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Milano Finanza - Numero 094 pag. 1 del 14/05/2022

La variante Boris. Sulla via della possibile pace fra Ucraina-Usa e Putin ci sono le azioni del primo ministro inglese Boris Johnson. A metà settimana, il quantomeno bizzarro premier è stato prima in Svezia e poi in Finlandia per firmare «dichiarazioni solenni», come le ha definite la stampa inglese, con i leader dei due paesi neutrali da secoli, come nel caso della Svezia che non ha combattuto una guerra convenzionale negli ultimi 200 anni. I firmatari hanno affermato, in quelle dichiarazioni solenni, che se uno dei due stati venisse attaccato, l'altro interverrebbe immediatamente in modo militare. Ma in realtà le dichiarazioni solenni sono evidentemente andate oltre, se il giorno dopo i due paesi neutrali per definizione hanno comunicato di essere favorevoli all'adesione alla Nato. Risultato: un altro paese confinante con la Russia come la Finlandia potrebbe diventare a breve esponente dell'Alleanza atlantica, offrendo a Putin ciò che costituisce una delle sue motivazioni, vere o false, per giustificare l'Operazione speciale, come continua a chiamarla il capo della Russia.

Non vi è dubbio che la mossa di Johnson farà sentire molti inglesi di nuovo importanti protagonisti sullo scacchiere del mondo, subito dopo

gli americani. L'Inghilterra, con la Brexit, sognava di tornare importante come quando era un impero.

Peccato che quella mossa con Finlandia e Svezia vada in senso esattamente contrario a quanto il presidente del consiglio italiano, Mario Draghi, è riuscito a ottenere, nonostante il silenzio nel comunicato ufficiale dell'incontro di Washington, dal presidente Joe Biden cioè la possibilità che lo stesso Biden parli direttamente con Putin, quantomeno perché avvenga un cessate il fuoco. Draghi, dopo alcune dichiarazioni da ultra-atlantista, si è sintonizzato con il presidente francese Emmanuel Macron, che nel frattempo aveva ottenuto una fondamentale dichiarazione dal presidente cinese, Xi Jinping: «La guerra deve cessare».

* * *

Intanto, la crisi economica e finanziaria avanza. Con un discutibile intervento, visto il linguaggio di avviso ai naviganti prima del tempo, l'erede di Draghi alla Bce, Christine Lagarde, ha annunciato mercoledì 11 che la data più probabile per un primo rialzo dei tassi è il 21 luglio. Ma come quasi sempre succede i mercati del reddito fisso hanno già anticipato questa possibilità doppiamente negativa per l'Italia, che avendo il debito più grande d'Europa, sarà costretta a pagare un conto molto più salato per il servizio del debito. Lo spread, cioè la differenza fra il tasso che paga la Germania sul debito pubblico e il tasso che deve pagare l'Italia, è salito intorno al 2%. Il rendimento dei Btp a 10 anni è salito oltre il 3%, attraverso un inevitabile calo del loro valore.

A subire il danno maggiore, che potrà essere anche molto grave, sono soprattutto le compagnie di assicurazione che hanno in portafoglio titoli di stato italiano, che erano a basso rendimento ma che quotavano intorno alla parità. Naturalmente i titoli nel portafoglio delle maggiori assicurazioni italiane non sono solo Btp che continuano a perdere valore, ma al di là dell'abilità che può essere stata espressa dai gestori delle compagnie, si hanno i primi segnali di un fenomeno che potrebbe diventare preoccupante. Infatti, negli ultimi anni proprio per il bassissimo rendimento dei titoli a reddito fisso si è registrato un fortissimo incremento delle polizze di assicurazioni di tipo finanziario.

