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ORSI&TORI

Milano Finanza - Numero 163 pag. 1 del 20/08/2022

In questo momento il mondo teme l'unione fra la Russia e la Cina. E teme che la guerra in Ucraina possa degenerare. Ma storicamente, come si può leggere nel testo che segue, per secoli Cina e Russia sono stati nemici, come quasi tutti i paesi con migliaia di chilometri di confini. È vero: già le sanzioni del 2014 poste alla Russia dal presidente Barack Obama ebbero l'effetto di creare una forte collaborazione fra Russia e Cina, fino al punto di decidere che gli interscambi sarebbero avvenuti nelle rispettive valute, declassando il dollaro a non essere più la valuta degli scambi internazionali almeno fra loro. Ora la Russia è in guerra con l'Ucraina, avendola invasa, ma in realtà è un po' in guerra con tutto il mondo occidentale, salvo pochi distinguo.

Ora è Russia e non più Unione Sovietica. Il mondo negli ultimi 40 anni è profondamente cambiato, ma nel testo che segue ci sono valori, informazioni e avvertimenti su una possibile guerra mondiale, che rischiano di essere di attualità oggi. Avendo vissuto direttamente il testo che segue, mi permetto di pubblicarne una parte che conserva appunto, come sempre la storia, molti valori e avvertimenti di grande attualità. Il testo è tratto dalla famosa intervista, di fine agosto 1980, a Deng Xiao Ping, che collaborai a organizzare per Oriana Fallaci dopo

che un anno e mezzo prima avevo incontrato e conosciuto, grazie all'allora ministro Rinaldo Ossola, il Vice Presidente e fondatore della Nuova Cina. Le domande di Oriana e le risposte di Deng su una possibile terza guerra mondiale sono quasi profetiche, sia pure in uno scenario completamente diverso.

Parto dal punto in cui Oriana Fallaci, dopo aver criticato Stalin per i numerosi eccidi, mentre Deng lo difende come creatore del comunismo e fondamentale vincitore sul nazismo di Adolf Hitler, pone la domanda secca al più importante cinese della storia:

E Krusciov?

Risponde Deng: Krusciov?!? Che ha fatto di buono Krusciov?!?

Ha denunciato Stalin.

E questa le sembra una cosa buona?!?

Non buona, santa. Perbacco, ha ammazzato più gente Stalin che tutta la Rivoluzione culturale messa insieme.

Di questo non sono affatto sicuro. Affatto. E comunque si tratta di un paragone impossibile a farsi.

Insomma, in ogni senso lei preferisce Stalin a Krusciov.

Ma se le ripeto che noi cinesi non faremo mai al presidente Mao quel che Krusciov ha fatto a Stalin!

E se io le rispondessi che in Occidente la chiamano il Krusciov cinese?

(Ride). Senta, in Occidente possono chiamarmi come vogliono ma io Krusciov lo conoscevo bene, per dieci anni ebbi personalmente a che fare con lui, e le assicuro che paragonarmi a Krusciov è una bestialità. Krusciov ha fatto solo del male a noi cinesi, Stalin invece ha fatto anche qualcosa di buono per noi. Dopo la fondazione della Repubblica popolare ci aiutò a costruire tutti i complessi industriali che da allora stanno alla base dell'economia cinese. Non ci aiutò gratis, d'accordo, dovemmo pagare: però ci aiutò. E quando Krusciov andò al potere, tutto cambiò. Krusciov strappò tutti gli accordi fatti tra la Cina e l'Unione Sovietica, tutti i contratti firmati al tempo di Stalin.

Centinaia di contratti. Oh, questa discussione fra noi è impossibile. Parte da premesse troppo diverse.

Facciamo così: lei tiene il suo punto di vista, io mi tengo il mio, e di Krusciov non parliamo più.

Bene, così si parla dell'eurocomunismo e di Berlinguer. Signor Deng, so che in passato lei era assai scettico sull'eurocomunismo e sui comunisti italiani. Diceva, ad esempio, che qualsiasi partecipazione dei comunisti italiani al governo, anche un governo di coalizione, avrebbe favorito l'Unione Sovietica. Lo pensa anche dopo la recente visita in Cina di Berlinguer?

