Nell’era del «disordine controllato» la strategia è una sola: diversificare il portafoglio oltre i grandi nomi della tecnologia Usa e dell’intelligenza artificiale. Questi i concetti chiave dell’outlook di Amundi per il 2026, presentato dalla head of Amundi Invesment Institute, Monica Defend, e dal direttore degli investimenti per l’Italia Francesco Sandrini.
«Nel 2026 ritorna l’interesse per l’Europa e per il Giappone, oltre che per i mercati emergenti rimasti indietro, come l’India», riassumono gli esperti, che in ambito azionario suggeriscono un duplice approccio. Per quanto riguarda la tecnologia, andare oltre l’AI e puntare ad esempio su «approvvigionamento dell’energia e computing». Dall’altro, aumentare «il posizionamento equiponderato, alla luce della concentrazione del mercato e delle valutazioni elevate» delle azioni Usa.
A livello macro, lo scenario di base di Amundi (probabilità 60%), prevede una crescita resiliente, seppur in un contesto, per l’appunto, di «disordine controllato». Che significa in concreto? «Non crediamo che ci sarà recessione, ma una transizione con intelligenza artificiale, cambiamenti politici, riallocazione dei capitali, spese per difesa e infrastrutture, concentrazione di mercato e valutazioni elevate».
Attenzione però, al contempo, a non dimenticare i rischi. Lo scenario ribassista, secondo gli strategist di Amundi, ha il 30% di possibilità di verificarsi, contro il 10% di quello rialzista. «In questo scenario vediamo instabilità politica, contrazione della liquidità, delusione dei mercati, disancoraggio delle prospettive di inflazione».
Pur non parlando di bolla della tecnologia americana («non ancora, almeno», segnala Defend), gli strategist cercano occasioni altrove: a cominciare dai settori industriali europei e dalle infrastrutture («anche in ottica di longevità», aggiunge l’esperta), che potrebbero beneficiare «di un dollaro strutturalmente debole e di trend di lungo periodo come le spese per la difesa».
L’Europa, in questo contesto, può dare belle soddisfazioni al portafoglio: «Siamo positivi su finanziari, industriali, difesa e transizione verde del continente, così come sulle small e mid cap». Occhi puntati anche sui mercati sviluppati asiatici: «L’ecosistema tecnologico è in espansione, e il Giappone può beneficiare di riforme societarie di uno yen più debole».
E il reddito fisso? Gli esperti di Amundi ritengono che gli investitori obbligazionari dovranno considerare sempre più «il credito di qualità come allocazione core del portafoglio, per diversificare dai Treasury americani». Prospettive positive anche per i bond periferici e le scadenze breve, oltre che per i Gilt britannici.
Interesse anche per il debito emergente in valuta forte, «obbligazioni che si distinguono per un elevato rendimento e come fonte di diversificazione». Per quanto riguarda l’azionario emergente, oltre al focus sull’India Amundi prevede di adottare esposizioni selettive in Cina, in aree «di chiaro vantaggio competitivo come la catena di approvvigionamento dei veicoli elettrici e le rinnovabili». (riproduzione riservata)