
Di bolle speculative è ricca la storia dei mercati di tutto il mondo, dalla corsa all'oro californiana del 1849 alle più recenti criptovalute. È partendo da questa considerazione che il gestore svizzero Pharus AM nell'ultima analisi relativa alle "Opportunità per il secondo semestre 2024" mette in guardia dalle sirene dell'intelligenza artificiale. E, al tempo stesso, riporta l'attenzione su consolidati business tradizionali che stanno registrando performance storiche.
Le aziende tecnologiche - scrive Pharus - registrano "performance eccezionalmente positive", in cui però "le valutazioni hanno raggiunto livelli molto pericolosi".
Il riferimento alla corsa all'oro appare calzante: durante quella stagione di grande euforia aurea arrivarono in California circa 80.000 speranzosi cercatori, ma ben pochi fecero fortuna e nel 1855 tutto era già finito. "In un certo senso - prosegue Pharus - anche oggi ci sembra che si sia creata una situazione simile. La corsa all’AI, con tutti i benefici che avrà, può essere paragonata all’ennesimo caso di euforia sui mercati guidata da aspettative incerte, soprattutto considerando che non è ancora chiaro per tutti la possibile monetizzazione del business e le crescite che questo mercato potrà avere".
Meglio quindi dirigersi, almeno per ora, verso porti più sicuri? Secondo Pharus per una navigazione tranquilla l’investitore dovrebbe "fare come Ulisse, non ascoltare le sirene dell’AI ma seguire la razionalità".
Una prima indicazione arriva dalle previsioni sull'imminente distribuzione degli utili, che sui mercati USA comincerà ta alcune settimane. Nel secondo trimestre 2024 - sottolinea Pharus - la crescita degli utili è prevista del +8,8%, con attese del +11,3% per la fine dell'anno. Una crescita guidata dai settori communication, health care, tech ed energetici. E le tanto osannate Big Tech? "Il mercato ha rivisto negativamente la crescita utili di circa il 5%. Questo ci indica come il peso dei tassi d’interesse si faccia sentire sugli utili aziendali".
Ma vediamo meglio dove si nascondono gli squilibri sulle valutazioni azionarie creati dall'intelligenza artificiale: "In primis il rapporto prezzo su utili del settore tecnologico ha raggiunto 31x, livello visto solo nel 2001"; inoltre, "l’aumento delle valutazioni nel settore tecnologico, legato all’aumento di peso della tecnologia nell’S&P500 che ha raggiunto il 31%, ha portato il PE dell’S&P500 a 21.3x, 25% sopra ai livelli medi degli ultimi anni".
Dove trovare quindi qualche opportunità senza farsi troppo carico del rischio speculativo? Nelle piccole aziende USA, chiarisce Pharus: "Il mercato americano equipesato rimane in media valutativa a 16x PE, evidenziando come se si esce dalle grandi aziende si possano continuare a trovare opportunità interessanti. Infatti "le piccole aziende americane, misurate dal Russell 2000, si trovano sotto al valore medio di PE, evidenziando l’interessante valutazione.
Nel complesso, dall'analisi emerge che l'economia statunitense dà oggi segni di rallentamento e tutte le aziende iniziano a registrare questa situazione. Tuttavia sarebbe la grande aspettativa sull'intelligenza artificiale a sorreggere le società tecnologiche, in qualche modo "inquinando" analisi più oggettive.
Pharus ha quindi indentificato cinque società che vantano una storia centenaria e una forte solidità, in grado di resistere ad eventi e sconvolgimenti epocali come peraltro già avvenuto più volte in passato. Si tratta di UPS (logistica, fondata nel 1907), Brown and Forman (wine e spirits, famosa per il whiskey, 1870), Pfizer (farmaceutica, 1849), Hershey (cioccolato, 1849) e 3M (multinazionale, 1902).
Se gli investitori sono alla ricerca di sicurezza, i corporate bond - secondo Pharus - non dovrebbero essere la prima scelta: "continuiamo a ritenere che gli attuali spread non permettano all’investitore di avere il corretto margine di sicurezza", si legge infatti nel rapporto previsionale.
Il punto focale è il fatto che gli investitori puntano ancora la loro attenzione sull'inflazione senza accorgersi che il rallentamento economico è già iniziato. "Tutte le volte che l’inflazione è salita, la FED ha alzato i tassi d’interesse e questo ha portato una riduzione della crescita. Detto questo, BCE e BNS hanno iniziato a tagliare i tassi e quindi ci aspettiamo che anche la FED inizi questo percorso".
Per quanto concerne la parte governativa la storia insegna che tassi elevati portano al rallentamento ed è per questo che "continuiamo a preferire i governativi".