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Mega operazione su frode fiscale, la Gdf smantella una banca cinese occulta. Sequestrati oltre 116 milioni e una cittadella commerciale

25 ottobre 2024, 08:19 Ultimo aggiornamento: 12:27

Operazione in tutt’Italia con 250 finanzieri, 80 autovetture, un elicottero, su un’associazione per delinquere cinese accusata di frode fiscale internazionale per centinaia di milioni di euro e riciclaggio. La collaborazione delle autorità in Germania, Grecia e Bulgaria | La Gdf scopre una rete di società cinesi che ha emesso fatture false per 2 miliardi con l’aiuto di banche fantasma

Si sta concludendo venerdì 25 ottobre in mattinata una vasta operazione del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ancona, su delega dell’European Public Prosecutor’s Office (EPPO) sedi di Milano e Bologna, che sta smantellando in tutta Italia «un’associazione per delinquere cinese, finalizzata a una frode fiscale internazionale per centinaia di milioni di euro e al riciclaggio».

Scoperta e sequestrata dalle forze dell’ordine una Chinese Underground Bank «dotata di veri e propri sportelli bancari abusivi e occulti, utilizzati per raccogliere, stoccare e riconsegnare il denaro da riciclare».  L’operazione si è svolta nelle regioni Marche, Emilia Romagna, Puglia, Veneto, Toscana, Lombardia, Abruzzo, Campania, Piemonte e Lazio.

All’opera 250 finanzieri in tutta Italia

Complessivamente, per le attività in corso stanno operando 250 finanzieri, 80 autovetture, un elicottero, 4 unità cinofile cash-dog e apparecchiature scanner per la ricerca di intercapedini. E’ attesa una conferenza stampa, venerdì 25 ottobre, dal parte del Comandante Regionale Marche della Guardia di Finanza, Generale B. Nicola Altiero, presso il Comando Regionale Marche.

Previste misure cautelari personali e reali nei confronti di 33 soggetti, emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Macerata. Il provvedimento, eseguito dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Ancona con la collaborazione dei Reparti del Corpo, riguarda i componenti di un’associazione per delinquere di provenienza cinese operante in Italia e in Europa. «Oltre alla custodia in carcere per i due soggetti promotori, sono stati disposti gli arresti domiciliari (con braccialetto elettronico) per cinque associati e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di altri due appartenenti al sodalizio», spiega la nota della Gdf. 

Evasione di Iva e dazi per oltre 500 milioni di euro

La misura a valle di una «complessa attività investigativa», la cui fase iniziale è stata sviluppata dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Milano impiegati presso la sede di Milano della Procura Europea, che hanno individuato un «complesso schema di frode fiscale internazionale, realizzato attraverso numerose imprese in realtà inesistenti (i cosiddetti missing trader) che avevano importato dalla Cina centinaia di container, contenenti principalmente abbigliamento e accessori, transitati dalla Grecia e immessi in consumo in Italia dopo una serie di triangolazioni con svariate società “fantasma” italiane, bulgare e greche in evasione dell’Iva e dei dazi doganali, sottraendo a tassazione più di 500 milioni di euro».

La banca cinese fantasma e i tre sportelli occulti

La liquidità illecita accumulata, spiega la Gdf, «veniva poi “ripulita” mediante un sofisticato sistema di riciclaggio, realizzato... mediante l’utilizzo di una Chinese Underground Bank dotata di veri e propri sportelli bancari abusivi e occulti, situati a Civitanova Marche e Corridonia. Presso i tre sportelli bancari, celati all’interno di una villa, di un’agenzia viaggi e di un Cash&Carry, l’organizzazione cinese si occupava di raccogliere denaro da riciclare e di stoccarlo, per poi consegnarlo i clienti che ne avevano preventivamente ordinato il prelievo».

Per garantire la massima velocità e riservatezza delle operazioni, prosegue la Gdf, «l’organizzazione inoltre aveva fornito gli uffici dell’agenzia viaggi di una macchina conta soldi e aveva la disponibilità di un adiacente caveau, ove procedere alle successive operazioni di stoccaggio delle banconote. Il denaro contante poi veniva ritirato direttamente agli sportelli o inviato in diverse regioni d’Italia mediante “corrieri” ovvero trasferito all’estero tramite “conti virtuali” con destinazione finale la Cina. I clienti, a fronte del prelievo del denaro contante, procedevano ad effettuare bonifici su conti correnti nazionali ed esteri riconducibili ai componenti dell’associazione criminale che, per tale servizio, trattenevano una percentuale sulle somme movimentate.

Denaro riciclato in immobili  e attività commerciali

E’ emerso un «sistema di trasferimento verso l’estero dei fondi illeciti che – attraverso società fittizie, fatture per operazioni inesistenti e triangolazioni europee – ha cercato di aggirare i presìdi antiriciclaggio, facendo transitare il denaro in molti Stati (tra cui Grecia, Bulgaria, Francia, Spagna, Germania, Estonia, Danimarca, Irlanda e Gran Bretagna) prima di inviarlo in Cina e, in parte, farlo tornare anche in Italia». 

Le «provviste bancarie - “ripulite” e fatte rientrare in Italia – sono state poi investite dagli indagati sul territorio nazionale… in numerosi immobili e attività commerciali in diversi comuni delle Marche».

Sono stati così apposti i sigilli su 9 unità immobiliari, cinque attività di ristorazione, conti correnti e autovetture di lusso (Porsche, Audi e Mercedes). In particolare, «è stata sequestrata una cittadella commerciale a Civitanova Marche». 

Hanno collaborato all’operazione i vari uffici EPPO competenti della Procura Europea in Grecia (General Directorate of Financial and Economic CrimeUnit), Germania (Landeskriminalamt – Hesse State Police) e Bulgaria (National Revenue Agency). (riproduzione riservata)



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