Abbiamo cambiato opinione sui comunisti italiani. E abbia mo fatto questo anche in coerenza al Pensiero di Mao Tse-tung che dice: «In ogni paese il Partito comunista deve combinare i principi del marxismo-leninismo con le condizioni pratiche nelle quali viene a trovarsi; non v'è altro modo per imboccare la strada giusta». In altre parole, noi pensiamo che nessun partito comunista debba copiare l'esperienza rivoluzionaria di un altro partito comunista, anche se quest'ultimo ha fatto la Rivoluzione cinese o la Rivoluzione d'Ottobre. Quanto alla domanda specifica che lei mi ha posto, le dirò: me la pose anche il compagno Berlinguer durante la sua visita. E io gli risposi che spettava ai comunisti italiani giudicare secondo le loro esperienze.

Nella mia intervista a Berlinguer, poco più di un mese fa, sostenevo che i comunisti italiani, come tutti i comunisti europei, del resto, non sono ancora riusciti a tagliare il cordone ombelicale che li lega a Mosca. Ne conviene o no?

Guardi, i motivi per cui abbiamo ristabilito i rapporti con il PCI sono che il PCI ha un pensiero indipendente. Però ciò non significa che noi approviamo tutte le opinioni dei comunisti italiani. Non pretendiamo nemmeno che essi approvino le nostre, intendiamoci, ma... Beh, diciamo che su un punto ci trovammo d'accordo noi e i comunisti italiani: in passato il PCI esprimeva sul PCC un giudizio inesatto e il PCC faceva altrettanto col PCI.

Non mi sembra un gran che. E mi sembra di poter dedurre che il reciproco disaccordo sui rapporti del PCI con l'Unione Sovietica sia rimasto irrisolto. Infatti non ci fu il comunicato congiunto che molti aspettavano dopo la visita di Berlinguer. Ma secondo lei, qual è il motivo che impedisce ai comunisti italiani di staccarsi definitivamente dall'Unione Sovietica?

In parte si tratta di fattori storici, in parte... Guardi, non è corretto che io esprima giudizi azzardati sugli altri, posso commentare soltanto argomenti specifici. Per esempio, se mi chiede dell'Afghanistan, le rispondo: è molto consolante che i comunisti italiani abbiano condannato l'invasione dell'Afghanistan da parte dell'Unione Sovietica, ed è proprio deplorevole che i comunisti francesi l'abbiano invece giustificata. Ma sa: i partiti comunisti europei sono tal-mente diversi fra loro… Infatti coi comunisti italiani abbiamo ristabilito i rapporti e coi comunisti francesi non li abbiamo ristabiliti per niente. Né vedo alcun segno di interesse, da parte loro, per ristabilirli.

Ecco una risposta convincente, signor Deng. Ed è a questo punto che affronto un argomento chiave su cui sono venuta a intervistarla: la guerra mondiale. O meglio, ciò che voi cinesi definite l'inevitabilità della guerra mondiale.

La guerra è inevitabile perché esistono le superpotenze e perché esiste l'imperialismo. E non siamo i soli a pensarla così: in ogni parte del mondo, oggi, molti sono convinti che la guerra scoppierà negli anni Ottanta. I prossimi dieci anni sono molto, molto pericolosi. Sono terrorizzanti. Non dovremmo mai dimenticarlo perché solo in questo modo possiamo impedire che la guerra scoppi subito o presto, solo in questo modo possiamo posticiparla. Ma non con le chiacchiere sulla pace e sulla distensione. È dalla fine della Seconda guerra mondiale che gli occidentali parlano di pace, di distensione. L'Unione Sovietica anche. Ma dov'è la pace, dov'è la distensione? Di anno in anno, se non di giorno in giorno, aumentano i punti caldi, i fattori che condurranno alla Terza guerra mondiale, e quelli parlano di distensione, di pace.

Il fatto è che i più non lo capiscono, non vogliono capirlo. O non ci credono, non vogliono crederci. Soprattutto in Europa.

