
Tempo fa era tutto più semplice. La classica esclamazione da bar che vien buona un po’ per tutti i settori, quando c’è da scommettere qualcosa. O così almeno siamo soliti definire i business dei nostri padri, e prima ancora nonni. Come se intuire un trend di mercato nei primi anni ’60 fosse effettivamente più facile. Ovviamente, e lo sappiamo tutti, non è così. I Lucio Fontana e i Piero Manzoni che oggi vengono venduti per milioni di euro alle aste internazionali, cinquant’anni fa non avevano assolutamente l’appeal odierno. L’arte per crescere ha bisogno di consolidamento, accademico e di mercato, e definirne i processi non è semplice. Oggi veniamo quotidianamente bombardati on line da decine di fiere in calendario in ogni angolo del pianeta, artisti di grido provenienti da tutti i continenti, gallerie che propongono mostre e residenze, Biennali… La selezione per un aspirante (ma anche navigato) collezionista si fa sempre più difficile e incappare in una cantonata è facile. Negli ultimi vent’anni abbiamo assistito a fenomeni definibili classici: un’opera qualsiasi, inserita nella scuderia di una grande galleria o in uno stand di Art Basel, ha ottime possibilità di essere venduta per decine di migliaia di euro. Ma quanto durerà? Sarà possibile trattarla sul mercato secondario a breve termine? E ancora, quanto tempo devo mantenere un lavoro in collezione perché acquisisca valore? Tante domande, estremamente complesse, a cui abbiamo provato a rispondere attraverso l’aiuto delle case d’asta più serie, art advisor e galleristi.
Perché se è vero che l’arte è passione e non dovrebbe mai essere associata all’investimento, è anche lapalissiano rilevare che alcune delle collezioni più pregiate del ‘900 sono state esitate, negli ultimi sei mesi, siglando record mai visiti prima. Al contempo, facendo un’analisi sommaria del semestre, abbiamo visto sparire completamente dai radar artisti blue chip del 2021/2022, a riprova del fatto che le mode sono estremamente volatili e concentrarsi sulla qualità resta, a costo di dover aspettare moltissimi anni, l’unica maniera per non rimetterci quattrini.
Per tutti coloro che vogliono restare informati sul mercato dell’arte e le sue evoluzioni, ricordiamo che Top Lot è in onda tutti i weekend (sabato alle 13.00 e domenica alle 20.00) su ClassCnbc (Sky 507). Ogni settimana si commenta e analizza un’asta di cartello di Christie’s o Sotheby’s.
Ai nostri intervistati, partendo dai big internazionali, abbiamo posto cinque domande per analizzare al meglio l’andamento del settore e comprendere quali potrebbero essere i nuovi gusti e i fast moover del mercato:
D. 1: Come è andato il primo semestre 2023 alle aste? Qual è lo stato di salute del mercato globale?
D. 2: Le ultime vendite di Londra hanno registrato buona percentuale di venduto e alcuni record importanti per gli Impressionist & Modern. Ve lo aspettavate? È in corso un ricambio generazionale del collezionismo?
D. 3: Abbiamo verificato, negli ultimi due anni, l’ascesa di nuovi nomi soprattutto nel comparto iper-contemporaneo, sta emergendo un nuovo gusto?
D. 4: Arte afroamericana, artiste donne, nuove leve sostenute da gallerie di cartello, opere storiche con provenienze eccellenti... Quali sono i comparti in cui vi aspettate le performance migliori per i prossimi mesi? Potete fare qualche nome che nell’ultimo semestre ha stupito i vostri capi dipartimento?
D. 5: Digitalizzazione, vendite istantanee in tutto il mondo, velocità. La vostra previsione è di un’ulteriore smaterializzazione delle aste o di un ritorno alla febbre della vendita in presenza?

