Caro Cavaliere, proprio lei che ha provato sulla sua pelle il bruciore di essere sfiduciato, non doveva proprio farlo. Non doveva farlo per l'Italia, non doveva farlo per i suoi elettori, anche se si sono molto ridimensionati negli ultimi anni, non doveva farlo per Mario Draghi. Fu proprio lei, dopo le dimissioni da governatore della Banca d'Italia di Antonio Fazio, a scegliere Draghi per quel posto che era ancora prestigioso e chiave per il Paese. Lo accolse quella sera d'estate nella sua Villa Certosa in Sardegna, aiutato da uomini della scorta, perché Draghi si era procurato un taglio enorme sotto un piede posandolo su uno scoglio appuntito davanti a Portorotondo, sì da far diventare rosso quel tratto di mare. Glielo aveva consigliato l'allora presidente della Banca di Roma-Capitalia, Cesare Geronzi, perché ne conosceva la competenza e l'abilità gestionale. Per nominarlo lei dovette contenere la reazione del ministro dell'economia Giulio Tremonti, che infatti, in dissenso, per vari mesi ha attaccato Draghi governatore della Banca d'Italia. Ma la conferma che non aveva sbagliato scelta la ebbe quando Draghi fu scelto dall'Europa per la presidenza della Bce.
Come mai, Caro Cavaliere, lei ha finito per scegliere la linea del suo
Pnrr, che valgono quasi 30 miliardi.
Bene, molto probabilmente Draghi, con al governo sia i ministri 5Stelle che quelli della Lega (per fortuna, il più importante, Giancarlo Giorgetti, è un draghiano di acciaio) dovrà fare buon viso a cattiva sorte. La sua sofferenza, se sofferenza era ed è oltre che stretta coerenza con il concetto di governo di unità nazionale, durerà sette mesi in meno di quanto era previsto. E dopo? Farà il nonno? Ma il «nonno al servizio delle istituzioni» come aveva pubblicamente dichiarato alcuni mesi fa in una delle conferenze stampa sempre in punta di forchetta. Eppure, lo ha detto lui, anche i banchieri centrali hanno un cuore, come vale la pena di riascoltare e vedere a questo link (urly.it/3pj5d). Ha parlato dopo lo scrosciante applauso di quasi tutta la Camera, perché certamente c'erano anche quelli che applaudivano per il fatto che se ne andava.
Se vogliamo, quello è stato uno spettacolo paradossale. Gli estimatori e i sabotatori che si uniscono nel gesto più classico e più bello che ci possa essere per ringraziare e apprezzare una persona. Quell'applauso, che pure ha commosso Draghi, è la sintesi della perfidia della politica.
Personalmente sono sicuro che farà il nonno, ma continuando a mettere a disposizione della cosa pubblica la sua professionalità, la sua onestà e la sua passione. In effetti, il Paese avrebbe potuto godere di tutto ciò per sette anni se i partiti si fossero messi d'accordo per eleggerlo Presidente della Repubblica. E il presidente Mattarella aveva fatto di tutto per lasciare il posto libero, compreso par sapere che aveva trovato casa in affitto a Roma, dovendo lasciare il Quirinale. Mattarella sapeva che in quel ruolo Draghi avrebbe potuto dare il meglio di sé come arbitro e come guardiano del rispetto della Costituzione, mantenendo inalterato il suo ascendente e il suo peso negli organismi internazionali.
Ma i partiti hanno avuto paura di eleggerlo e quando la vicenda stava prendendo una brutta piega, Mattarella, il cui senso dello stato e dell'impegno per lo stato non ha molti precedenti, si è piegato ad accettare la riconferma. È fuori discussione, non solo perché lo aveva rivelato la moglie, che Draghi ci avrebbe tenuto a finire la carriera da primo cittadino d'Italia. E può anche darsi che il cedimento di Mattarella ad accettare il secondo mandato non abbia fatto gran piacere a Draghi. Ma da quella situazione ne ha avuto tutto da guadagnare, almeno a breve termine, il Paese perché la formula scelta da Mattarella del governo di unità nazionale, con quella formazione sfortunata del parlamento, era l'unica che avrebbe potuto far fare le riforme e gli atti di cui il paese ha bisogno assoluto. In molti dicemmo: potendo arrivare alla fine della legislatura il governo Draghi farà risolvere molti problemi al paese. Così non è stato perché non solo la legge elettorale ma anche l'involuzione della politica come servizio verso il popolo lo hanno impedito, rubando agli italiani altri 9-10 mesi di riforme e di autorevolezza. Certamente anche Draghi ha voluto essere troppo schiena dritta. E il risultato lo abbiamo sotto gli occhi.
Mentre c'è da sperare che la campagna elettorale sulle spiagge non degeneri e che la percezione del rischio reale che l'Italia corre facciano migliorare la composizione del parlamento, forse ci potrebbe essere un recupero di Draghi e delle sue capacità e della sua credibilità internazionale. È un'ipotesi paradossale, ma se il nuovo parlamento percepisse che il presidente Mattarella potrebbe considerarsi a termine, non potrebbe essere oltre che un'idea, un atto in qualche modo riparatore che i partiti si accordassero preliminarmente di eleggere al posto eventualmente vuoto al Quirinale proprio Draghi. Allora quell'applauso assassino conquisterebbe un senso politico e istituzionale nell'interesse del Paese, che non si priva degli uomini migliori secondo il giudizio inequivocabile di tutto il mondo occidentale. (riproduzione riservata)
Paolo Panerai