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Mark Walter
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Chelsea, Los Angeles Lakers e Formula 1, chi è il miliardario che fa i soldi con lo sport in tutto il mondo

di Joshua Robinson e Margot Patrick (Wall Street Journal)
07 luglio 2025, 11:27 Ultimo aggiornamento: 13:20

In un momento in cui l’aumento vertiginoso del costo per acquistare una squadra professionistica di alto livello ha ridotto il numero di potenziali proprietari, Mark Walter, 65 anni, fa parte di una cerchia d’élite di investitori con portafogli sportivi che abbracciano le leghe più ricche di diversi continenti

Nel corso del lento percorso di Mark Walter per costruire uno dei portafogli più scintillanti nel mondo dello sport, concludere un affare da 10 miliardi di dollari per acquistare i Los Angeles Lakers si è rivelata la parte più facile.

Ogni altra grande acquisizione, inclusi i Los Angeles Dodgers, il Chelsea FC e il team Cadillac di Formula Uno, si era trasformata in una trattativa lunga e complessa, che aveva richiesto l’intervento dei tribunali fallimentari, di rivali sospettosi o persino del governo britannico. Ma quando il mese scorso sono emerse le prime notizie secondo cui Walter, ceo di Guggenheim Partners, stava acquisendo i Lakers, l’operazione era già un fatto compiuto.

La transazione non solo ha reso Walter il proprietario, da un giorno all’altro, della squadra più costosa al mondo. Ha anche trasformato il timido miliardario originario di Cedar Rapids, Iowa, in una delle persone più influenti nello sport. «Vi posso dire alcune cose su Mark: è spinto dalla voglia di vincere, dall’eccellenza e dal fare tutto nel modo giusto» ha scritto su X la leggenda dei Lakers Magic Johnson, che è anche socio in affari di Walter nei Dodgers. «E metterà tutte le risorse necessarie per vincere».

Gli investimenti intergenerazionali: dallo sport alle assicurazioni

In un momento in cui l’aumento vertiginoso del costo per acquistare una squadra professionistica di alto livello ha ridotto il numero di potenziali proprietari, Mark Walter, 65 anni, fa parte di una cerchia d’élite di investitori con portafogli sportivi che abbracciano le leghe più ricche di diversi continenti.

Il club include una manciata di altri miliardari intenti a espandere imperi personali, come il proprietario dei Los Angeles Rams e dell’Arsenal Stan Kroenke, o John Henry e Tom Werner del Fenway Sports Group. Ma il vertice della piramide è sempre più dominato da consorzi guidati da fondi di private equity e da fondi sovrani, disposti a investire miliardi nella costruzione di «superteam».

«Odio perdere», ha detto Walter in una rara intervista accanto a Magic Johnson, un anno fa, durante una conferenza del Milken Institute. «Non lo sopporto proprio». Non che Walter abbia molta familiarità con la sconfitta. Il suo patrimonio personale, ampiamente stimato in dieci cifre, deriva dalla fondazione, 25 anni fa, del gestore obbligazionario e banca d’investimento Guggenheim Partners, con il sostegno di un membro della famiglia Guggenheim e di un conglomerato texano.

Successivamente si è espanso nel settore assicurativo e ha individuato un’efficienza rara: Walter si è reso conto che anni di premi assicurativi costanti potevano essere perfettamente abbinati a investimenti intergenerazionali in ambiti come lo sport, il fast food e la tecnologia.

Insieme al produttore hollywoodiano Thomas Tull e al fondo di investimento di Abu Dhabi Mubadala, ha anche utilizzato una società chiamata Twg Global per investire in compagnie di assicurazione sulla vita, rodei western, una quota del rivenditore di auto online Carvana e un investimento in Colossal Biosciences, che mira a riportare in vita il mammut lanoso e il dodo.

L’acquisizione dei Dodgers e l’ingresso nella Formula Uno

Ma è stata l’acquisizione dei Dodgers nel 2012, per la cifra record di 2,15 miliardi di dollari, la più alta mai pagata per una squadra della Mlb, a proiettare Mark Walter sotto i riflettori al di fuori del mondo della finanza. Sebbene molti critici l’avessero considerata un’operazione troppo costosa, il gruppo di investimento di Walter registrò quasi subito un guadagno «virtuale» raccogliendo 3 miliardi di dollari dai diritti di trasmissione della squadra. Oggi i Dodgers valgono circa 7 miliardi di dollari, vantano il miglior giocatore della sua generazione, Shohei Ohtani, e trasmettono le loro partite in un vasto mercato come quello giapponese.

«È stato il mercato a determinare il prezzo», aveva detto all’epoca Walter, che non aveva mai assistito a una partita della major league dal vivo fino ai suoi vent’anni. L’investimento, aggiunse, era «una cosa intergenerazionale, che un giorno sarà delle nipoti di mia figlia». Quell’acquisto ha definito l’approccio di Walter agli investimenti: puntare su marchi con un’ampia attrattiva e fonti di reddito diversificate. Oltre alla consueta gamma di sponsorizzazioni, merchandising ed esperienze per i tifosi, ha puntato a guadagni a lungo termine attraverso progetti come la realizzazione di una nuova sede a Londra per il Chelsea e lo sviluppo di centinaia di ettari di terreno intorno al Dodger Stadium.

La stessa filosofia ha guidato l’ingresso di Walter in uno degli sport in più rapida crescita negli ultimi cinque anni, la Formula Uno. Twg si è associata con General Motors per costruire da zero la Cadillac F1, che diventerà l’undicesima squadra sulla griglia a partire dal prossimo anno. Le altre 10 squadre hanno richiesto qualche convincimento, dopotutto, perché dovrebbero rinunciare a una fetta in più della loro torta? Ma una quota una tantum di 450 milioni di dollari, pagata dai finanziatori di Cadillac e suddivisa equamente tra le squadre, ha aiutato a mitigare l’impatto. «Dovevamo essere certi che sarebbe stata la decisione giusta per lo sport, senza essere troppo egoisti», ha dichiarato Stefano Domenicali, ceo della Formula 1.

Il profilo riservato di un leader

I collaboratori di Walter lo definiscono un genio degli affari, che pretende risultati (con modi da Midwest), ma pianifica su anni e decenni. Sebbene lui e sua moglie Kimbra siano raramente visti a eventi mondani, hanno posseduto alcune delle case più belle di Chicago, Newport (Rhode Island) e Los Angeles, inclusa una villa da 85 milioni di dollari sulla Carbon Beach di Malibu, andata distrutta dagli incendi di quest’anno. «Sono una persona abbastanza riservata e tranquilla», ha detto al Chicago Tribune nel 2012. «Perciò non ho mai cercato pubblicità».

Questo spiega perché Walter di solito ha lasciato a qualcun altro il ruolo di volto pubblico delle sue varie proprietà sportive. Al momento dell’acquisto dei Dodgers, il nome sulle prime pagine non era quello del maggiore investitore del consorzio, ma piuttosto il più riconoscibile, una superstar carismatica di nome Magic. Al Chelsea, invece, la presenza più visibile del club è il co-proprietario Todd Boehly, che si vede regolarmente alle partite casalinghe a Stamford Bridge, ed è lui a ricevere la rabbia dei tifosi. Ma ovunque investa il suo denaro, non c’è dubbio su chi prenda le decisioni a lungo termine. Come ha detto Johnson a maggio 2024, «Noi seguiamo semplicemente il leader». (riproduzione riservata)


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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