Si illudono che la guerra possa essere evitata. E così chiudono gli occhi, ogni volta inghiottono il rospo. È uno degli elementi che condurranno alla guerra: questa cecità, questa remissività, questa arrendevolezza. Prima della Seconda guerra mondiale, tutto ciò divenne celebre con una parola: appeasement (pacificazione). La usavano Chamberlain e Daladier per spiegare il loro atteggiamento passivo nei riguardi di Hitler che si stava mangiando l'Europa orientale. Oggi alcuni paesi europei, come altri paesi del resto, si comportano esattamente come alla fine degli anni Trenta si comportavano Chamberlain e Daladier. Ma cosa ne ricavarono Chamberlain e Daladier? A cosa servì il loro appeasement? La Seconda guerra mondiale scoppiò proprio perché il pericolo era stato sottovalutato, perché certi leader europei si illudevano di evitarla reagendo passivamente e facendo concessioni a Hitler. Questo nuovo appeasement non serve che a indebolire l'Occidente, l'Europa. I sovietici lo sanno bene e per questo lo incoraggiano. Per questo diventano ogni giorno più arroganti.

(Questo è un passaggio chiave, un consiglio di allora che ora l'Europa sembra aver capito verso la Russia di Vladimir Putin, ndr)

Intende dire che Schmidt e Giscard d'Estaing stanno facendo il gioco dell'Unione Sovietica?

Intendo dire che certa gente non è consapevole del pericolo. Intendo dire che i metodi adottati da certa gente non sono saggi. Intendo dire che certa gente sta giocando a dadi, sfidando la sorte, e ciò non è saggio. Noi cinesi non ci comportiamo così. Quando affrontiamo problemi come quello del Vietnam lo facciamo nell'interesse di tutti: secondo le regole della strategia Globale.

Signor Deng, quali sono a suo parere i punti caldi che oggi possono avviare la guerra?

Potrei citare anzitutto il Medio Oriente, e poi l'Indocina. Ma le zone pericolose ormai sono ovunque e non è facile stabilire dove si accenderà la miccia. È facile, invece, dire chi accenderà la miccia. Vede, per lungo tempo i cinesi hanno ripetuto che solo due paesi sono in grado di lanciare una guerra mondiale: gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica. Però, dopo la Seconda guerra mondiale, voglio dire dopo la guerra in Corea e la guerra in Vietnam, la potenza americana è andata sempre più declinando e gli Stati Uniti hanno continuato a ritirarsi. Oggi sono sulla difensiva e ammettiamolo: gli Stati Uniti hanno paura dell'Unione Sovietica. Quasi ciò non bastasse, dispongono d'un sistema politico che non gli consente di prendere decisioni immediate. L'Unione Sovietica, al contrario, è all'offensiva e per prendere una decisione non ha che da riunire pochi membri del Politburo (ora con Putin dittatore, di fatto non c'è neppure più bisogno di convocare il Politburo, ndr). È successo così anche per l'Afghanistan: pochi membri del Politburo si sono riuniti e hanno deciso di invaderlo. Comunque, guardi: il punto focale della strategia sovietica è l'Europa, rimane l'Europa. E quella realtà non cambierà.

Quindi la guerra potrebbe scoppiare in Europa? Ho capito bene?

No, non necessariamente in Europa: per l'Europa. Dico che la Terza guerra mondiale scoppierà per l'Europa. Perché in Europa sta l'economia forte, in Europa sta l'in?uenza politica, in Europa sta la forza militare, e di tutto ciò v'è bisogno per dominare il mondo. Neanche se occupano la Cina, neanche se occupano il resto del pianeta, i sovietici possono stabilire l'egemonia globale a cui mirano, se non hanno l'Europa. L'egemonia globale si stabilisce soltanto quando si ha in mano l'Europa. Ma, naturalmente, quando affermo che il punto focale della strategia sovietica è l'Europa, intendo includere il Medio Oriente, le coste settentrionali dell'Africa, il Mediterraneo, insomma.

Non ha citato il Golfo Persico, tra le zone pericolose.