Dopo l’aggiustamento del mercato evidenziato dalle aste di primavera di New York, è parso chiaro che le successive sarebbero state oggetto di un attento esame. Nello specifico, le vendite serali di maggio a New York sono state caratterizzata da una buona competizione e prezzi elevati per capolavori di Henri Rousseau e Jean-Michel Basquiat, mentre le nostre day sale sono state tra le migliori di sempre. Gli appuntamenti di Hong Kong hanno costituito un ulteriore test con una risposta nell’insieme positiva, in particolare per due capolavori di Basquiat e Yayoi Kusama. Abbiamo inoltre presentato, per la prima volta in Asia, importanti opere di Jeff Koons e René Magritte.
A marzo, a Londra, la Femme dans un rocking-chair di Pablo Picasso ha guidato la stagione delle vendite realizzando quasi 17 milioni di sterline (circa 20 milioni di euro) ed entrando nella top ten delle opere aggiudicate nella prima metà del 2023. Anche le day sale di 20th/21st Century sono andate molto bene, sia a Londra sia a New York.
Avendo già in programma alcune eccellenti iniziative per la seconda metà dell’anno guardiamo avanti con fiducia. Infatti, se le stime e i formati di vendita sono giusti, il mercato continua a essere dinamico.
Sebbene le vendite dei capolavori al di sopra dei 25 milioni di dollari siano ridotte, i nostri compratori in tutte le regioni hanno speso di più per le opere di valore medio (da 500mila a 5 milioni di dollari). Abbiamo registrato vendite totali: 3,2 miliardi di dollari, al di sopra della media degli ultimi 5 anni.

Le aste di giugno hanno dimostrato che Londra mantiene una base di clienti internazionali e rimane un centro importante in termini di valore e volume delle vendite, è sempre uno dei principali hub per il mercato dell’arte in Europa.
Infatti, dopo gli Stati Uniti, Londra è il secondo mercato, controllando il 18% delle vendite (secondo l’Art Basel Report pubblicato all’inizio di quest’anno). I clienti dell’area Emea rimangono al centro della nostra attività internazionale, contribuendo al 35% del valore totale delle vendite all’asta nel primo semestre del 2023.
Per quanto riguarda le tendenze, il successo internazionale delle nostre vendite d’arte dei secoli XX e XXI è anche legato al dialogo che si instaura tra le opere. Infatti, i collezionisti sono oggi più eclettici e, per esempio, se il loro principale interesse è il Surrealismo, lo possono trovare nell’avanguardia del XX secolo così come in alcuni pittori contemporanei che si stanno muovendo su quella scia. Del resto, sappiamo che nel corso nei secoli, gli artisti hanno sempre guardato sia indietro sia avanti. Se da un lato ci sono stati risultati eccezionali per i pittori contemporanei, abbiamo avuto risultati eccellenti e diversi anche per artisti storicizzati.

Affrontando l’argomento novità o di artisti rivelazione possiamo citate una serie di giovani ed eterogenei che brillano nelle nostre aste di cui vi proponiamo una breve selezione.
A Londra, dove quest’anno si celebrerà il 20° anniversario di Frieze Art Fair, la nostra serie di aste 20th/21st Century di ottobre continuerà a proporre il meglio dell’arte contemporanea con artisti che sono stati i pionieri dei movimenti del XX secolo.
A Parigi, l’arte italiana sarà sotto i riflettori grazie alla seconda edizione di Thinking Italian in Paris, che coinciderà con Paris + par Art Basel. I pezzi forti già annunciati sono Giro di collo 15½ dipinto da Domenico Gnoli nel 1966 (stima 1,5-2,5 milioni di euro) e il Concetto Spaziale di Lucio Fontana del 1961, che non è mai stato offerto all’asta prima d’ora (stima 300.000-400.000 euro).
E infine, in merito alle vendite, crediamo che entrambe le piattaforme coesisteranno fianco a fianco per i decenni a venire. Nei primi sei mesi del 2023 quasi l’80% delle offerte in tutte le aste (164 in totale) sono state fatte online, quasi raddoppiando rispetto al 2019 pre-pandemia (45%). Le offerte digitali (Christie’s Live bidding e absentee bidding online) hanno rappresentato il 48% di tutte le offerte ricevute nelle aste dal vivo, rispetto al 25% di cinque anni fa.
Le aste online sono il primo driver per attrarre nuovi acquirenti, offerenti e partecipanti; e sono cresciute del 24% rispetto ai dati del primo semestre del 2022. Oggi, più della metà dei lotti venduti all’asta da Christie’s nei primi sei mesi del 2023 sono stati venduti online, rispetto al 20% dello stesso periodo del 2019. Il valore medio dei lotti è salito a 16.700 dollari (+12% a/a).
Il riscontro al lancio di Christies 3.0 a settembre mostra che l’84% degli acquirenti e degli offerenti attivi sul nostro sito sono nuovi per Christie’s e, di questi, il 64% sono millennial, con un’età media di 38 anni.

