«Percepiamo una notevole opportunità di rendere i mercati privati accessibili a un maggior numero di investitori. Questo può contribuire a diversificare il portafoglio rispetto ai mercati pubblici, offrendo al contempo potenziale di crescita e reddito a lungo termine». Se a dirlo è Larry Fink, il ceo della più grande società di gestione al mondo, conviene prestare attenzione. BlackRock investe infatti da tempo e in tutto il mondo nei private market – azioni e obbligazioni non quotate – tra infrastrutture, credito e strategie alternative. Tanto che, come scrive Fink nella sua lettera annuale agli investitori, i mercati privati «sono alla base della nostra ambizione di raccogliere 400 miliardi di dollari entro il 2030.
Guardando al 2030, puntiamo a generare un fatturato superiore a 35 miliardi di dollari, di cui almeno il 30% dai mercati privati e dalla tecnologia».
Proprio la tecnologia, aggiunge Fink, potrebbe rendere più semplice l’esposizione degli investitori retail ai private market. «Nel tempo, gli stessi progressi tecnologici potrebbero favorire una maggiore trasparenza e offrire un accesso più ampio a settori dei mercati privati, come le infrastrutture e il credito, che sono tradizionalmente inaccessibili alla maggior parte degli investitori». E continua il manager: «Stiamo sfruttando la crescente opportunità di estendere i vantaggi degli investimenti nei mercati privati a un numero maggiore di investitori, inclusi clienti del settore assicurativo e della gestione patrimoniale, oltre a chi risparmia per la pensione».
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Oggi, rileva un’analisi di Scalable Capital, a livello globale l’88% delle aziende con un fatturato superiore ai 100 milioni di dollari non è quotato in borsa, una tendenza in crescita. Dal 2009, il numero di società quotate in Europa è diminuito del 23%, mentre le aziende private sono aumentate di oltre il 17% («grafici in pagina»). Questa crescita è trainata sia dalla domanda di capitali a lungo termine da parte delle aziende, che fanno fatica ad avere finanziamenti dalle banche, sia dall’interesse crescente degli investitori privati, che vedono nei private asset un'opportunità per ottenere rendimenti superiori.
Negli ultimi 20 anni (da settembre 2004 a settembre 2024), ricorda Scalable Capital, il private equity ha registrato un rendimento medio annuo del 14,9% in dollari, superando l’indice Msci World (+8,6%). Intanto, in base ai dati Prequin il volume di investimenti nel private equity è quasi quadruplicato tra il 2013 e il 2023, raggiungendo i 15 mila miliardi di dollari, e si prevede che toccherà i 29 mila miliardi di dollari entro il 2030. Per il private debt, solo negli Stati Uniti il mercato vale quasi 2 mila miliardi di dollari. Numeri così mostrano che, come dice Fink, per diversificare davvero un portafoglio non basta guardare a azioni e bond quotati: serve considerare anche il non quotato.
Investire nei private market può essere complicato per un risparmiatore retail: servono capitali importanti, conoscenze avanzate e network specializzati.
Tuttavia, negli ultimi tempi si sono diffuse soluzioni più flessibili. Per chi cerca semplicità e liquidità, gli Etf rappresentano un’opzione: non investono direttamente in aziende non quotate, ma in società che gestiscono questi investimenti, offrendo liquidità giornaliera. Alcune grandi società di private equity sono quotate in Borsa, e le loro performance dipendono dai risultati dei portafogli che gestiscono. Queste aziende possono essere aggregate in indici, alla base di Etf che mostrano maggiore volatilità rispetto agli indici tradizionali e costi annuali più elevati – con iShares, ad esempio, intorno allo 0,75%. Per l’investitore italiano il portale JustEtf censisce cinque Etf sul private equity («tabella in pagina») di cui due lanciati quest’anno. Il più longevo è l’iShares Listed Private Equity Ucits Etf (Dist), un Etf di grandi dimensioni con un patrimonio gestito di quasi 700 milioni. E’ stato avviato il 16 marzo 2007 e da allora ha reso più del 177%.
Un altro Etf che ha attraversato vari cicli di mercato è l’Xtrackers Private Equity Swap Ucits Etf che dal lancio il 17 gennaio 2008 segna una performance del 257%. Replica le 25 società private quotate più liquide di tutto il mondo coperte dall’indice Lpx Major Market. Ma attenzione: a più breve termine i rendimenti non sono sempre stati all’altezza delle promesse.
E soprattutto mostrano una certa volatilità. Tra il 2022 e oggi, come emerge dai dati di JustEtf, soltanto nel 2023 e nel 2024 gli Etf hanno registrato performance positive, superiori al 30%. Nel 2025 e da inizio 2026 invece le perdite hanno raggiunto, rispettivamente, il 10% e il 19% circa, Probabilmente la correzione di quest’ultimo periodo è dovuta anche al fatto che negli ultimi mesi sono aumentate le preoccupazioni relative al credito privato dopo le tensioni sui rimborsi che alcuni fondi hanno registrato. Ma ciò non ha frenato l’arrivo sul mercato di nuovi Etf sul private equity: a gennaio scorso è stata la volta di Goldman Sachs e a febbraio di Saba Capital.
Un altro modo per investire nei mercati privati è tramite i fondi Eltif (European Long-term Investment Fund). Nel gennaio 2024, il nuovo quadro normativo dell’Ue sui fondi a lungo termine ha rilanciato il mercato di questi veicoli europei destinati a investimenti nei mercati privati sia per investitori professionali sia per quelli retail. Ad esempio la soglia minima di investimento di 10 mila euro per gli investitori al dettaglio è stata eliminata. Grazie a queste modifiche, nel 2024 sono stati lanciati più Eltif che nei tre anni precedenti messi insieme, portando il mercato da 13 miliardi di euro a fine 2023 a 20 miliardi a fine 2024. Il successo è legato anche alla nuova possibilità di strutturare gli Eltif come veicoli aperti (Eltif 2.0), a differenza dei veicoli chiusi con scadenze fisse della normativa precedente (Eltif 1.0), meno flessibili per gli investitori retail e per i consulenti. Tuttavia, permangono importanti limitazioni alla liquidità: la maggior parte dei fondi consente acquisti e vendite di quote solo una volta al mese o al trimestre, mentre i rimborsi devono essere richiesti con anticipo e possono essere negati se le riserve di liquidità del fondo si esauriscono. Alcuni fondi prevedono inoltre periodi di lock-up che vanno da uno a cinque anni. Per questo motivo, prima di investire in un Eltif è fondamentale valutare le caratteristiche specifiche del fondo e i vincoli di liquidità.
Di recente, la sottoscrizione degli Eltif è possibile anche tramite smartphone. Nel marzo 2025, la banca-app Scalable Capital ha inserito nella sua piattaforma la possibilità di investire nell’Eltif BlackRock Private Equity Fund a partire da 10 mila euro. A settembre dello stesso anno, anche Trade Republic, un’altra banca digitale, ha offerto l’accesso a due fondi di private equity con un minimo di 1 euro. Questo ampliamento del mercato, come sottolinea Fink, può generare nuove opportunità. Allo stesso tempo solleva anche interrogativi sui possibili rischi, come dimostrato dai recenti timori legati al boom del private debt, ovvero delle obbligazioni non quotate. Ma questa è un’altra storia ancora tutta da scrivere. (riproduzione riservata)