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Milano Finanza - Numero 040 pag. 1 del 26/02/2022

Questa guerra ha troppe facce per poter avere delle risposte univoche, come quella che Vladimir Putin è un pazzo criminale o che l'invasione dell'Ucraina è come il cacio sui maccheroni per Joe Biden per le prossime elezioni (8 novembre) di metà mandato per la Camera dei rappresentanti, per il Senato e per i governatori degli stati membri; oppure ancora che con la posizione dura verso Putin e con le conseguenti sanzioni, il presidente statunitense fa un regalo ai grandi gruppi energetici americani. Si potrebbe continuare per un giorno intero. Tutte versioni con una base di credibilità, ma come sempre succede nella diatriba fra due schieramenti, uno atlantico e l'altro dell'est, «la ragione e il torto», come scriveva Alessandro Manzoni, «non si dividono mai con un taglio così netto che ogni parte abbia soltanto dell'una o dell'altro».

Per questo, per capire meglio, ho utilizzato alcune relazioni su cui MF-Milano Finanza può contare nel mondo, sia in occidente che in oriente. In alcuni paesi dell'ex-Urss anche ai vertici di questi Paesi. Dieci domande secche, con risposte dai due fronti (in corsivo quelle dell'occidente). O dal fronte di questo giornale.

1) Che cosa ha spinto Putin ad avviare la guerra?

Il convincimento non tanto che l'Ucraina potesse entrare nella Nato, perché la Nato non avrebbe mai corso questo rischio, ma piuttosto la decisione del governo ucraino in carica, decisamente filoccidentale del giovane presidente Volodymyr Zrlens'kyi, di procedere all'installazione di una batteria di missili a testata atomica indirizzati contro Mosca. Ma chi avrebbe potuto fornire queste armi se non il mondo occidentale?

No, non è vero. Putin è partito all'attacco perché ha il programma di

ricostituire il più possibile i confini dell'ex-Urss. E' un ex-capo del Kgb con una ideologia autoritaria, antidemocratica. Il mondo occidentale non può permettergli di annientare la democratizzazione dei paesi ex-comunisti. Per questo sarà colpito da dure sanzioni.

2) Ma le sanzioni hanno una qualche efficacia negativa e dissuasiva per Putin e quali danni provocano invece alle economie di chi le mettono?

No, è la risposta da Mosca, le sanzioni nascono su base capitalistica e quelle messe nel 2014 da Barack Obama per la Crimea non hanno piegato l'economia russa. E' in realtà maggiore il bisogno della Russia da parte di molti paesi del mondo occidentale che quella del mondo occidentale da parte della Russia.

No, le sanzioni economiche sono la risposta più forte possibile del mondo occidentale alla Russia perché certo il mondo occidentale non può rispondere con le armi con il rischio di una nuova guerra mondiale.

Ma allora, si riceve da Mosca, perché non hanno voluto condividere la soluzione diplomatica che avrebbe evitato il suono dei cannoni. Chiedevamo garanzie contro i missili in Ucraina e che le repubbliche di etnia russa di cui abbiamo effettuato il riconoscimento ufficiale, venissero riconosciute dal mondo occidentale.

Insomma, è la constatazione di MF-Milano Finanza, ci sono le armi vere e le armi economiche. Sia le une che le altre hanno rimbalzi negativi anche per chi le usa. E ciò accade perché la caduta del Muro di Berlino non ha cancellato decenni, in un'ampia parte del mondo, basati in partenza sulla ideologia comunista, che si è evoluta in ideologia oligarchica. Probabilmente il mondo democratico non ha avuto la pazienza di aspettare un'ulteriore evoluzione dell'ex-area comunista verso una sicura democrazia.

3) Ma l'impazienza del mondo occidentale non sta provocando, al di là delle vicende ucraine, un'ulteriore intesa fra Russia e Cina?

