Non vi è dubbio che Carlo Messina sia il banchiere italiano più autorevole e con visione complessiva sull'Italia, non solo perché è a capo della prima banca italiana. Lo ha dimostrato anche ieri caricandosi del peso di fare cinque proposte per la ripresa economica, partendo dall'esigenza di tagliare il debito. Il Tagliadebito è una sorta di missione che accomuna i media di Class Editori e Messina da anni.
Da anni (e se fosse stato fatto qualcosa allora l'Italia non sarebbe nei guai in cui si trova oggi) sosteniamo insieme a Messina, che si è unito tempestivamente alla nostra idea, un progetto elementare. Qualsiasi azienda se è fortemente indebitata e ha buoni asset, che magari non rendono particolarmente, cosa fa? Vende questi asset e riduce il debito. Messina lo sa benissimo, da banchiere che finanzia le aziende, che questa è la soluzione e per questo, insieme, da anni abbiamo indicato gli asset che l'Italia può cedere agli Italiani, senza subire nessuna deminutio.
Sono gli immobili che lo stato ha devoluto agli enti locali nell'ambito del federalismo per un valore di circa 400 miliardi prima del virus. Messina ha messo a punto un progetto perché questi immobili siano apportati in fondi immobiliari locali e, come abbiamo prospettato noi, le quote di questi fondi siano pagate dai cittadini con Btp che una volta arrivati allo stato verrebbero annullati, riducendo così il debito.
Ora Messina ha aggiunto l'idea di bond sociali. Prudentemente non ha approfondito, poiché l'emissione di bond è comunque un debito. L'italia ha bisogno assoluto di liquidità ma la soluzione non è quella di fare tout court debito se non a 30-40 anni, come sostiene Mario Draghi. La Bce li acquisterebbe sicuramente. Ma contemporaneamente occorre fare almeno un atto di Tagliadebito, vendendo il patrimonio immobiliare, che per gli enti locali attualmente rappresenta più un costo che un reddito.
C'è tuttavia un'altra idea che si può combinare con le altre. È stata lanciata dalla scuola di Paolo Savona e MF-Milano Finanza la condivide: un grande prestito irredimibile detto anche perpetuo, che ha il vantaggio di non essere considerato debito perché in principio chi lo emette non deve restituire il capitale, ma solo pagare gli interessi. Il punto chiave è propio il tasso di interesse da offrire, perché deve essere attrattivo in periodo di tassi zero come adesso, ma accettabile anche per tempi di tassi alti. Un 2-2,5% potrebbe essere un'ipotesi.
A emettere prestiti perpetui sono in genere le compagnie di assicurazioni (ne ha fatti Generali), che tuttavia si riservano il diritto di restituire il prestito per le mutate condizioni del mercato. Lo Stato potrebbe fare altrettanto e le compagnie di assicurazione potrebbero essere sottoscrittori, insieme a enti previdenziali, casse di categoria ecc., avendo bisogno di rendimenti sicuri. Anche il tasso, a determinate condizioni, potrebbe essere variato, indicizzandolo, in modo da garantire il mantenimento del prezzo dei titoli sempre vendibili sul mercato. Potrebbero essere questi, dottor Messina, i bond sociali? (Riproduzione riservata)