Comprare ma anche affittare casa è sempre più costoso per gli italiani. Nel secondo trimestre del 2025 i prezzi delle abitazioni sono risultati ancora in crescita, anche se nelle aree metropolitane non si notano incrementi significativi. Questo registra l’indagine congiunturale di Bankitalia sul mercato immobiliare italiano. Per il prossimo trimestre invece è attesa una contrazione dei prezzi.
In leggero aumento risultano sia lo sconto medio rispetto alle richieste iniziali del venditore sia il tempo trascorso tra l’affidamento dell’incarico e la vendita, rispettivamente al 7,8% e a 5,4 mesi. Superiori di poco rispetto ai minimi storici riscontrati nei primi tre mesi del 2025.
La domanda di abitazioni da comprare resta solida, con un lieve incremento dei potenziali acquirenti segnalato dagli agenti rispetto ai primi sei mesi del 2024. Dal lato dell’offerta, invece, si è osservato un calo dei nuovi incarichi: circa il 40% degli agenti ha riscontrato un calo degli incarichi da evadere e dei nuovi incarichi a vendere.
Il principale motivo di cessazione degli incarichi a vendere resta il divario tra i prezzi richiesti e quelli offerti: il valore delle offerte ricevute ritenuto troppo basso dal venditore oppure il prezzo richiesto giudicato troppo elevato dai possibili compratori. Eppure oltre l’86 per cento delle agenzie ha dichiarato di aver concluso almeno una transazione nel trimestre di riferimento, un livello elevato e sostanzialmente stabile dall’inizio del 2021.
Non si ferma, per il settimo trimestre consecutivo, il processo di ridimensionamento delle difficoltà di accesso al credito per l’acquisto di abitazioni. Tanto che, sottolinea Bankitalia, solo il 17% degli agenti immobiliari, la quota più bassa dalla metà del 2019, le hanno segnalate tra le cause prevalenti di cessazione dell’incarico.
La quota di acquisti effettuati facendo affidamento su di un mutuo supera il 63%, leggermente meno di quanto registrato nei primi mesi del 2025.
Viene confermata dagli agenti la crescita dei canoni di locazione delle abitazioni, pur con segnali di rallentamento. Si osservano inoltre un leggero incremento del margine medio di sconto rispetto alle richieste iniziali e aspettative di aumento dei canoni più moderate per il trimestre in corso. Lo sconto medio sul canone inizialmente richiesto dal locatore resta molto contenuto ma è leggermente risalito, posizionandosi al 2,8% e raggiungendo il valore più elevato da inizio 2022.
Nel comparto degli affitti, oltre la metà degli agenti immobiliari ha evidenziato la rilevanza degli affitti brevi, in misura più accentuata nelle aree urbane del Nord-Est e del Centro. Ne risulterebbe influenzati sia i prezzi di vendita che di affitto. Ma l’effetto principale è una riduzione degli immobili offerti per la vendita (nel 41% dei casi), in quanto i proprietari preferiscono destinarli a locazioni inferiori ai 30 giorni.
Il 24 per cento degli agenti segnala un incremento della domanda per abitazioni, che sarebbero poi destinate ad affitti brevi. Ne risulterebbero influenzati sia i canoni di locazione sia i prezzi di vendita, in misura maggiore nelle aree dove il fenomeno è più significativo. (riproduzione riservata)