Il costo più alto che si paga quando si investe è quello della paura. Lo saprebbe molto bene quell’investitore che avesse investito 10 mila dollari sull’S&P 500 nel 1994 e, a furia di uscire e poi cercare il giusto timing per rientrare ogni volta che tirava una cattiva aria, a fine 2024 non avesse partecipato ai 30 giorni migliori di mercato. Lo sventurato avrebbe perso, come mostra il grafico proposto da Pictet Asset Management in basso, l’83% del rendimento cumulato: su 208 mila dollari potenziali se ne sarebbe portati a casa meno di 34 mila.
«Il market timing, ossia la selezione dei punti migliori per comprare e vendere titoli, quasi sempre finisce col distruggere valore», spiega Gloria Grigolon, investment specialist della società di gestione. «Risulta evidente come il tentativo di prevedere i tempi del mercato possa trasformare drasticamente il risultato dei propri investimenti».
Insomma, la strategia ottimale secondo consulenti ed esperti di finanza comportamentale è quella di investire non appena si ha la possibilità e lasciare il denaro a lavorare sul mercato, senza curarsi troppo delle turbolenze di breve periodo.
Facile a dirsi, più difficile a farsi. Primo, perché spesso avere una quantità elevata di denaro liquido da investire in un’unica soluzione non è scontato (anche se per il rendimento sarebbe la soluzione ideale). Restare liquidi, si sa, con l’inflazione che erode valore non è mai una valida opzione di lungo periodo. Secondo, perché a livello psicologico è più difficile mantenere la schiena dritta se tutto il proprio denaro è investito nei giorni in cui Donald Trump (o la pandemia, o la guerra e così via) è capace di far scendere le borse del 5% o 6% in un’unica seduta.
Ecco perché in questi casi c’è un valido alleato per gli investimenti: il piano di accumulo. Un meccanismo che può essere applicato a fondi comuni, Etf o singole azioni e che con una data periodicità (ad esempio, una volta al mese) investe nel dato strumento finanziario una data somma di denaro (esempio: 100 o mille euro al mese).
La tabella nell’articolo simula un piano di accumulo impostato sull’Etf iShares Core Msci World, il più grande prodotto passivo in Europa sul più diversificato indice di azioni globali (circa 81 miliardi di masse in gestione). Il piano di accumulo viene eseguito tramite un broker che applica zero commissioni, con un importo fisso di 100 euro al mese.
Quando i mercati scendono il pac, che investe sempre lo stesso importo, compra una quota maggiore dell’Etf: a febbraio 2025 con 100 euro si compravano 0,928 quote (del valore di 107,72 euro l’una), mentre il mese successivo, a parità di importo, si potevano acquistare 1,024 quote (il prezzo era sceso a 97,64 euro l’una). Il 10% in più. Poi ad aprile, dopo il Liberation Day di Trump, il pac da 100 euro comprava 1,106 quote: un ulteriore incremento dell’8%.
Che significa tutto questo in concreto? Che senza dover modificare nulla l’investitore avrebbe, di fatto, aumentato l’esposizione sul mercato. In questo modo infatti si abbassa il prezzo medio d’ingresso e si massimizza l’esposizione nelle fasi di ribasso, che sono spesso quelle più redditizie nel lungo termine.
Con tutti i vantaggi del caso: più si è presenti, più si può partecipare alla crescita futura degli asset in cui si è investito. E soprattutto, il piano di accumulo consente di esporsi di più al mercato senza mai uscire, e senza inseguire un tempismo di ingresso che molto probabilmente si rivelerà sbagliato, erodendo una parte anche significativa della performance. (riproduzione riservata)