Quando nel dicembre 1978 intervistai Deng Xiaoping e poi organizzai la storica intervista di Oriana Fallaci al fondatore della Nuova Cina, Nikita Krusciov veniva giudicato da Deng come un criminale. I rapporti fra i due paesi non esistevano. Dopo le sanzioni alla Russia del 2014, Putin e Xi Jinping si sono trasformati in grandi amici. Il ministro degli esteri Wang Yi ogni mese è andato a Mosca. Sono stati lanciati vari progetti tecnologici, fra cui la realizzazione di un aereo rivoluzionario. Il risultato più evidente: gli scambi commerciali fra i due paesi da allora sono regolati non in dollari ma nelle rispettive valute. Pochi giorni prima della guerra in Ucraina Cina e Russia si sono accordati per la realizzazione di un gasdotto che serve a tutti e due, perché la Cina ha meno risorse energetiche e la Russia ha bisogno di vendere il gas che non potrà arrivare in Europa se non finisce lo scontro fra armi e sanzioni. La Cina è un paese non bellicoso, ma la struttura politico economica è simile a quella russa, dopo la modifica della costituzione per cui non esiste più il vincolo di massimo due mandati per il presidente. Ma le affinità di carattere sono limitate. Il mondo occidentale non può però contare su queste differenze, perché c'è un'esigenza della Cina analoga a quella di Putin: il recupero di Taiwan. Come si stanno ponendo di fronte a questo problema gli Usa e parte del mondo occidentale? Minacciando reazioni se la Cina decidesse di riconquistare l'isola dove si produce il 40% dei processori del mondo. Reazioni con azioni militari? Sanzioni economiche? Per evitare una vera alleanza Russia-Cina, cioè di due paesi confinanti che si sono sempre guardati come il cane e il gatto, l'occidente deve evitare le minacce e ricercare una soluzione diplomatica per Taiwan. A montare la reazione di Putin verso l'Ucraina è stata la fornitura di carrarmati speciali e di altre armi da parte degli Usa, con l'ipotesi temuta dalla Russia della fornitura di missili a testata nucleare.

E' il caso che l'Europa si faccia sentire per tempo con gli Usa perché non si formi un'alleanza inscindibile fra Russia e Cina e che la Cina imiti Putin per Taiwan.

4) Putin ha attaccato l'Ucraina per evitare l'armamento dell'Ucraina e per inseguire il disegno di ricostruzione dell'impero sovietico o anche per rinsaldare la sua posizione interna?

Putin, è l'analisi da parte di ex-alleati di Mosca, è al potere assoluto da 22 anni grazie a uno stratagemma rispetto all'art.4 della Costituzione nata dal movimento democratico della perestrojka di Michail Gorbaciov e alla presidenza di Boris Eltsin. Infatti, il presidente della Russia, in base alla costituzione, non potrebbe essere eletto più di due volte di seguito. Ecco che nel 2008 Putin fece eleggere alla presidenza della Repubblica il suo delfino e allievo Dmitrij Medvedev, che subito lo nominò primo ministro. Una staffetta che potrebbe anche essere replicata appena scadrà l'attuale mandato, che è stato votato dal 64% dei russi. Ma prima o poi il potere logora tutti e quindi non è infondata l'analisi che Putin si è mosso anche per riconquistare il maggior consenso possibile interno.

No, è la versione del mondo occidentale: l'aggiramento del senso democratico della Costituzione, a Putin non fa né caldo né freddo. Si ritiene e si comporta da imperatore, mettendo fra sé e qualsiasi interlocutore, anche del suo governo, un tavolo di almeno 15 metri. Anche gli oligarchi stramiliardari che possono essere in parte colpiti dal blocco dei

fondi bancari all'estero, sono solidali con lui. E la Russia è in mano a Putin, con poche centinaia di oligarchi. Putin ha scelto di fare la guerra alla Ucraina per mostrare che, se qualche satellite si avvicina e si lega al mondo occidentale, ne paga subito le conseguenze.

5) Che cosa può convincere Putin a fermarsi?

Non certo le sanzioni, è l'opinione che arriva dagli ex-componenti dell'Unione Sovietica interpellati da MF-Milano Finanza. Ci ha già convissuto dal 2014 e alla fin fine la Russia non è crollata. Forse gli Usa e l'Europa non hanno capito che mentre Putin decide da solo, nel mondo occidentale ci sono non solo stati diversi, ma anche esigenze e problematiche diverse. Noi non torneremmo mai a essere parte di quello che è stato il regime sovietico, perché era un regime dittatoriale, ma non ci dimentichiamo neppure delle operazioni disastrose compiute dagli Stati Uniti nella funzione di guardiano del mondo: Vietnam, guerra in Kuwait, Iraq, Afghanistan con l'improvviso abbandono delle popolazioni alle violenze dei talebani. Ma anche se più lontano nel tempo, non ci dimenticheremo di quando Krusciov voleva mettere i missili a Cuba e John Kennedy reagì portando alla fame Cuba. La verità è che mentre l'Europa e in particolare l'Unione europea non ha mai compiuto azioni di guerra dalla fine della Seconda guerra mondiale, gli Usa sono stati attivissimi con le armi specialmente dove ci sono interessi energetici e in paesi a cui possono vendere le armi.

