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Fondi obbligazionari Eurozona, guida alla scelta
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Non solo Btp Valore: ecco dove investono i fondi sui titoli di Stato dell’Eurozona con le migliori performance

17 ottobre 2025, 20:00

Come diversificare tra le emissioni governative della zona euro, tra Francia nel caos e promozioni del rating dell’Italia

La geografia dei titoli di Stato europei è completamente cambiata negli ultimi mesi. L’Italia, per anni fanalino di coda tra le grande economie del continente, ha visto una serie di promozioni del rating che hanno portato lo spread tra Btp decennale e Bund tedesco di pari durata, alla vigilia dell’emissione del nuovo Btp Valore a restringersi fino agli 80 punti base. Nel frattempo la Francia, storicamente tra le locomotive (insieme alla Germania) dell’Eurozona, si è trovata nel caos politico che ha portato il differenziale tra Oat e Bund a espandersi, fino a 80 punti.

E mentre il testa a testa tra Roma e Parigi si faceva più serrato che mai, la Bce ha iniziato a tagliare i tassi di interesse, facendo abbassare i rendimenti (e salire i prezzi) dei titoli di Stato, che però dall’altra parte soffrivano, soprattutto sulle scadenze lunghe, a causa dei maxi-piani fiscali (tedesco in primis) per il riarmo e le infrastrutture.

Francia, la nuova periferia?

In questo scenario cambiato così tanto nel giro di pochi mesi orientarsi non è semplice. Il nuovo ruolo della Francia nella dinamica del reddito fisso Ue è centrale. «La Francia ha reso meno netto il confine, un tempo chiaro, tra i paesi core e la periferia dell'Eurozona», riassume Neil Mehta, portfolio manager di Rbc BlueBay, che aggiunge: «Stimiamo il fair value degli spread degli Oat a circa 85 punti base sopra i Bund tedeschi, anche se permane il rischio di un significativo superamento».

I fondi per investire nei bond dell’Eurozona

Per chi volesse approcciarsi ai bond sovrani dell’Eurozona con prodotti di risparmio gestito dedicati, e cercare così una diversificazione che vada oltre l'investimento in singoli bond le occasioni non mancano: la tabella Fida in basso censisce 10 fondi attivi focalizzati sui titoli di Stato dell’area euro, ordinati per rendimento nel 2025. La performance media è del 3,1% (con punte del 3,7%), che passa al 3,8% a un anno e al 16,4% su una prospettiva triennale. Il tutto con costi dello 0,7% annuo, che oscillano tra un minimo dello 0,2% e un massimo dell'1,5%.

Scadenze lunghissime non pervenute

In generale, i comparti con la migliore performance possono essere classificati in tre categorie: quelli che investono in bond a corta scadenza (1-3 anni), quelli più favoriti a livello di prezzi dalla dinamica di allentamento monetario della Bce, quelli a media scadenza (5-10 anni) e quelli che investono su tutto lo spettro delle scadenze. Assenti invece i titoli lunghi e lunghissimi: quelli che, complici le incognite macroeconomiche e fiscali, sono stati i più penalizzati quest’anno. Emblematico, in tal senso, l’esempio di un bond Matusalemme francese al 2072, che dallo scorso dicembre a oggi ha perso quasi il 30% del suo valore e ora tratta intorno al prezzo, particolarmente basso, di 26.

Cosa preferire e cosa evitare

Con il comparto Euro Strategic Bonds Axa Im mette a segno una performance del 3,3% da gennaio, che arriva sopra il 14% su un orizzonte di tre anni. Il tutto con commissioni annue dello 0,6%. «In base alle aspettative del mercato, la Bce parrebbe essere arrivata a un tasso di equilibrio», evidenzia il responsabile europeo degli investimenti, Alessandro Tentori. Purtroppo, però. le nubi che si addensano sul tema sulla sostenibilità della traiettoria fiscale europea continuano a preoccupare gli investitori, che ovviamente richiedono una compensazione adeguata a fronte del rischio di duration», aggiunge. Come posizionarsi a livello di portafoglio? Per il money manager «sono ancora da evitare le scadenze molto lunghe», mentre «a una strategia di estensione della duration sarebbe preferibile un aumento del rischio di credito attraverso l’acquisto di obbligazioni societarie».

Più Italia e Spagna, meno Germania

Scadenze brevi protagoniste per Amundi, che con il fondo Obbligazionario Breve Termine mette a segno da gennaio un rendimento del 2,7% (con costi dello 0,2%). Cosimo Marasciulo, head of investment specialists di Amundi, si aspetta «ulteriori tagli della Bce fino un livello terminale di 1,5%». Le condizioni di liquidità, spiega, «rimarranno quindi molto buone ed in questo contesto manteniamo una visione costruttiva sui bond sovrani dell’area euro». Quanto agli emittenti, il money manager è più costruttivo «sui Paesi periferici rispetto a quelli core».

Sulla Germania, per esempio, «pesano due fattori: innanzitutto il governo ha intrapreso una massiccia espansione fiscale come conseguenza dei cambiamenti geopolitici in corso, e inoltre il sistema industriale vive la crisi del suo modello manifatturiero fortemente basato sul settore auto». L’Italia, invece, sta beneficiando «della riallocazione di asset da parte degli investitori dagli Stati Uniti soprattutto verso l’Europa grazie ad un periodo prolungato di stabilità politica che ha anche portato a un miglioramento del rating», ricorda ancora Marasciulo.

La virtù è nel mezzo

Dal canto suo Kairos Partners sgr (gruppo Anima) si occupa dell’asset class con il comparto Kis-Bond (+2,4% nel 2025, commissioni dell’1%). Rocco Bove, head of fixed income, considerata la volatilità «che da mesi interessa le scadenze più lunghe delle curve governative a livello globale», indirizza la sua preferenza «alle parti intermedie delle curve. Le scadenze a 5–7 anni offrono, infatti, il giusto posizionamento rispetto alla fase di mercato che stiamo attraversando». E a livello di emittenti? «Spagna e Italia continuano a offrire un’interessante opportunità, con traiettorie di debito in miglioramento», evidenzia il money manager. (riproduzione riservata)



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