
Che coppia, signori, il Presidente Sergio Mattarella e il professor Mario Draghi!
Sono la migliore faccia che l’Italia potesse offrire e il loro viaggio in Portogallo per la diciottesima riunione del Cotec Europa, che promuove la cultura dell’innovazione e lo sviluppo di nuove competenze, riscalda il cuore oltre che la mente dei milioni di italiani perbene, impegnati a far evolvere il Paese verso la migliore democrazia ma anche verso la migliore evoluzione dell’economia, come base per il benessere dei cittadini, perseguendo la pace sociale e militare.
Il Presidente Mattarella è presidente onorario dell’associazione Cotec, che nella versione internazionale riunisce tre Paesi latini e cioè l’Italia, la Spagna e il Portogallo non certo in antagonismo con gli altri Paesi della Ue, ma appunto in sintonia latina fra di loro.
Quindi, per il Presidente Mattarella era un viaggio programmato istituzionalmente, mentre Draghi ha partecipato in quanto autore della più lucida analisi sulle prospettive (e sulle necessità) per lo sviluppo dell’Europa commissionatagli dalla presidente della Ue, Ursula von der Leyen, e che già aveva fatto prendere coscienza, agli europei che lo hanno letto, delle iniziative che il vecchio continente deve assumere per non diventare marginale sul piano economico, politico e sociale, specialmente di fronte al ciclone e al pessimo esempio del presidente americano Donald Trump.
Mentre il Presidente Mattarella, il re di Spagna Felipe VI e il presidente del Portogallo Marcello Rebelo de Sousa si muovevano sull’adagio, citato da Mattarella, di «Nessun Dorma» dalla romanza di Giacomo Puccini che avevano appena ascoltato e che il Presidente della Repubblica aveva scelto per stimolare la Ue, in Arabia Saudita, durante il suo viaggio di lavoro, il presidente americano Trump annunciava che fra gli altri business lì nascerà una nuova Trump Tower a imitazione di quella di New York.
Tanto che gli hanno anche regalato l’aereo da 400 milioni per andare a controllare i lavori. Insomma, secondo la felice scelta di Mattarella, nella Ue «Nessun dorma» e nell’interpretazione di Trump nessun dorma anche per i suoi business personali, conclusi durante un viaggio ufficiale come presidente del maggior Paese al mondo, un tempo esempio di efficienza, di democrazia e quindi di correttezza istituzionale.
Con un tale esempio, con una tale contaminazione fra ruolo di capo del maggior Paese al mondo e di interessi personali, sarebbe bene che il presidente Trump un po’ dormisse e soprattutto meditasse: con un tale esempio non è difficile immaginare dove la democrazia americana andrà a finire.
E ciò riguarda tutti i Paesi democratici del mondo e non solo gli Usa, perché fondamento della democrazia è (e dovrebbe essere) che chi governa, specialmente se non sia un emiro o un re dei secoli scorsi, dovrebbe astenersi da qualsiasi contaminazione fra interessi privati e governo della cosa pubblica, di cui le relazioni internazionali sono un caposaldo ineliminabile. Quindi 6 a 0 secco fra Italia e anche Europa e gli Stati Uniti versione Trump.
E ciò avviene perché non è certo il primo presidente degli Stati Uniti che viene da una attività di business. Anche Jimmy Carter produceva arachidi, ma mai si è sognato di andare in Arabia a proporre la costruzione di uno stabilimento per la lavorazione di arachidi. Forse Trump non si ricorda che gli Usa sono il più grande Paese al mondo e quindi esempio per tutti i Paesi del mondo occidentale e non. È vero che anche prima di Trump ci sono state degenerazioni, come fu il Watergate di Richard Nixon ma proprio in quella occasione la democrazia americana seppe reagire e il presidente Nixon fu costretto a dimettersi dopo la richiesta di impeachment.
Per contro, quale esempio migliore di sé stessa come Paese europeista, l’Italia poteva dare più di quello offerto in Portogallo dalla magnifica coppia Mattarella-Draghi? E infatti l’unione di un uomo simbolo della democrazia e dell’onestà come Mattarella, unito alla sapienza economica di Draghi, che non a caso, su richiesta di von del Leyen, è stato l’autore del rapporto su come la Ue dovrebbe muoversi per lo sviluppo economico, per di più combinandosi questo rapporto con quello di Enrico Letta sul mercato unico, fa dell’Italia il vero leader attuale dell’Unione.
