuttosto che la gestione complessiva dell'azienda. Ma in ogni caso non c'è stato il tempo per verificarlo.

In ricordo di Luca e della sua voglia di innovare anche il linguaggio, la «Associazione Class editori per l'informazione libera e indipendente» lancerà il Premio per «L'innovatore del linguaggio dei media» con anche una Borsa di studio per giovani e innovativi aspiranti giornalisti.

Credo che l'esempio di padre e figlio in azienda a Class editori possa essere di aiuto a molti padri e figli che abbondano nelle piccole e medie aziende italiane. E specialmente in questa fase in cui il contributo delle generazioni digitali può essere fondamentale per qualsiasi azienda che non voglia perdere terreno, ma anzi voglia guadagnarne.

Ciao Luca. Non sai quanto e da quanti sei rimpianto. Quanto la tua repentina dipartita abbia colpito, anche lassù in alto, la persona che più ha fatto bene all'Italia negli ultimi 50 anni. Ma per favore, non cercare di convincere anche gli Angeli a cancellare la punteggiatura.

* * *

Com'è il primo passo normativo economico del governo Meloni ?

A spiegare con sicurezza i provvedimenti varati giovedì 10 è stato il sottosegretario all'attuazione del programma, Giovanbattista Fazzolari in una serrata intervista a più voci in Porta a Porta di Bruno Vespa. Si sapeva che Fazzolari aveva idee chiare e determinazione assoluta. Al di là delle decisioni

sui Superbonus, il caro bollette, la grinta uscita fuori sul contante elevato a 5 mila euro. Anche a Vespa che lo incalzava, Fazzolari ha fatto, con educazione, una replica dura. In poche parole, nella sua visione, dare la possibilità di spendere in contanti almeno 5 mila euro, senza passaggi bancari registrati o carte di credito rivelatrici, è un segno di difesa della privacy, di rispetto della libertà di spendere senza che vengano a saperlo bancari o operatori dei pagamenti on line.

Una osservazione che ha un fondamento come mi ricordava, tanti anni fa, Giovanni Svetlich, uno dei maggiori operatori di Borsa, soprannominato sveltich per la sua prontezza. Prima di approdare alla Borsa di Milano, Svetlich era stato impiegato della Banca Toscana e appunto mi raccontava che l'esame degli assegni emessi dai correntisti era un'occasione quasi di gioco fra i colleghi per scoprire se quella spesa dal gioielliere era per la moglie o l'amante, tanto per esemplificare. È vero quindi, come sostiene Fazzolari, che le spese fatte non in contanti sono informazioni che violano la privacy. Ma forse che la civiltà digitale garantisce in ogni caso la privacy? Anche senza far parlare un grande giurista, quando è in ballo la correttezza fiscale, quindi l'interesse di tutti i cittadini e quindi dello stato, anche se ci fosse violazione della privacy il male sarebbe minore che usare il contante per non pagare le tasse. Del resto, in Italia, l'evasione è record anche perché il lassismo del passato ha creato uno zoccolo duro di evasione, basato sull'enorme libertà nell'uso del contante.

Confermando il buon senso che lo anima, Fazzolari ha concluso che se il contante fino a 5 mila euro generasse una nuova, forte corrente di evasione, si potrebbe comunque ridurre a un plafond più basso, mettiamo i 3 mila euro che era stato ventilato dopo la sparata propagandista di addirittura 10 mila contenuta nel primo testo del decreto. Bisogna anche tenere conto che il maggior sostenitore dei 10 mila era la Lega e che quindi, 5 mila, la metà, è una mediazione.

Fazzolari è stato incisivo anche sui bonus e soprattutto sui superbonus, quando ha spiegato bene le decisioni sulle cosiddette villette, cioè le strutture unifamiliari. Le norme precedenti facevano cadere il superbonus per le villette dopo il 31 dicembre, mentre il superbonus per i condomini era valido sino alla fine del 2023. Riducendo il superbonus a partire dal 1° gennaio '23 al 90%, si sono creati i risparmi per l'estensione dell'agevolazione anche per le villette. Con un'aggiunta: l'ottenimento o meno per le villette del bonus dipende dal reddito del titolare (non più di 15.000 euro) ma anche da quello del resto della famiglia.

Il governo Draghi aveva già introdotto criteri di maggiore equità, ma essendo fino alla fine componente della maggioranza i 5Stelle ispiratori della stagione dei superbonus, non aveva potuto essere così equo come potrà essere la nuova versione.

Ma il principio di equità sociale più spiccato è stato annunciato per il reddito di cittadinanza: «Ha diritto di ricevere il reddito di cittadinanza chi non può lavorare perché ha handicap che glielo impediscono. Non chi è in condizione fisica di lavorare. A loro lo stato dedicherà ogni attenzione perché trovino un lavoro, favorendo come governo lo sviluppo delle attività economiche».

Se il governo Meloni riuscirà a rendere operativi questi principi, la sua partenza sarà buona, indipendentemente dalle scelte poco sociali per quanto riguarda gli immigrati. In un dibattito televisivo, ormai surroga del Parlamento, sono stati esaminati i dati complessivi dell'immigrazione nei vari paesi della Ue. La conclusione in base a questi numeri è che in realtà l'Italia è una piattaforma per lo sbarco, ma poi la maggior parte dei migrati punta sul centro e il nord.

Sia come sia, l'Italia, come ha indicato con fermezza Papa Francesco, ha bisogno di aiuto dall'Europa. Ma è su questo punto che nasce il problema poiché il “tutto bene” del primo viaggio del presidente Giorgia Meloni a Bruxelles, ora si è tradotto in un conflitto anche ideologico con la Francia, cioè con l'unico paese della Ue con cui, grazie al lavoro di Mario Draghi e del presidente Sergio Mattarella, è stato firmato un importante trattato di cooperazione.

Quindi bene la solidità di Fazzolari, come responsabile di attuazione del programma, ma se viene esasperato il concetto espresso da Meloni, secondo cui l'Italia farà tout court prevalere gli interessi e i diritti italiani su quelli europei, il paese corre un rischio gravissimo: la Germania sta richiedendo il ritorno in vigore, dopo la sospensione Covid, del patto di stabilità. Se alla Germania si aggiungesse la Francia, il grande debito italiano, il più grande d'Europa, diventerà una bomba innescata sul futuro economico dell'Italia. È necessario che il presidente Meloni sappia recuperare fluidità e fiducia nel rapporto con la Francia. (riproduzione riservata)

Paolo Panerai



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