Il 29 di dicembre non ci sarà più una banca popolare italiana quotata in borsa. Si chiude, infatti, con il cambio di statuto in spa ordinaria, la storica esperienza di 150 anni della Banca popolare di Sondrio, la banca italiana più orientata allo sviluppo del territorio e delle aziende nel suo territorio di azione, sempre con un taglio etico, ma anche con eccellenze assolute, come la banca in Svizzera, che non gestisce solo patrimoni ma fa anche finanziamenti alle aziende locali. Una banca con tutti i servizi possibili, dal leasing al factoring, alla società per il noleggio a lungo termine dei modelli più recenti di automobili, ai sistemi di pagamento, alle attività internazionali con il primato, per esempio, di essere stata prima banca italiana a ottenere la possibilità di trattare valute come quella cinese. Insomma, una solidità, una professionalità e una struttura di servizi che poche banche hanno, oltre naturalmente alle varie forme di finanziamento, di carte di credito, di avanzamento del digitale senza per questo smontare brutalmente le filiali dove occorre avere contatti di prossimità. Ma in primo luogo il credo nei valori cooperativi delle banche popolari.
A volere la cancellazione dello spirito popolare e cooperativo quotato in borsa è stata la Bce, il cui dettato è stato immediatamente recepito dal parlamento italiano, generando lo scandaloso episodio di una informazione privilegiata e anticipata data a Carlo De Benedetti da Matteo Renzi e la conseguente indagine Consob e della magistratura per gli acquisti effettuati dall'ingegnere. Una debolezza, quella di accettare la decisione della Bce, che non ha avuto invece il governo tedesco che tempestivamente ha sottratto le Sparkasse al controllo della banca centrale con sede a Francoforte. Potere politico maggiore della Germania, si potrebbe dire. Ma non solo, anche consapevolezza del ruolo che le Sparkasse hanno sul territorio, al pari delle banche popolari quotate in borsa e che sono state costrette, con l'eccezione appunto della Sondrio, a fondersi con varie fasi fino a generare perfino la perdita estesa del nome popolare come nel caso del Banco Bpm, nato dalla fusione del Banco popolare di Verona (a sua volta incorporante altre popolari) e della storica Banca popolare di Milano, in sigla Bpm.
L'unica che ha resistito fino all'ultimo grazie alla decisione di vari suoi soci di adire tutti i livelli della magistratura, è stata la Sondrio, appunto per la profonda natura cooperativa anche dei soci, assolutamente compatibile con l'eccellenza del servizio.
Che futuro potrà avere una banca a cui si è imposto di cambiare natura? Certamente non perderà l'efficienza che è nel suo dna, ma c'è quella rinuncia al valore cooperativo che pesa maledettamente e che cambia anche la logica di fare banca.
Proprio nell'anno del compimento del centocinquantesimo anniversario, la Banca popolare di Sondrio, in realtà, un futuro mantenendo lo spirito cooperativo del passato, se non la struttura giuridica, potrà averlo e potrà essere molto importante se solo le autorità di controllo terranno presente, per esempio, quale è in Francia la struttura del Credit Agricole, una delle principali banche del mondo. La struttura, nel caso dell'Agricole, è nata dal basso, con 2447 Casse locali che hanno detenuto insieme la quota maggiore (25%) della banca di livello mondiale. Probabilmente, anzi quasi sicuramente, una struttura tale e quale non è ripetibile, ma se ne può trarre ispirazione per conservare il buono che c'è delle numerose banche popolari non quotate e che quindi rimangono cooperative.
È l'efficienza e l'ampiezza di servizi che la Sondrio ha consolidato da sempre che potrebbe farla essere banca di riferimento e servizio per le varie piccole o piccolissime popolari diffuse sul territorio, senza far diventarle pure distributrici di servizi, ma ancora capaci di conservare il rapporto con il territorio e la conoscenza dei clienti del territorio, poiché questo è lo spirito profondo della Sondrio.
Del resto, qualcosa di simile, in forma democratica, esiste per le Bcc (la seconda c sta per cooperativo), che oggi sono riunite sotto due banche di secondo livello, Iccrea e Cassa centrale banca. In queste strutture le partecipazioni sono incrociate e alcune Bcc possiedono azioni di Iccrea e Cassa centrale banca, e le due banche di secondo livello hanno partecipazioni nelle piccole Bcc, alle quali erogano tutti i servizi possibili.
A non essere accettabile è che una decisione della Bce, presa in un momento di particolare crisi e quindi paura per la sopravvivenza delle banche e in particolare di quelle popolari, cancelli una storia di successo qual è stata sempre la vita della Sondrio, che ha sempre premiato i suoi soci con la crescita di valore del titolo e la distribuzione di significativi dividendi, senza rinunciare ai valori che l'hanno fatta nascere. Ma ci sono problematiche altrettanto gravi nel settore del credito, del risparmio e del mercato borsistico, per i quali la struttura e lo spirito popolare cooperativo potrebbe contribuire alla soluzione.
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Più di 220 miliardi. È la crescita più recente del risparmio degli italiani sui conti correnti. Ma il risparmio italiano continua ad andare per il 75% all'estero, finanziando quindi lo sviluppo dei paesi stranieri. E il governo che fa, nonostante abbia a capo un uomo come Mario Draghi che conosce tutto dei mercati finanziari? Prima annulla tout court, nella legge finanziaria, il bonus fiscale per le società che decidono di quotarsi, e quando i partiti della maggioranza propongono emendamenti per reintrodurlo, che fa? Riduce il bonus fiscale per chi si quota da 500 mila a 200 mila euro.