Un ruolo che la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, ha saputo in più occasioni rafforzare, sia pure partendo da una storia politica diversa rispetto a quella di Mattarella e dello stesso Draghi. Un Draghi che è stato egli stesso capo di governo, ma di un governo parzialmente tecnico poiché di emergenza e di unità nazionale durante uno dei momenti in cui l’Italia non riusciva a esprimere con le forze politiche tradizionali la capacità di guidare il Paese in grande difficoltà. E come prevede il suo ruolo, il presidente Mattarella operò allora con grande abilità perché Draghi diventasse primo ministro.
La missione di Mattarella e Draghi a Coimbra è come la proiezione dell’Italia su scala europea, quantomeno insieme ad altri due Paesi in sintonia. E ora appare chiaro che quel governo Draghi ha consentito con la sua opera la possibilità di ritorno a un governo politico, appunto quello guidato ora da Meloni.
Questa riunione a Coimbra, anche se non vogliamo chiamarla alleanza dell’Italia con Spagna e Portogallo, è stata quantomai necessaria in un momento in cui, pur facendo parte di un’Unione, Paesi come la Francia e la Germania cercano di percorrere una strada tracciata da loro stessi e non dall’intera Ue. Ma tutto ciò potrebbe provocare gravi ondeggiamenti, mentre le parole di Mattarella fanno capire che l’iniziativa di Italia, Spagna e Portogallo è solo per rafforzare la Ue. A condizione appunto che, come ha detto Mattarella, il perentorio canto della romanza di Rossini provochi nella Ue quel «Nessun dorma».
Così il grande movimento che c’è già a livello di società e banche, dovrebbe avvenire anche a livello di stati per rafforzare la Ue. Le alleanze sono sempre meglio dell’individualismo e delle contrapposizioni.
E il messaggio da Coimbra è forte e ben diretto, grazie in primo luogo dal Presidente Mattarella che dal giorno del pacemaker non si è fermato un istante. Al suo confronto il presidente Trump, con il suo potere, fa la parte soltanto di un accattone di aerei e Tower dai ricchissimi arabi. Dobbiamo essere orgogliosi che l’Italia abbia un presidente come Mattarella e un economista di azione come Draghi.
E come dobbiamo giudicare l’opportunismo del sempre sorridente John Elkann, fotografato accanto agli stramiliardari e strapotenti padroni americani della tecnologia, lì in Arabia? Puro opportunismo francese di un imprenditore franco-italiano? Oppure sfruttamento del lavoro di uno straordinario italiano come Sergio Marchionne, che con anni di lavoro 24 ore al giorno salvò la Fiat proprio salvando anche un’azienda storica americana come Jeep-Chrysler? Avete mai sentito una parola di riconoscenza da parte di Elkann? Ma la capacità imprenditoriale e umana di Marchionne ha lasciato all’Italia collaboratori come Alfredo Altavilla, che del grande Sergio era il più diretto collaboratore.
E Altavilla sta lavorando da sempre per l’Italia. Ci aveva provato con l’ottima gestione di Ita Airways, ma a un certo punto il governo in carica ha deciso che era meglio cedere la società ai tedeschi di Lufthansa. Altavilla, presidente di Ita, aveva programmato che il suo mandante, proprietario non solo di linee navali passeggeri e merci in tutto il mondo ma anche di porti, il gruppo Aponte, potesse collegare a tutto ciò i servizi aerei.
Ma un vicepresidente di commissione parlamentare, con la tessera di Fratelli d’Italia, si schierò contro, sostenendo che Aponte fosse svizzero: Gianluigi Aponte è sì svizzero, perché ha sposato una cittadina svizzera, ma campano della provincia di Napoli. In ogni caso, aveva i miliardi per rilanciate Ita Airways creando una fortissima sinergia turistica fra navi da crociere e la linea aerea, senza considerare i trasporti merce su cui infatti ha creato una potente flotta di aerei cargo. La decisione di preferirgli Lufthansa, che ha interessi sicuramente diversi per esempio da quelli turistici dell’Italia, è stato un evidente errore. Fra l’altro Altavilla, con la sua grande esperienza nella logistica per la spedizione e i trasporti nel periodo di Fiat-Chrysler, sarebbe stato un ottimo ceo.
Chi ha compreso le capacità dell’ex-braccio destro di Marchionne è il più grande produttore mondiale di batterie e di auto sia elettriche che ibride. È il cinese Wang Chuanfu, fondatore e azionista di maggioranza e presidente di Byd. Altavilla è il suo consulente per le attività in Europa, su cui l’imprenditore cinese punta molto.
