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Mediobanca lancia un’ops su Banca Generali: un’operazione da 6,3 miliardi di euro. I dettagli

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Mediobanca lancia un’ops su Banca Generali da 6,3 miliardi, premio dell’11,4%. Paga con azioni Generali | VIDEO

28 aprile 2025, 06:00 Ultimo aggiornamento: 20:22

In attesa dell’arrivo dell’ops del Montepaschi, Mediobanca va al contrattacco lanciando un'offerta pubblica di scambio volontaria che dovrà passare al vaglio dall’assemblea dei soci della merchant convocata per il 16 giugno. Nagel: guardavamo Banca Generali da 5 anni. È operazione che si autofinanzia senza chiedere capitale agli azionisti o toccare il nostro capitale e i dividendi | Banca Generali a Mediobanca? Il ruolo determinante nella raccolta di Generali della private bank di Gian Maria Mossa

Alberto Nagel prova a scompaginare i piani del Montepaschi usando il 13,1% di Generali e approfittando delle quotazioni del Leone ai massimi dal 2007. In attesa del lancio dell’ops da parte della banca senese prevista sul mercato a luglio, Mediobanca lancia un’offerta pubblica di scambio volontaria per il 100% delle azioni di Banca Generali, del valore di 6,3 miliardi di euro, da pagare interamente in azioni del Leone, una mossa che - spiega Piazzetta Cuccia in un comunicato arrivato prima del suono della campanella di borsa - consente «l'evoluzione del rapporto tra Mediobanca e Generali che da finanziario si trasforma in una forte partnership industriale». Da Banca Generali arriva un «no comment». Pare che la mossa non sia concordata ma certo non ostile.

Deal per creare il campione italiano del wealth management 

L’operazione - da portare in approvazione degli azionisti in un’assemblea il 16 giugno - mira a creare il «campione italiano del wealth management» con «oltre 15 miliardi di euro in termini di nuova raccolta netta» davanti a Fideuram-Intesa Sanpaolo Private Banking. Per la merchant bank accelera il raggiungimento dei target del piano «One Brand-One Culture» che al 2026 prevede il superamento dei 4 miliardi di euro di ricavi, un eps di oltre 1,8 euro per azione e un monte dividendi complessivo in tre anni di 4 miliardi.

Con Banca Generali, Mediobanca raggiungerebbe subito 4,4 miliardi di euro di ricavi (dai 3,7 miliardi previsti a giugno 2025, quando il gruppo chiude il bilancio) e 1,5 miliardi di utili (dai 1,3 miliardi previsti a giugno 2025).

Il rapporto di cambio dell’offerta

Il rapporto di cambio è di 1,70 azioni Generali per ogni azione Banca Generali. In pratica, per ogni 10 azioni di Banca Generali portate in adesione verranno corrisposte 17 titoli del Leone. Piazzetta Cuccia fa sapere che il prezzo implicito di offerta è di 54,17 euro per azione, con un premio dell'11,4% rispetto ai prezzi del 25 aprile, prima dell’annuncio e del 6,5% sulla base del prezzo medio dei 3 mesi.

L’aggregato Mediobanca-Banca Generali permetterà di avere attivi in gestione per 210 miliardi (Tfa, le attività finanziarie del wealth management), ricavi (nel wealth management) per 2 miliardi e capacità di crescita per oltre 15 miliardi annui (nuova raccolta netta). Rafforzando la presenza nelle principali aree produttive del Paese, principalmente Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, dove opera la maggioranza delle piccole e medie imprese a conduzione familiare da servire con il wealth management in quello che Nagel ha ribattezzato modello pib, private investment banking.

La rete di oltre 500 uffici di wealth advisor

Il nuovo gruppo potrebbe infatti contare su una rete complessiva (sotto le insegne di Mediobanca) di oltre 500 uffici (200 quelli di Mediobanca; 300 quelli di Banca Generali) presente su tutto il territorio nazionale con circa 3.700 consulenti finanziari.

Nagel conta di realizzare complessivamente 300 milioni di euro di sinergie (al lordo delle imposte; 200 milioni netti), facilmente ottenibili grazie a risparmi sui costi (150 milioni, il 50%), sul funding (65 milioni, il 22%) e al cross-selling (85 milioni da sinergie di piattaforma e di prodotto, il 28%) a fronte di spese d’integrazione (one-off) quantificabili in 350 milioni. Previsto inoltre un ritorno del capitale investito (Rote) dal 14% ad oltre il 20%, con un coefficiente patrimoniale Cet1 al 14%.

L'assemblea e la passivity rule

L’ops - che è subordinata al raggiungimento della soglia del 50% del capitale più un’azione e alle relative autorizzazioni fra cui quella dell’antitrust (attese entro settembre, inclusa l'approvazione della Consob al documento d'offerta) - dovrebbe arrivare sul mercato a settembre per concludersi ad ottobre.

