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Mercati emergenti
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Mercati, l’alternativa dei mercati emergenti a sconto. Come investirci con i fondi

16 maggio 2025, 20:00

I mercati emergenti hanno resistito bene ai dazi. Ma i fondi specializzati sono cari

Chi a inizio anno avesse deciso, in vista dell’insediamento di Donald Trump e di tutte le incognite che il suo arrivo portava con sé, di allontanarsi dai mercati sviluppati avrebbe trovato negli emergenti un valido scudo alle turbolenze di mercato innescate dai dazi del presidente Usa. Un confronto tra i più grandi Etf che replicano gli indici Msci World, Msci Emerging Market e S&P 500 americano mostra che il paniere dei mercati emergenti, composto per circa un quarto dal mercato cinese, un quinto da Taiwan, 16% India e 10% Corea del Sud, da inizio 2025 ha sovraperformato le azioni globali di circa 4 punti percentuali, e quelle americane di 7 punti.

La reazione ai dazi di Trump

Una serie di fattori stanno favorendo finora gli emergenti in portafoglio. I principali li elenca Nicola Grass, deputy team leader del team Multi-Asset Solutions di Swisscanto Asset Management. «I vantaggi di queste regioni risiedono innanzitutto nella dinamica spesso vivace dell'economia interna, in secondo luogo nell'inflazione storicamente bassa e nel conseguente potenziale per tassi di interesse bassi». In terzo luogo, aggiunge il money manager, «la diversificazione dei Paesi e dei settori nel complesso favorisce gli utili aziendali». I rischi, d’altro canto, «includono le tensioni geopolitiche (si pensi al nuovo focolaio di conflitto tra India e Pakistan, ndr), che però a differenza del primo mandato di Trump sono meno focalizzate sulla regione. Inoltre, conclude Grass, «un'inaspettata nuova battuta d'arresto nel mercato immobiliare cinese rappresenta un potenziale ulteriore rischio».

I fondi che arrivano al 20%

Se finora il più grande indice degli emergenti ha reso da inizio anno circa lo 0,7%, ci sono fondi attivi focalizzati sull’asset class che arrivano anche al 20%. Fida censisce i migliori 10 comparti per performance nel 2025: il loro rendimento medio è del 10,3%, che passa all’11,2% a un anno e al 20,3% su una prospettiva triennale. Il tutto con costi particolarmente elevati: i mercati emergenti, vista la complessità che hanno i gestori nel selezionare titoli in portafoglio, hanno storicamente commissioni importanti. Nella selezione di Fida il costo annuo medio è dell’1,6%, con punte del 2%.

Europa centrale e non solo

Prima in graduatoria è Raiffeisen con il comparto Azionario Europa Centrale Esg: +20,9% da gennaio, seppur con commissioni del 2%. Il fondo si concentra, come suggerisce il nome, sui mercati emergenti del Vecchio continente. Aree poco esplorate dai grandi investitori ma che quest’anno stanno correndo a doppia cifra: il mercato azionario polacco ha guadagnato il 29% da gennaio, quello ungherese il 19%, e quello austriaco il 20%.

Al di là del caso specifico dell’Europa centrale, il team Cee and Emerging Markets di Raiffeisen Capital Management vede vari segnali di ottimismo. «I Paesi emergenti sono abbastanza resistenti a un inasprimento del conflitto commerciale con gli Stati Uniti e il calo del prezzo del petrolio, dovuto alle aspettative di rallentamento dell'economia mondiale, aiuta tutti i Paesi dell’area che dipendono dalle importazioni di greggio». Inoltre, aggiungono i money manager, «le banche centrali e i governi di numerosi grandi mercati emergenti come la Cina e l'India, dispongono di un ampio margine di manovra» per contrastare i rischi macroeconomici. «Le valutazioni per lo più moderate o favorevoli sostengono i corsi azionari», concludono gli esperti della società di gestione.

Tra tech cinese e sconti

Con il fondo Bric Franklin Templeton mette a segno da gennaio una performance del 9,6%, con costi nella media: 1,6%. Chetan Sehgal, senior portfolio manager della società di gestione, predilige oggi «le azioni dell'America Latina, in particolare in Messico e Brasile, poiché la regione è stata risparmiata dai dazi statunitensi più severi». Le prospettive per le azioni brasiliane, in particolare, «sembrano in ripresa e ci aspettiamo tagli dei tassi d'interesse nel 2025». Quanto alla Cina, primo mercato dell’area, «il nostro approccio alle azioni è selettivo e le nostre principali partecipazioni nelle società di Internet ci danno un certo grado di sicurezza attraverso i loro flussi di cassa e ai rendimenti per gli azionisti», sottolinea Sehgal. Attenzione anche alle valutazioni, evidenzia il gestore: «La valutazione del rapporto prezzo/utili attesi nel 2025 per l'indice Msci Emerging Markets è di 12,5 e quest’anno la crescita degli utili per azione è prevista al 15%. Questo rappresenta pertanto uno sconto di valutazione e un premio di crescita degli utili rispetto ai mercati sviluppati».

Anche i bond possono dire la loro

Anche Generali Investments, con il Gis Central & Eastern European Equity, sale del 17,4% da gennaio (1,8% i costi del comparto). Più che alle azioni Witold Bahrke, senior macro and allocation strategist di Global Evolution (parte di Generali Investments), invita a concentrarsi sui bond dell’area. «Malgrado le sfide affrontate nel corso dell’anno il debito emergente ha mantenuto rendimenti generalmente positivi, superando anche i bond dei mercati sviluppati più rischiosi, come quelli ad alto rendimento statunitense», sottolinea il money manager.

La domanda principale adesso è se questa tendenza in atto sia temporanea o possa invece essere sostenuta nel tempo. «È previsto un cambiamento di scenario, con un aumento dell’incertezza geopolitica, anche se non a livelli estremi, che potrebbe favorire alcuni segmenti del debito emergente», argomenta Bahrke. «In particolare, i mercati di frontiera e i titoli sovrani in valuta locale hanno mostrato ottime performance grazie alla loro minore correlazione con i rischi globali e alla limitata esposizione alle tariffe statunitensi». Questi segmenti, conclude il money manager, «sono meno influenzati dalle tensioni commerciali e dipendono anche meno dalle esportazioni verso gli Stati Uniti, rendendoli quindi più resilienti». (riproduzione riservata)



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