Le paure intermittenti sull’intelligenza artificiale e lo shutdown negli Stati Uniti hanno privato i mercati e gli analisti del polso della situazione sul ciclo americano e portato a una pausa nel trend positivo delle borse a livello globale.
«Per quanto riguarda le azioni il posizionamento dei portafogli multiasset con benchmark rimane neutrale, con aggiustamenti a margine in riduzione per lo stile quality growth e a favorire un approccio passivo», si legge nell’outlook di novembre di Ersel. «I portafogli multiasset total return rimangono maggiormente prudenti alla luce dei livelli raggiunti e dell’incertezza sia geopolitica che sul possibile impatto negativo dei dazi sulla crescita».
Per compensare i rischi legati agli investimenti nell’ambito delle azioni, sul mercato obbligazionario il team di Ersel ritiene opportuno un posizionamento pieno sulla duration, quindi scadenze lunghe, soprattutto per i portafogli multiasset.
Tra le obbligazioni societarie la società torinese di private banking continua a preferire le emissioni con alto merito creditizio: «le emissioni del settore finanziario offrono ancora un extra-rendimento interessante e continuano, dunque, a essere ben rappresentate nei portafogli», si legge ancora nell’outlook.
Nella gamma relative return, prosegue Ersel, «abbiamo ridotto significativamente le esposizioni agli high yield a causa della forte compressione degli spread del segmento».
Per le valute, i portafogli multiasset total return hanno mantenuto invariata l’esposizione valutaria. Per i portafogli multiasset con benchmark, è stato ridotto il sottopeso verso il dollaro per una maggior vicinanza alle aree di fair value.
A proposito di valute, prosegue la fase di debolezza dello yen, in attesa che si chiarisca la posizione della banca del Giappone (BoJ). Ersel ricorda, però, che già nel recente passato l’istituto centrale giapponese è risultato più accomodante di altre banche centrali rispetto all’incremento osservato dell’inflazione.
L’elezione a primo ministro di Sanae Takaichi ha ridestato l’aspettativa che il Giappone si appresti a sperimentare una seconda dose di «Abenomics» ovvero politica monetaria fiscale espansiva e riforme strutturali.
Questo ha pesato sul cambio facendo indebolire lo yen. A breve, quindi, ci può essere una fase di perdurante debolezza dello yen. «Non è escluso che la BoJ possa in qualche modo accomodare i desiderata del governo con rialzi del costo del denaro più dilazionati nel tempo fino a raggiungere la neutralità, che continuiamo a ritenere come punto terminale a cui approderà il ciclo di rialzo dei tassi giapponese», prevede Ersel.
Va, infine, ricordato che la debolezza dello yen, oltre che a sostenere l’inflazione, potrebbe non essere ben vista a Washington dato che contribuisce a mantenere elevato il trade surplus con gli Stati Uniti. (riproduzione riservata)