Per oltrepassare la passivity rule (regola che impedisce agli amministratori di una società bersaglio di un’offerta di adottare difese), l’operazione necessiterà di una maggioranza del 50% più un’azione in un’assemblea ordinaria perché la struttura dell’offerta non modifica il capitale di Mediobanca (utilizzata la quota Generali come denaro, ha precisato Nagel) e dunque non serve la straordinaria.

Oltre il 28% del capitale di Piazzetta Cuccia è in mano a Delfin e al gruppo Caltagirone (grandi soci della banca senese, a cui si aggiunge l’Enpam che della banca di Nagel ha l’1%) che spingono per il successo della scalata del Montepaschi per mettere le mani anche sul Leone di Trieste. Il 35% invece è in mano ai grandi investitori istituzionali e quasi il 12% ai soci storici riuniti in un patto di consultazione che sono pro-management, come il gruppo Unipol che ha una quota fra il 2 e il 3% di Piazzetta Cuccia.  

L’accordo con il Leone e il lock-up di 12 mesi sul pacchetto del 13%

Nagel ha subordinato il lancio dell’offerta anche alla firma di un accordo di partnership strategica tra Banca Generali, il Leone e Mediobanca nella bancassurance e nell’asset management e a un impegno di Generali a vincolare (lock-up) il pacchetto del 6,5% ricevuto per un periodo di dodici mesi a partire dal completamento dell'offerta, scaduto il quale può esser ceduto. 

«Oggi Generali ha un modello di business incentrato su insurance e asset management. Il wealth management non fa parte di questo», spiega Nagel in conferenza stampa. Secondo fonti interne di Mediobanca «usando in questo modo la quota Generali si toglie dal tavolo un elemento che aveva creato qualche instabilità nella governance consentendo alla merchant di concentrarsi sulla sua mission industriale».

Nagel: deal ci fa accelerare di 8-10 anni. Operazione che si autofinanza

Banca Generali «è per noi la migliore opportunità di m&a. La guardavamo da 5 anni», sottolinea Nagel, nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'ops. Un deal con Banca Generali, aggiunge, «ha un razionale molto forte. Ci fa accelerare di 8-10 anni», nel senso che «quello che annunciamo oggi lo avremmo potuto raggiungere in 8-10 anni di crescita organica. Allochiamo diversamente il capitale per crescere nel nostro modello di investment bank e gestore di risparmio gestito. Possiamo fare un’operazione che si autofinanzia senza chiedere capitale agli azionisti, toccare il nostro capitale o modificare la dividend policy».

«Il fatturato nel settore del wealth management - aggiunge il banker -  è raddoppiato e abbiamo creato un business con un utile netto considerevole, pari a oltre 200 milioni di euro all'anno. La gestione patrimoniale è quindi cresciuta notevolmente negli ultimi anni e ora siamo pronti a cogliere la prossima opportunità, ovvero diventare leader, leader indiscussi non solo in Italia».

Nagel: il 50% dei ricavi e degli utili arriverà dal wealt management

«Al temine dell’operazione – spiega ancora il banchiere – nella riallocazione del conto economico, il 50% dei ricavi e degli utili arriverà dal wealth management, il 20% dal corporate & investment banking e il 30% dall’attività consumer».

Nagel: ops non è contro gli azionisti come Caltagirone

«Noi facciamo delle cose che pensiamo siano negli interessi degli azionisti. Caltagirone è un importante azionista e noi pensiamo di fare i loro interessi quando facciamo operazioni valide», precisa Nagel a chi gli chiedeva di prevedere quale potrebbe essere la reazione dell'azionista Caltagirone all'Ops lanciata su Banca Generali.

«Non facciamo operazioni contro i nostri azionisti o alcuni di essi. Ai nostri azionisti penso che debbano essere proposte delle alternative e che poi stia a loro decidere. Noi abbiamo il compito di gestire la banca, proporre delle soluzioni che ne facciano crescere il valore e la facciano sviluppare», affinché «queste ipotesi possano essere messe in confronto e dopo saranno gli azionisti a decidere», aggiunge.
 
Sulle tempistiche del lancio dell’ops che va ad intersecarsi con l’offerta del Montepaschi (arriverà a luglio, dopo l’assemblea di Mediobanca) Nagel spiega che «avremmo ugualmente fatto questa operazione, perché oggi ci sono le condizioni. Un collegamento lo si fa ma è una coincidenza, noi andiamo avanti sulla nostra storia industriale».

Immediata a Piazza Affari la reazione del titolo Banca Generali, che a contrattazioni avviate, vola guadagnando il 9%. A fine giornata porta a casa un guadagno del 5,17% a 51,3 euro. In ribasso invece le azioni Mediobanca (-0,8% a 17,45 euro) e i titoli del Leone (-1,13% a 31,6 euro). (riproduzione riservata)



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