skin track

Orsi & Tori Leggi dopo

ORSI&TORI

Milano Finanza - Numero 065 pag. 1 del 02/04/2022

Che senso ha per l'Europa cambiare atteggiamento verso la Cina? Dovrebbe l'Europa cambiarlo perché sulla guerra di Vladimir Putin all'Ucraina, Xi Jinping e i suoi ministri si sono astenuti negli organismi internazionali come l'Onu e perché non hanno mostrato ufficialmente nessuna voglia di fare pressioni sulla Russia perché interrompa la guerra?

Per essere chiari e realistici, è questo un atteggiamento che non ha nessun senso.

Per il vertice Cina-Russia di venerdì 31 via videoconference, nei giorni precedenti molte voci si sono alzate perché il presidente del consiglio d'Europa, Charles Michel, e la presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen, attaccassero la Cina, colpevole di non essere intervenuta per bloccare Putin o spingerlo alla tregua. Fa effetto che a sostenere questa tesi siano stati politologi, politici e opinionisti che pure hanno ben chiaro un punto: se sarà assai pesante fare a meno del gas e del petrolio della Russia, sarebbe un vero suicidio rompere l'armonia commerciale con il più grande mercato del mondo. E questa non è una posizione pro-Cina, ma pro-Europa, anche in autonomia rispetto all'America dell'imprevedibile presidente Joe Biden.

E paradossale è l'attacco che i sostenitori della linea di massima durezza

verso la Cina hanno rivolto ad Angela Merkel, come responsabile di una collaborazione troppo intensa con Xi Jinping. Perfino The Economist è arrivato ad attaccare la Merkel con questa definizione ingiusta: «Nessun leader è più legato alla vecchia politica europea in Cina della signora Merkel. In 16 anni come cancelliera ha promosso un approccio accomodante che ha trattato la Cina come un vero partner su questioni come il cambiamento climatico , nonostante le carenze sui diritti umani».

È vero, la Merkel, che ha conosciuto sulla sua pelle la ferocia del comunismo, spesso ha caricato i Jumbo di imprenditori tedeschi, che sono riusciti a stabilire il record dei rapporti commerciali con quello che è ormai il più grande mercato del mondo. Ma quanti paesi, inclusa l'Italia, hanno invidiato in ciò la Germania? Quanto dolore, quando hanno misurato la loro inefficienza nell'interscambio con la Cina, confrontando i record segnati anno dopo anno dalla Germania?

Chi oggi critica la Merkel e tutti i paesi che hanno sviluppato rapporti commerciali, si dimentica della storia: fu il presidente Bill Clinton a facilitare l'ingresso della Cina nel Wto, che ha consentito lo sviluppo dei commerci e quindi di qualsiasi tipo di relazioni. Perché il più coraggioso e per certi versi spregiudicato (non solo per Monica Lewinsky) presidente degli Stati Uniti degli ultimi 30 anni, prese questa decisione? Primo perché ricordava la famosa frase del vicepresidente Deng Xiaoping, creatore della Nuova Cina: «Dobbiamo essere un paese socialista che però usa gli strumenti del capitalismo». E da qui l'altra famosa frase di Deng: «Non importa di che colore è il gatto, basta che prenda i topi». Insomma, un approccio pragmatico che con la progressiva cancellazione della fame in Cina creava anche le premesse per una evoluzione del regime e soprattutto dei diritti dei cittadini. Una prospettiva che in una certa misura si è realizzata. E certamente la Cina è stata molto morbida fino a quando aveva da combattere la fame e da creare un mercato. Per anni e anni i cinesi hanno abbandonato la giacca di Mao e si sono vestiti come le persone del mondo occidentale. Addirittura, nella Costituzione il vicepresidente Deng aveva incluso uno dei principi cardine delle costituzioni delle democrazie occidentali: il massimo di due mandati di cinque anni per il presidente. Di fronte a questa evoluzione, perché la Merkel avrebbe dovuto continuare a considerare la Cina come un nemico? Dimenticare la storia è il peggior errore che un uomo possa commettere.

È indubbio che, dopo alcune figure di vertice non straordinarie come Deng, con l'ascesa al vertice del partito comunista e quindi alla presidenza della Cina da parte di Xi Jinping la situazione sia progressivamente cambiata. Inclusa la cancellazione del limite dei due mandati. E talvolta Xi ha reindossato la giacca di Mao, come di recente. Qual è la causa di tutto ciò?

