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La volatilità è tornata forte sui mercati. Durerà?
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La volatilità è tornata forte sui mercati. Durerà?

di David Uberti, The Wall Street Journal
13 agosto 2024, 14:02 Ultimo aggiornamento: 14:44

Gli investitori si preparano a nuove turbolenze dopo che il marasma globale della scorsa settimana ha interrotto un lungo periodo insolitamente calmo

La volatilità è tornata sul mercato azionario dopo un sonno di circa 18 mesi.
Le turbolenze sono aumentate da metà luglio, culminando la scorsa settimana con l'S&P 500 che ha registrato sia il giorno migliore che quello peggiore dal 2022. I trader hanno liquidato alcuni investimenti in cui avevano guadagnato bene in condizioni di calma e si sono ritirati dalle puntate su una continuazione delle oscillazioni laterali (variazione dei titoli all’interno di un determinato intervallo, ndr).

I segnali sono inequivocabili: Un crollo, di quelli che capitano una volta in una generazione, delle azioni giapponesi. Oscillazioni giornaliere di 500 miliardi di dollari nel valore del gruppo dei Magnifici 7 giganti della tecnologia. Una serie di sedute altalenanti del Nasdaq Composite che non si erano mai viste durante la fase più profonda della pandemia.

Ora, per gli investitori grandi e piccoli, la domanda è se e quanto questa volatilità continuerà.

"Quando sono basse per così tanto tempo, è inevitabile che ci sia una ripresa", ha detto Eric Metz, chief investment officer di SpiderRock Advisors, riferendosi alle oscillazioni giornaliere dei prezzi degli asset. "Quando questo cambia, cambia velocemente".
La scossa segna l'inizio di una fase più ansiosa per un mercato fin qui da record che ha incrementato metodicamente la ricchezza degli americani e sostenuto la spesa dei consumatori, elemento centrale dell'economia statunitense. Con gli investitori che analizzano ogni rapporto sulla disoccupazione e ogni comunicato sugli utili societari alla ricerca di indizi su ciò che potrebbe guidare la prossima mossa del mercato azionario, molti dei fattori che sono stati alla base dell'insolita pausa degli ultimi mesi sono sempre più in discussione.

Le fonti di potenziale instabilità


Wall Street è sempre più scettica sui benefici dell'intelligenza artificiale, alimentando una rotazione potenzialmente massiccia verso altri titoli e minacciando di far deragliare gli indici che sono diventati molto pesanti con le azioni tecnologiche. L'indebolimento del mercato del lavoro statunitense ha riacceso i timori economici. A settembre la Federal Reserve, che combatte l'inflazione, dovrebbe iniziare a tagliare i tassi d'interesse, il che potrebbe far deviare il flusso globale di capitali.

Con i titoli che hanno preso fiato lunedì 12 dopo il turbine della scorsa settimana, stanno per arrivare nuove fonti di potenziale fluttuazione. Un rapporto sull'inflazione americana mercoledì 14, seguito dai dati sulle vendite al dettaglio Usa giovedì 15, dovrebbero fornire indicazioni sulla possibilità che la Fed riduca i tassi di un quarto di punto il mese prossimo, come previsto da molti investitori.
Un risultato deludente potrebbe far ipotizzare un taglio di mezzo punto e spingere gli investitori a fuggire dagli asset più rischiosi per rifugiarsi nei titoli di Stato. All'inizio del mese, dopo che il Dipartimento del Lavoro ha riferito che a luglio le assunzioni sono state inferiori alle previsioni degli economisti, i rendimenti dei Treasury decennali e trentennali hanno registrato i più forti ribassi settimanali dai tempi della caduta libera indotta dal Covid.
In un mercato ormai nervoso, la TD Securities ha scritto ai clienti che anche "sorprese economiche banali potrebbero determinare movimenti di mercato oltre misura".