Chi sa se The Economist nel valutare l'Italia come paese che ha meglio operato nell'impegno per uscire dalla crisi provocata dal Covid, abbia tenuto conto di questo vero e proprio vulnus nel programma economico definito nella legge di bilancio?
Non credo, anche perché il sistema economico internazionale è ben contento che il risparmio degli italiani vada costantemente in investimenti all'estero. Ma questa scelta è la peggiore che ci si potesse aspettare dal governo Draghi.
La spiegazione che viene da Palazzo Chigi è che i bonus fiscali assorbono già importanti risorse pubbliche. Vero. Ma se l'enorme risparmio italiano, almeno in parte, andasse a finanziare le aziende italiane poiché si quotano in borsa, favorendo così anche il numero delle quotande, esse inevitabilmente si svilupperebbero e quindi anche la base tassabile aumenterebbe. Con il bonus quindi lo stato recupererebbe probabilmente molto di più della momentanea riduzione delle entrate.
Questa sarebbe una vera politica tesa allo sviluppo e a colmare una grave mancanza italiana: un vero mercato dei capitali attraverso le società quotate, che ora al mercato principale sono appena 300, ma se si togliessero quelle che sono arrivate negli ultimi tre-quattro anni all'ex-Aim si registrerebbe addirittura una riduzione delle aziende presenti nella borsa principale rispetto a pochi anni fa. Una débâcle per un paese capitalista, che ha decine di migliaia di aziende piccole o medie che con la quotazione potrebbero svilupparsi, conquistare quote di mercato e aumentare quindi il gettito fiscale del paese.
Con i limiti che può avere su altri fronti, il sistema capitalistico ha tuttora nei mercati dei capitali e quindi delle borse un suo fondamentale pilastro. Per costruirlo in Italia, il paese dove da sempre le imprese si sono finanziate per oltre il 90% attraverso il credito bancario, è evidente che occorra una forte scelta di politica economica e non solo con bonus fiscale, che tuttavia prima concesso, poi ritirato e infine ridotto a una mancia, ha un effetto doppiamente negativo.
Per esempio, per una vera strategia dell'investimento del risparmio italiano in Italia, si dovrebbe rendere liquido l'ex-Aim, ora Euronext Growth Milan(o), in sigla Egm, dove, come primo passaggio alla quotazione, dovrebbero essere presenti almeno 3 mila pmi, che in parte potrebbero poi passare al mercato principale (Mta), creando appunto un vero mercato dei capitali. C'è solo un'entità che potrebbe farlo, adempiendo con questo alla sua missione: la Cassa depositi e prestiti (Cdp) che potrebbe, dovrebbe, creare un fondo di liquidità capace di intervenire costantemente sull'Egm; con un abile gestione potrebbe rendere appunto liquido il mercato e realizzare soddisfacenti margini. L'arrivo di Dario Scannapieco a Cdp come amministratore delegato, dopo l'ottima esperienza di vicepresidente di Bei (Banca europea investimenti) ha aperto qualche speranza. Speriamo che non ci sia ancora immobilismo. La creazione di due efficienti mercati borsistici è la via inderogabile e ineludibile per creare canali di investimento del risparmio italiano a favore dello sviluppo dell'Italia.
Il governo Draghi ha finora concentrato la sua attenzione, giustamente, sulla lotta al virus per la quale la scelta, per certi aspetti ovvia di un militare come il generale Francesco Paolo Figliuolo a capo della task force, fa vincere all'Italia la classifica di The Economist; oltre alla lotta al virus, il governo si è impegnato moltissimo a rendere operativo il Pnrr, per non perdere i capitali che vengono dall'Europa. Benissimo, più capitali un paese ha e più può crescere, ma appunto ripiegare l'obbiettivo di un vero mercato dei capitali e quindi di borse dove possono quotarsi migliaia di società appare quantomeno bizzarro.
Il bonus quotazione costa alle casse dello stato e non è particolarmente efficace? Benissimo ridurlo, ma quali mezzi allora il governo Draghi intende mettere in campo per far sì che il risparmio degli italiani non vada per il 75% (dicasi75%) investito legalmente all'estero, sostenendo quindi altre economie e non quella italiana?
Si potrebbe dire: Draghi, sia pure con il suo permanente fare con semplicità anche le cose più difficili, sdrammatizzando con lo storico «Il governo va avanti» uno degli attacchi più duri di Matteo Salvini, non ha assolutamente vita facile; e la sua abilità è di essere flessibile senza dare a vedere le difficoltà che deve superare ogni giorno. Vero, verissimo, ma a parte le riforme per il Pnrr, vorrà pur lasciare un segno nel suo specifico settore, vada o non vada al Quirinale? E il segno più importante per chi è stato direttore esecutivo della Banca mondiale, direttore generale del tesoro, vicepresidente mondiale di Goldman Sachs, quindi governatore di Bankitalia e presidente della Bce, quale può essere se non creare un vero mercato italiano dei capitali, attraverso il quale la maggioranza del risparmio degli italiani sia indirizzato allo sviluppo del paese?
Il Pnrr passerà. L'impiego del risparmio italiano per lo sviluppo dell'Italia, se si varano provvedimenti adeguati, rimarrà un beneficio permanente per il paese.
O sbaglio, Signor Presidente Draghi? Suvvia, lanci un'idea come quella di Londra o quella del suo intervento sul Financial Times in pieno Covid. E nel caso intenda andare al Quirinale, la renda subito operativa. Così passerà alla storia anche aver indirizzato il risparmio degli italiani al servizio dello sviluppo dell'Italia. Intanto, grazie per quanto ha finora fatto. (riproduzione riservata)
Paolo Panerai