skin track

Orsi & Tori Leggi dopo

ORSI&TORI

Milano Finanza - Numero 203 pag. 1 del 15/10/2022

Il XX congresso del Partito comunista cinese (apertura domenica 16) segnerà, come non era mai successo prima, i destini del mondo.

La rielezione, per la terza volta, di Xi Jinping a segretario del Pcc nonché presidente della seconda potenza mondiale è pressoché scontata. Ed è possibile perché Xi, introducendo il suo pensiero nella Costituzione cinese, come avevano fatto Mao Tse Tung (che l'aveva creata) e Deng Xiaoping che l'aveva adeguata a un paese socialista ma con strumenti capitalistici, ha abolito il limite dei due mandati, classica forma delle democrazie occidentali.

Perché lo ha fatto, attirandosi le critiche non solo dei paesi occidentali? Certamente per un motivo di potere ma anche per far sì che la Cina abbia il grande vantaggio di poter pianificare, con le stesse idee, per la durata di 15 anni, mentre gli Usa hanno alternanze ai vertici di soli quattro anni, con ribaltoni drammatici per la pianificazione e lo sviluppo, come è avvenuto con Donald Trump. L'America ha avuto il suo momento migliore quando dall'elezione di Bill Clinton e fino a Barak Obama, due presidenti democratici e uno repubblicano hanno governato ciascuno per 8 anni. La continuità di governo di un paese, in un'era come quella attuale in cui la velocità dell'evoluzione tecnologica

non ha precedenti nella storia, è un fattore determinante per vincere. E non vi è dubbio che il presidente Xi voglia la Cina vincente rispetto a tutti gli altri paesi e in particolare nei confronti degli Usa.

Ma ciò che deve e in effetti preoccupa il mondo occidentale e in particolare gli Usa, è la scelta del presidente Xi, dopo che il suo paese ha tratto vantaggi più di ogni altro da un ordine internazionale aperto, che ora voglia rimodellarlo, puntando sull'autosufficienza tecnologica. Non solo, ma la Cina nel frattempo è diventata il più grande partner di ben 120 paesi del mondo. E la capacità tecnologica interna ha fatto sì che per lungo tempo fino a pochi mesi fa è stata il produttore principale di smartphone e di prodotti di base per gli antibiotici.

In tal senso, la Cina è stata uno dei pilastri della globalizzazione che per molti anni ha consentito alle aziende del mondo occidentale di produrre a basso costo e di avere, nella stessa Cina, un mercato interno in continua crescita.

Oggi, in ogni consesso internazionale si parla di multilateralismo e non più di globalizzazione. È successo che da quando il presidente Bill Clinton autorizzò l'ingresso della Cina nell'organizzazione mondiale del commercio (Wto), la Cina è stata, per naturale convenienza, il maggior difensore delle regole dello stesso Wto, proprio perché ciò gli ha permesso appunto di diventare leader di export in 120 paesi.

Il mondo occidentale riteneva che con la crescita economica e quindi con un miglioramento di vita dei suoi cittadini, si sarebbe realizzata una sorta di convergenza ideologica con le democrazie occidentali, perché una classe media emergente avrebbe generato una spinta verso modelli con diritti individuali classici.

Chi la pensava così, non teneva conto che passando da un impero durissimo al puro comunismo, non sarebbero bastati 70 anni per modificare il modello creato nel tempo da Mao, da Deng Xiaoping e da 10 anni da Xi Jinping. Un modello di paese unico ma potentissimo.

Per decenni i capi delle aziende internazionali hanno visto nella Cina soprattutto una grandissima opportunità di mercato, mentre i capi del mondo occidentale e soprattutto quelli degli Stati Uniti hanno cominciato a temere lo sviluppo e quindi la potenza via via raggiunta dalla Cina. Un colpo micidiale alla collaborazione e convivenza in un sistema globale lo ha dato il presidente Donald Trump, il quale, nel suo primo giorno in carica, ha cancellato il Tpp (Partenariato trans pacifico) formato da 23 paesi per regolamentare gli investimenti regionali nell'area del Pacifico. Un grande regalo alla Cina, che invece un anno fa ha chiesto di poter aderire al Cptpp, accordo globale e progressivo per il partenariato transpacifico, di fatto un patto commerciale fra 11 paesi: Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam. E poiché neppure l'avvento del presidente democratico Joe Biden ha modificato il trend segnato da Trump, per la Cina è diventata un'occasione straordinaria di possibile leadership commerciale in questi 11 paesi.