La consapevolezza che, soprattutto grazie alla straordinaria evoluzione della tecnologia basata sui big data, la Cina, che ha quasi cinque volte la popolazione degli Usa, abbia raggiunto una capacità non solo di competere ma anche di essere quasi sicuro vincitore nella competizione con l'America. Per vincere, di fronte alla frammentazione della politica americana che passa da Barack Obama alla inqualificabile presidenza estremista di Donald Trump, Xi e tutta la segreteria e il congresso comunista hanno capito che non cambiare politica ogni 5+5 anni, contro al massimo i 4+4 dell'America o solo dopo quattro, come è successo con Trump, avrebbe determinato un vantaggio competitivo straordinario.

Certo, cancellare l'alternanza può accentuare l'autoritarismo che connota la realtà cinese. Se questo si materializzasse oltre i limiti attuali, ciò rappresenterebbe un pericolo per i valori del mondo occidentale. Ma soprattutto il livello raggiunto dalla Cina in quasi tutti i campi, meno quello della piena libertà dei cittadini, non fa certamente piacere ad alcuni oltranzisti del profitto e del denaro. Tuttavia, non si può mandare a carte 48 i rapporti economici con la Cina, perché Xi si è lavato le mani della guerra all'Ucraina, senza peraltro non tener conto dell'intesa con la Russia di Putin.

Ma anche su questo punto occorre guardare indietro e capire cosa e perché è successo dal 2014, quando Obama pose le prime sanzioni alla Russia per la Crimea.

Russia (o Unione Sovietica) e Cina per secoli sono stati due paesi con migliaia di chilometri di confine. Per secoli sono stati governati da dinastie imperiali. Poi c'è stata la rivoluzione bolscevica in Russia e quella maoista in Cina. Il colore che ha prevalso è stato il rosso, ma, nonostante ciò, per decenni il comune colore non ha favorito le loro relazioni. Come ho più volte scritto, sia a me sia a Oriana Fallaci (alla fine degli anni 70) Deng qualificò Nikita Krusciov come un pericoloso pazzo, da tenere a distanza. Questo per avere conferma che anche negli ultimi anni del secolo scorso, fra Russia e Cina non c'è mai stato buon sangue. Le sanzioni del 2014 alla Russia l'hanno spinta inevitabilmente verso la Cina, proprio mentre, nel 2012, Xi era salito al potere. Da quel 2014 apparentemente è nato quasi un idillio, che la Cina ha abilmente coltivato in termini anti Usa. Il ministro degli esteri Wang Yi, ogni mese è volato a Mosca e la decisione più strategica è stata quella, come già sanno i miei tre lettori, di regolare gli scambi commerciali nelle relative monete, evidentemente in chiave anti-dollaro.

Bene, si potrebbe dire con Renato Pozzetto: Taac!! Il

gioco, sbagliato, di spingere Russia e Cina a cambiare relazioni si è compiuto.

Ma non vi è dubbio che l'attacco di Putin all'Ucraina sia anche una sorta di test per quello che tutti sanno è un obbiettivo al quale, prima o poi, Xi Jinping non rinuncerà: la riannessione alla Cina di Taiwan, che nella guerra civile in Cina del 1949 finì al nazionalista Chiang Kai-shek per la discesa in campo a suo favore degli Usa. Agli occhi di Xi, quello fu un intervento improprio, cioè abusivo, degli Usa, giunti a operare in Cina da migliaia e migliaia di chilometri distanti dal loro paese, nella funzione auto- attribuitasi di gendarmi del mondo.

Oggi Xi e i cinesi in generale considerano Taiwan un territorio cinese da recuperare, ovviamente anche perché nel frattempo l'isola è diventata la migliore fabbrica al mondo per la produzione di oltre il 40% dei semiconduttori di tutto il mondo. Adottando il motto americano wait-and-see, la Cina si è posizionata nel modo più comodo e nessuno la schioderà da lì' fino a quando il mondo occidentale non capirà che per evitare un'altra guerra, è indispensabile una trattativa diplomatica per riconnettere Taiwan alla Cina, magari con uno statuto speciale come è stato a lungo per Hong Kong. Il messaggio è chiaro: se il mondo occidentale non lo vuole recepire è perché ritiene (l'America) che avere un alleato come Taiwan proprio davanti alla Cina è molto conveniente. Ma deve essere chiaro, a questo punto dell'evoluzione del mondo, del ritorno di fatto alla guerra fredda, che questo atteggiamento è una sorta di miccia che può essere accesa in qualsiasi momento.

