Servono più azioni nei portafogli delle famiglie italiane e c’è bisogno di più pensioni integrative, specie tra i giovani. Sono due i messaggi che il vicedirettore generale di Banca Generali, Andrea Ragaini, ha consegnato ai 2.400 consulenti della rete incontrandoli nel road show in sette tappe che ha attraversato l’Italia, passando tra l’altro per Torino, Roma e Napoli. Una rete che continua a crescere senza farsi distrarre dalle operazioni straordinarie che in questi mesi dominano la scena finanziaria italiana, compresa l’offerta pubblica annunciata da Mediobanca proprio su Banca Generali. I consulenti hanno tenuto duro anche davanti alla volatilità che agita i mercati da quando il presidente Usa Donad Trump ha aperto la guerra dei dazi, sottolinea Ragaini.
«Da gennaio ad aprile la rete sta andando molto bene e ha avuto una raccolta netta di oltre 2 miliardi di euro», dice parlando di «sensazioni positive ricevute dai consulenti nei diversi incontri». A loro ha dato appunto due indicazioni per i mesi a venire: da una parte li ha motivati a consigliare ai propri clienti di aumentare il peso delle azioni nei portafogli, e dall’altra a spiegare l’importanza di sottoscrivere oggi un prodotto previdenziale, indispensabile per contribuire a colmare il divario tra stipendio e pensione pubblica che sarà crescente negli anni. Per quanto riguarda la necessità di aumentare il peso delle azioni «il bisogno si è fatto ancora più pressante da quando l’inflazione ha ripreso a salire», dice Ragaini, «e vale ancora di più in un mercato come quello attuale dove c’è tanto debito. Gli asset reali consentono la crescita del valore dell’investimento nel lungo periodo», aggiunge spiegando che, a motivare questo consiglio, sono i numeri. Dal confronto tra l’Italia, gli altri Paesi europei e gli Stati Uniti emerge chiaramente che le famiglie italiane, negli ultimi anni, hanno visto penalizzato il proprio risparmio in termini reali, perché non sono riuscite a compensare l’effetto dell’inflazione con le buone performance che i mercati azionari sono riusciti a riconoscere nel lungo periodo. «In 20 anni, dal 2004 al 2023, la ricchezza nominale delle famiglie italiane è crescita solo del 36% rispetto al 53% della Spagna, al 106% della Francia e addirittura al 150% degli Stati Uniti», dice Ragaini, spiegando che la differenza è dovuta proprio alla minore presenza di azioni nei portafogli degli italiani con una percentuale media che è pari ad appena il 10% rispetto al 50% di equity delle famiglie statunitensi. «Bisogna considerare che 10 mila euro investiti 30 anni fa in un portafoglio con il 50% di azioni alla fine del 2024 avrebbero avuto un valore di oltre 90 mila euro. Un portafoglio con il 29% di azioni (come è in media per i clienti private, ndr) avrebbe superato 57 mila euro mentre quello con una quota del 10% di equity, come nel caso degli italiani, si sarebbe fermato a poco più di 32 mila euro».
C’è bisogno di incrementare significativamente l’esposizione azionaria degli italiani, «magari con piani di accumulo che consentono di avvicinarsi ai mercati con più gradualità», aggiunge, ricordando l’importanza di investire a lungo termine anche per costruirsi una pensione integrativa con versamenti costanti nel tempo. «Per l’effetto tangibile della capitalizzazione, 100 euro al mese investiti in azioni per 10 anni, pari a 12 mila euro, varrebbero oggi 23 mila euro. Gli stessi 100 euro investiti mensilmente per 20 anni, pari a 24 mila euro versati, varrebbero invece quattro volte di più, ovvero 104 mila euro e il valore si moltiplicherebbe per sei, a 216 mila euro, nel caso del versamento di 100 euro al mese per 30 anni, con un versamento complessivo pari quindi a 36 mila euro», spiega. «Per questo motivo i giovani devono iniziare subito a versare per costruirsi una pensione integrativa sfruttando anche il vantaggio fiscale della deducibilità fino a 5.164 euro l’anno». Pochi sono consapevoli che, dal 2045, il tasso di sostituzione tra pensione pubblica e stipendio sarà inferiore al 50% «e solo un lavoratore su tre ha un fondo o una polizza integrativa e uno su quattro effettua dei versamenti. Non si può aspettare oltre». (riproduzione riservata)