A tutto ciò hanno fatto seguito una serie di iniziative contro lo sviluppo delle relazioni e della possibile omogenizzazione delle economie. Per esempio, le limitazioni alla quotazione di aziende cinesi alla borsa di Wall Street, per volontà sia americana che cinese. Quella che sembrava, per così dire, una occidentalizzazione della Cina si è interrotta e tutto ciò ha avuto il suo culmine nella proibizione all'ingresso della tecnologia 5G di Huawei in Usa e contemporaneamente in vari paesi europei. Nel mondo occidentale è emersa la consapevolezza che in termini di tecnologia, per esempio nel calcolo quantistico, la Cina è leader mondiale, prova ne sia che mentre per aumentare la propria capacità di calcolo gli Usa hanno usato la via delle basse temperature senza raggiungere il livello che si erano proposti e che era pari a una valore di 60, fermandosi a 52-53, la Cina ha scelto la tecnologia cosiddetta ottica ed è arrivata molto vicina a 60.

Ma il punto che separa i due mondi è l'organizzazione del mercato, che viene presupposto libero in occidente, mentre in Cina è sotto il controllo politico anche per la sicurezza nazionale. Di fatto, come del resto aveva codificato Deng Xiaoping, in Cina lo stato ha un doppio ruolo: regolatore e imprenditore, ma, idea rilevantissima, con strumenti capitalistici come la borsa, le strutture societarie a holding, la possibilità di investimenti personali; insomma, da quattro lati un paese capitalistico.

Ma l'elezione a presidente di Xi, dopo alcuni leader che sono seguiti a Deng con alcune problematiche di scandali, ha sottolineato che la Cina rimane un paese in cui partito (unico) e stato governano direttamente l'economia. In occidente gli standard sono una forma di autoregolamentazione del settore privato; in Cina, lo stato è la guida. E la scelta del presidente Xi, per espandere l'influenza della Cina nel mondo, oltre alla prosecuzione di un ruolo primario in Africa con l'acquisizione di terre rare e miniere, è stata la fondazione della Silk Road (o Belt and Road Initiative), la Via della seta, sì da arrivare a congiungere la Cina stessa all'Africa attraversando e segnando il rapporto con molti degli stati esistenti sul percorso disegnato.

Il fatto rilevante per il mondo occidentale è che la Cina è un paese sempre più innovativo, non solo nel calcolo quantistico, nel 5G, e nell'uso ordinario del digitale da parte dei cittadini. I sistemi di riconoscimento

facciale sono già alla terza o quarta generazione e anche nella comunicazione e nella promozione commerciale consentono performance sorprendenti. Nel quartiere che ospitò le Olimpiadi a Pechino, nei bagni gli specchi contengono un rilevatore della presenza nelle tasche della persona di un cellulare e in base alla codificazione delle abitudini del titolare, sullo specchio partono filmati su prodotti o tematiche di interesse della persona.

Naturalmente, il risvolto può essere di avere un controllo molto stretto sui cittadini (e ciò viene regolarmente sottolineato dal mondo occidentale). Ma la Cina è anche l'unico paese che comprendendo il pericolo dell'abuso dei device, specialmente da parte dei bambini, per impedire dipendenze pericolose, ha fissato per legge il tempo massimo in cui cellulari o tablet posso essere usati in ogni settimana.

A complicare la fine delle relazioni fluide fra occidente e Cina, ci si è messa la guerra scatenata da Vladimir Putin contro la Ucraina. La Cina ne ha tratto immediato vantaggio, avendo bisogno di risorse energetiche che ha potuto acquistare dalla Russia a condizioni di favore. Ma chi ipotizzava un appoggio incondizionato di Xi Jinping a Putin, si è sbagliato. Opportunismo derivante dalle sanzioni alla Russia, come già era successo quando Obama pose le prime nel 2014, e Mosca lanciò con la Cina vari progetti, soprattutto per stabilire che il pagamento degli scambi commerciali non sarebbe più avvenuto in dollari ma nelle rispettive valute.

