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Lusso in portafoglio? Ormai è un affare da cassettisti. Ecco perché e come investirci con Etf e fondi
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Lusso in portafoglio? Ormai è un affare da cassettisti. Ecco perché e come investirci con Etf e fondi

27 febbraio 2026, 20:00 Ultimo aggiornamento: 04 marzo 2026, 12:25

Il settore in crisi viene usato dai gestori come asset di lungo periodo: un ruolo simile a quello dei megatrend

Il lusso in borsa non sta certo passando una delle sue fasi più rosee. Il settore si trova, da alcuni mesi a questa parte, tra l’incudine del calo dei consumi cinesi, mercato di riferimento per la moda e non solo, e il martello di una sempre minore propensione alle spese non essenziali nei mercati occidentali, che ancora non hanno superato del tutto i timori di un rallentamento economico (se non proprio di una recessione).

Nell’ultimo anno l’indice S&P Global Luxury, uno dei benchmark di riferimento per il settore a livello globale, ha perso (in euro) quasi il 4%. Ma il fermento nel mondo della moda e dell’alta gamma a livello economico e industriale sembrerebbe andare in controtendenza: tanto che per la Milano Fashion Week 2026, partita il 24 febbraio, la Confcommercio locale stima un giro d’affari turistico di 217 milioni di euro, in crescita del 18% rispetto ai numeri del 2025.

Il lusso in senso esteso

Per chi volesse approcciarsi alla moda e al lusso tramite prodotti di risparmio gestito dedicati l’offerta non manca: la tabella in basso, proposta da Fida, censisce i primi dieci fondi attivi ed Etf per rendimento da inizio 2026. In tabella sono inseriti comparti che investono sia nel lusso in senso lato, sia nel più vasto universo dei beni di consumo secondari.

Per esempio il fondo Pet and Animal Wellbeing di Allianz Global Investors (+0,7% da gennaio) che, come suggerisce il nome, è focalizzato sulla cura degli animali domestici. La media dei comparti in tabella è negativa del -1,1%, che scivola al -9,4% su un orizzonte annuo e risale però all’11% su una prospettiva triennale. Il tutto con costi medi annui dell’1,4%, sostanzialmente in linea con il più vasto universo dei fondi azionari attivi disponibili in Italia.

Un asset di lungo periodo

Il comparto del lusso, sottolinea l’analista finanziaria di Fida Monica Zerbinati, «sta attraversando una fase di aggiustamento che evidenzia con chiarezza la sua natura ciclica: dopo anni in cui il settore è stato percepito come un’esposizione di qualità, sostenuta da forza dei brand e capacità di determinazione dei prezzi, oggi la performance è intorno al -4% da inizio anno e circa -12% su base annua, con un drawdown (differenza tra un punto di massimo e uno di minimo, ndr) che sfiora il -16%».

Sul piano del rischio peraltro, prosegue l’esperta, «il lusso presenta un profilo tutt’altro che contenuto: la volatilità si colloca intorno al 13% su tre anni e al 15% su cinque anni, a conferma di come la qualità industriale del settore non si traduca automaticamente in stabilità dei corsi azionari». Tuttavia, e questo è il lato positivo, «a dieci anni il settore registra un progresso superiore al 110%, confermando la capacità di creare valore nel tempo grazie a barriere all’ingresso, forza dei marchi e potere di determinare i prezzi. La fase attuale non mette in discussione questa natura di lungo periodo, ma ridimensiona le aspettative nel breve periodo».

Un settore che si sta polarizzando

A guidare la graduatoria Fida, con un rendimento da gennaio dell’1,1%, è Gam, con il comparto Multistock Luxury Brands Equity (commissioni annue dell’1,6%). Flavio Cereda, investment director Luxury Brands, si aspetta «un continuo e graduale processo di normalizzazione, che dovrebbe riportare di nuovo a una traiettoria di crescita, intorno al 4-5%».

Attenzione però: secondo il money manager, è in atto una polarizzazione del settore tale per cui «i marchi che hanno guadagnato quote di mercato continueranno a farlo. Pensiamo anche che quanto visto ultimamente perduri: forte prestazioni dei marchi di gamma alta, della gioielleria e anche dei titoli nel segmento premium che meglio sanno dialogare con i loro clienti». Per quanto riguarda le valutazioni, Cereda vede addirittura «una cautela eccessiva, visti i chiari segnali di miglioramento in più geografie. Troviamo infatti che certi multipli siano tornati a livelli attraenti: una situazione da tenere d’occhio con grande attenzione».

Meglio gli Usa dell’Europa

Dal canto suo Amundi compare in graduatoria con un Etf, il Global Luxury (-1,1% da inizio anno ma con costi annui dello 0,25%). Del tema si occupa anche la società del gruppo francese specializzata in investimenti tematici, Cpr Am. Anne Le Borgne, senior portfolio manager global thematic equities, mette in luce una discrepanza tra l’andamento delle azioni europee e quelle statunitensi: «Alcune azioni Usa hanno nettamente sovraperformato i player europei del lusso: poiché negli ultimi anni gli aumenti dei prezzi hanno superato la qualità percepita, questi marchi con un posizionamento più accessibile hanno guadagnato quote di mercato».

Quanto alla costruzione del portafoglio, seppur sempre nell’ambito di un «investimento tematico e attivo, focalizzato sul lusso globale», la combinazione di «leader nella gioielleria, dei marchi più esclusivi nella pelletteria e di brand statunitensi che promuovono uno stile di vita americano, contribuisce a bilanciare l'esposizione geografica e di segmento». Senza dimenticare che, conclude la money manager, «le valutazioni del settore si sono adeguate nell'ultimo anno, creando punti di ingresso più interessanti per marchi di alta qualità con margini solidi e alta redditività del capitale». Anche perché, conclude Le Borgne, «le aziende del lusso combinano tipicamente bilanci solidi e flussi di cassa ricorrenti».

Focus su redditività e flussi di cassa

Anche Pictet Am, con il fondo Premium Brands, riesce a sovraperformare il settore nel suo complesso, anche se è in perdita da inizio anno dell’1,2% (commissioni del 2,3%). Caroline Reyl, gestore del fondo, analizzando le performance recenti sottolinea che «il settore dei viaggi ha contribuito in misura maggiore al rendimento, favorito dalla fine dello shutdown negli Stati Uniti e dalla resilienza dei trend di viaggio, in particolare nella categoria degli hotel di lusso». Negativo invece «il segmento dello sport, poiché i risultati trimestrali sono stati contrastanti e i dazi hanno continuato a suscitare preoccupazioni sui margini operativi futuri».

Per quanto riguarda la strategia di portafoglio, la money manager opta oggi per «marchi riconosciuti con prodotti di alta qualità, servizi superiori e un coinvolgimento digitale rilevante. Valutiamo inoltre la capacità delle società di generare una crescita sostenibile con un'elevata redditività e una forte generazione di flussi di cassa». Per un investitore, conclude Reyl, l’approccio al lusso dovrebbe essere simile a quello che si adotta per i megatrend: «Le aziende in portafoglio beneficiano di fattori di crescita secolari a lungo termine, che possono essere in grado di determinare ottimi risultati in termini di vendite e redditività. Tendono in particolare ad acquisire quote di mercato in periodi di crisi e incertezza». (riproduzione riservata)



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