Quest’anno abbiamo puntato a reperire opere di grande qualità, a presentarle in modo accurato e a ottenere i migliori risultati possibili in Italia e nel mondo. Anche questo semestre abbiamo ottenuto solidi risultati, a testimonianza della continua energia dei collezionisti italiani e internazionali che si contendono le opere in tutte le categorie e a diversi livelli di mercato.
Inoltre, abbiamo prestato particolare attenzione nell’organizzare le aste londinesi dove siamo stati in grado di presentare le opere giuste a cifre corrette e interessanti. Ancora una volta, il mercato dimostra che se c’è qualità, ci sono acquirenti e le nostre aste di Londra ne sono state l’esempio, raggiungendo un solido tasso di vendita dell’86% e un totale di 199 milioni di sterline, il secondo più alto per una evening auction di Sotheby’s Londra.
Per quanto riguarda il trend, il mercato dell’arte ultra-contemporanea sta vivendo un momento di grande successo. Il circuito globale delle fiere d’arte e il numero di gallerie e galleristi incredibilmente specializzati, talentuosi e abili in tutto il mondo hanno portato a una maggiore attenzione nei confronti degli artisti più rilevanti di questo momento.

Il mercato dell’arte contemporanea opera ora su scala veramente globale e questo ha creato un sistema di collezionisti internazionali che si concentrano sull’arte più significativa prodotta oggi e sono disposti a inseguire singole opere in modo aggressivo all’asta. Molti di questi collezionisti appartengono anche a una generazione più giovane e sono attratti da queste opere perché spesso riescono a relazionarsi con i loro soggetti contemporanei.
Comunque penso che esisterà sempre un mercato per i capolavori Impressionisti e Moderni, come il meraviglioso dipinto di Gustav Klimt, Dame mit Facher (Lady with a Fan), l’opera d’arte di maggior valore mai venduta in Europa (85,3 milioni di dollari).
Poi c’è da sottolineare come negli ultimi anni il mercato delle artiste donne sia cresciuto a dismisura e, crediamo, continuerà a farlo. Infatti, il numero di opere di artiste vendute per più di 1 milione di dollari da Sotheby’s è aumentato di oltre il 70% dal 2019. C’è sicuramente un interesse crescente per le opere di pittrici figurative, e anche per quelle che non sono ancora necessariamente nomi noti (Caroline Walker, Miriam Khan, Kudzani-Violet Hwami, Simone Leigh).
Per quanto riguarda le vendite, sicuramente la digitalizzazione ha consentito al nostro pubblico di abbattere le barriere della distanza e di diventare sempre più dinamico e internazionale. Tuttavia, il grande successo che hanno riscontrato le nostre aste dal vivo post-Covid dimostra che le persone continuano a voler partecipare anche fisicamente alle vendite. Crediamo quindi che si tratti di due modalità complementari, che continueranno a esistere all’unisono.

Quest’anno il nostro primo semestre credo abbia avuto un andamento molto simile a quello di tutti gli operatori del mercato a livello nazionale. Se da un lato abbiamo registrato una forte richiesta di opere di qualità da compratori disposti a spendere anche somme importanti, dall’altro sussiste una difficoltà di reperimento di questo tipo di materiale. Molti potenziali venditori, ascoltando i notiziari o vedendo quello che succede a livello globale, pensano che non sia un buon momento per vendere. La realtà però è diversa e lo testimoniano i molti record realizzati in asta in quest’ultimo periodo. Infatti, abbiamo registrato un ottimo andamento delle vendite che si sono attestate, nei primi sei mesi dell’anno, a un totale di 19.467.000 di euro.
Notevole il risultato realizzato dal dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea che, con una crescita costante negli ultimi tre anni, ha raggiunto in questo semestre un totale di quasi 2 milioni di vendite.

A livello di trend non si è registrato, e credo non si modificherà nel breve periodo, un radicale cambiamento di gusto o di propensione all’acquisto di determinati settori piuttosto che di altri. In generale il collezionista, o meglio il collezionismo inteso come passione, è sempre più intersettoriale con il minimo comun denominatore della ricerca della qualità, mentre i buyer guardano a opere e oggetti iconici, firmati da grandi produttori o di sicura attribuzione e corredati di export licence. Questo anche perché si sta facendo sempre più importante l’attività di compratori stranieri focalizzati sulle opere antiche e sui beni relativi al settore del lusso come gioielli, orologi da polso e vini da collezione.
Comunque, penso che in ogni settore la domanda sarà sempre molto forte. Di contro continuerà a essere difficoltosa la reperibilità di opere di qualità elevata e, di conseguenza, i prezzi di tali opere tenderanno a crescere. Non credo, invece, che ci saranno variazioni per il mercato medio-basso ove invece l’offerta è elevata e molto variegata.