Wang Chuanfu è stato a Milano nei giorni scorsi insieme alla moglie, facendo tappa nello show-room proprio dietro il duomo di Milano dove c’è l’esposizione di alcuni modelli. La sua storia è per molti aspetti straordinaria. Quasi sessantenne, orfano dei genitori da bambino, ha studiato chimica presso la Central south industrial university of technology e poi un master nel 1990 all’Istituto di ricerca sui materiali non ferrosi di Pechino. Insoddisfatto del lavoro che faceva come ricercatore in una azienda statale, nel 1995 ha deciso di diventare un lavoratore autonomo. Dai parenti riuscì ad avere un prestito equivalente a circa 300 mila dollari e con il cugino Lu Xianyang fondò la Byd, che sta per Build your dreams, e cominciò a produrre batterie ricaricabili con 20 dipendenti in una fabbrica fuori Shenzhen. Nel 2003 ha acquistato dallo Stato la fabbrica di automobili in difficoltà Xi’an Tsinchuan auro Co. E ha fondato Byd auto.
Il fatto straordinario, che probabilmente se lo sapesse farebbe arrabbiare il presidente Trump, è che a permettere la consacrazione di Wang Chuanfu è stato il super americano Warren Buffett, che acquistò nel 2008 il 10% di Byd per 230 milioni di dollari, facendo moltiplicare per cinque il valore dell’azienda e facendo così diventare ricco Wang Chuanfu. E del resto già nel 2009, cioè un anno dopo, con la garanzia derivante dalla scelta del mago degli investimenti Buffett, il valore dell’azienda era a quasi 4 miliardi di dollari.
E all’inizio dell’attuale decennio, secondo Forbes americano, la ricchezza di Wang Chuanfu era arrivata a oltre 23 miliardi di dollari, quattordicesima della Cina, grazie al raddoppio in un anno del valore delle azioni di Byd. E la corsa è continuata, perché nel 2022 Byd auto ha superato le vendite di Tesla, dell’irrefrenabile Elon Musk, con una quota del mercato mondiale pari al 21%. E nello stesso periodo Byd ha raggiunto il traguardo di essere il più grande produttore di batterie al mondo, grazie anche alla ricchezza di terre rare della Cina.
Da quanto si è potuto osservare a Milano, un ruolo importante in questa straordinaria scalata che ha fatto scendere al secondo posto nel mondo la Tesla del grande amico del presidente Trump, lo ha avuto la moglie di Wang Chuanfu, molto dinamica e pronta a surrogare le risposte del marito. Chi sa che cosa ne penserebbe un maschilista come Trump.
A parte questi aspetti di contorno, quella di Wang Chuanfu è una storia straordinaria tipica dello sviluppo industriale della Cina, che oggi mette molta paura al presidente americano, ma che proprio come nel caso di Byd ha visto crescere la sua forza proprio per le scelte americane di poter avere prodotti, anche nella tecnologia digitale, a basso costo produttivo per le condizioni di povertà della Cina, e quindi di salari bassissimi. Ancora oggi il divario dei costi fra Cina e Usa è enorme, ma come si sono arricchiti sulle spalle dei cinesi gruppi americani come, per esempio, Apple ma non solo? Certo, le commesse dagli Usa hanno consentito di ridurre ed eliminare la fame in Cina, ma uomini intelligenti come Buffett hanno deciso di investire nelle società cinesi. Non è il caso che Trump oggi attacchi la Cina, che certo ha raggiunto condizioni di vita accettabili per circa un miliardo di abitanti, anche grazie alle commesse americane.
È credibile che due uomini prudenti e professionalmente più che capaci come Alberto Nagel e Philippe Donnet, da anni in sintonia, non abbiano verificato il reciproco interesse di Mediobanca e Generali a mantenere una forte collaborazione, nel momento in cui verrà chiusa, se sarà chiusa, l’operazione di passaggio del controllo di Banca Generali a Mediobanca, e la metà del 13,1% di azioni Generali possedute da Mediobanca vada alle stesse Generali in pagamento della banca che porta il nome del Leone di Venezia?
Non è credibile. Che cosa ne discende, quindi? Un nuovo assetto in cui il gigante Generali svolgerà le funzioni del gigante, capovolgendo il rapporto? Ma ciò potrà agevolare anche molto altro: per esempio un accordo italiano sulla gestione del risparmio insito nelle polizze vita, eventualmente in alternativa a quello ipotizzato con Natixis. E chi ha già in Italia un forte avviamento in questo settore, oltre alle stesse Generali? Nell’interesse del Paese Italia chi potrà farsi avanti, avendone le spalle adeguate, sempre che Generali ritenga di considerare una alternativa alla francese Natixis? (riproduzione riservata)