In Francia la società di gestione di La Banque Postale è Lbp Am che controlla al 75% (il restante 25% è di Aegon Asset Management), ovvero gli equivalenti in Italia del Banco Posta e della sua sgr, il Banco Posta Fondi. Oltre alla controllata La Financière de l’Echiquier (Lfde), già presente in diversi Paesi europei (Italia inclusa) e specializzata nei fondi comuni azionari, Lbp Am ha tre divisioni: multi asset, credito e soluzioni quantitative, e la piattaforma European Private Markets (Epm) dedicata agli investimenti nei mercati privati del gruppo che ora punta a fare un salto oltre i confini della Francia con i suoi fondi e il nuovo Eltif che nel 2026 sarà lanciato anche in Italia. Come racconta il responsabile di Epm, Peter Arnold, che Milano Finanza ha incontrato negli uffici milanesi di Lfde.
Domanda. Che ruolo ha Epm nel gruppo Lbp Am?
Risposta. Lbp Am gestisce 75 miliardi di euro di cui circa 7 miliardi sono dedicati ai mercati privati, in particolare nel debito. Il nostro obiettivo è raggiungere 20 miliardi di asset entro il 2030, contribuendo per circa metà della crescita di Lbp Am, che punta a 100 miliardi totali.
D. I vostri fondi sono rivolti anche al pubblico retail?
R. Sì, ma la maggior parte dei nostri fondi è istituzionale. Tuttavia, con Capital Solutions in Francia abbiamo lanciato Lbp Am Private Opportunities, un fondo Eltif 2.0 (conforme alle nuove normative europee, ndr), pensato per il mercato retail, che alla fine di agosto 2025 aveva un patrimonio gestito pari a 240 milioni di euro. In Francia l’investimento minimo parte da 100 euro. Questa strategia dovrebbe essere disponibile anche per i clienti europei e italiani, nel primo trimestre del 2026 tramite un feeder fund lussemburghese, con un minimo pari a 1.000 euro.
D. Qual è il vostro approccio?
R. Ci focalizziamo su aziende famigliari europee. Il nostro focus sono le imprese con ebitda tra 5 e 100 milioni. A differenza dei grandi player, che operano su ticket da 200-500 milioni, noi ci concentriamo su operazioni da 20 a 150 milioni, spesso in club deal ristretti o in autonomia. Questo ci permette di essere più vicini alle aziende.
D. Come valutate il mercato italiano?
R. L’Italia è molto interessante. Pur essendo dominato da istituzioni locali, vanta un tessuto di pmi ricco, circa 4,9 milioni, molte delle quali affrontano transizioni generazionali. Grazie a un contesto legale migliorato e a una buona performance economica, l’Italia è oggi attraente per gli investitori internazionali, soprattutto nel private debt.
D. Avete già effettuato investimenti in Italia?
R. Sì. Negli ultimi 7-8 anni abbiamo investito in energia solare, eolica, bio e biomassa. Abbiamo anche analizzato opportunità nel settore sanitario. A partire dal 2026, intendiamo estendere la nostra attività in Italia e in altri Paesi per includere real estate e corporate direct lending.
D. Avete già investitori italiani nei vostri fondi?
R. Non ancora, i nostri clienti sono francesi. Ma stiamo lavorando per coinvolgere istituzionali e privati in Paesi come Italia e Germania. In Italia, collaboriamo con Lfde, attiva da oltre 15 anni, che ci supporta nella distribuzione. (riproduzione riservata)