Giovedì 8, il Nasdaq, indice di riferimento per il settore tecnologico, ha concluso un periodo di otto giorni in cui è salito o sceso di almeno l'1%, con un'inversione di tendenza verificatasi a volte a metà seduta. Secondo i dati di Dow Jones Market Data, negli ultimi vent'anni l'indice tecnologico ha affrontato solo tre volte un periodo più lungo di tale volatilità: una volta nel marzo 2020 e due volte durante la crisi finanziaria del 2008.
Finora, la recente ondata di volatilità ha danneggiato relativamente poco gli investitori individuali, che hanno visto crescere costantemente i loro conti pensionistici e di trading. Sebbene l'S&P 500 sia sceso del 5,7% rispetto al picco di luglio, l'indice rimane superiore del 12% rispetto all'inizio dell'anno.
Ma le oscillazioni possono essere più dolorose per coloro che scommettono sui prezzi degli asset, spesso con denaro preso a prestito. Il rischio è che la loro corsa a ridurre il rischio o a capitalizzare l’inerzia possa riverberarsi sui mercati.

La leva finanziaria


È quello che è successo dopo che la Banca del Giappone ha aumentato il suo tasso di interesse di riferimento, facendo salire il valore dello yen dai livelli più bassi degli ultimi decenni. La mossa ha fatto esplodere le scommesse a leva sulla debolezza della valuta, che secondo alcuni analisti ammontavano a 1.000 miliardi di dollari, e ha costretto gli investitori a scaricare altre partecipazioni per compensare.

La conseguente riduzione della leva finanziaria ha colpito i titoli azionari il 5 agosto, con l'indice giapponese Nikkei 225 che ha subito la peggiore perdita di un giorno dal 1987, prima di rimbalzare leggermente la settimana scorsa. Negli Stati Uniti, l'indice di volatilità Cboe, noto come l'indicatore della paura di Wall Street, ha subito un'impennata fino a raggiungere il più grande guadagno intraday mai registrato.
"Se ci si trovava dalla parte sbagliata [di un movimento], era sbagliata di grosso", ha dichiarato Jonathan Corpina, senior managing partner di Meridian Equity Partners.
Corpina e altri sostengono che il tumulto potrebbe in ultima analisi essere salutare se gli investitori riducessero il rischio in modo significativo. "Lasciamo che tutto si sgonfi, che tutti si facciano prendere dal panico", ha detto. "Dovreste comprare queste opportunità".
Ma queste mosse si inseriscono in un contesto economico in continua evoluzione. Dopo un anno di politica monetaria relativamente stabile, i banchieri centrali di Stati Uniti ed Europa potrebbero ridurre i costi di finanziamento a velocità potenzialmente diverse. I loro omologhi in Giappone, dove l'inflazione sta accelerando per la prima volta da anni, potrebbero aumentare ulteriormente i tassi.

In attesa dei risultati di Nvidia

L'ampia gamma di potenziali risultati ha contribuito a far ritirare almeno una delle strategie più diffuse, ovvero qualla basata sulla convinzione che la volatilità sarebbe rimasta bassa. Secondo Morningstar Direct, quest'anno gli investitori avevano aggiunto una media di 556 milioni di dollari a settimana negli Etf americani basati sui derivati, che vendono contratti di opzione sui titoli detenuti nel fondo per aumentare i rendimenti. La scorsa settimana i flussi netti verso questi prodotti sono scesi a circa 117 milioni di dollari.
Le misure di volatilità sottostanti si sono ridotte lunedì 12, dopo che la corsa al disinvestimento del fine settimana precedente non si è ripetuta. Tuttavia, in un mercato in cui una manciata di giganti tecnologici focalizzati sull'intelligenza artificiale esercita un'enorme influenza sugli indici azionari, alcuni investitori rimangono cauti.
I cali a due cifre registrati nell'ultimo mese dalle azioni di cinque delle Magnifiche 7 hanno alzato la posta in gioco per la prossima comunicazione sugli utili di Nvidia, prevista per la fine di agosto. Le azioni della società manifesto dell'intelligenza artificiale hanno guadagnato o perso almeno il 5% in sei delle ultime 10 sessioni di trading.
"Molti pensano che il panico sia finito e stanno caricando di nuovo le munizioni", ha detto Peter Tchir, responsabile della strategia macro di Academy Securities. "Non credo che abbiamo ancora assaggiato il vero panico".


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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