Gli Etf si fanno strada anche nella previdenza integrativa. L'esempio arriva dalla Germania. Berlino ha appena varato una maxi riforma, in partenza dal 2027, che prevede un conto d'investimento scelto dalle famiglie e sovvenzionato dallo Stato, con la possibilità di investire direttamente in Etf. D’altra parte in tutta Europa i governi devono fare i conti con un andamento demografico che mette sotto pressione la pensione pubblica. «C'è un numero che lo riassume bene, il tasso di sostituzione, cioè quanto vale la prima pensione rispetto all'ultimo stipendio. Secondo le stime della Ragioneria Generale dello Stato questo numero è destinato a scendere per le generazioni più giovani, quelle che matureranno la pensione interamente con il sistema contributivo: da circa il 71-72% di oggi per un dipendente privato verso il 58% nei prossimi decenni, con valori più bassi per gli autonomi. Tradotto: la pensione pubblica coprirà una fetta sempre più piccola del reddito da lavoro, e quella distanza tocca a ciascuno di noi colmarlacon opportuni strumenti», spiega Lorenzo Demaria, country manager Italia di JustEtf, «dal nostro punto di vista, gli Etf sono una delle risposte più semplici e a basso costo».
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Non a caso continuano a crescere le fintech che consentono di acquistare Etf con costi di negoziazione sempre più contenuti. Accanto ai player tedeschi Trade Republic e Scalable Capital e all'italiana Moneyfarm, da metà luglio è entrata nel mercato anche Satispay, che ha arricchito la propria app con il trading di Etf e azioni a partire da un euro con commissione di 0,89 euro per operazione e piani di investimento ricorrenti gratuiti su tutti gli Etf Vanguard selezionati. «Questi fondi indicizzati negoziati in borsa sul lungo periodo possono essere un motore di crescita per la previdenza, come mostrano le simulazioni, purché si scelgano strumenti e allocazione coerenti col proprio orizzonte e grado di rischio», aggiunge Demaria.
Tra le possibili soluzioni ci sono gli Etf che replicano un ampio indice azionario globale, così da ottenere una diversificazione elevata. JustEtf ha ipotizzato (tabella in pagina) quindi un investimento in un indice azionario mondiale, in euro, di 100 euro al mese a partire sia dalla nascita sia dai 18 anni, calcolando quanto denaro è disponibile a 35, 45, 55 e al momento della pensione che in Italia oggi è fissata a 67 anni. È stata fatta un’ulteriore elaborazione con rendimento fisso netto del 5% annuo, inferiore al rendimento medio storico dell'indice considerato. Con avvio a 18 anni (in termini nominali 58.800 euro versati fino a 67 anni): il capitale cresce a 31.232 euro a 35 anni, 65.199 a 45, 119.432 a 55 e 228.758 a 67 anni. È evidente l'effetto dell'interesse composto: nella prima metà del percorso il capitale avanza piano, nella seconda accelera (dai 55 ai 67 anni quasi raddoppia). «Anche partendo nel momento peggiore, il risultato resta ben al di sopra del conto corrente», afferma Demaria. Va ricordato che si tratta di simulazioni costruite su un rendimento costante, mentre nella realtà i mercati attraversano fasi anche prolungate di ribasso e i rendimenti non sono mai lineari.
«Quando si investe con un obiettivo di lungo termine, non bisogna avere eccessivo timore nel destinare una quota importante del portafoglio al mercato azionario. La storia mostra infatti che, su orizzonti temporali ampi, le azioni hanno offerto rendimenti superiori rispetto alla maggior parte delle altre asset class», dice Diego Toffoli, responsabile investimenti di Intermonte Advisory & Gestione. Il punto centrale, tuttavia, è investire in azioni con metodo. «La diversificazione resta decisiva, sia sul piano geografico sia degli strumenti. In questo senso gli Etf rappresentano una soluzione efficiente», afferma Toffoli che ha selezionato un paniere di Etf per costruire la pensione (tabella in pagina).
«Per la componente azionaria, una quota rilevante dovrebbe guardare agli Stati Uniti. Per bilanciare il peso geografico del portafoglio una soluzione può essere quella di inserire un Etf esposto ai mercati sviluppati, esclusi gli Stati Uniti. Una percentuale più contenuta può essere destinata ai mercati emergenti, più volatili ma caratterizzati da tassi di crescita potenzialmente superiori nel lungo periodo. Anche l’oro può conservare un ruolo: nonostante la debolezza degli ultimi mesi, resta interessante come protezione nelle fasi di inflazione elevata o di tensioni geopolitiche», dice Toffoli. «La componente obbligazionaria ha invece la funzione di dare stabilità al portafoglio. Anche qui è importante diversificare, combinando governativi statunitensi ed europei con una quota limitata di high yield, più rischiosa ma potenzialmente più remunerativa. Infine, la strategia dovrebbe evolvere con l’età. Più ci si avvicina alla pensione, più sarà opportuno ridurre il peso dell’azionario a favore dell’obbligazionario», spiega Toffoli.
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Il basket selezionato da Moneyfarm (tabella in pagina) ha un duplice obiettivo: «battere lo storico mix 85% azioni/15% bond su base ponderata per il rischio e, al contempo, garantire che il portafoglio rimanga solido per i prossimi 20 anni», premette Alessandro Capuano, head of trading di Moneyfarm. L’Etf azionario globale costituisce la struttura portante, 40%, «offrendo un'ampia esposizione azionaria ai mercati sviluppati a costi contenuti», dice Capuano. Moneyfarm aggiunge un 15% sul Nasdaq per cogliere l'innovazione tecnologica degli Stati Uniti con una quota di Europa e mercati emergenti per evitare un'eccessiva concentrazione nel tech. La componente difensiva del portafoglio, pari al 20%, è investita in obbligazioni tra titoli di Stato globali (12,5%) e obbligazioni globali indicizzate all'Inflazione (7,5%), per tutelare il potere d'acquisto reale nell'arco degli anni. «Questa allocazione raggiunge un buon equilibrio tra elevata capacità di rendimento composto e mitigazione dei ribassi, offrendo ai giovani risparmiatori una tabella di marcia efficiente e a basso costo», sostiene Capuano.
Demaria invita a non trascurare il ruolo della previdenza complementare. «Le simulazioni mostrano bene il potenziale del motore degli investimenti e il costo di restare liquidi, ma non raccontano tutta la storia previdenziale», osserva. Il primo pilastro resta la pensione pubblica. Il secondo, il fondo pensione, «aggiunge al motore azionario un involucro fiscale che l'Etf non ha: deducibilità dei versamenti, tassazione finale agevolata e, per i dipendenti, il contributo del datore di lavoro legato al Tfr. In cambio chiede vincoli di liquidità, che per molti sono una protezione. L'Etf, dall'altra parte, offre flessibilità totale, costi minimi e piena libertà sull'esposizione azionaria, ma senza alcun incentivo fiscale. Non uno contro l'altro, conclude Demaria, ma entrambi, in dosi diverse a seconda di età, reddito e esigenze personali». (riproduzione riservata)