Del resto, come già i miei tre lettori sanno, fra Cina e Unione Sovietica i rapporti sono stati a lungo pessimi, al punto che Deng, nella storica intervista a Oriana Fallaci, definì Nikita Krusciov un vero criminale.

Quindi, le apparenti buone relazioni attuali fra Russia e Cina sono di puro, temporaneo opportunismo.

Piuttosto, un innalzamento della temperatura nei rapporti fra Cina e Stati Uniti è avvenuto, più ancora che per la dimostrazione muscolare reciproca su Taiwan, a causa del forte rialzo del dollaro e dell'inflazione alle stelle che vanifica buona parte degli investimenti del governo cinese in titoli di stato americani. Anche perché le autorità monetarie americane hanno fatto una questione di principio assoluto non consentire alla Cina di accedere al sistema finanziario del loro paese. Anche per questo, dopo che la People's bank of China ha realizzato un sistema dei pagamenti interbancario autonomo, vista la negazione a usare il sistema Swift, la stessa banca centrale di Pechino sta lavorando alla messa a punto dello yuan digitale, pensato anche per ridurre eventuali sanzioni.

Sta di fatto che nei due anni del Covid, 2019-2021, si è fortemente accentuato il primato della Cina nella produzione di manufatti e prodotti tecnologici. Ma per questi ultimi la sensibilità politica ha una forte influenza e quindi cloud computing o i dispositivi medici abilitati a internet sono difficilmente negoziabili senza una reciproca fiducia, che ogni giorno diminuisce. Si arrivati al punto che le Tesla a guida autonoma, che sembravano avere un mercato enorme in Cina, vengono rifiutate e bandite da siti governativi e militari perché piene di sensori e telecamere.

C'è poi la questione dei prodotti provenienti dal lavoro nello stato di Xinjiang, la regione dove il controllo verso gli abitanti è in assoluto il più duro. E gli Usa che cosa hanno deciso e che cosa sta per decidere la Ue? Una legge che tenga conto della sostenibilità aziendale, cioè la verifica che i prodotti che vengono da quella regione abbiano avuto un costo del lavoro adeguato, quindi non da lavori forzati. Ovviamente la Cina considera tali iniziative una violazione della propria sovranità nazionale.

La lista delle problematiche crescenti fra mondo occidentale e Cina potrebbe continuare a lungo, incentivato specialmente dagli Usa, che sente di aver perso il primato. E per questo è praticamente seppellita la globalizzazione, che per oltre 40 anni ha consentito uno sviluppo come mai si era visto a occidente e oriente, facendo diventare la Cina il mercato più ambito, perché il più grande e in più forte sviluppo.

Ora si deve parlare di deglobalizzazione. Ma potrebbe anche accadere, se Xi Jinping deciderà di non guardare essenzialmente all'interno della Cina, che la stessa Cina ritenti una globalizzazione diversa, probabilmente molto diversa da quella che aveva preso avvio dopo la Seconda guerra mondiale.

A fare le spese di un mondo profondamente diviso sarebbero sempre di più i paesi più poveri, con i pericoli e le tentazioni che ciò può comportare.

C'è pertanto da sperare che gli Usa ritrovino una loro linea sicuramente democratica, recuperando tutti i valori umani, sociali e politici che li hanno fatti essere i leader del mondo, anche se non lo saranno più sul piano economico, e dall'altra parte che Xi Jinping, riconquistato un altro quinquennio di potere amplissimo, possa essere il miglior timoniere possibile per una convivenza fra i due mondi, che da sola può consentire al mondo di progredire non soltanto nella tecnologia ma nella convivenza pacifica. E in realtà non lo esclude Tu Xinquan, del China institute for Wto studies dell'Università international business and economics di Pechino. Il professore cinese pensa a una nuova globalizzazione guidata dalla Cina, in cui la convivenza fra multinazionali occidentali e un modello economico ibrido come quello cinese, possano coesistere. Nei primi mesi del terzo mandato del presidente Xi, forse potremo capirne di più. (riproduzione riservata)

Paolo Panerai



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza