Si sta tornando come ai tempi della bolla internet? Ma a quei tempi era almeno possibile verificare se all'uso della parola magica internet corrispondesse o meno un'iniziativa di uso reale della stessa rete web, anche se di dubbia valenza economica. Ora la parola magica è: Sostenibilità e i suoi derivati, quali «azienda sostenibile», «processo sostenibile», «riconversione sostenibile», «famiglia sostenibile» (perché magari attua la differenziata)...
Oggi, Sostenibilità con i suoi derivati è la parola più inflazionata e quindi più abusata. Chi la usa, anche se impropriamente, ha la percezione di crearsi una benemerenza per il paradiso, più che recitando ogni giorno dieci atti di dolore. E senza neppure bisogno di andare a confessarsi.
Come tutti i fenomeni di autoassoluzione, l'uso continuo della parola, certo non fa sentire molti dei santi, ma almeno beati sì. Del resto, la parola sostenibilità ricorre spesso anche nei sermoni della chiesa, se non addirittura del Papa.
Ma quando è legittimo l'uso della parola sostenibilità per le proprie azioni, come esseri umani, azienda, associazione, partito politico? Tutte queste definizioni possono essere legittimamente sostenibili?
L'equivoco e l'abuso sono oggi facili perché la parola sostenibilità ha
molti significati, tutti più o meno vicini all'azione di compiere atti, investimenti, comportamenti personali che rendono sostenibile o più sostenibili le conseguenze economiche, ecologiche, sociali dell'atto stesso. Di qualsiasi investimento, atto, pensiero che viene compiuto.
Oggi, in mancanza di una codificazione, c'è inevitabilmente uso e abuso della parola. Dal che si deduce che sarebbe assai opportuno arrivare a una definizione codificata della parola magica e di quando possa essere legittimo usarla. Anche perché su questa parola vengono fatte più speculazioni illegittime che legittime.
Se si va su internet e si cerca la parola sostenibile o sostenibilità per prima esce la scritta Obbiettivi di sostenibilità- Gruppo Acea, con la declinazione successiva: Economia circolare, tutela del territorio, compostaggio… E subito dopo Certificazione ambientale - Rendere l'azienda sostenibile. Cliccando emerge si passa all'inglese con il titolo Sustainability service - Esg Strategy. Sembra di andare su Marte, ma subito esce fuori il team che spiega come con la sua consulenza il credito sarà più facile: “Le condizioni per l'accesso al mercato del credito per le aziende sostenibili saranno sempre più favorevoli nei prossimi anni…”.
Poi, finalmente, si arriva all'Enciclopedia Treccani, che spiega come “Sostenibilità nelle scienze ambientali ed economiche è condizione di uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”. Bello! Le generazioni presenti che pensano meno a se stesse e di più alle generazioni future.
Ma sia nella promozione pagata a Google che ovviamente nella Treccani c'è quella sigla magica, che si fa molta fatica a esplicitare: Esg. Usando sempre internet, le opzioni da cliccare sono in sequenza: Esg acronimo, Esg, e, al terzo posto, Esg finanza sostenibile, e di seguito: Esg definizione, Esg investimenti… Insomma, si torna sempre lì, ai danèe, come dicono i milanesi.
Se con diligenza si clicca sull'acronimo, per conoscere almeno le parole estese delle tre lettere, che cosa balza fuori? Investimento responsabile - Perché è importante. È un'altra pubblicità di una sigla che aggiunge: crediamo che l'investimento Responsabile (con R maiuscola) migliori i rendimenti corretti per il rischio. Punti chiave… E poi fra i dettagli: Strategie integrate Esg, Prodotti di investimento, Investimenti sostenibili… Ecco qua, che anche loro sono sostenibili.
Se poi si clicca su Esg definizione, sempre nelle opzioni offerte da Google, non c'è la spiegazione delle tre parole che hanno per iniziale Esg, ma si rimanda ancora alla pregiata ditta che crede negli investimenti responsabili.
Come si vede, sulla parola Sostenibilità e la sigla Esg ( che sta per Environmental, social, governance) si sta giocando una partita enorme, soprattutto per quanto riguarda gli investimenti. E questa consultazione della sigla attraverso il web è anche la dimostrazione di come Google sempre più produca disinformazione o non informazione, avendo acchiappato quella sigla e quelle parole per massimizzare i suoi ricavi pubblicitari. Perché anche se si chiede il significato di Esg escono fuori, con linguaggio equivoco, altre offerte di investimento. Una per tutte: Investire nel Sostenibile-Investire sostenibile: 3 modi…
Una deriva che va arrestata. E per arrestarla serve un immediato intervento regolatorio. Oltre a una massiccia informazione che non sia finalizzata a scopi promozionali, per i quali andrà imposta una pubblicità corretta. Da decenni, gli editori hanno creato il Codice di autodisciplina pubblicitaria, ma il prorompente potere degli Ott, che apparentemente offrono tutto gratis, ma appunto più disinformazione o informazione interessata che maschera pubblicità, sta creando una bolla che si espande sempre più, con il rischio di esplosione come avvenne con internet.
Ora internet è il veicolo per creare altre bolle pericolose. Con la differenza che questa volta al tavolo degli investimenti si gioca con il futuro del mondo.