Ma anche quello, anche l'invasione dell'Afghanistan, cioè la marcia dei sovietici verso l'Oceano Indiano, fa parte della loro strategia per accerchiare l'Europa con una manovra a tenaglia! Chiaro che, con l'invasione dell'Afghanistan, l'Unione Sovietica intende raggiungere l'Oceano Indiano e poi ottenere il controllo del Medio Oriente! E quando questo piano si completerà, l'Europa si troverà dinanzi al suo momento critico. Perché cosa può fare l'Europa, una volta che i sovietici hanno conquistato i pozzi petroliferi del Medio Oriente? Quando l'allora primo ministro Callaghan venne in Cina, discussi a lungo questi fatti con lui. Gli dissi che il momento critico dell'Europa sarebbe giunto quando i sovietici avrebbero conquistato i pozzi petroliferi del Medio Oriente e gli rivolsi una domanda precisa: «Che cosa farete quando la marcia sovietica verso l'Oceano Indiano avrà raggiunto il Golfo Persico e il Medio Oriente? Perché a quel punto non avrete che due scelte, signor primo ministro: o inginocchiarvi ai piedi dell'Unione Sovietica e nel caso migliore lasciarvi finlandizzare, il che sarebbe la soluzione più onorevole, oppure combattere». E Callaghan rispose: «Esisterebbe un'unica scelta». Non mi disse quale scelta, però lo compresi e replicai: «Quindi è meglio che facciate quella scelta subito, signor ministro. È meglio che non aspettiate». Mi ascolti bene: scegliere subito significa fermare il fronte in Afghanistan e in Cambogia e… Capisce ora quel che dicevo sulla Cambogia…? Se per qualche anno si riesce a bloccare l'Unione Sovietica in Afghanistan e in Cambogia, la Terza guerra mondiale è posticipata.

(In realtà le cose sono andate in maniera apparentemente diversa, la Russia di Putin ha avviato la guerra in Europa, sia pure dell'est, ndr).

E poi? Se la Terza guerra mondiale è inevitabile, rinviarla serve a ben poco.

Poi… si vedrà. Fra qualche anno le cose potrebbero anche migliorare. L'importante è posticipare la guerra, guadagnare qualche anno.

E l'Iran? C'è chi sostiene che l'Afghanistan è una specie di prova generale per invadere prima o poi l'Iran.

Sono sicuro che l'Unione Sovietica non si fermerà in Afghanistan, se non ce la fermiamo noi. E il suo prossimo obiettivo non può essere che l'Iran o il Pakistan. E, sebbene non sia possibile prevedere quale dei due paesi sceglierà per primo, penso che si debba concentrare l'attenzione sull'Iran.

Ma non trova che il dramma degli ostaggi americani, il caos in cui sta affogando l'Iran, la follia di Khomeini e dei suoi seguaci, insomma quel che avviene da dieci mesi in quel paese, vada a vantaggio dei sovietici?

Senta, io capisco molto bene quel che accade laggiù. Posso risponderle soltanto che l'Iran non è un punto caldo, è un punto bollente. Non dimentichiamo che l'Unione Sovietica ha un'in?uenza molto forte in Iran. Eh! Molto forte. E questo le spiega perché abbiamo tutte le intenzioni di mantenere i migliori rapporti possibili con l'Iran. Qualsiasi cosa accada in Iran, vedrà che avere un'ambasciata cinese a Teheran serve parecchio.

Agli americani non è servito.

Gli americani sono completamente incapaci di fare una qualsiasi cosa in Iran. Ma il cuore del mio discorso non è l'Iran, è la guerra. L'inevitabilità della guerra. Io non sto discutendo l'Iran, sto affermando che la guerra scoppierà prima o poi. E chi pensa il contrario commette un tragico errore perché rinuncia a prendere misure efficaci. Ma insomma! L'Unione Sovietica non fa che parlare degli accordi SALT, e intanto continua ad armarsi. Il suo ammontare di bombe atomiche e armi nucleari è incredibile ormai, e nei suoi depositi si ammucchiano sempre di più gli armamenti convenzionali. Questi armamenti non sono cibo, non sono scarpe, non sono vestiti, roba che se non si consuma va a male. Prima o poi verranno usati.

Ciò mi permette un'osservazione, signor Deng. Voi cinesi dite sempre di non temere l'Unione Sovietica: d'essere pronti ad affrontarla. Ma come potete pensar di competere con la tremenda efficienza della macchina militare sovietica?