In tutti i segmenti dell’arte si possono comunque individuare ottime opportunità, come in quello della pittura antica, che probabilmente, ha enormi margini di miglioramento, e in quello dell’arte moderna con il rinnovato interesse per le opere figurative di qualità e buona datazione.
Per la digitalizzazione ormai la strada è segnata. Dai dati che abbiamo e che monitoriamo costantemente, la partecipazione alle aste tramite le piattaforme online aumenterà e questo sistema di acquisto penso che diventerà a breve il primo canale di vendita delle case d’asta.
Ci sono settori per i quali questo fenomeno sarà più veloce, come ad esempio tutti quelli legati al luxury (gioielli, orologi, vini da collezione ecc.) e quelli per i quali sarà più macchinoso e complesso (dipinti antichi, dipinti del secolo XIX, mobili e arredi), ma a nostro parere si tratta di una evoluzione inarrestabile che è già abbondantemente in atto.

I dati di tutti gli operatori non sono ancora pienamente fruibili ma il trend sembra confermare un ottimo stato di salute del mercato per le opere rare, con provenienze certe e allo stesso tempo inedite per il mercato, mentre le opere di minore qualità non suscitano più l’interesse del passato.
A livello di compratori nel nostro mondo non esiste un’unica tipologia di clientela, ma tanti segmenti, a volte molto diversi tra di loro, ciascuno con le sue specifiche. Proprio per venire incontro a questa continua evoluzione del mercato, in Wannenes abbiamo da poco inaugurato il dipartimento di Libri e quello di Beni Archeologici che ci consentono di raggiungere nicchie con esigenze sempre più specifiche. In generale più che di ricambio generazionale parlerei di un dinamismo della domanda che grazie alla multicanalità e all’evolversi di alcuni segmenti riesce a essere composta anche da gruppi demografici con un’età media più bassa rispetto al passato.

Per indicarvi le performance migliori nel nostro caso dipenderà molto da quali opere riusciremo a intercettare e a tal proposito posso dire che ci saranno diverse sorprese nel secondo semestre. Per quanto riguarda invece il primo semestre ci ha stupito il world record price per la Map of the British and French dominions in North America di John Mitchell, stampata nel 1755 e battuta a 137.500 euro, cosa non scontata visto che era la nostra prima asta di Libri & Manoscritti. Segnaliamo anche i 250mila euro per un’icona Veneto-Cretese raffigurante l’Adorazione dei Magi e la Genesi (XVII secolo) che ha testimoniato come il mercato risulti comunque dinamico anche in presenza di contesti internazionali difficili.
A proposito di vendite, pensiamo che il mondo del digital sia una grande opportunità, come testimoniano il nostro calendario di aste web only, che cresce di anno in anno, e la continua ricerca che stiamo sviluppando sui temi del metaverso e dell’Intelligenza artificiale connessi al nostro ecosistema. Parimenti teniamo moltissimo all’experience legata alla vendita in presenza.

Ecco le indicazioni emerse da Art Basel, la fiera svizzera che definisce lo stato di salute del contemporaneo mondiale, secondo una delle gallerie più influenti.
Filippo Di Carlo, Galleria dello Scudo: «Art Basel 2023, per la Galleria dello Scudo, si è confermata nuovamente una vetrina di alto profilo. È innegabile che gli accadimenti a livello geopolitico abbiano influenzato significativamente questa edizione. Ciononostante, abbiamo registrato ottime vendite di artisti del calibro di Carla Accardi, Giacomo Balla, Lucio Fontana, Leoncillo ed Emilio Vedova. Abbiamo venduto a nuovi collezionisti internazionali provenienti dal Brasile, dalla Svizzera e dagli Stati Uniti d’America. Il mood generale è stato comunque abbastanza tranquillo, sia nel settore del moderno, sia in quello contemporaneo. La ricetta per resistere a queste acque perigliose è sempre una e una soltanto: l’assoluta qualità delle opere la scientificità della ricerca proposta dalla Galleria, sia che si tratti di monografie dedicate ai più importanti artisti italiani del Novecento, sia che si tratti delle mostre in galleria e delle fiere nazionali e internazionali».

