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Occasioni private equity e altri asset alternativi accessibili anche per l’investitore retail

di Stefania Peveraro
20 settembre 2025, 10:20 Ultimo aggiornamento: 07 novembre 2025, 22:09

I colossi globali mirano a diversificare le fonti di raccolta. Così strumenti tradizionalmente d’élite si aprono ai piccoli risparmiatori. Da Trade Republic agli Eltif: le opportunità

Il fenomeno della democratizzazione dei private markets è un trend consolidato a livello globale. Un tempo riservati a investitori istituzionali, grandi family office e clienti di private banking con patrimoni elevati, oggi gli asset alternativi stanno diventando progressivamente accessibili anche a risparmiatori retail, grazie a prodotti e soluzioni costruiti ad hoc, con ticket minimi ridotti e formule di semi-liquidità.

Obiettivo di rendimento 12%

L’ultima iniziativa in questa direzione è quella annunciata da Trade Republic, la piattaforma di investimento digitale fondata a Monaco nel 2015, che conta milioni di clienti in 18 Paesi europei e oltre 150 miliardi di euro in gestione. Il neobroker ha siglato una doppia partnership con Apollo Global Management ed Eqt, due colossi globali del private equity, dando vita a prodotti strutturati come Eltif di private equity con rendimenti target del 12% annuo. La novità sta nell’accessibilità: sarà possibile investire anche un solo euro, grazie al frazionamento delle quote e a un marketplace interno che consentirà di rivendere le posizioni mensilmente.

Private equity in un paniere

Un segnale forte di come anche i grandi gestori alternativi stiano orientando parte della raccolta verso il wealth management, affrancandosi in parte dalle rigidità delle asset allocation istituzionali e intercettando una domanda retail sempre più sensibile alla promessa di rendimenti superiori rispetto ai mercati quotati, pur a fronte di minore liquidità.

Trade Republic non è un caso isolato. Già dal 2022 eToro ha introdotto il Private Equity Smart Portfolio, paniere di titoli di operatori di private capital quotati come Blackstone, Kkr, Carlyle e Apollo, accessibile ai clienti retail con un investimento minimo di 500 dollari.

C’è anche la formula Etf

Una formula analoga è rappresentata dagli Etf su listed private equity, disponibili anche per gli investitori italiani, seppure in numero limitato. Tra i principali figurano gli Etf di iShares, Xtrackers e FlexShares, che replicano indici composti da società di private equity quotate a livello internazionale. Questi strumenti offrono una proxy liquida dei private markets, consentendo di diversificare il portafoglio retail con un’esposizione indiretta ma facilmente negoziabile.

I titoli delle società, da Tamburi a First Capital

Altra possibilità, ancora più immediata, è investire direttamente nei titoli quotati di operatori di private capital. In Italia esempi rilevanti sono Tamburi Investment Partners, Italmobiliare, Smart Capital e First Capital, holding d’investimento che operano con logiche simili a quelle dei fondi di private equity e growth capital, pur mantenendo la struttura societaria tipica di una mid-cap quotata.

Per l’opzione Eltif bastano 5 mila euro

Il fronte più dinamico resta però quello degli Eltif (European Long-Term Investment Fund). Strumenti regolamentati a livello europeo, nati per favorire gli investimenti di lungo periodo e sempre più utilizzati per canalizzare la domanda retail. L’esempio italiano più recente è Delos 2, lanciato da Azimut Libera Impresa sgr, che ha chiuso un primo round di raccolta da 120 milioni di euro. A differenza del passato, i ticket minimi sono stati abbattuti: mille euro per Delos 2, contro i 5 mila euro del primo veicolo e i 100 mila euro richiesti dai fondi di private equity tradizionali.

La riforma del regolamento Eltif ha contribuito a questa apertura, eliminando la soglia minima di 10 mila euro e semplificando le modalità di distribuzione. Nonostante ciò, i gestori mantengono la possibilità di fissare soglie più alte nei regolamenti dei fondi. Molti, però, scelgono ormai di abbassarle per attrarre nuova clientela e intercettare la crescente disponibilità di capitale da parte di investitori non professionali.

Parallelamente si moltiplicano gli Eltif evergreen, che consentono sottoscrizioni e riscatti senza attendere la liquidazione finale del fondo. Un modello che, pur restando illiquido rispetto ai mercati tradizionali, garantisce maggiore flessibilità e risponde alle esigenze di un pubblico retail meno disposto a vincolare capitali per orizzonti troppo lunghi.

Gli accordi con le reti di private banking

La spinta alla democratizzazione si manifesta anche attraverso accordi tra i grandi gestori globali e le reti di private banking italiane. Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le intese per la distribuzione di fondi alternativi in versione Eltif. Tra le più recenti, l’accordo tra il gruppo Sella e Partners Group per collocare in Italia Private Equity Opportunities Sicav, fondo evergreen dedicato al private equity. Sempre Sella aveva già distribuito, a fine 2024, Amundi Partners Investindustrial Private Equity, un Eltif 2.0 focalizzato sul mid market europeo.

Le partnership bancarie

Anche altri player bancari si stanno muovendo con decisione: Unicredit ha stretto partnership con Blackstone per fondi di private equity e private credit; Mediobanca ha siglato accordi con Apollo e Kkr; Banca Generali ha lanciato tre comparti dedicati al private capital nella sua Sicav-Sif lussemburghese BG Private Markets, in collaborazione con Carlyle, Lion River e Generali Real Estate.

Ampia gamma per i grandi patrimoni

Se per i retail l’accesso passa soprattutto da Eltif, Etf e società quotate, per i grandi patrimoni la gamma si amplia. Sono sempre più diffuse le formule ibride come i club deal e i coinvestimenti. Per esempio il team Uhnw di UniCredit propone coinvestimenti in club deal per la clientela con grandi patrimoni, in operazioni con le quali i club deal affiancano di norma sponsor di private equity. E promuove la partecipazione di questi stessi soggetti al progetto di Quant>ICO Investment Club Opportunities: la banca in sostanza offre ai clienti wealth, che sono tradizionalmente imprenditori, holding familiari e family office, l’accesso a club deal esclusivi proposti da Quant>ICO. Si tratta di una struttura simile a quella già rodata da The Equity Club (Tec), promosso da Mediobanca Wealth Management, giunto al secondo veicolo della serie (Tec2). Mentre da parte sua il gruppo Azimut, oltre ai prodotti di private markets per retail piccoli risparmiatori, gestisce un ricco numero di Eltif dedicati a clienti retail più facoltosi e proposte di co-investimento in club deal attraverso vari veicoli, come per esempio Ipo Club 2, strutturato insieme a Electa Ventures.

Ma la sfida principale resta quella di bilanciare accessibilità e protezione degli investitori meno esperti con prodotti che offrano rendimenti competitivi ma anche adeguata trasparenza e flessibilità. (riproduzione riservata)



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