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Lo stop di Orcel non significa che il risiko sia al tramonto
Orsi & Tori Leggi dopo

Lo stop di Orcel non significa che il risiko sia al tramonto

25 luglio 2025, 20:15 Ultimo aggiornamento: 20:16

Il leader di Unicredit ha lasciato intendere che la rinunzia a Banco Bpm non significa che l’istituto ripiega su se stesso. E Bper-Sondrio sarà un successo se verrà rispettata la grande efficienza della banca valtellinese. Quanto a Mps-Mediobanca…

Non è finita. Ma nello scriverlo non scopro l’America come fece Cristoforo Colombo. Tuttavia è bene, penso, che investitori, prenditori di credito, politici e governanti, privati cittadini oltre che banchieri e bancari lettori di questo giornale, sappiano che il risiko bancario non è assolutamente finito con l’annuncio di Andrea Orcel, ceo di Unicredit, di stoppare l’operazione su Bpm.

E non è finito non solo perché dietro la decisione di Orcel si intravvede all’orizzonte Crédit Agricole, probabilmente più gradito dello stesso Orcel sia al management di Bpm che al governo italiano (ma il presidente francese Emmanuel Macron non era guardato con sospetto da Palazzo Chigi per la sua volontà di affrontare a muso duro il presidente americano Donald Trump?).

E non è finito neppure per la ragione che l’ops di Monte dei Paschi di Siena verso Mediobanca scadrà a settembre. E poi, in realtà, non è finita perché il mondo bancario italiano deve comunque stabilizzarsi nel suo complesso, nei poteri e nelle alleanze anche con i mondi affini, cioè le assicurazioni, le banche d’affari, e lo sconvolgente mondo di tutto quanto è digitale.

C’è quindi da preoccuparsi da parte di chi vive in o si serve di questo mondo? E chi non si serve particolarmente, direttamente o indirettamente del mondo bancario, assicurativo, digitale? O chi investe in esso o trova lavoro o lavora già nel settore, che cosa può aspettarsi?

Mentre è difficile che, per esempio, il settore alimentare sostanzialmente cambi, a parte i trend salutistici o la carenza di prodotti naturali per gli sconvolgimenti climatici, se ci si riferisce a settori in cui l’oggetto è il denaro, i cambiamenti saranno sempre più sconvolgenti.

L’allarme di Paolo Savone sui rischi della cripto

Per capirlo basterebbe seguire le continue analisi che un economista del livello del presidente della Consob, Paolo Savona, grazie a 89 anni portati come un trentenne, trasmette con regolarità e lucidità unica sul fronte delle criptovalute, paragonandole al Campo dei miracoli di Pinocchio, oltre a precisare i rischi di facili guadagni che per di più comportano l’allontanamento dei risparmi dall’Italia.

E proprio per l’avanzata del digitale nel campo delle monete, di cui le criptovalute sono un’espressione, Savona non si stanca di ripetere che per l’Europa è indispensabile la creazione di un euro digitale non remunerato, cioè su cui non si possono ricevere interessi, ma un asset sicuro e liquido da parte della Bce, in modo da contrastare l’attrazione fatale delle criptovalute (valuta digitale, basata sulla crittografia e specificatamente sulla tecnologia della blockchain che impedisce, o dovrebbe impedire, la contraffazione e la duplicazione delle unità di moneta, garantendo che il possessore sia unico).

Da grande economista e specialista del mondo monetario, il professor Savona, per contrastare le deviazioni che comportano le criptovalute, fra l’altro usate strumentalmente da chi compie abitualmente attività contra legem, propone una nuova architettura finanziaria internazionale per prevedere, appunto, fra le altre cose, in primo luogo, «la creazione dell’euro digitale non remunerato né remunerabile, con contabilità digitale simile a quella delle criptovalute, ma più sicuro perché con garanzia statale, nonchè un safe asset liquido, come la moneta, remunerato in misura competitiva con il rendimento implicito ma sicuro, e non esposto alla variabilità di prezzo delle cripto».

Allievo di Guido Carli

Non bisogna dimenticare, leggendo il pensiero del professor Paolo Savona, la sua formazione in Banca d’Italia come capo dell’Ufficio studi fin dai tempi del governatorato del grandissimo Guido Carli. E proprio perché ex-direttore di Banca d’Italia, Savona propone un’autorità monetaria distinta da quella finanziaria, e libera dal vincolo di garantire la stabilità dei depositi bancari, i quali perderebbero la natura di moneta ed entrerebbero nell’alveo finanziario, che potrebbe esser vigilato da un’Autorità riformata. Le due autorità opererebbero a fianco dei governi per prevenire l’instabilità.

Per tutto questo il professor Savona spera e richiede una decisione rapida, almeno sul fronte dell’euro digitale, sfruttando il lavoro già svolto dalla Bce. Questa scelta, accompagnata da un annuncio politico forte, potrebbe già bastare per arginare la diffusione delle criptovalute e le illusioni che hanno gruppi crescenti di cittadini cultori di questo mondo?

Forse sì, ma in ogni caso se ciò non avvenisse, secondo Savona, l’Italia e l’Europa rischierebbero di legittimare una finanza parallela e fuori controllo, che potrebbe marginalizzare il ruolo (eccolo) del sistema bancario così come lo conosciamo e portare inevitabilmente a nuove crisi monetarie e a seguire produttive, marginalizzando il sistema tradizionale.

E Savona motiva questa speranza: «Un primo passo per una nuova governance finanziaria e monetaria europea potrebbe indurre gli Stati Uniti a sedersi a un tavolo di confronto internazionale per raggiungere un accordo, che cambierebbe il quadro di riferimento globale in materia».

Ma anche se Savona non lo scrive né lo dice, l’allarme nasce anche dalla informazione pubblica secondo cui il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha investimenti familiari in criptovalute. Amen!

Ritornando sulla terra, perché in realtà proprio sulla terra, fertilizzate da più parti, le criptovalute vengono costantemente promosse, anche se indirettamente, addirittura dalla Casa Bianca, c’è tutto il limitato, ma per noi italiani fondamentale interrogativo, di quale sarà al riguardo l’atterraggio del sistema bancario nazionale. Senza peraltro non segnalare prima la speranza che, quando a marzo dell’anno prossimo Savona terminerà il mandato alla Consob, proprio su quella poltrona vada a sedere un uomo capace di raccoglierne l’eredità e di proporre all’Italia e all’Europa rimedi fondamentali a quanto di negativo emerge dalle guerre valutarie e bancarie in corso.

In Italia impazza la guerra per banche

E se di guerre si parla, non si può non ritornare a quelle bancarie italiane che ancora sono vive, sebbene con finali già adesso abbastanza prevedibili. Il riferimento è in primo luogo all’ops di Mps su Mediobanca, anche se non può essere dimenticata, per il valore, che pur nelle sue dimensioni, esprime Bps, cioè la ex Popolare di Sondrio; valore che in parte non indifferente potrebbe essere cancellato da quell’80,3% raccolto dall’ops lanciata da Banca Bper, se i suoi amministratori non rispetteranno la concretezza e il rigore di quella banca di montagna.

Che cosa collega le offerte Mps-Mediobanca e Bper-Pop.Sondrio

E come non di rado succede nel mondo del denaro, le due vicende apparentemente separate hanno più di un legame, che è bene esaminare. Il legame è paradossalmente, anche se non nella medesima operazione, fra Mediobanca, che è attaccata, e l’attaccante, anche se indiretto, di Popolare di Sondrio.

Infatti, fra le operazioni meglio riuscite a Mediobanca, gestita ora dal serio Alberto Nagel, vi è il salvataggio della vecchia Sai portata alla rovina dalla gestione della famiglia Ligresti. Mediobanca fu capace di far passare il controllo di Sai, con dentro la Fondiaria di Firenze che era la pupilla di Enrico Cuccia, dalla famiglia Ligresti nientemeno che alla rossa Unipol, la compagnia bolognese creata dalle cooperative emiliane.

L’esperienza di Fonsai-Unipol

L’intesa fra Nagel e il capo di Unipol, Carlo Cimbri, fu perfetta anche perché Nagel abbandonò un certo sciovinismo per ciò che apparteneva alla tradizionale nobiltà di Piazzetta Cuccia e portò quindi in salvo il patrimonio della compagnia assicurativa che per la parte Sai era nata nell’ambito dei lanieri biellesi per passare poi agli Agnelli e da questi all’intraprendente, per essere gentili, Raffaele Ursini di Roccella Jonica e quindi alla famiglia del palazzinaro Salvatore Ligresti, poi fallito. Ma anche Fondiaria-Sai non funzionò e quindi democraticamente Mediobanca si rivolse ai rossi bolognesi di Unipol.

Ora Carlo Cimbri, il presidente di UnipolSai, sia pure attraverso Banca Bper è andato all’attacco di Popolare di Sondrio, di cui aveva preso da tempo il 20%, mentre Nagel si trova nella situazione opposta, cioè di essere target di Mps, una volta anch’esso molto vicino a Unipol per via delle bandiere rosse con la falce e il martello del sorpassato comunismo senese e bolognese.

La finanza, specialmente se non si interrompe di guardare contemporaneamente al colore politico, è capace di questi miracoli, apparentemente impossibili. Non è troppo bizzarro che il rosso comunista sia arrivato allora, con la fratellanza fra Nagel e Cimbri, in Piazzetta Cuccia e che ora l’ex rosso senese attacchi Piazzetta Cuccia?

Come si vede, in finanza può succedere di tutto e sicuramente quello che si vede oggi, cioè l’ex-rosso di Siena che attacca il nobile blu di Piazzetta Cuccia e il rosso di Bologna che attacca l’aristocratica popolare di Sondrio non sono che la conferma di quanto finanza-banche-assicurazioni alla fine sono sempre e solo una cosa sola: puro potere del denaro.

Mediobanca scudo di Generali

Il tragico, in un certo senso, nasce se si guardasse la realtà con gli occhi di Enrico Cuccia, fondatore di Mediobanca e per decenni e decenni dominatore assoluto della finanza, delle banche italiane (padroni di Mediobanca erano Comit, Credito Italiano e Banco di Roma, ma Cuccia comandava su tutte e tre le banche e assai di più tutto il sistema economico finanziario italiano).

In realtà, la miglior cosa che aveva fatto era proteggere la più grande compagnia assicurativa italiana, le Generali, che da Trieste erano andate ben oltre i confini dell’ex impero austroungarico dove erano sbocciate. Per decenni Mediobanca ha comandato Generali con una partecipazione minima del 13%. Ora è possibile, se non quasi certo, che Mediobanca, proprio per mano o con il contributo decisivo di due suoi importanti azionisti anche se assai diversi fra loro, Francesco Milleri per conto del gruppo fondato da Leonardo Del Vecchio e l’ex palazzinaro romano Francesco Gaetano Caltagirone, appare destinata a finire sotto il controllo di Monte dei Paschi di Siena.

La più antica banca del mondo e per recenti decenni controllata di fatto dal Pci è ora rinata quasi dalle ceneri grazie a due uomini molto capaci come l’ad e direttore generale Luigi Lovaglio e il vicedirettore generale Maurizio Bai. Con il piccolo dettaglio, che tutto ciò avviene nella Siena ex-rossa e ora amministrata da Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Udc (simbolo lo scudo ex Dc), cioè i partiti che governano la città del Palio e non solo. Per le banche è quindi preferibile il centro-destra o, se si preferisce, la destra-centro?

La rinascita di Siena con il duo Lovaglio-Bai

In realtà, anche in Mps come in quasi tutte le società è decisiva la capacità o l’incapacità dei suoi manager oltre che le condizioni generali dei mercati che determina il risultato finale di bilancio. E a Siena, in Mps, dopo anni sfortunati sul livello manageriale si è creata una formidabile chimica fra il manager sopravvissuto a tutto per la sua serietà e impegno, il vicedirettore generale Bai, e quell’uomo minuto ma dalle idee chiarissime, come ha mostrato in tutti i ruoli che ha avuto, perfino in Polonia, l’ad e direttore generale Lovaglio.

In tre anni, in perfetta sintonia con Bai, Lovaglio ha ripetuto la performance che aveva fatto dovunque, sia in Credito Italiano-Unicredit e perfino nella esperienza al Credito Valtellinese con la nomina a banchiere dell’anno da parte di questo giornale nel 2023.

Banchieri tosti ci sono anche in Bps, la ex popolare con sede a Sondrio, che è diventata a sorpresa il target di Bper, la banca con sede a Modena, quando l’azionista rilevante di tutte e due le ex popolari, la compagnia UnipolSai, ha deciso evidentemente il via all’ops.

Sicuramente può avere senso che una compagnia di assicurazioni che ha partecipazioni in due ex popolari ne favorisca la fusione, ma sul piano dell’efficienza la banca giudicata dal mercato, migliore è la ex Popolare di Sondrio. Sarà possibile trasferire l’efficienza di Sondrio a Modena?

Che cosa succederà a Sondrio con l’arrivo di Bper

Dipenderà dalla sapienza dell’azionista comune delle due nel non fermarsi alla dimensione ma scendendo appunto nell’efficienza. Resta poi il fatto che un 20% degli azionisti di Sondrio non hanno conferito e quindi potranno, anche se dimezzati nella percentuale, esprimere un’azione significativa all’interno dell’azionariato.

Spetterà in primo grado all’azionista comune, rappresentato da Cimbri, preservare il meglio ed eliminare il meno meglio. L’operazione comunque conferma l’obiettivo del modello di integrazione banca-assicurazione che ha esaltazione in Intesa Sanpaolo, la prima banca italiana e anche tra le prime in Europa per redditività, che anche nella comunicazione segnala l’unione fra l’attività bancaria e assicurativa. Proprio per questo le trasformazioni nel mondo bancario, con integrazione del mondo assicurativo, accompagneranno anche il prossimo futuro.

Resta nel settore il più grande interrogativo: se avrà successo, come oggi appare probabile, l’ops di Mps verso Mediobanca, che ne sarà di Generali senza più il rapporto, sia pure inverso per dimensione, fra Mediobanca e Generali?

Anche per questo non è finita.

P.S. Come ci si sente all’interno della prima casa editrice italiana che ha realizzato la prima AI generativa italiana, MFGpt? Amando la sincerità, devo rispondere che è una rivoluzione vera, profonda e con prospettive incoraggianti anche sul piano del fatturato. A metà settembre sarà possibile per il pubblico indifferenziato sottoscrivere abbonamenti. Il cosiddetto allenamento sta andando molto bene e dobbiamo ringraziare tutti coloro che hanno risposto positivamente, sono tantissimi, all’invito a vivere questa esperienza esaltante.

I 40 anni di informazione, di dati, analisi, personaggi, dalla finanza alla economia, dal fashion agli stili di vita, dalla formazione universitaria alla musica classica, stanno dando risultati straordinari, con un linguaggio cordiale, conversativo che sorprende anche noi che la stiamo sperimentando. Stiamo respirando un’atmosfera che ricorda ma supera di cento volte per emozione quando fummo, nel 1996, i primi a creare un sito internet di un giornale con la conseguente esplosione in borsa.

Riceviamo grande interesse dalle banche, dalle assicurazioni, dal mondo più leggero della vita moderna con fashion, eleganza, stili di vita e tutti i dati delle valute, delle borse italiane e internazionali per decine di anni e migliaia e migliaia di titoli contenuti in MFGpt per donarli all’educazione, alla scelta del tipo di studi e delle facoltà e sedi universitarie da preferire.

Stiamo vivendo giorni esaltanti, anche se siamo perfettamente consapevoli che la rivoluzione è profonda, segnalati anche dal desiderio di Google di fare accordi per cercare di recuperare terreno. Sono ansioso che anche voi lettori al ritorno dalle ferie possiate godere questa fase straordinaria che ci offre la tecnologia più avanzata, di cui siamo primi operatori in Italia e in piena autonomia. (riproduzione riservata)



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