(Ride). Eh! La Cina è povera e il suo equipaggiamento militare è arretrato: ne convengo. Ma abbiamo le nostre tradizioni, sa? È da molto tempo che, disponendo di equipaggiamenti inadeguati e miserrimi, coltiviamo l'arte di sconfiggere i nemici bene armati. Il nostro territorio è vastissimo, e in questo territorio vastissimo la gente ha imparato ad avere la resistenza necessaria a condurre una lunga guerra, a piegare l'altrui forza con la propria debolezza. Chiunque voglia invadere la Cina deve tener presente questa verità, e io credo che i sovietici lo sappiano bene. Molta gente continua a predire che il prossimo obiettivo dell'Unione Sovietica sarà la Cina, e alcuni amici ci forniscono anche informazioni per dimostrarci che i sovietici stanno ammassando truppe lungo le frontiere con la Cina e nelle regioni vicine alla Cina. Ma gli rispondiamo che non è mai stato un segreto per noi, e che invadere la Cina è un passo molto grosso per loro. Perfino se occupassero Pechino e tutta l'area a nord del Mare Giallo, per noi non sarebbe che l'inizio della guerra. No, non bisogna mitizzare la superiorità militare sovietica quando ci si riferisce alla Cina. I guerriglieri afghani sono molto attivi in Afghanistan, sa? E in Cina abbiamo tanto posto, ripeto, tanta gente.

Ho capito a quale tradizione allude, signor Deng. A quella, che consiste nel muovere il ditino e dire dolcemente: «Venite, cari, venite. Accomodatevi. Poi vedrete quel che vi succederà: chi vi ritrova più?» .

(Ride forte). Guardi, io di tante cose non me ne intendo. Neanche di economia mi intendo molto. Ma di guerra me ne intendo un po'. Lo so come ci si batte.

Il fatto è che probabilmente nessuno avrebbe il tempo di bat tersi, signor Deng. Perché la guerra con la Cina significa guerra mondiale, la guerra mondiale significa guerra nucleare, e la guerra nucleare significa la fine di tutto.

Sono d'accordo sulla prima parte dell'assioma: se l'URSS ci invade, non è una guerra locale. Non sono d'accordo sulla seconda parte, invece: non è detto che la Terza guerra mondiale sia una guerra nucleare. Secondo me, proprio perché entrambe le parti dispongono di armi nucleari, esiste una forte possibilità che la Terza guerra mondiale sia una guerra convenzionale.

Grazie, signor Deng. Ho finito, signor Deng.

Grazie a lei, e per favore faccia capire bene tutto ciò che le ho detto. Spieghi bene che bisogna fare una valutazione obiettiva del presidente Mao, e prima considerare i suoi meriti, dopo i suoi errori. Spieghi bene che continueremo a seguire il Pensiero di Mao Tse-tung, ma che saremo anche molto chiari nel dire dove ha sbagliato. E infine spieghi bene che alcuni di quegli errori furono anche nostri, anche miei!

Lo farò, signor Deng, e mi consenta un'ultima domanda: quali voti darebbe a sé stesso?

Uhm! Senta: gli errori li ho commessi, sì, e a volte anche seri. Però non li ho mai commessi per cattivi scopi: li ho sempre commessi con buone intenzioni. Quindi, non c'è niente nella mia vita per cui mi senta la coscienza sporca. Uhm! Senta: io direi che potrei darmi il cinquanta per cento. Sì, il cinquanta per cento va bene.

(@Tratto da Oriana Fallaci Intervista con il potere Rizzoli 2009)

Una rilettura molto interessante e penetrante, anche se gli scenari sono profondamente cambiati e la Russia si appoggia alla Cina e la Cina è diventata la seconda/prima potenza al mondo. Ma proprio il cambiamento del rapporto fra Russia e Cina deve far riflettere, ma riflettere molto gli Stati Uniti e l'Europa. Perché una costante c'è: la Russia vuole conquistare e comandare. Perché, proprio giocando sul contrasto storico fra Cina e Russia, gli Stati Uniti e (in parte) l'Europa non cercano di avere un rapporto sereno con la Cina? È vero, Deng Xiaoping parlava da povero, mentre Xi Jinping parla da ricco. Ma perché provocarlo su Taiwan, ben sapendo gli Usa che quello storicamente è territorio cinese, nel quale, proprio gli americani, intromettendosi nella guerra civile cinese del 1949, hanno appoggiato il nazionalista Chiang Kai-shek aiutandolo a riparare proprio a Taiwan? (riproduzione riservata)

Paolo Panerai



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