Per i lettori di questo giornale è perfino superfluo ricordare che l'Onu, l'Ocse e l'Unione europea hanno fissato almeno 200 parametri che consentono di dire, in base a quanti di essi sono rispettati, qual è il grado di avvicinamento alla piena sostenibilità. È stato un lavoro ottimo, ma senza una regolamentazione per la misurazione del grado di sostenibilità in moltissimi ne stanno abusando.
Un grande business è ora quello della certificazione, nella quale si sono buttate tutte le società di consulenza più o meno autorevoli. Ma c'è a New York, a Parigi (Ocse) e a Bruxelles chi sta denunciando gli inevitabili conflitti di interesse che hanno queste società, tenuto conto che spesso per le aziende svolgono altre attività di consulenza. In finanza e negli investimenti vige poi il criterio del rating. Le due case più importanti sono le americane Standard & Poor, controllata dalla casa editrice McGraw-Hill, e Moody's. Le due società hanno avviato, con l'acquisto di piccole società, anche il rating di sostenibilità. Ma hanno lo stesso problema delle società di consulenza, perché emettendo rating sul merito di credito, quindi non sono completamente indipendenti sul merito di sostenibilità. A punto che Esma, l'ente europeo dei mercati finanziari, e l'Eba, l'autorità bancaria europea, nell'approcciarsi alla scrittura di regolamenti che portino ordine e sicurezza, evitando che la bolla esploda, hanno già stabilito che chi giudica e dà rating su società che si dichiarano sostenibili debba avere quell'attività esclusiva, oltre a una governance interna che rafforzi la sua indipendenza.
Quindi, come è già avvenuto per quanto riguarda l'attività di antitrust, è l'Europa che fa da apripista al resto
del mondo e in particolare ai Usa, fondatori del concetto e della norma antitrust fin dalla fine dell'800, ma da tempo immobili di fronte al crescente strapotere degli Ott. Il nuovo presidente, Joe Biden ha capito che gli Ott stavano per diventare (o sono diventati) più potenti dello stato e quindi ha avviato un rinnovamento dei dirigenti dell'antitrust (prima di tutti Nina Khan che ha scritto nuovi concetti per limitare il potere dei dominatori dei mercati). Quindi, nuovo impulso alla necessità di una pluralità di operatori nei vari mercati, perseguendo l'obbiettivo della concorrenza.
Certamente, come si deduce anche dalla prorompente offerta di investimenti in attività sostenibile, le due agenzie europee dovranno fare presto a varare il regolamento, prima che la bolla scoppi. Non bisogna, infatti, dimenticare l'enorme liquidità che c'è sul mercato in seguito alla indispensabile politica provocata dalla pandemia. Questa liquidità è alla ricerca di rendimenti e quindi chi la gestisce è pronto a cogliere anche l'emotività e la sollecitazione delle coscienze, che il concetto sostanziale di salvataggio del Pianeta della sostenibilità implica. Lo ha segnalato anche uno dei pionieri del settore, il fondo Ambienta, fondato da Nino Tronchetti Provera già nel 2007. Amministra un capitale di 1,6 miliardi ed è presente a Milano, Londra, Parigi e Monaco di Baviera. Ha effettuato 42 investimenti con un rendimento alto. Nel giugno scorso Ambienta ha pubblicato un Report Esg e di impatto ambientale, sottolineando come anche tra le nuove attività digitali vi siano impatti diretti e indiretti che lasciano dubbi di autentica sostenibilità, come per esempio nell'eCommerce.
Gli investimenti per la sostenibilità hanno un fortissimo sex appeal, ma occorre che chi investe abbia la sicurezza che non si ritorni ai mutui subprime che causarono il fallimento Lehman che innescò la gravissima crisi del 2008.
Allora si sosteneva che fosse anche socialmente utile concedere mutui anche a chi non poteva dare garanzie adeguate: ora, già ora, non è difficile immaginare, anche dal tenore dei meccanismi di promozione in nome del rispetto dei criteri Esg, che si stiano creando operazioni al limite dell'imbroglio.
Per questo è fondamentale che si arrivi a una rapidissima regolamentazione su chi possa sbandierare legittimamente di essere sostenibile, su chi possa offrire investimenti sostenibili, e chi invece usa lo schermo della parola per fare affari anche non puliti.
E nell'ambito degli investimenti non può che valere il giudizio-rating che alla fine, dopo accurate indagini, con criteri già collaudati nella finanza, indica non solo qual è il rating del primo giudizio-analisi, ma come varia l'affidabilità con emissione di rating annuali o ogni volta che accade nella struttura analizzata un evento straordinario.
Sul mercato ci sono operatori molto seri e bravi che proprio per questo auspicano che per tutti valga il criterio del rating emesso da società indipendenti che rispettino già le regole in arrivo. Ad oggi, le società quotate alla borsa italiana che hanno il rating, sollecitato o non sollecitato, sono tutte quelle del Mib più tutte le banche quotate. Caso significativo quello di Snam, che ha chiesto anche il rating per l'emissione di un prestito obbligazionario, il cui rendimento è legato all'andamento del rating sulla società stessa: se dovesse calare il rating, varierebbe il rendimento... Ancora poche, ma in compenso l'Italia è l'unico paese che ha una società, Standard ethics, che è stata esaminata da Esma ed Ema per definire le caratteristiche che una società abilitata al rating Esg debba avere.
Se le agenzie della Ue saranno sollecite a definire le regole e se gli Usa e la Cina faranno altrettanto, la bolla della sostenibilità potrà essere evitata. Ma i rischi oggi sono molto alti. (riproduzione riservata)
Paolo Panerai