Il successo di questo prodotto misto assicurativo e finanziario è stato provocato dal fatto che a fronte di rendimenti dei titoli di stato vicini a zero, queste polizze di cui MF-Milano Finanza dà conto ogni settimana con un accurato Osservatorio, hanno offerto mediamente rendimenti intorno al 2% o anche di più, quindi un buon rendimento rispetto al mercato del reddito fisso di allora e per di più con l'assicurazione di un capitale come tutte le polizze vita. Il pericolo è già stato avvertito con una significativa crescita dei riscatti di queste polizze. A fronte del crescere dei riscatti, inevitabilmente le compagnie devono vendere i titoli che compongono il portafoglio della polizza per poter acquisire la liquidità necessaria alla restituzione del quantum agli assicurati che riscattano. E qui scatta una regola peculiare che può avere un effetto significativo sulla situazione di bilancio delle compagnie. Infatti, la regola di Ivass stabilisce che le perdite per calo di valore del portafoglio devono essere contabilizzate solo nel momento in cui quei titoli vendono venduti. Se restassero in portafoglio fino alla scadenza, le compagnie non sarebbero costrette a registrare la perdita di valore. Se la reazione fosse più pesante dei primi segnali, il valore in borsa delle compagnie assicurative potrebbe subire forti riduzioni. E ciò nonostante tutte le coperture che tutte le principali compagnie hanno sicuramente adottato.

Generali, la principale compagnia italiana, ha in portafoglio circa 50 miliardi di titoli di stato che hanno fatto dire al bravo amministratore delegato, Philippe Donnet, quanto le Generali siano importanti per il sistema Italia. Ma anche tutte le altre compagnie straniere e italiane operanti in Italia, da Allianz a Reale Mutua, hanno portafogli rilevanti di titoli di stato italiani. Naturalmente la bravura dei gestori e la prudenza necessariamente propria in chi assicura i terzi, avrà fatto sì che il portafoglio delle stesse compagnie sia un grande giardino di titoli, con una parte sicuramente a valore inferiore a quello attuale perché acquistati in altri momenti. Non c'è quindi nessun pericolo materiale per il futuro delle compagnie, ma certamente non è difficile prevedere un declino delle polizze finanziarie.

Da tempo, fra l'altro, l'Ivass sta analizzando un'altra componente delle polizze molto significativa: i costi di gestione, che sono pari a 1-2-3 punti del capitale ogni anno. Un vantaggio economico netto delle compagnie sulle polizze finanziarie rispetto ai costi di gestione sopportati da altri operatori su altri prodotti. La situazione che si sta creando potrebbe accentuare una spinta di Ivass a imporre il contenimento del costo di gestione, che è una componente non secondaria dei ricavi e degli utili delle compagnie.

Insomma, continua il trend della crescita dei tassi, incentivato da comunicazioni che questo giornale giudica intempestive da parte delle presidente della Bce, Christine Lagarde, visto che il contesto potrebbe anche capovolgersi se solo venisse sconfitta la politica di Johnson di provocare l'ingresso nella Nato dei due paesi neutralisti per eccellenza, come la Finlandia e la Svezia.

Oggi, come mai, l'andamento degli investimenti, di quasi tutte le forme di investimento possibile, è condizionato dalla politica della guerra. Alla quale si somma il tarlo dell'inflazione che non ha soltanto

ragioni reali come l'aumento delle materie prime, ma anche politiche opportunistiche da parte di chi gestisce denaro. È storia che i migliori affari sono sempre stati fatti, da pochi, nel momento di sostanziali sconvolgimenti dell'ordine precostituito. Ma è proprio questo il momento per chi ha investimenti mobiliari, ma anche immobiliari, di affidarsi ai gestori con il miglior track record. È appena finito il Salone del risparmio, dove sono state fatte centinaia di analisi. Per gli investitori e i risparmiatori è bene, se non hanno potuto seguire il dibattito, andare a rivederselo nel sito MilanoFinanza.it, che ha una ricca videoteca dei maggiori interventi. E delle migliori analisi. È, infatti, anche la qualità dei gestori e dei consulenti finanziari che va pesata in un momento così delicato (e pericoloso) come quello attuale. In questa direzione, nel quadro di un servizio a 360°, è utile per i risparmiatori seguire le varie professionalità sul sito mfadvisorhouse.it, che è dedicato agli operatori ma contiene indicazioni esclusive e di conseguenza utili anche per i risparmiatori che vogliano evolversi. Quindi, un servizio completo che MF-Milano Finanza offre ai professionisti e ai risparmiatori con tutti i media possibili, grazie anche al canale televisivo leader assoluto del mercato, Class Cnbc. Un servizio unico, in un momento di sconvolgimento dei valori e dei mercati. Mai come oggi ogni informazione può essere fondamentale per chi investe. E di liquidità da investire ce n'è: ben 1.500-1.700 miliardi di euro sono sui conti correnti delle banche. Ma documentarsi è più che necessario proprio in questo momento, in cui l'Italia ha bisogno di capitali per far fronte alla minaccia di recessione, anche se il presidente Draghi ha affermato a gran voce che il pil (prodotto interno lordo) non scenderà comunque in questo anno al di sotto dello 0%.

