L’Italia è il Paese delle piccole e medie imprese, ma in borsa queste eccellenze dell’imprenditoria tricolore si trovano da tempo in difficoltà, orfane di grandi investitori e di liquidità e preda dei delisting. Una situazione che Guglielmo Manetti, amministratore delegato di Intermonte, conosce molto bene, visto che la sua investment bank ha dedicato alle mid cap tutti i 30 anni dalla fondazione.
«Siamo partiti come società focalizzata sulla ricerca e l’intermediazione», spiega a Milano Finanza. «Il nostro lavoro era parlare con i grandi fondi internazionali interessati all’Italia e fornire loro idee di investimento tramite analisi approfondite». Intermonte ha poi iniziato a diversificare con l’investment banking per ipo e collocamenti, «un’attività che richiede sia la comprensione profonda delle aziende, con un focus sulle piccole e medie, sia la capacità di raccontarne la storia agli investitori».
Poi sono arrivati i servizi anche per il m&a, «un settore meno ciclico e con dinamiche diverse rispetto alle ipo. Oggi siamo una vera e propria investment bank diversificata su molte asset class, con una forte attività di ricerca che rimane il cuore dell’azienda».
La società ha oggi anche una presenza nel mondo retail con Websim. «In un mondo dove il retail pesa sempre di più, tanto che oggi quasi due azioni su tre vengono scambiate da investitori o piattaforme retail, è una leva fondamentale di crescita e diversificazione», sottolinea il manager.
Intermonte ha quindi un punto di vista privilegiato sullo stato di salute delle mid cap. «C’è purtroppo una crescente polarizzazione», dice Manetti. «Negli ultimi anni gli scambi azionari si sono progressivamente concentrati su 30-40 titoli a maggiore capitalizzazione, lasciando il resto del listino sempre più marginalizzato». Questo fenomeno è stato peraltro aggravato «dalla fine dei benefici fiscali dei Pir nel 2022, che ha provocato vendite senza reinvestimenti».
Eppure l’Italia ha storicamente prodotto ottime mid cap. «Ci sono tante piccole multinazionali familiari, come Brembo o Recordati, che hanno dato ritorni eccezionali». Il problema attuale, secondo il numero uno di Intermonte, «è la crescente illiquidità, che ha portato le mid e small cap a trattare a uno sconto elevato e ingiustificato rispetto alle large cap, non supportato dai fondamentali». Questo porta al fenomeno dei delisting? «Esatto», conferma Manetti. «Quando il capitale pubblico si allontana, arrivano i privati. Noi ovviamente preferiamo accompagnare le aziende in ipo, ma, vista la nostra presenza sul mercato, siamo anche attivi sui delisting».
Per rilanciare le mid cap oggi servono, secondo il manager, iniziative strutturali. «Il Fondo di Fondi, ad esempio, è un passo nella direzione giusta perché porta capitale paziente e può investire anche in ipo». Inoltre, prosegue, «sarebbe utile rilanciare i Pir, magari introducendo un incentivo fiscale che premi il mantenimento dell’investimento per un periodo più lungo rispetto agli attuali cinque anni: in questo modo potrebbero diventare strumenti previdenziali veri e propri».
Tornando a Intermonte, nel 2024 la società ha superato i 40 milioni di ricavi: «Oltre il 20% di crescita, ben distribuita in tutte le aree, dall’intermediazione ai derivati e alla divisione digitale», evidenzia Manetti, che traccia quindi un bilancio dell’avventura in borsa della investment bank: «Quotarci nel 2021 è stata una naturale evoluzione rispetto al modello di partnership privata: abbiamo collocato sul mercato il 43% del capitale, un flottante molto più alto rispetto alla media delle ipo. Questo ci ha portato ad avere azionisti esterni stabili, maggiore visibilità e un modello di governance orientato alle best practice».
Poi a settembre 2024 è arrivata anche l’opa di Banca Generali. «È un’integrazione importante», osserva Manetti, «basata su un progetto industriale ambizioso e di ampio respiro». Banca Generali, aggiunge, «è un partner molto solido, con un business complementare al nostro. Noi lavoriamo con gli investitori istituzionali e con le piccole e medie imprese e ora potremo mettere questo know-how al servizio del private banking di Banca Generali e degli imprenditori loro clienti». (riproduzione riservata)