Di Alessandro Buganza, art advisor
Le aste sono sempre complicate da leggere, dipende da come le si guarda. Negli ultimi sei mesi ci sono stati sicuramente dei risultati importanti, come il Klimt e il Fontana battuti da Sotheby’s, ma ci sono stati anche dei risultati preoccupanti per altri artisti. Non so se il gusto stia cambiando, credo piuttosto che stia cercando di cambiare, senza aver molto chiaro però verso quale direzione andare. Sembra quasi che ogni anno si perda la testa per qualche novità, senza però darle il tempo di consolidarsi. Ci sono diversi indicatori che non possono non essere presi in considerazione. L’aumento esponenziale degli artisti all’esordio nelle evening sales per esempio. Noi abbiamo visto per decenni più o meno lo stesso numero di artisti debuttare di anno in anno nelle aste serali delle tre più importanti case d’asta, Christie’s, Sotheby’s e Phillips. Dal 2019 a oggi questo numero è quadruplicato. Quindi non è certo un caso che a fianco della classica asta Post War and Contemporary Art è sempre presente un’asta parallela dai titoli più disparati: Contemporary Curated, The Now, New Now e via dicendo.
Questo continuo lancio di nuovi artisti comporta quasi sempre la scomparsa di artisti lanciati precedentemente, spesso declassati nelle day sales, con conseguente calo di valore e aumento di volatilità. Difficile dire a cosa porterà questo trend. Personalmente credo che l’enorme lancio di nuovi artisti a questi livelli possa rendere difficile creare un consenso intorno a un artista specifico, spesso e volentieri manca proprio il tempo per poterlo conoscere adeguatamente e così l’ascesa e la discesa sono troppo rapide: i collezionisti potrebbero alla lunga rispondere alla sovrabbondanza di nuovi talenti preferendo artisti con cui hanno già una familiarità.
I miei servizi di art advisory sono degli abiti cuciti su misura a seconda delle necessità del cliente. Pertanto, mi è difficile fare un elenco di nomi, un artista può aver senso per una collezione e non aver senso per un’altra. Cerco sempre di spiegare che la collezione nel suo insieme deve valere di più che ogni singola opera suddivisa. L’unione fa la forza in un certo senso.
Non è un caso che dietro a ogni grande artista ci sia sempre un grande collezionista, che sostiene e promuove il loro lavoro. In un certo senso credo che i collezionisti siano i primi promoter degli artisti e che possono contribuire a creare consenso o sfiducia nei loro confronti. Possono influenzare il gusto di altri amici collezionisti, comprando o vendendo opere.
Sicuramente posso consigliare di non seguire il pendolo delle mode: non comprare quello che gli altri comprano e cercare di sviluppare una propria visione, mettendo insieme un gruppo di lavori nel corso degli anni che riflettano questa visione. Detto ciò, posso dire che seguo con interesse da qualche tempo le carriere di artisti come Alicja Kwade ed Emil Michael Klein per esempio. Parlando invece di artisti più storici credo che Ettore Spalletti e Peter Halley abbiano una carriera e di conseguenza un mercato stabile e consolidato da ormai una trentina d’anni. Tra i giovani italiani invece citerei Lorenza Longhi, mi sembra che stia facendo un percorso interessante.

Chi vive a Milano e frequenta il mondo dell’arte magari ne sarà già a conoscenza, o avrà già avuto modo di intercettare le sue opere. Pietro Terzini è un giovane artista che negli ultimi mesi ha conquistato sia il collezionismo più borghese sia le piattaforme social (oltre 350.000 follower su Instagram). La sua ultima mostra alla Galleria Cavaciuti di Via Vincenzo Monti è andata completamente sold out. E il gallerista Glauco Cavaciuti lo presenta in modo entusiastico.

«La conoscenza con Pietro Terzini è arrivata dalla segnalazione di un’amica e sono andato a cercarlo su Instagram. Appena ho visto i suoi lavori l’ho contattato e ci siamo visti nel suo studio. Colto dall’entusiasmo, cosa che non faccio mai, mentre guardavo le sue opere pianificavo già la sua mostra. Mentre la preparavamo ho capito che sarebbe stato un successo formidabile e cosi è stato: 8.900 visitatori in tre settimane e sold out delle opere fin dalla prima sera dell’inaugurazione. Considero Pietro Terzini un vero artista sia per il suo modo di essere sia per i lavori che produce, credo che il suo segreto sia la contemporaneità, che è data dall’unire l’espressione artistica alla comunicazione».
Tratto dal numero di ottobre 2023 di Patrimoni