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Mercati, c’è un’Europa da scoprire in portafoglio: quella emergente. Dalla Grecia alla Polonia, ecco dove investire
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Mercati, c’è un’Europa da scoprire in portafoglio: quella emergente. Dalla Grecia alla Polonia, ecco dove investire

26 settembre 2025, 20:00

L’Europa emergente traina i mercati del continente. Le strategie dei gestori

È ancora in atto la rotazione del denaro dei grandi fondi dagli Stati Uniti di Donald Trump verso l’Europa? Forse la tendenza, particolarmente marcata dopo il Liberation Day del 2 aprile (il giorno in cui Trump ha annunciato perla prima volta i dazi), e il conseguente tracollo delle borse Usa, si è mitigata nel corso dell’estate. E infatti ora Wall Street, complice una Fed più accomodante sui tassi, viaggia intorno ai massimi storici.

La scoperta della periferia

Ma rimane il fatto che l’Europa, per anni marginale nei grandi movimenti dei mercati globali, oggi è ritornata al centro dell’attenzione. Lo raccontano le performance: solo guardando agli indici principali del continente, da inizio anno l’Ibex di Madrid guadagna il 30%, seguito dal Ftse Mib di Milano (+23,5%) e dal Dax di Francoforte (+18,3%). La vera novità è però la sovraperformance di quella che un tempo era la periferia del continente: Italia e Spagna, ma anche Grecia (+39%) e Polonia (+29%). Riflesso anche dello stato di salute economico dei Paesi: Germania e Francia, un tempo le indiscusse locomotive, oggi tirano il freno, mentre la periferia è in luna di miele con mercato e agenzie di rating.

E anche a livello di valutazioni i mercati del Vecchio Continente continuano a viaggiare a sconto: l’indice Msci Europe in euro tratta a 14,5 volte gli utili attesi, contro il p/e di 20 dell’indice globale Msci World e il 22,8 dell’Msci Usa.

Europa o Usa? I settori dove l’Ue è favorita

La vera domanda che gestori ed esperti di mercato si pongono oggi è se l’Europa possa essere una vera alternativa agli Stati Uniti. «I forti rendimenti delle azioni statunitensi nel secondo trimestre hanno ridotto il divario di performance rispetto da inizio anno», analizza Rebecca Chesworth, senior equity strategist di State Street Investment Management, che però evidenzia un aspetto importante: «Continuiamo a ritenere che alcuni settori europei offrano opportunità migliori o prospettive più sicure rispetto ai loro equivalenti statunitensi. Come l’healthcare: quasi l’80% del settore è costituito da grandi aziende farmaceutiche di qualità, che stanno mostrando rapidamente una maggiore innovazione».

I fondi più performanti

La tabella elaborata da Fida censisce 10 fondi azionari attivi sulle azioni europee ordinati per rendimento da inizio 2025. La loro performance media è del 24,5%, che sale sopra il 26,5% su un orizzonte annuo e addirittura sopra il 72% (con punte del 131%) in una prospettiva triennale. Il tutto con costi medi piuttosto elevati e pari all’1,5%, ma variabili: si va infatti da un minimo dello 0,7% a un massimo addirittura del 3,65% annuo.

Come si può notare, in Europa c’è una distinzione netta tra due categorie di fondi: quelli sui Paesi sviluppati e quelli sugli emergenti, come ad esempio gli Stati dell’Europa centro-orientale. Come spiega Monica Zerbinati, analista finanziaria di Fida, «non è sufficiente qualificare genericamente l’azionario Europa come un blocco omogeneo». Sul piano della volatilità, ad esempio, «a dieci anni gli indici annualizzati oscillano da valori prossimi al 12-13%, tipici dei mercati sviluppati più liquidi, fino a livelli prossimi al 18-19% per gli emergenti e per le small cap». Tale differenza, prosegue l’esperta, «è rilevante perché implica un rischio prospettico quasi doppio».

I punti di forza delle borse europee

Generali Asset Management si approccia all’asset class con il comparto Gis Central & Eastern European Equity, secondo in graduatoria Fida con un rendimento da inizio anno del 27,3% e costi dell’1,8%. Il fondo, come suggerisce il nome, si concentra sui titoli dell’Europa emergente, ma parlando in generale di tutto il continente Luca Colussa, head of factor & quant equity, vede vari elementi di ottimismo. Il money manager cita, oltre alle valutazioni, «l’alta remunerazione agli azionisti tramite dividendi e buyback elevata, le prospettive di crescita in ripresa e lo stimolo fiscale tedesco, con i suoi impatti positivi sull’intera area». A livello settoriale Colussa preferisce nel medio termine «il settore bancario per l’alta generazione di cassa, i titoli della difesa per i piani pluriennali di spesa pubblica e quelli esposti ai metalli preziosi».

Un continente da scoprire

Mirabaud Am va alla scoperta dei titoli europei (Regno Unito escluso) con un fondo dal nome didascalico: Discovery Europe Ex-Uk, che da inizio anno guadagna il 23,95% con costi abbastanza contenuti, pari allo 0,75%. Hywel Franklin, head of European equities, agli elementi di ottimismo aggiunge «fusioni e acquisizioni: vediamo il potenziale per una ripresa dell'attività da questo punto in poi, dati i costi di finanziamento più bassi e una maggiore stabilità economica». Per quanto riguarda la selezione dei titoli, la stella polare del money manager sono proprio le valutazioni. «Il momento attuale è ottimale per investire in questo segmento, con diverse società che scambiano a livelli interessanti». In Italia Mirabaud Am detiene «società come Credito Emiliano, un esempio concreto di gestione solida a lungo termine, e Revo, che ha sviluppato un modello di business molto forte nel settore assicurativo».

Grecia, Ungheria, mercati di frontiera

Europa emergente protagonista anche per Schroders, che con il fondo Sisf Emerging Europe realizza da gennaio una performance del 22,2%, con costi annui dell’1,5%. Rollo Roscow, fund manager emerging markets equity della società di gestione, ritiene che «i rendimenti sul capitale proprio dell’indice emergente siano oggi superiori rispetto a quelli dell'Europa sviluppata». Ma quali sono i Paesi preferiti? «Continuiamo a vedere buone opportunità in Grecia, date le valutazioni convenienti». In Ungheria, prosegue il gestore, «essendo un mercato concentrato rileviamo solidi fondamentali nel settore sanitario e bancario». Altri Paesi sovrappesati sono poi «quelli di frontiera come Kazakistan, Georgia e Slovenia, grazie rendimenti composti solidi ed elevati dividendi». (riproduzione riservata)



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