La realtà, anche se antipatica, fastidiosa è questa. Pretendere che l'Europa debba provocare la Cina ha un solo effetto e a tutto vantaggio degli Stati Uniti: far tornare l'America in posizione centrale nel mondo per il commercio, l'economia internazionale e il potere su tutti. Ma con una realtà ineluttabile che avanza: con tecnologie sempre più sofisticate e un potenziale umano pari a tre volte quello degli Usa, la Cina vuole contare sempre di più. La scelta della guerra commerciale con i dazi provata da Trump ha fallito; proprio nei giorni di guerra, con un sussulto di realismo, il presidente Biden ha annullato alcuni dazi per prodotti cinesi imposti dal più bizzarro e meno equilibrato dei presidenti americani. Un gesto distensivo, quello di Biden, di ridurre alcuni dazi verso la Cina dopo gli attacchi selvaggi a parole contro Putin, prima smentiti o ridimensionati dal segretario di stato Antony Blinken, e poi invece ribaditi dall'ondivago attempato presidente in carica.

Mi pare evidente, con davanti agli occhi questa realtà, che chi ha criticato la Merkel per la sua apertura alla Cina non ha capito niente. E assolutamente conveniente per l'Italia ma anche per tutta l'Europa continuare a sviluppare i rapporti con la Cina.

È caldamente suggerito, quindi, di non commettere l'errore di crearsi, dopo Putin, un nemico assai più potente, anzi decisivo per lo sviluppo del mondo.

Certo, sviluppare il commercio non comporta necessariamente condividere autoritarismo e alcuni limiti ai diritti umani. Ma sempre con una realtà ben presente: la Cina deve governare 1,4 miliardi di cittadini mentre gli Usa non riescano a tenere l'ordine neppure con 300 milioni di cittadini, verso i quali spesso la polizia spara. E questa facilità di sparare non è solo un vecchio retaggio del Far West. Per non parlare di Iraq e Afghanistan.

Ecco il grande spazio che ha davanti come ruolo di equilibratore la più civile e più moderata Europa. Dove sappiamo che la libertà dei cittadini e le regole democratiche si determinano progressivamente, in primo luogo tenendo presente la realtà e la storia del paese in causa.

Del resto, gli Usa da vari anni hanno puntato sull'India, che insieme alla povertà e alla fame, ha già una certa forma di democrazia. Bene, la reazione dell'India verso la Russia è stata la stessa della Cina: astensione non solo all'Onu…

Non sarà certo questo articolo a cambiare i trend, ma almeno chi lo legge penso abbia chiaro il pericolo economico e politico che l'Europa corre se diventasse aggressiva, per mandato americano, verso la Cina. Come si diceva un tempo, la Cina è vicina. E tanto per capire meglio, mi permetto di riprodurre qui sotto alcuni passaggi del dialogo nell'ambito degli Stati Generali dell'AI, evento organizzato dai media di Class editori nei primi tre giorni della settimana che sta per finire. In particolare, è molto interessante e istruttivo leggere, o ascoltare il punto di vista sull'AI di Kai Fu Lee, il cinese professore negli Usa e poi ritornato in Cina, per guidare lo sviluppo tecnologico fondamentale con una serie di fondi di investimenti, che in Europa ci sogniamo. Eccolo: «La Cina e gli Stati Uniti sono veramente vicinissimi. Quando ho scritto il mio ultimo libro, gli Stati Uniti, come dire, erano molto avanti». Qualcuno diceva: «Ma no, non è vero, la Cina recupererà». Guardiamo quindi a Stati Uniti e Cina. I due sono paesi che eccellono in diverse aree. Per esempio, la ricerca di base è appannaggio degli Stati Uniti. Questo vuol dire bene per le aziende e per le imprese. La Cina è più forte, per esempio, nel linguaggio; la computer vision della Cina è più veloce nel mettere o nell'implementare l'AI a livello industriale. In ogni caso, sta andando avanti molto velocemente anche nel comparto sanitario dove gli Usa sono già forti. Per quanto riguarda l'Europa, il vecchio continente ha tanti scienziati eccellenti. I premi maggiori li vincono scienziati europei, per esempio nel deep learning. Sono scienziati europei, persone di successo e famose, ma lavorano in America. Ma in Europa manca energia imprenditoriale, con aziende che credono appunto di poter sfruttare questa sapienza. Per cui, questo talento si sposta sempre di più negli Stati Uniti o comunque è assunto da società americane. In Europa avete un grande potenziale per diventare veramente molto importanti, però serve questa determinazione imprenditoriale, quella appunto che porta alla nascita dei cosiddetti unicorni. Servono aziende molto importanti che possono fare lavorare direttamente queste persone eccellenti invece di permettere agli Usa di trarne vantaggio.

Come dire, la Cina sta crescendo e supererà l'America da sola; l'Europa conterà sempre meno. Ha quindi convenienza a rompere con la Cina? La risposta sembra ovvia. (riproduzione riservata)

Paolo Panerai



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza