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Liquidità da investimento: i fondi monetari
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Liquidità da investimento: i fondi monetari in euro convengono ancora? Ecco dove i gestori cercano rendimento

05 dicembre 2025, 20:00

Dopo i tagli Bce i titoli di Stato a brevissima scadenza hanno perso il loro appeal. Ma i money manager vanno a caccia di alternative

La stagione dei tassi di interesse elevati sembra ormai un lontano ricordo, complice il recente allenamento monetario da parte della Banca Centrale Europea. Ma anche un ritorno al periodo pre-2022, quando il costo del denaro era tenuto a zero a fronte di un’inflazione quasi inesistente, appare agli analisti di mercato come uno scenario poco plausibile.

Da qui nasce il dilemma di tutti gli investitori in fondi ed Etf monetari. Specifici strumenti di risparmio gestito che, investendo in bond a cortissima scadenza (e quindi con profili di rischio particolarmente contenuti), puntano a generare un po’ di rendimento dalla liquidità. Il tutto con una flessibilità che i parcheggi tradizionali, come i conti di deposito vincolati, non hanno. E il dilemma è oggi più che mai evidente: dopo i tagli della Bce i fondi monetari, che in genere hanno rendimenti allineati al tasso di interesse interbancario a un giorno dell’Eurozona (Ester o Estr), convengono ancora in portafoglio oppure no?

I fondi che battono i tassi Bce

Attualmente il tasso Ester (Euro Short-Term Rate) si aggira intorno all’1,93%. I principali Etf monetari, in genere, mirano a offrire un rendimento pari al tasso di riferimento più 8,5 punti base. Tradotto: ai livelli attuali, si tratta del 2,02%. Nella graduatoria Fida vengono censiti i migliori fondi monetari in euro per rendimento nel 2025: come si può notare, le loro performance arrivano a sfiorare il 2,7%, e arrivano fino al 12,8% a tre anni. Il tutto con costi contenuti, pari in media allo 0,2% annuo.

Bnp Paribas Asset Management guida la graduatoria Fida con i comparti Sustainable Enhanced Bond 12M U3 (+2,66% nel 2025) e Enhanced Bond 6M (+2,61%), che hanno costi rispettivamente dello 0,12% e 0,3%. Chiara Martinello, investment specialist Euro aggregate, ritiene che «il livello attuale dei tassi, frutto della normalizzazione della curva, consenta di mantenere una prospettiva ottimistica sulla performance di questi strumenti per il prossimo anno».

Perché puntare sui bond corporate

A livello di emittenti la money manager preferisce oggi «il settore corporate, ma poniamo anche particolare attenzione alle obbligazioni finanziarie, ai titoli sovranazionali dell’Unione Europea e ai governativi italiani». Le obbligazioni finanziarie, in particolare, «si distinguono per il rendimento aggiuntivo e il profilo di rating generalmente superiore ai corporate industriali e dei servizi».

Per quanto riguarda i bond sovrani invece Martinello privilegia a oggi «le emissioni italiane ed europee, grazie al recente miglioramento del rating dell’Italia e alla solidità dell’Ue, che consentono di ottenere un rendimento aggiuntivo rispetto a governativi con rating equivalente».

A caccia dei premi di credito

Con il fondo Enhanced Ultra ST Bond Select Amundi mette a segno da gennaio una performance del 2,5%, anche se con costi piuttosto elevati per comparti di questo tipo (0,6%). La società di gestione compare anche con un altro fondo, Ultra Short Term Bond Responsible (+2,28%). «Privilegiamo le obbligazioni corporate a tasso fisso rispetto agli strumenti monetari o ai titoli di Stato», evidenzia Daniele Curci, head of investment specialists and business development liquidity solutions. «Ciò permette ai fondi di catturare il term premium, derivante dall’irripidimento delle curve, di beneficiare di premi di credito più elevati, oltre a offrire, al contempo, una maggiore diversificazione».

Il money manager non teme neanche un ulteriore abbassamento dei tassi da parte della Bce: «Qualora si verificasse un cambio di politica monetaria, si tratterebbe verosimilmente di una riduzione dei tassi, dalla quale i fondi, essendo esposti al rischio di tasso, trarrebbero beneficio».

Come fare gestione attiva con i bond brevissimi

Pharus si approccia all’asset class con il fondo Liquidity (+2,36% nel 2025). Per il fund manager, Riccardo Volpi, anche in un fondo monetario è cruciale saper selezionare i bond. «È vero che ci attendiamo tassi più bassi, ma non riteniamo esaurito il ciclo: su orizzonti brevi possiamo ancora mirare a rendimenti interessanti, spesso superiori a quelli dei Btp e dei governativi area euro di pari durata». La chiave, secondo il gestore, «non è il livello dei tassi, ma la capacità di selezionare in modo disciplinato un premio al rischio quando il mercato offre spread attraenti su emittenti temporaneamente sotto pressione ma con fondamentali di bilancio solidi».

Investire in bond brevi in euro consente inoltre, secondo il moneym manager, «di evitare il rischio cambio e i relativi costi di copertura, che oggi assorbirebbero gran parte del vantaggio di rendimento in dollari. La curva euro a breve offre rendimenti interessanti per un investitore domestico, soprattutto se si va oltre i titoli governativi puri e si sfrutta selettivamente il credito investment grade».

L’alternativa ai monetari: i bond brevi

C’è anche chi, pur considerando ancora utili i fondi monetari puri, suggerisce di spostarsi in un po’ in avanti lungo la curva delle scadenze, preferendo le obbligazioni a corta scadenza. Come spiega Ihab Salib, head of international fixed income del gruppo Federated Hermes, «ciò che ha ancora più senso attualmente è spostarsi verso l’alto sulla curva dei rendimenti e bloccare tali rendimenti per un periodo più lungo attraverso obbligazioni short duration».

Questo approccio, aggiunge l’esperto, «consente agli investitori di assicurarsi tassi attuali e potenzialmente guadagnare un rendimento aggiuntivo rispetto agli strumenti pensati proprio per il mercato monetario».

Nella fase di tassi e di mercato attuale il gestore privilegia «bond a breve scadenza di qualità superiore, con scadenze tipicamente fino a due o tre anni». Sono strumenti, conclude Salid, «che offrono stabilità e riducono al minimo la volatilità in caso di contesto avverso al rischio: dato che è improbabile che le banche centrali aumentino i tassi nei prossimi sei mesi o nel prossimo anno, questo segmento offre uno spazio relativamente sicuro». (riproduzione riservata)



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