Non tutti i rifugi luccicano. Se l’oro resta l’asset sicuro per antonomasia, il più richiesto e, di conseguenza, quello con le quotazioni più elevate, il suo prezzo - ormai oltre i 4 mila dollari l’oncia - legittima una domanda: ci sono altri beni rifugio su cui orientarsi con lo stesso obiettivo, ovvero avere in portafoglio strumenti meno volatili che bilancino altri investimenti? Chi cerca un’alternativa all’oro e ai metalli preziosi, reduci da un filotto di record storici, secondo gli esperti può guardare ad alcune valute e alle obbligazioni dei Paesi considerati più affidabili, anche se negli ultimi mesi alcuni rifugi classici hanno perso smalto.
«Tra le tre valute che tradizionalmente fanno da beni rifugio, ovvero dollaro, yen e franco svizzero, al momento quest’ultimo mantiene più degli altri questa caratteristica. È la moneta del Paese più neutrale al mondo e non ha subito la svalutazione che invece ha depresso dollaro e yen negli ultimi tempi. Anzi, il franco ha guadagnato contro tutte le valute, euro compreso», osserva Filippo Diodovich, senior market strategist di Ig Italia.
Il dollaro, in particolare, arriva da una fase di forte indebolimento. A inizio 2025 il cambio euro/dollaro viaggiava intorno a 1,03, a ottobre oscilla a quota 1,16 per effetto di un significativo rafforzamento dell’euro sul biglietto verde. «Dal 1971 il dollaro ha attraversato tre cicli principali, con fasi rialziste e ribassiste di dieci anni circa ciascuna», ricorda Jens Søndergaard, analista valutario di Capital Group. «I cicli del biglietto verde subiscono una variazione quando la crescita statunitense si indebolisce o altri Paesi recuperano terreno. Al momento si stanno verificando entrambe le condizioni, lasciando presagire per i prossimi 12 mesi una svolta ciclica al ribasso, soprattutto rispetto all’euro».
Anche lo yen sta vivendo un momento di appannamento. La divisa giapponese «è stata la grande sconfitta» nella prima settimana di ottobre, sottolinea Matthew Ryan, head of market strategy di Ebury, per effetto della vittoria della conservatrice Sanae Takaichi nell’ultima tornata elettorale. «I mercati credono che esacerberà i livelli di debito del Paese e ridurrà la probabilità di futuri aumenti dei tassi d’interesse da parte della Banca del Giappone», aggiunge Ryan.
Un’altra tipologia di asset da tenere in debita considerazione sono le obbligazioni. In questo caso, di solito chi cerca un rifugio guarda a Paesi che di consueto offrono più garanzie: Usa e Germania. Tuttavia, il ruolo di entrambi sta cambiando. «Gli Stati Uniti si trovano in una posizione fiscale precaria. Il One Big Beautiful Bill di Trump prevede un deficit intorno al 6% del pil, anche tenendo conto delle entrate derivanti dai dazi», ricorda Malin Rosengren, portfolio manager di Rbc BlueBay. «Qualsiasi rallentamento della crescita farà esplodere i disavanzi di bilancio solo con gli stabilizzatori automatici e lascerà uno spazio politico minimo».
Da faro dell’economia globale, dunque, gli Stati Uniti si stanno trasformando in un’incognita. Più che lo shutdown che limita le attività federali (e potrebbe ritardare la pubblicazione di alcuni dati macroeconomici sensibili), l’elemento chiave per gli esperti rimane il debito pubblico. Lo stesso che rischia di minare la proverbiale affidabilità tedesca. «La Germania è sempre stata considerata il Paese europeo più virtuoso dal punto di vista dei conti pubblici, ma ora intende promuovere importanti piani d’investimento attraverso un forte aumento della spesa pubblica. Di conseguenza il Bund viene percepito come un rifugio meno sicuro di prima», sostiene Diodovich.
In questo contesto, considerata anche la crisi politica che imperversa in Francia dove il presidente Macron sta per nominare il quinto primo ministro in meno di due anni, l’Italia si sta accreditando come un’alternativa stabile e credibile. Il rendimento del Btp decennale si attesta al 3,51%, lo spread con il Bund è ridotto a circa 83 punti base e quello con l’Oat francese è praticamente azzerato.
Il rischio, semmai, potrebbe annidarsi in un contagio della crisi francese sugli altri Paesi dell’Eurozona, sui loro titoli di Stato e sulla moneta unica. «Per ora i segni di contagio sono limitati, perciò le perdite per l’euro dovrebbero essere contenute», ipotizza Ryan. «Questo potrebbe cambiare se la crisi francese si inasprisse o se le principali agenzie di rating declassassero la Francia».
Infine, anche avere un po’ di liquidità, magari remunerata attraverso un conto deposito, può essere un’opzione in questo periodo. «Vista la fase di forte incertezza, soprattutto geopolitica, tenere una piccola quota di liquidità può essere interessante. Non credo, invece, che si possa usare il bitcoin come bene rifugio: troppo volatile», conclude Diodovich. (riproduzione riservata)