* * *

Si ripropone così ancora il tema di come mettere a frutto l'enorme risparmio degli italiani, che oggi per il 75% viene investito all'estero. Per la semplice ragione che né nel Mercato principale né nell'ex Aim (ora Euronext growth Milan) c'è una quantità di titoli quotati capaci di soddisfare le possibilità di investimento dell'enorme risparmio italiano.

Possibile che un banchiere delle capacità di Draghi, nonostante le grave crisi che deve gestire, non abbia trovato tempo da dedicare a una politica di sviluppo dei mercati, per moltiplicare i titoli in cui investire? Possibile che non voglia prendere iniziative per moltiplicare il numero di società quotate? La paradossale asimmetria fra la quantità di risparmio italiano e l'impossibilità di investirlo in Italia va sanata al più presto. Se non lo fa Draghi, che del resto quando fu direttore generale del Tesoro varò alcune regole fondamentali per il corretto funzionamento dei mercati, chi potrà farlo? Possibile che il presidente-banchiere non trovi una giornata libera da dedicare tutta intera all'elaborazione di un piano perché tutti gli attori del mercato, le aziende medie, piccole e grandi siano incentivate a un grande sviluppo attraverso la raccolta di capitali italiani quotandosi in borsa? Del resto, c'è forse un'alternativa per poter far crescere il pil italiano in maniera stabile e non occasionale se non quella di mettere nella locomotiva italiana un carburante come il grande risparmio italiano, che soltanto in Giappone è così alto?

È vero, in questo campo l'Italia sconta decenni e decenni di mancanza di cultura dell'investimento in borsa, avendo avuto fra l'altro in Mediobanca l'unica banca d'affari abilitata. Si è dovuto attendere la nascita dei fondi di investimento e dell'ingresso nel settore dell'Imi, perché si cominciasse (erano già inoltrati gli anni 80) a parlare di investitori istituzionali e di professionisti della gestione. Il massimo che c'era erano gli agenti di cambio o le commissionarie di borsa. Le reti vere erano di là da venire. E per anni, a causa di politiche dissipatorie di risorse da parte dello stato, la grandissima parte del risparmi è finito in Bot e Cct con rendimenti astronomici, castrando in questo modo qualsiasi evoluzione degli investimenti nell'economia reale. Fra tutti gli effetti negativi per il debito pubblico italiano, c'è stato quello di moltiplicare il risparmio degli italiani. Ora, in un riaggiustamento di questi squilibri sarebbe doveroso che il governo pianificasse non solo gli interventi del Pnrr, ma anche una serie di iniziative perché una significativa parte di quel risparmio ora sui conti bancari e una larga parte di quello che va ad alimentare le economie estere, potesse essere incentivato a ritornare in Italia e a essere indirizzato allo sviluppo dell'economia reale italiana, facendo crescere migliaia di pmi che hanno enorme potenziale. Quindi, allo stesso tempo una manovra con norme incentivanti e con la volontà di far crescere l'economia reale del paese. Più volte il presidente Draghi si trova a ripetere che lo spread è determinato dal rapporto fra pil e debito e che se cresce il pil gli effetti negativi del debito si attenuano. Ecco, l'occasione per il governo Draghi è più che ghiotta; è fondamentale per passare alla storia del paese e far avere all'Italia e agli italiani il giusto posizionamento in Europa e nel mondo, tappando la bocca ai paesi frugali che non aspettano altro che mettere sotto processo l'Italia per il suo enorme debito. Suvvia, la medicina migliore è lo sviluppo e mentre al paese mancano il gas e il petrolio, ha riserve del più prezioso dei carburanti, il risparmio. Signor Presidente Draghi, crei al più presto un risparmio condotto verso l'economia reale e lo sviluppo. Ha un anno di tempo per farlo. Non perda l'occasione. (riproduzione riservata)

Paolo Panerai



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