Questa è propaganda. Vuol dire che chi parla così ha ancora legami con la Russia. Ma certo esiste una chiara differenza, specialmente dalla guerra in Vietnam fra gli Stati Uniti, che restano comunque un esempio di democrazia interna, e l'Europa. Ma è inevitabile. Gli Stati Uniti si considerano tuttora i leader del mondo e non hanno ancora metabolizzato il potere acquisito dalla Cina, pur avendo esordito, con la democrazia del ping pong attuata fa Richard Nixon ed Henry Kissinger, a favore dello sviluppo della stessa Cina. In molti casi, se non in tutti, dietro l'azione militare degli Usa ci sono stati importanti interessi economici. Il primato del dollaro e del profitto ha fatto e fa da motore alla politica estera americana. Da ciò l'Europa dovrebbe trarre orientamento per essere una voce un po' diversa, pur nell' alleanza atlantica.

6) Che cosa vuole realmente Putin, dove si fermerà?

In primo luogo, vuole un cambiamento di regime dell'Ucraina. Anche se in un certo senso è stato lui stesso a stimolare il cambio di maggioranza a Kiev con l'azione verso la Crimea, facendo così crescere i cittadini ucraini favorevoli al mondo occidentale, ritiene che la Ucraina sia russa e che quindi il governo dialoghi e operi di concerto con Mosca. Pretesa assurda? E' di uno dei consiglieri politici del Cremlino, Dimitrij Suslov. E Putin conta sulla possibilità che l'esercito ucraino, che parla la stessa lingua anche militare di quello russo, trovi un'intesa con gli invasori. I reparti speciali, non solo russi e ucraini, hanno potere negoziale. Ed effettivamente possono trovare un'intesa per far nascere un nuovo governo, in sintonia con Mosca, come del resto è avvenuto per molti anni dopo la fine dell'URSS. La salita alla presidenza ucraina dell'attore comico Volodymyr Zrlens'kyi e l'intensificarsi dei rapporti con il mondo occidentale, hanno fatto caricare la molla di reazione di Putin. Non è da escludere che cerchi di prendere tutta l'Ucraina, ma non può sottovalutare la resistenza che potrebbe esserci nella parte ovest del paese, dove è probabile che forze del luogo abbiano accumulato da tempo rifugi e armi. Sarebbe la guerriglia. Resta il punto cruciale su cosa farà Zrlens'kyi. Si arrenderà, scapperà, passerà nella parte dove ci sono i rifugi e le armi?

Se non lo sanno coloro che, come paesi ex-sovietici, sono tuttora in contatto con la Russia, figuriamoci se possiamo si può saperlo in occidente, nonostante il lavoro intenso delle intelligence. Ma i russi sono maestri nel sabotaggio cibernetico, per questo non si possono escludere depistaggi. Un fatto è certo: nei negoziati diplomatici, un accordo sulla Ucraina era possibile; non è stato raggiunto perché Putin chiedeva anche un ritorno a casa dei paesi ex-comunisti che sono entrati addirittura nell'Unione europea, non solo nella Nato. Se una volta presa l'Ucraina, Putin passasse a cercare di riconquistare Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria…allora non potrebbe altro che esserci la terza guerra mondiale. Ma pur considerando Putin fuori dal mondo e cattivo come sanno esserlo tutti gli ex-agenti segreti, non crediamo che arrivi a tanto.

Come si vede, il torto e la ragione non stanno, anche in questa tempesta, solo da una parte. Vale la regola di chi è più forte o di chi mantiene maggiore lucidità per cercare un compromesso. Se Suslov dice che il primo e irrinunciabile obbiettivo di Putin è il cambiamento di governo, la diplomazia occidentale potrebbe anche accontentarsi, a fronte dei rischi che un contrasto a questo disegno possa determinare una terribile escalation. Anche se le immagini della gente ucraina che fugge e che piange già centinaia di morti è terribile. Terribile al pari degli afghani trucidati dai talebani, abbandonati dagli americani dopo averli illusi dei valori della democrazia. Non sarà stato proprio vedendo quelle immagini, che Putin si sia convinto di potere fare altrettanto, anche se in senso opposto?

Paolo Panerai



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